postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 08:18
05/11/2009




Organetti e valzer francesi,flauti e  atmosfere boscherecce, un treno a vapore tra la romance d’oltralpe e la verve musicale della Mitteleuropa tra violini, chitarre e cornamuse. Atmosfere vicine e lontane coadiuvate in un piacevole disco tutto italiano del quartetto L’Escargot. Sangue pugliese nei loro mille strumenti musicali, per un disco questo Corri,titolo – ossimoro per un  progetto d’esordio che è un tripudio polistrumentista, nato con calma, autoprodotto, suonato con intelligenza e maestria ma gradevole all’orecchio di un pubblico vasto nel suo essere strumentale e articolato ma gradevolissimo sull’orlo delle sensazioni colorite.

 

Torna in mente il lieve paragone con il mood di Yann Tiersen ma in una colorazione molto più gaia e gioviale acquerellata nelle mille sfumature di una miriade di strumenti musicali, tutto in acustico: Alessandro Pipino (già noto per la collaborazione con il duo Radiodevish) alle tastiere,  Massimo La Zazzera (membro dei Musica Officinalis, concept band di musica etnica e medievale) ai fiati e alle percussioni, Stefania Ladisa (Radicanto) alla viola e al violino e Adolfo La Volpe (ricordiamo la sua Diomira Invisible Ensemble, quartetto jazz rock oltre alle sue innumerevoli collaborazioni) alle corde di chitarre e basso

 

Fabula e magia che s’innesta con il brano Moqida attraversando unidici brani dall’alto potenziale espressivo e visionario che accompagnano in un viaggio sonoro caldo denso di comunicativita, ora tradizionale come l’adagio al pianoforte e flauto di Desert, ora più estroverso e giocoso come per la Vecchia Singer, quasi una ballata da Hobbit di tolkeniana memoria che sul filo dell’organetto creano un disco dal piacevole fil rouge rustico e da romance di carattere leggiadro e a volte buffo come nel bellissimo brano In Cammino, colonna sonora di un simpatico spot della Regione Puglia che rende bene il suo significato immaginifico, guardate qui e dopo un viaggio tra l’Oltralpe e il folk nordico,le chitarre su Mauve recuperano sonorità più densamente mediterranee. Ma un disco scrigno come questo continua a disseminare piccole e grandi sorprese, le cornamuse su Corri in una dimensione nuovamente irish per inaugurare una scia finale di una lumaca disseminata di  effetti, stavolta più introspettiva.

 

Un disco finissimo, vivamente consigliato. Brillante nelle composizioni e nelle esecuzioni all’insegna di una poetica strumentale chiaramente visiva e leggibile con una meraviglia trasversale di suoni comune a pochi altri esempi musicali, consigliato!!

 

 

 L’ESCARGOT: LA FORMAZIONE


 

Alessandro Pipino - organetti diatonici, fisarmonica, concertina,pianoforte, glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano, percussioni

 

Massimo La Zazzera - flauti, chalumeau, bansuri, sansula, fischietto a coulisse, duduk, sansula, percussioni

 

Stefania Ladisa - violino, viola

 

Adolfo La Volpe - chitarra classica e acustica, chitarra portoghese, banjo, basso acustica

TRACKLIST 

 

01. Magida
02. Desert
03. La Vecchia Singer
04. Norma
05. In Cammino
06. Mauve
07. Corri
08. Come Le Foglie
09. Kalaniemi
10. Valle Dei Treni Interi
11. Das Ende Der Dinge

 

L’INTERVISTA   (con Alessandro Pipino)
 

1.Alessandro Pipino, Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe. Quattro compositori e quattro poli-strumentisti. Come il progetto L’Escargot ha reso possibile questo sodalizio?

il fatto di essere polistrumentisti ci ha aiutato molto, avere a disposizione più strumenti per dare il proprio contributo non può che facilitare il proprio compito,
possiamo cercare di essere fantasiosi e originali nel metterci al servizio della composizione.

2.Corri è un disco nato con tutta la calma e la posatezza creativa. Un disco autoprodotto. Mi spieghi questa scelta?

Eravamo in grado di registrare da soli il master, per cui alla fine non si è trattato di un grosso sacrificio, in questo momento storico le "case discografiche"non sono in grado di garantire granché, meglio puntare su internet, promuoverci da soli e cercare di fare tanti concerti...

3.Il vostro progetto è soprattutto un crogiuolo di musica strumentale. È stato chiaro fin dall’inizio questo punto?

Quando ci siamo formati suonavamo brani strumentali, poi abbiamo messo in circolo le nostre composizioni, non è mai stata prevista una voce, non ce lo siamo detto ma era chiaro fin dall'inizio che sarebbe stato un progetto strumentale, per il futuro non so dire se confermeremo in toto
questa condizione, al momento sembra di sì...

4.Melodie romanze, valzer francesi, atmosfere folk… c’è stata un’influenza comune che vi ha portato a questi sentieri?

L'uso dell'organetto diatonico ha abbastanza condizionato il repertorio dei nostri inizi,
suonavamo brani di compositori francesi e dalle nostre parti (la Puglia) eravamo gli unici a farlo, ci piacevano (e ci piacciono ancora tantissimo) i brani di altri organettisti come Marc Perrone, Stéphane Delicq, Christian Oller... Adesso ovviamente le nostre composizioni hanno la precedenza e forse risentono un po' di quel sound che ci ha unito.

5.Parliamo ancora del polistrumentismo, per ogni singolo musicista del gruppo, come è stata vissuta la scelta degli strumenti da utilizzare in ogni singolo brano e come tutto questo si concilia con gli eventi live della band?

Quando ci incontriamo per provare ognuno di noi è circondato dai propri strumenti,come se ognuno di noi avesse una tavolozza di colori per dipingere un unico quadro.
Massimo non è solo un flautista, è un jolly incredibile, puo' "svoltare" il sound di un brano in modo sempre sorprendente, ogni volta è un piccolo miracolo che si ripete! A fine concerto infatti è sempre catturato da qualcuno incuriosito dai suoi piccoli gioielli.
Recentemente ha anche tenuto una bella mostra dei suoi tanti strumenti...
Adolfo ha una notevole collezionedi strumenti a corda, spesso in concerto deve sacrificarsi in un lavoro oscuro di sostegno armonico ma è un musicista geniale,
consiglio di ascoltare alcuni suoi lavori su myspace. Lo abbiamo anche nominato, suo malgrado, nostro speaker ufficiale durante i concerti.
Stefania sceglie a fondamentalmente fra il violino e la viola, il suo variare
lo si trova maggiormente nel suo approccio, puo' essere molto classico o decisamente non convenzionale!
Io suono soprattutto strumenti ad ancia libera l'organetto su tutti, poi la fisarmonica, la concertina più qualche giocattolo.
Per i concerti tendiamo a portarci dietro quanti più strumenti possibile ed in genere i brani suonano all'incirca come sul CD, l'unica vera rinuncia è il pianoforte.

6.Progetto musicalmente intelligente ma estremamente friendly all’orecchio dei più. L’Escargot ha altri progetti discografici per il futuro?

Abbiamo iniziato ad arrangiare i nuovi brani, speriamo di mettere un pochino da parte la nostra proverbiale lentezza e di pubblicare il secondo disco nel prossimo autunno...
 

LINK

www.quartettolescargot.com

www.myspace.com/quartettolescargot

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categoria : interviste, folk, world music, artisti autoprodotti, progetti acustici, concept band

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 07:38
13/08/2009



Manuel Agnelli grazie d’esistere. Ci voleva una presa di posizione e l’hai fatto.
Ormai visibilmente, da anni l’Italia è diventato un cantiere magmatico della scena musicale indipendente. Il sottobosco che mai passerà nei grandi network delle radio. Un mondo variegato, etichette e label sparse come funghi. Tante città, tanti modi di fare musica. I social network come My Space, Last.fm e ultima ma non ultima la community magazine Rockit.it. Ma quello che serviva era un ordine e soprattutto un ordine sotto l’attenzione dei riflettori.

E chi poteva ideare una compilation con il meglio di quello che c’è in giro per l’Italia se non Manuel Agnelli, leader degli Afterhours questo è vero, ma soprattutto supervisore in quanto direttore artistico del Tora! Tora! Festival che per primo, sotto i cieli della Mescal ha dato luce ad una chermesse culto della scena indipendente che ancora tiene banco.

Ed ecco Il Paese E’ Reale, compilation di artisti indie, una delle tante in verità che esistono nel micromondo indipendente ma che raccoglie un’antologia densa, frammentata in un crossover di generi che da nord a sud raccoglie tutto ciò che di più significativo e interessante è stato prodotto. Di tutto un po’ da Milano alla Sicilia, ma ciò che più sforna nuove vibrazioni è Bologna. (bisognerà approfondire la conoscenza, supera anche le presenze milanesi del disco,provare per credere)

IL DISCO

19 pezzi in tutto. Dai cantautori a generi più innovativi.
La traccia di apertura è affidata agli Aflterhours con Il Paese E’ Reale, brano reduce dalla loro incursione nei Big di Sanremo 2009 che ha fruttato loro il premio della critica malgrado uno stile un po’ qualitativamente inferiore al solito. Sento che la soluzione è questa: inserire il brano in questa compilation senza immetterla nel prossimo full lenght. Non male come mossa, anche se a dirla tutta, il brano col tempo si è conquistato un po’ più di simpatia con questo sfondo civilista del “ Voglio fare qualcosa che serva”.

E questa compilation serve. In copertina un art work con l’Italia ricoperta da piume nere. Un Italia – anatroccolo fatta di suoni distorti e armoniosi in una raccolta di canzoni che vede, non proprio tutti, ma molti cigni.
Per chi è già addentrato nel panorama underground i nomi non risulteranno nuovi,m a è comunque un pretesto per approfondire più discografie e per chi è neofita in questo settore gli spunti non mancano.

LE TRACCE

Archiviati gli Afterhours in apertura, in primo piano ci sono le punte di diamante, l’orecchio coinvolto in un ambiente soft e già collaudato dai Guru di questo settore musicale. Grande il brano Solo Io E Il Mio Amore di Paolo Benvegnù, cantautore di pedigree ex vocalist degli Scisma, oggi noto come uno delle più interessanti firme della scena indipendente. Gli segue un piano rock singolare di Marco Parente con la sua voce asprigna e ovattata che quasi si spiega verso un free jazz. Bell’accostamento Benvegnù a Parente, due aretini già insieme nel progetto ‘ Proiettili Buoni’ che vi consiglio pure di tenere d’occhio.
Canzonatorio e non sconosciuto anche Dente, cantautore milanese alle prese con una canzone d’amore anti eroica “comprati un mazzo di fiori/ che dopo ti do i soldi” in un decalogo bislacco del testo di Figlio Del Re. Un po’ alla De André, è Cesare Barile, cantautore catanese di La Canzone Dei Cani.
Maturati e dallo spirito anglofono i Toys Orchestra passano dal punk ad una ballata semi-folk come What You Said. E qui l’aria comincia a cambiare, tempo più spigliato tra surf e chill-out dei Reverendo con California. Avanguardistico il mix strumentale dei Calibro 35 con L’Uomo Dagli Occhi Di Ghiaccio che quasi ricorda una suite retrò in stile progressive alla maniera dei progetti di Alberto Radius.
Con la band Il Teatro Degli Orrori c’è la chiara resa dei conti che, in 9 tracce lo spirito soft del disco è totalemte cambiato e qui siamo in uno scenario più Screamo e sincopato sulle note di Refusenik.
Brano più intimo invece per Roberto Angiolini, niente meno che Roberto Angiolini. Un piccolo sforzo, certo che ve lo ricordate. Dice nulla il tormentone del 2003 Gattomatto (http://www.youtube.com/watch?v=y363GVaq69c)? Dico di si. Beh, dopo sei anni giunge ad una nuova maturità più intensa e articolata strumentalmente anche se meno appetibile radiofonicamente con quelle contaminazioni hardcore di contorno ad un’acustica sottile in un’atmosfera psichica. Particolare.
Gran bella sorpresa è anche Beatrice Antolini (portabandiera della bolognesità tanto citata in questo disco), conosciuta con Funky Show, qui la ritroviamo in un brano freak e punk alla maniera dei Toys Orchesta prima maniera.
Thrash metal direi, quello che apportano gli Zu in Maledetto Sedicesimo in staffetta con lo stile abrasivo e granitico degli Zen Circus con Gente Di Merda.
Più rilassato e da easy listening è Marco Iacampo con la frescezza di Che Bella Carovana. Belli e interessanti i Mariposa con quel groove finto anni 80’ e quella consonanza con Dente e I Ministri. Art rock per i Settlefish di Catastrophy Liars in corda con i Disco Drive di The Giant.
Vena pop e solare come mai è il solco che questa volta portano i Marta Sui Tubi ed è già mood da titoli di coda con il pacato blues di Amerigo Verardi + Marco Ancona con Mano Nella Mano.

IN CONCLUSIONE

Io che sono una navigata nel genere underground posso dire che questa volta è stato fatto un ottimo lavoro di assemblaggio. Bando a chi parla della carognata di una strategia di marketing da parte degli Afterhours per salvarsi le penne. Scopo dell’album è introdurre sulla scena nomi nuovi con una musica che non sia traumatica nell’approccio. E’ rock puro e bellissimo, molti brani hanno un orecchio adatto a tutti, altri ( quelli centrali nella scaletta della tracklist) un po’ più centralizzati su gusti di particolari generi.

È un’idea di diffusione musicale in cui voglio credere fino in fondo. Figlia della Mescal – filosofia in cui la musica non si diffonde sui grandi network ma nelle piccole radio e nelle piazze in formato low cost e attraverso il passaparola sul web. Una line up di artisti che pure ha la sua qualità tra giovanissimi e meno giovani.
Che ci sia più forza di osare in questo genere di operazioni.

E questo in fondo è anche un disco per sensibilizzare gli ascoltatori in questo nuovo modo di ricercare musica, al di fuori del grande pop in formato major che ormai, giunte al tramonto, hanno poco da aggiungere.
Io ci voglio credere. Dignità e talento a testa alta.

2009 Ac Europe Records - Milano

TRACKLIST

01 Afterhours - Il paese è reale
02 Paolo Benvegnù - Io e il mio amore – AREZZO
03 Marco Parente - Da un momento all’altro - AREZZO
04 Dente - Beato me - MILANO
05 Cesare Basile - Le canzoni dei cani – CATANIA
06 A Toys Orchestra feat. Luca D’Alberto - What you said – SALERNO
07 Reverendo - California - BARI
08 Calibro 35 - L’uomo dagli occhi di ghiaccio - MILANO
09 Il teatro degli orrori - Refusenik – VENEZIA
10 Roberto Angelini - Tempo e pace – ROMA
11 Beatrice Antolini - Venetian hautboy - BOLOGNA
12 Zu - Maledetto sedicesimo - ROMA
13 Zen Circus - Gente di merda – PISA
14 Marco Iacampo - Che bella carovana - VENEZIA
15 Mariposa - Le cose come stanno – BOLOGNA
16 Settlefish - Catastrophy liars - BOLOGNA
17 Disco Drive - The giant – TORINO/MILANO
18 Marta sui tubi - Mercoledi - MARSALA / BOLOGNA
19 Amerigo Verardi + Marco Ancona - Mano nella mano – BARI
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categoria : iniziative, compilation, indie, artisti emergenti, > aavv

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 09:44
28/07/2009


Apologia radiofonica. Un disco del genere ancora non vi era capitato.
Album di alta radiofonia, no, non ho detto semplicemente “radiofonico” cioè orecchiabile.

Se il cielo è in una stanza, la radio è in un cd.

Immaginate la tracklist di un cd reso in un originale scatola meta-teatrale dove ogni bravo è intervallato da segmenti radiofonici. Quartier generale l’emittente inventa Radio Varnadi, frequenza 80.3 Mhz.

Un disco popolato di speakers che annunciano ogni brano a cui si aggiungono “gadget” rituali come segnale orario, news,info traffico, canzoni a richiesta e spot.
Tutto questo compone Radio Varnadi quarto album del cantautore Luciano Ceriello, foto musicale di un cantautore dalla famiglia artistica allargata per un album già ricchissimo di collaborazioni a cui si aggiunge questo tocco originale, un cd con una trama sempre all’insegna del “rush hour” che scandisce le tredici tracce in un palinsesto dalle 8 di mattina a mezzanotte dove c’è sempre lui, Luciano Varnadi. Autore tutti frutti e a tutte le ore.

Rock pop grintoso, a volte freak e sfacciato nella sua giocosa vena all’insegna dell’eros malizioso come in Big Gim E Barbie, altre volte fragile e sensibile come nei pezzi autobiografici di Francesca dedicato a sua figlia, Avrei Dovuto e Padre,Muovimi I Fili. Ma soprattutto pulsante negli affreschi corali, un po’ anni 90’ come La Protesta e Donne. Un album che diverte, spontaneo e anche ingegnoso. Punto di forza è questo collante, un disco che è un contenitore di artisti. Lo conferma anche Donato Zoppo, attore nel ruolo di se stesso ai microfoni di Radio Varnadi in forma di cameo, voce culto degli annunci radiofonici di questo album che nella vita vera è sulle frequenze di Radio Città Benevento: "Premetto che per me il mondo della radio è ancora una grande scoperta: vengo dalla carta stampata e la scrittura è per me il riferimento principale, se non esclusivo, però cominciare a fare radio mi ha aiutato nella sintesi e nella rapidità. Il mondo della radio ha un fascino speciale e quando l'ottimo Varnadi ha chiesto a Mario La Monaca - direttore di Radio Città - e al sottoscritto di fare dei jingles per il suo cd, abbiamo accettato subito.

E ci siamo anche divertiti tantissimo perchè il concept varnadico è intelligente e ironico: ogni artista deve aver a che fare con il proprio ego e Luciano è al centro di tutto in questa ipotetica Radio Varnadi, dove tutto ruota intorno a lui, al suo mondo e alle sue canzoni, che sono punti di vista del cantautore su numerosi temi e argomenti".meglio conosciuto come il cantautore con due cappelli. E' una sorta di concept-album radiofonico con un vero palinsesto!”.

Album musicalmente orecchiabile? A dir poco… con un occhio di riguardo anche a tutto il soffobosco in fermento che si respira in Campania da Tony D’Alessio dei Guernica a Oderigi Lusi fino alla giovane promessa Mathì.

Ma andiamo per ordine. Affrontiamo l’album in tutto e per tutto. Per scoprire ancora più da vicino le mille sfaccettature di questo intrigante e curioso disco, affido le parole alla conversazione – intervista con Luciano in persona.

• • • • •

 1.Domanda d’obbligo è la fascinazione radiofonica su cui si spalma il tuo disco. Un disco che quasi è un teatro- canzone al ritmo di palinsesto istrionico, come è nata questa idea folta di Dj intermezzi e jingle da contorno alle tue canzoni?

L’idea di “RADIO VARNADI” è nata dopo aver scoperto che quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita della radio. Ho così pensato di dedicare un intero album a questo meraviglioso strumento che accompagna quotidianamente le nostre giornate. Ho così chiamato a raccolta una moltitudine di amici musicisti che ha risposto con entusiasmo all’appello credendo fortemente nell’originalità del progetto.

2. E Radio Varnadi scandisce l’ora sulla tua track list, l’ordine non è affatto casuale, vero?

E’ vero, in “RADIO VARNADI” l’ordine delle tracce non è per niente casuale! Ho infatti cercato di ricreare all’interno del disco un’ideale giornata radiofonica; praticamente ciò che potrebbe voler sentire un ipotetico radioascoltatore. L’album si sviluppa dalle 8,00 del mattino alle 24,00. Parte, infatti, alle 8,00 con il buongiorno degli speaker Big Wave e Piera Salvatore che lanciano la canzone “Come la mia Barbie”, brano ironico-erotico ispirato alla celebre bambola americana ma dedicato, nella fattispecie, alla soubrette Michelle Hunziker, considerata dai più una vera e propria bambola in carne ed ossa. L’album continua poi alle ore 9,40 con “Francesca”, presentata da Donato Zoppo. E’ una canzone dedicata a mia figlia, la quale ha anche cantato in un ritornello all’interno del brano. Si passa poi a “La protesta”. Stavolta è Mario La Monaca a mandare in onda il pezzo alle ore 11,30. Questo è un brano che invita i telespettatori a spegnere Radio Varnadi - Luciano Ceriello ed oscurare un certo tipo di televisione.Segue il segnale orario delle 13,00 che anticipa le previsioni del tempo per poi catapultarsi nel programma dedicato all’universo femminile con sigla d’apertura, pronunciata da Erennio De Vita. Il titolo è “Donne”. Nel succitato brano ho avuto il piacere di avere come ospite Maria Pia Pizzolla dei “SUPERZOO”.Si giunge così alle ore 14,10 con Betsy Best & Tiger Girl che invogliano gli astanti ad ascoltare “Big Jim e Barbie”, canzone ispiratami da reminiscenze erotiche infantili. E dove non mettere il saluto a “RADIO VARNADI” della sexy-porno star Lea Di Leo se non alla fine di questo brano? Si passa così alle 15,20 con lo speaker Big Wave che lancia “Sto pensando a te” con guest Mauro Palermo (Chitarrista di Vasco Rossi). Alle 16,50 arriva in studio uno dei rappresentanti delle istituzioni italiane: il Sindaco di Sirignano che dà il suo saluto alla radio richiedendo la canzone “Appunti di viaggio”. All’orologio di “RADIO VARNADI si giunge così alle 17,30 con l’Info Traffico e l’immancabile richiesta da casa. E’ il momento di Pino da Roma (questo è uno spaccato esilarante del CD) che richiede al DJ di turno, Erennio De Vita, il brano “Avrei dovuto”. Si va lentamente verso sera e si arriva alle 18,15 con “Egoista” lanciato da Betsy Best & Tiger Girl. A seguire, poi il radio-giornale delle 20,00 che anticipa il brano “Padre, muovimi i fili”, canzone dedicata al mio caro papà, ahimé perso all’età i 16 anni. E’ Piera Salvatore ad annunciare il suddetto brano. Eccoci così a sera inoltrata, sono le 21,30 ed in cabina di speakeraggio ci sono Donato Zoppo e Mario La Monaca che, non senza un velo di ironia, annunciano la dissacrante “La storiella di Damer” incisa insieme all’attore Andrea Roncato. Dopo l’intervento del Professor Flavio Cermola che odia “RADIO VARNADI”, alle 22,30 arriva un momento di distensione con il lento “Non preoccuparti” presentato da Erennio De Vita che, a seguire, augura a tutti la buona notte. Siamo così all’ultimo brano, quello delle 23,55 dal titolo “Come una danza sufi”, pezzo energico e ritmato, lanciato catarticamente e bosforianamente da Big Wave per chi, oltre la mezzanotte, vuole continuare a stare sveglio.L’album si conclude alle 24,00 con i saluti di rito da parte degli stessi speaker dell’incipit e con una chicca finale che non rivelerò. Altrimenti, che faccio, dico proprio tutto? Il finale, del resto, non si svela mai.

 3. Parliamo più da vicino delle tematiche del tuo disco, dalla tua esperienza cantautorale in auge dal 1989 e consapevole di questo tuo trasversale quarto album giungi ad un disco che miscela tante tue anime: dall’irriverenza di Big Gim E Barbie a tua Figlia Francesca e i tuoi affetti fino alle canzoni sociali. Un mix variegato che si amalgama perfettamente, qual è il tuo asso nella manica per tracciare un filo di unione in tutti i tuoi brani?

Non credo esista un vero e proprio asso nella manica, eppure, nel caso volessimo trovarne uno, potrebbe essere ricercato nella scrittura satirico-ironico-romantica e a tratti irriverente che contraddistingue l’album. Infatti sono queste le varie anime di “RADIO VARNADI”. Sono, poi, sempre stato considerato un artista poco etichettabile, contro corrente, spesso di difficile collocazione ed a tratti inclassificabile.
Io ho sempre inteso la musica come un concetto culturale, qualcosa di puro, di vivo, di vero e, ho imparato, che di solito la classificazione di un determinato periodo artistico viene fatta sempre a posteriori, mai contemporaneamente alla creazione artistica. Perciò, se al momento potrei risultare “inclassificabile”, può darsi che tra 10 o 20 anni sarò classificabilissimo insieme ad altre persone oggi inclassificabili come me. Spero di aver reso il concetto.

 4. In quanto a collaborazioni la lista è folta, in primis guest star come Andrea Roncato, Mariapia Pizzolla e Mauro Palermo. Ognuno diverso, ognuno particolare, come nasce questo spirito di collaborazione?

In primo luogo, devo dire, che è stato un enorme piacere collaborare con gente del calibro dei succitati artisti ed è stato stupendo avere a che fare con loro. Sono persone che mi hanno arricchito tanto sia sotto il punto di vista artistico che sotto quello umano.
Andrea Roncato me l’ha presentato l’amico manager Eugenio Piovosa verso la fine del 2007 per partecipare al Festival di Sanremo ed è così nata la nostra collaborazione. Visto che “RADIO VARNADI” è stato arrangiato da Gianni Colonna, chitarrista ed autore dei SUPERZOO e, sia la copertina dell’album, sia quelle dei singoli “Francesca” e “Sto pensando a te”, con i relativi progetti grafici, sono state realizzate da Francesco Rinaldi (bassista dei SUPERZOO), la partecipazione di MariaPia Pizzolla è stata una naturale conseguenza della fratellanza che mi lega al suo gruppo. Mauro Palermo l’ho invece incontrato ad un concorso per voci nuove in provincia di Avellino nel quale eravamo entrambi membri della giuria. Da quel momento, grazie alla reciproca stima instauratasi, siamo rimasti in permanente contatto fino alla creazione di “RADIO VARNADI” e, ti assicuro, non si escludono altre collaborazioni. Anzi!!!!! Devo dire che è stato divertentissimo anche girare il video di “Sto pensando a te” insieme a Mauro, in quanto ha accettato di interpretare, oltre il naturale ruolo del chitarrista, anche quello del portinaio presente nel videoclip. C’è poi anche l’intervento della sexy-porno star Lea Di Leo, sempre grazie ad Eugenio Piovosa che me l’ha presentata in finitura d’opera e, a dire la verità, conoscendola, è proprio una gran brava ragazza. Ovviamente dipende da quale punto di vista la si consideri.

5. Nella line up delle collaborazioni il sottobosco dell’indie rock campano contribuisce con alcuni dei suoi nomi più caratterizzanti. Tu che sei l’uomo dai due cappelli, dalle due cittadinanze, veneto per nascita, campano per adozione, come ti sei immerso in questo folto laboratorio campano?

Date le eccellenze presenti nel cosiddetto “sottobosco”, più che immerso, direi di essermi tuffato, benché alcuni musicisti siano stati già miei collaboratori per lavori precedenti. In primo luogo vorrei citare il batterista Leonardo De Lorenzo, amico fraterno da tempo immemore, il quale in “RADIO VARNADI” ha suonato non la batteria come tutti si aspetterebbero, bensì il pianoforte e la tastiera nel brano “La storiella di Damer”, brano del quale è anche il compositore musicale. Altro amico fraterno, con il quale collaboro da anni è Oderigi Lusi che ha suonato l’Organo Hammond in “Sto pensando a te”. Con grande entusiasmo ha partecipato al disco Tony D’Alessio (Guernica) che, con la sua voce versatile, ha eseguito artisticamente i cori lirici ne “La storiella di Damer” ed i cori “normali” nelle altre canzoni. Ho voluto coinvolgere anche il polistrumentista Andrea Petruzziello al basso, Max Cermola con il suo Standard stick, Ciro Ciotola alla batteria, il quartetto d’archi Ondanueve string Quartet, il giovane cantautore Mathì del quale sono certo sentiremo parlare in futuro, la vocalist Vera, Al Lucino con la sua voce fuori canto e, anche se è troppo piccola per far parte di un laboratorio musicale, sentendomi padre d’arte, permettimi di citare anche la mia cuccioletta Francesca Ceriello che ha cantato nel brano suo omonimo.Non parlando del disco, ma del nuovo progetto LeMUVAZò, nato sempre all’interno del circuito musicale campano, pensa che l’uomo dai due cappelli veneto di nascita e campano di adozione si è unito all’uomo dai lunghi capelli Lello Murtas, africano di nascita e sardo-campano di adozione, nonché all’uomo dai corti capelli Zorama, campano di nascita e a tratti finlandese di adozione. I tre stanno portando avanti il progetto LeMUVAZO’, ovvero Lello Murtas, Varnadi e Zorama, che nasce dalla presa di coscienza dei tre di essere provvisti di una propria naturale essenza artistica. Così, attraverso il concetto di BOLD SYSTEM di Lello Murtas, già percussionista, autore, conduttore televisivo ed opinionista, ed attraverso le parole e le musiche di Varnadi e di Zorama, il gruppo, in magica combinazione, fa catapultare il suo show nell’estrosità scenica di un trittico che offre spettacolo nello spettacolo, in quanto, l’essenza di musicisti, si abbina a quella di poliedrici ed eclettico-eccentrici personaggi da scena, proponendo una sorta di metateatro che spiazza piacevolmente lo spettatore catturandone l’attenzione. Il credo ufficiale del gruppo consiste nell’affermare che la genialità e l’originalità dell’artista, nelle sue varie sfaccettature, è genetica. I tre asseriscono, infatti, non senza un velo di provocazione, che non si diventa artista e non si fa l’artista, ma ci si nasce.

 6. Radio Varnadi è frutto anche di session di registrazioni su e giù per l’Italia da Milano a Foggia. Puoi offrirci qualche appunto di questo viaggio musicale?


Allora……….. la storia è lunga e devo procedere a ritroso per pescare ricordi dalla memoria, che purtroppo a volte, presenta qualche falla.Speriamo di riuscirci!
Buona parte delle registrazioni sono state effettuate presso il “KUORE NERO STUDIOS” di Foggia da marzo a luglio 2008. Lì abbiamo registrato, attraverso l’abile mano di Gianni Colonna, chitarrista ed arrangiatore dell’album, le sue chitarre elettriche, i magistrali cori di Sarah Swan, il basso di Andrea Petruzziello, le mie chitarre acustiche, la mia fisarmonica e la mia voce.La voce di Andrea Roncato è stata registrata presso il “MULINO RECORDING STUDIO” di Acquapendente (VT) e ciò è avvenuto all’inizio del mese di novembre 2007, in quanto si doveva iscrivere la canzone alle selezioni del Festival di Sanremo 2008 entro metà dicembre. Questo lo ricordo bene.Le chitarre di Mauro Palermo le abbiamo registrate presso lo studio “AEMME RECORDS” di Garlate (LC) il 29 dicembre 2007 e presso lo stesso studio abbiamo registrato anche la batteria di Walter Rivolta in delle sedute di registrazione successive. Gli strumenti ed i cori lirici di Tony D’Alessio presenti nel brano “La storiella di Damer” e la voce di mia figlia Francesca li ho registrati personalmente presso il mio “GARAGE STUDIO” di Sirignano (AV) verosimilmente nel mese di ottobre 2007. La batteria di Ciro Ciotola è stata registrata presso “LA SALETTA SOUND” di Bagnoli (NA) mentre il quartetto d’archi è stato ripreso da Peppe Sasso presso lo studio “AMARCORD” sito in Marigliano (NA) a maggio 2008.
In conclusione…….
Sono stati eseguiti prima i Mixaggi de “La storiella di Damer” da Salvatore Salierno presso lo “ZAPPING SOUND STUDIO” di Nocera Inferiore (SA), e poi, da settembre a novembre 2008 è stato mixato l’intero album da Alessandro Marcantoni presso il “METROPOLIS DIGITAL STUDIO” di Milano.Dalla fase embrionale a quella finale dell’album sono stato sempre presente durante tutte le fasi del lavoro, ma poi il mastering si è deciso di farlo in Australia. Abbiamo così mandato le varie tracce via internet, che ci sono poi state rispedite pronte per la stampa. E, per essere del tutto esauriente nella risposta, il mastering è stato eseguito da Martin Pullan presso l’Edensound Mastering di Melbourne (Australia). Per fortuna la memoria non mi ha abbandonato. Sono riuscito a ricordare più o meno tutto!

 7. Doveva essere un musical box corale e il progetto è riuscito in pieno, quanto conta per un artista come te realizzare un disco corale come questo e quanta fatica e passione ci vuole?

E’ la passione che muove il tutto! Infatti di passione ce ne vuole tantissima altrimenti, come spesso accade, non si riesce a portare a termine un progetto intrapreso. Ci si deve svegliare al mattino con il pensiero del disco e ci si deve addormentare la sera con lo stesso pensiero e per me, che ho tre figli piccoli, al momento di 6, 4 e 2 anni, non sempre è stato possibile ed allora è capitato molteplici volte di dovermi alzare anche durante la notte e rubare tempo al tempo per buttare giù le idee che di volta in volta mi venivano in mente. Coinvolgere poi così tante persone, musicisti, cantanti, speaker ed incastrarsi con i loro orari e tempi non è stato sempre facile, ma l’importante è che, alla fine, ce l’abbiamo fatta e dico ce l’abbiamo, perché il merito non è solo mio, ma di tutte le persone presenti nell’album che passo dopo passo mi hanno costantemente ricaricato di energia e mi hanno trasmesso sempre nuova linfa vitale. Colgo l’occasione per ringraziare, anche se per un’ennesima volta, tutti!

 8. Una curiosità su "La storiella di Damer" che tu canti con Andrea Roncato e Gino Accardo. Un brano fortemente sarcastico, civile quanto esplicitamente grottesco sull’ecologia e il modo di (non) fare politica in Italia. Fu presentato anche alle selezioni del 58imo Festival di Sanremo e la cosa non andò in porto… ci racconti come è andata, la solita patina da benpensanti del neo melodico dell’Ariston?

Sia io che Andrea Roncato sapevamo che sarebbe stato un azzardo presentare quel brano a Sanremo, però, ricordo che Andrea mi chiese un brano che, se avesse superato le selezioni, avrebbe dovuto lasciare il segno. Gli mandai così il demo de “La storiella di Damer” che all’epoca si chiamava “La favoletta”. Andrea ne fu subito entusiasta, anche se mi chiese di apportare alcune variazioni al testo per renderlo ancora più incisivo consigliandomi di dargli un maggiore contenuto morale. Non voglio affatto polemizzare con la commissione esaminatrice del festival, ma forse, se non fosse stato il festival di Baudo, ma quello di Bonolis, probabilmente ce l’avremmo fatta dato che la parola proibita “Merda”, da noi pronunciata durante la canzone, è stata poi detta da Masini nel suo brano del 2009, senza colpo ferire.

 9. Il tuo sound: groove a tutto gas, refrain che restano in mente, polistrumentismo, cori, guest…tutto questo è la tua arte, come spiegare questo tuo manifesto?

A dire il vero, non credo ci sia molto da spiegare. Credo sia tutto da ascoltare! Cito così uno slogan presente nel disco: “Your music your style!!!!!! RADIO VARNADI:che radio ragazzi!!!!!”

TRACKLIST

1) RADIO VARNADI ore 8,00

2) Come la mia Barbie

3) RADIO VARNADI ore 9,40

4) Francesca

5) RADIO VARNADI ore 11,30

6) La protesta

7) RADIO VARNADI ore 13,00

8) Donne

9) RADIO VARNADI ore 14,10

10) Big Jim e Barbie

11) RADIO VARNADI ore 15,20

12) Sto pensando a te

13) RADIO VARNADI ore 16,50

14) Appunti di viaggio

15) RADIO VARNADI ore 17,30

16) Avrei dovuto

17) RADIO VARNADI ore 18,15

18) Egoista

19) RADIO VARNADI ore 20,00

20) Padre, muovimi i fili

21) RADIO VARNADI ore 21,30

22) La storiella di Damer

23) RADIO VARNADI ore 22,30

24) Non preoccuparti

25) RADIO VARNADI ore 23,55

26) Come una danza sufi

27) RADIO VARNADI ore 24,00

2008 Afremusic

LINK

www.myspace.com/varnadi
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categoria : interviste, cantautori, artisti emergenti, sotto i riflettori, concept album, > luciano varnadi ceriello

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 11:27
26/07/2009

In un monolocale di Milano vive sottovuoto un uomo, non biondo e non alto. E’ Andrea Miranda e quando un musicista napoletano refrigera il suo sound nasce una chimica strana e brillante. Intelligente, anche con quel timbro provinciale di carattere verace, ma elegante come cantautore e universale nello sguardo testuale.

Vocecevò è il suo full lenght autoprodotto ma con tutti gli attributi del caso.
Uno degli album meglio riusciti nelle trame del sottobosco che ho sentito negli ultimi anni, devo dire.

Cantautore versatile tra narrazioni, giochi di parole ad effetto, anima folk più arcaica
e tradizionale e anima rock moderna, auto ironica. Artista sempre a caccia di ‘ situation’ da raccontare, tutto all’insegna del groove. Il carattere napoletano di canzoni dialettali e non, eguaglia uno spirito brioso che tra tarante e tarantelle maschera sotto il groove più trascinante anche canzoni di attuale denuncia. Eclettico, e forse anche per questo fruibile non solo alla sua etichetta da made in Campania ma aperto a contaminazioni intriganti, anche del sound internazionale. Ottima infatti l’amalgama di una line up della sua band davvero strepitosa, uno su tutti Andrea Sosto (chitarre – tastiere – basso)

Musical box l’universo di Vocecevò, non traducibile in un linguaggio diverso da ciò che è. L’Ascolto dunque è d’obbligo, date un’occhiata alle tracce dell’album interamente disponibile su Rockit in formato streaming: ed è scaricabile e acquistabile in formato cd sul sito uffiicale .

Cerchiamo di farne un breve sunto: poche le influenze prese tout court da altri artisti, ineffabile. C’è un po’ in un aerosol casuale un’ infarinatura dai fratelli Bennato, e per il sound etnico e per la ricerca della “trama” di ogni testo in giochi di scrittura tanto articolati quanto d’espressione di getto, qualche rivolo rarefatto alla Marco Parente in versione e un timbro alla Battisti molto sud. Carattere, originalità istrionica sono gli ingredienti principali con una bella mediterraneità universale.

Chitarre ovunque, bella copertina il rock del brano di apertura Corde Vocali con lungimiranti strutture sonore. Pascalone ‘e Nola è una storia di provincia, una cronaca resa al popolo, un ritratto di una Gomorra in musica che sottolinea la capacità di creare una “short story” nei testi, vero gioiello del disco tanto eterogeneo negli argomenti tanto ricco di collante che lega insieme tutti i fili più disparati.

Dalla ricerca della musica popolare, Andrea Miranda non dimentica il polistrumentismo della tradizione folk del sud, pienamente godibile in Sicchietto, brano folk che è tutto una festa con una buona dose interpretativa di teatro fatto canzone. Un vero contenitore variopinto questo disco di 11 brani sempre vigile senza bridge e ritmi rallentati. Gran bella pagina rock per la cangiante C’èddio, brano che affronta in modo spigliato e artistico una carrellata teologica di Dio, dèi, divinità laici e atei dalla politica alle favolistiche tradizioni di ogni cultura tra Iside, Odino e Gesù in un affresco di credenze. Brano tra i meglio riusciti del disco.
Auto ironia in un brano come Tube Di Falloppio, tentativo di una canzone d’amore alternativa limpida e dalla bella vocalità, lì dove un po’ s’avverte questo timbro alla Marco Parente e sempre sulla scia del rock più condensato, parte Mela, un brano riflessivo sui veleni dispersi nell’ambiente “ma non tanto appena appena/ nel rispetto della norma sotto il tetto stabilito” che fanno del risvolto civile di questo disco un grande occhio sul mondo che sa osservare da un angolatura profonda e particolare ma sempre nel segno di un viatico leggiadro di una musicalità gradevole e trascinante così come fa il ritmo di Bastoncino, un brano da tradizione che in realtà denuncia il mondo delle molestie sessuali sui ragazzi…
Molto Bionda è un brano autoctono milanese, tra via Torino e i tram, brano d’amore anti-romantico ed entusiasmante… Guglielmina è invece un piano rock arso e desolato, una storia di perdizione e diseredati.

Irriverente disco dance e vena sinthy per Punto E Accapo, il vademecum di come si scrive una poesia. Finale a sorpresa con Andrew Miranda, brano freak tra blues e scherzoso manierismo da song writer all’americana dalla voce rauca.

IN CONCLUSIONE

Bel disco, proprio bello. Energico e disparato, per tutti i gusti. I link ce li avete, ascoltatelo subito.

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categoria : musica, folk, rock, demo, cantautori, etno music, sotto i riflettori, canzoni di denuncia, debutti, > andrea miranda

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 22:36
17/06/2009

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Stile eterogeneo e consapevole.

L’ep I Capelli Raccolti Di Annes (2009) è una manciata in pillole di belle Canzoni, una landa di idee chiare e ben congeniate: ci trasporta nell’universo dei siracusani Froben all’insegna di un’amalgama in un acqua cheta piano rock fortemente cangiante, sapore di ballad, post rock, iniziazione al noise. Un mealting che richiama, almeno sul piano musicale fascinazioni più disparate, dai Coldplay old style dei crepuscoli di Yellow in creolo con Radiohead al secolo di Ok Computer, il Cristiano Godano più denso nonché un gusto ad un sempre più apprezzato Paolo Benvegnù, di cui sono stati anche band supporter. Il gusto testuale è tutto da scoprire,un solco personale da cantautorato fluido: semplici ma efficaci in uno stile pieno di carattere e stilizzato in un suono puro senza estetismi di contorno,tutta sostanza, ora romantico con I Capelli Raccolti Di Annes, brano che tra l’altro vede la partecipazione del bravo VeiveCura, più ampli: la radiofonica Perdo Sangue orgogliosamente indie e granitica sulla scia di La Tua Idea, in quel mood alla Benvegnù con quel tono d’originalità in più che da anche consistenza ad un drum and bass dal retrogusto melanconico che, con la sua meditata visual- elettroacustica, giunge alla creazione di un effetto post rock cristallino. Un sound pulito che in tutte le chiavi interpretative di questo mini album con molto su cui riflettere gustosamente, districa orizzonti

Ottima meta musicale,conscia di un lavoro ben fatto, un piccolo scrigno, talvolta art rock, di una sound poliglotta, avvolto in una chimica nuova di abbinamenti dal sapore un po’ nordico,un po’ internazional-iperboreo, tanto personale.

Avanti così Froben! E tra gli ascoltatori d’eccezione, anche la “cantantessa” Carmen Consoli, che li ha voluti in un sodalizio con l’etichetta Due Punti Records…

TRACKLIST

I Capelli Raccolti Di Annes

Perdo Sangue

La Tua Idea

In Silenzio

I FROBEN SONO

Stefano Ali' (voce - chitarre),

Andrea Ali' (basso,sintetizzatore,rumori)

Valerio Vittoria (chitarra)

 Francesco Vittoria (chitarra)  

Roberto Cappellani (drums)

 

INTERVISTA ( con Stefano Alì)

 


 

1.Partiamo dalla ricerca del vostro sound, in studio il piano rock è quasi sempre in primo piano, elemento, quello del pianoforte che nei vostri live sostituite da un mood acustico di chitarre. Come si reinventano i Froben in queste due anime sonore?

La risposta e' semplice,pur amando alla follia il suono e il ruolo del piano all'interno del nostro progetto,non abbiamo un pianista nella band..veniamo aiutati da un nostro amico Salvo Minnella sound engineer nello studio in cui registriamo e cantante dei Posh,altra realtà siracusana,mentre Davide Iacono in arte veiveCura altro amico e artista modicano ha creato e suonato la linea di piano in "i capelli raccolti di annes".Per quanto riguarda i live..cerchiamo come hai ben detto di ricreare il tutto aggiungendo linee di chitarre elettriche ed acustiche,cercando di far sentire il meno possibile la mancanza di un pianoforte..(almeno ci proviamo..).

2. Coldplay, Radiohead, Marlene Kuntz, nella filigrana della vostra musica traspaiono queste e altre influenze rock – alternative, una fascinazione in cui anche Paolo Benvegnù ha un forte ruolo e nella vostra biografia si scopriamo che siete stati anche supporter di questo cantautore, come è stata questa esperienza?

Amiamo le band che hai citato e' inutile negarlo...anche se per quanto mi riguarda il mio modo di scrivere e creare e' ben lontano da queste realtà ma piuttosto vicino ad uno stile più italiano e cantautorale.Ecco Benvegnu' e' più sulle mie corde..(prendendo le giuste distanze..eheh),abbiamo aperto diversi suoi concerti in Sicilia e devo dire che oltre ad essere una splendida persona attualmente in Italia e' uno dei più grandi.Comunque… si,e' stata un’ esperienza stimolante

3.Siracusa come Catania è sempre stato un denso laboratorio musicale, non vi manca l’esperienza dell’esportazione tra Sanremo Rock e i Tim Tour. Come si sono evoluti musicalmente i Froben  con il loro bagaglio di esperienze fuori dalla Sicilia?

Sanremo rock e il Tim-tour sono state delle ottime esperienze senza alcun dubbio...anche se in pratica per una band servono a ben poco;voglio dire..sono delle manifestazioni create per far passare un certo tipo di musica e soprattutto determinate band già consapevoli a mio parere di salire sul podio...e poi e' successo tanto tempo fa'. Attualmente la Sicilia ed in particolare Siracusa pur essendo ottimi laboratori musicali offrono quasi niente; e' la solita storia,ottime band che non trovano spazio per affermarsi..mancano strutture e delle vere etichette per emergere. Si...si riesce a suonare,ma purtroppo finisce tutto lì. Bisognerebbe oltrepassare lo stretto..ed e' quello che stiamo cercando di fare noi insieme a Carmelo Amenta altra valida realtà tutta siracusana.

4.E ritornando in “Trinacria”, non si può non citare la vostra collaborazione con la Due Parole Records ,etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli e Maurizio Nicotra, un label sperimentale che di solito è legato in modo particolare alla musica folk, genere che si distacca dalla vostra ricerca…

La collaborazione con la Due Parole records e' stata molto eccitante,lavorare con Carmen e Maurizio ci ha reso più maturi dal punto di vista professionale..si lavorava bene..e' solo che col tempo il modo differente di vedere la musica ci ha allontanati..restano comunque degli ottimi ricordi.

5.Nel vostro ep omonimo, il brano dal risvolto post rock I Capelli Raccolti Di Annes è frutto di una featuring con VeiveCura. Un nuovo tragitto artistico, come è nata questa ricerca?

"I capelli raccolti di annes" e' nata da una linea melodica di piano eseguito e creato da Davide Iacono "veiveCura"...ci ha talmente conquistati che in poche ore ho scritto il testo,ed il giorno dopo e' venuto fuori l'arrangiamento. Tutto molto istintivo,una magica e bella collaborazione.

6.E dopo questo slancio, è già in porto l’idea di un full lengh o di nuovi progetti futuri?

Progetti futuri...cercare un etichetta che ci sostenga, suonare parecchio in giro,speriamo anche fuori dalla nostra amata terra e soprattutto creare contatti umani e musicali..secondo noi quello che veramente conta.

LINK

 

http://www.rockit.it/froben

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categoria : musica, interviste, post rock, rock, demo, indie, cantautori, downtempo, artisti autoprodotti, alternative rock, elettroacustica, elettro rock, > froben

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 08:26
18/05/2009





I Vidra tirano le somme della loro metamorfosi.

C’era una volta un ep, con quel nome scritto a pennarello. C’era il lungomare di Salerno e la mia intervista al duo: Giga e Frencio. Eravamo “scarti di anime perse in una quadriglia”, giusto per citare un loro verso. Tempo è passato, era il 2007, il loro sound fluttuava tra il synth-pop anni 80 di Battiato e l’indierock dei Baustelle.

 

Ora arriva “Conti Su Conti”, una rivisitazione del vecchio ep con una tracklist più compatta, 4 dei vecchi brani e un inedito, John Ford. Il risultato? Suono più maturo , più articolato e un’aura che ormai è un marchio di fabbrica.

 

L’esigenza del restyling è nata dalla voglia di dare alle nostre canzoni un sound più professionale. L’EP precedente era solo un esperimento casalingo: il materiale era interessante, ma non avevamo né i mezzi tecnici né la giusta esperienza per aspirare ad una resa efficace. – dice Frencio - Dopo 3 anni di lavoro,  abbiamo deciso di rimaneggiarlo, scegliendo solo le canzoni in Italiano. L’intento era quello di valorizzare la scrittura di Giga, ma soprattutto di canalizzare le idee. Dopo un primo EP dispersivo, pieno di suggestioni sonore e riferimenti linguistici,  volevamo apparire con uno stile definito e riconoscibile. “Conti su Conti” ci è servito a trovare un’identità.

La crescita è stata notevole e il merito va attribuito ad Alessandro Farace, giovane sound designer che ha curato la pre-produzione di “Conti su Conti”. Abbiamo scritto gli arrangiamenti a quattro mani, con una ricostruzione minuziosa del sound new-wave anni 80. Alessandro ha seguito personalmente anche il mixaggio del disco insieme a Fabio Calluori (fonico e chitarrista dei Nude).
Abbiamo tirato fuori un prodotto all’italiana: voce in primo piano, tutto il resto sullo sfondo.
Ci interessava valorizzare parole e melodia.

 

E’ un progetto musicale che in fatto di orecchiabilità non ci delude. Ed è sempre difficile essere facili, immediati, come per John Ford che con la freschezza e la limpidezza della “nuova voce” di Giga porta con sé un che di sfavillante e innovativo : Ci sono canzoni che nascono tutte d’un fiato, altre invece sono il frutto di un lavoro lunghissimo: “John Ford” rientra nel secondo caso. Il brano è nato dal collage di 4 temi diversi elaborati nell’arco di due anni.Frencio rivela: Utilizzo spesso il metodo del “taglia e incolla”: elaboro lunghi brani strumentali, poi cerco di raccogliere i passaggi migliori dell’uno e dell’altro. Questo sistema mi permette di elaborare canzoni con un alto concentrato di intuizioni melodiche, e al tempo stesso mi dà la possibilità di rendere la materia musicale molto aperta. Mi piace fare un crossover continuo tra registri stilistici.

 

E cosa aggiungere del testo frutto della mente di Giga che nella vita è anche poetessa?
“il frigorifero mi chiede/cosa prendere e mangiare/la televisione risponde/con un western di John Ford/ il telefono è scappato/con la
lavatrice/la scrivania soffre di gravidanza isterica”. Ci dice : il testo racconta della solitudine di un uomo che immagina gli oggetti della propria casa interagire tra di loro. L’omaggio a John Ford rappresenta il mio grande amore per il Cinema.

E a tutto questo si aggiungono anche i commenti su un’esperienza importante: la partecipazione dei Vidra a San Remo Rock 2007. Un’avventura che si è trasformata in un successo. Sanremo Rock è stato il nostro battesimo musicale,  il primo vero incontro con altri gruppi italiani.   I due live al “People of Art”di Modena sono stati molto emozionanti. Prima di quel momento non avevamo mai fatto l’esperienza di un palcoscenico. Il salto è stato diretto: dalla stanzetta-laboratorio di Frencio a Sanremo Rock. Abbiamo rischiato ed è andata bene. Ci siamo classificati primi alle semifinali , a pari merito con i Jang Senato ( una delle realtà musicali più interessanti della penisola). In finale siamo arrivati settimi, ottenendo la pubblicazione di “Chiedi alla polvere” all’interno di una compilation distribuita su Itunes.

 

E sul cavallo di battaglia  “Chiedi Alla Polvere viene da chiedersi, allora, se la nuova impalcatura musicale non sia nata per Sanremo Rock.

 

Sanremo Rock non c’entra. Prima di prepararci per Modena, stavamo già spingendo l’arrangiamento in quella direzione. La soluzione piano-voce era poco incisiva. Da mesi cercavamo di trasformare il brano in una ballata rock. Il tocco finale è stato dato da Francesco Galdieri( Moodrama)  che ha curato la produzione della versione pubblicata nella compilation.

Cosa resta da aggiungere su una band che ha tutti i tratti per entrare a far parte dei nomi da inserire nel listino di molti palati musicali ?

 Intellettuali e solari: preparatevi ad un'elettronica italiana dai mille volti! la riflessività di Il Vanto, l'incalzante Conti Su Conti e l’oscura Origami portano in sè un eclettismo stravagante. Il loro disco lo trovate con facilità su Itunes, su Rockit, nonché a Salerno nel negozio di dischi “Disclan”. Ma in quanto a internet scoprirete che i Vidra sono onnipresenti, forse già tra i vostri contatti amici.


Si. Il popolo di Internet si sta accorgendo di noi. C’è tanta gente che ci segue e questo ci entusiasma. Il mondo della musica sta cambiando: oggi, grazie alla Rete, è  più facile combattere le mode imposte dall’alto; i giovani ascoltano ciò che trovano online. Se un progetto piace, viene alla ribalta. A noi interessa molto curare i rapporti personali attraverso Myspace e Facebook. Offriamo spesso aggiornamenti sulle nostre attività, chiediamo pareri sui nostri lavori. Abbiamo bisogno di un feedback continuo…

 

Buon ascolto

 

TRACKLIST

 

  1. John Ford
  2. Il Vanto
  3. Conti Su Conti
  4. Origami
  5. Chiedi Alla Polvere


 
I VIDRA SONO

 

Giga: voce

Frencio: voce,tastiere e sintetizzatori



LINK

www.myspace.com/vidra01

 

 


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categoria : musica, interviste, new wave, elettronica, artisti emergenti, sotto i riflettori, debutti, elettro rock, > vidra