
Manuel Agnelli grazie d’esistere. Ci voleva una presa di posizione e l’hai fatto.
Ormai visibilmente, da anni l’Italia è diventato un cantiere magmatico della scena musicale indipendente. Il sottobosco che mai passerà nei grandi network delle radio. Un mondo variegato, etichette e label sparse come funghi. Tante città, tanti modi di fare musica. I social network come My Space, Last.fm e ultima ma non ultima la community magazine Rockit.it. Ma quello che serviva era un ordine e soprattutto un ordine sotto l’attenzione dei riflettori.
E chi poteva ideare una compilation con il meglio di quello che c’è in giro per l’Italia se non Manuel Agnelli, leader degli Afterhours questo è vero, ma soprattutto supervisore in quanto direttore artistico del Tora! Tora! Festival che per primo, sotto i cieli della Mescal ha dato luce ad una chermesse culto della scena indipendente che ancora tiene banco.
Ed ecco Il Paese E’ Reale, compilation di artisti indie, una delle tante in verità che esistono nel micromondo indipendente ma che raccoglie un’antologia densa, frammentata in un crossover di generi che da nord a sud raccoglie tutto ciò che di più significativo e interessante è stato prodotto. Di tutto un po’ da Milano alla Sicilia, ma ciò che più sforna nuove vibrazioni è Bologna. (bisognerà approfondire la conoscenza, supera anche le presenze milanesi del disco,provare per credere)
IL DISCO
19 pezzi in tutto. Dai cantautori a generi più innovativi.
La traccia di apertura è affidata agli Aflterhours con Il Paese E’ Reale, brano reduce dalla loro incursione nei Big di Sanremo 2009 che ha fruttato loro il premio della critica malgrado uno stile un po’ qualitativamente inferiore al solito. Sento che la soluzione è questa: inserire il brano in questa compilation senza immetterla nel prossimo full lenght. Non male come mossa, anche se a dirla tutta, il brano col tempo si è conquistato un po’ più di simpatia con questo sfondo civilista del “ Voglio fare qualcosa che serva”.
E questa compilation serve. In copertina un art work con l’Italia ricoperta da piume nere. Un Italia – anatroccolo fatta di suoni distorti e armoniosi in una raccolta di canzoni che vede, non proprio tutti, ma molti cigni.
Per chi è già addentrato nel panorama underground i nomi non risulteranno nuovi,m a è comunque un pretesto per approfondire più discografie e per chi è neofita in questo settore gli spunti non mancano.
LE TRACCE
Archiviati gli Afterhours in apertura, in primo piano ci sono le punte di diamante, l’orecchio coinvolto in un ambiente soft e già collaudato dai Guru di questo settore musicale. Grande il brano Solo Io E Il Mio Amore di Paolo Benvegnù, cantautore di pedigree ex vocalist degli Scisma, oggi noto come uno delle più interessanti firme della scena indipendente. Gli segue un piano rock singolare di Marco Parente con la sua voce asprigna e ovattata che quasi si spiega verso un free jazz. Bell’accostamento Benvegnù a Parente, due aretini già insieme nel progetto ‘ Proiettili Buoni’ che vi consiglio pure di tenere d’occhio.
Canzonatorio e non sconosciuto anche Dente, cantautore milanese alle prese con una canzone d’amore anti eroica “comprati un mazzo di fiori/ che dopo ti do i soldi” in un decalogo bislacco del testo di Figlio Del Re. Un po’ alla De André, è Cesare Barile, cantautore catanese di La Canzone Dei Cani.
Maturati e dallo spirito anglofono i Toys Orchestra passano dal punk ad una ballata semi-folk come What You Said. E qui l’aria comincia a cambiare, tempo più spigliato tra surf e chill-out dei Reverendo con California. Avanguardistico il mix strumentale dei Calibro 35 con L’Uomo Dagli Occhi Di Ghiaccio che quasi ricorda una suite retrò in stile progressive alla maniera dei progetti di Alberto Radius.
Con la band Il Teatro Degli Orrori c’è la chiara resa dei conti che, in 9 tracce lo spirito soft del disco è totalemte cambiato e qui siamo in uno scenario più Screamo e sincopato sulle note di Refusenik.
Brano più intimo invece per Roberto Angiolini, niente meno che Roberto Angiolini. Un piccolo sforzo, certo che ve lo ricordate. Dice nulla il tormentone del 2003 Gattomatto (http://www.youtube.com/watch?v=y363GVaq69c)? Dico di si. Beh, dopo sei anni giunge ad una nuova maturità più intensa e articolata strumentalmente anche se meno appetibile radiofonicamente con quelle contaminazioni hardcore di contorno ad un’acustica sottile in un’atmosfera psichica. Particolare.
Gran bella sorpresa è anche Beatrice Antolini (portabandiera della bolognesità tanto citata in questo disco), conosciuta con Funky Show, qui la ritroviamo in un brano freak e punk alla maniera dei Toys Orchesta prima maniera.
Thrash metal direi, quello che apportano gli Zu in Maledetto Sedicesimo in staffetta con lo stile abrasivo e granitico degli Zen Circus con Gente Di Merda.
Più rilassato e da easy listening è Marco Iacampo con la frescezza di Che Bella Carovana. Belli e interessanti i Mariposa con quel groove finto anni 80’ e quella consonanza con Dente e I Ministri. Art rock per i Settlefish di Catastrophy Liars in corda con i Disco Drive di The Giant.
Vena pop e solare come mai è il solco che questa volta portano i Marta Sui Tubi ed è già mood da titoli di coda con il pacato blues di Amerigo Verardi + Marco Ancona con Mano Nella Mano.
IN CONCLUSIONE
Io che sono una navigata nel genere underground posso dire che questa volta è stato fatto un ottimo lavoro di assemblaggio. Bando a chi parla della carognata di una strategia di marketing da parte degli Afterhours per salvarsi le penne. Scopo dell’album è introdurre sulla scena nomi nuovi con una musica che non sia traumatica nell’approccio. E’ rock puro e bellissimo, molti brani hanno un orecchio adatto a tutti, altri ( quelli centrali nella scaletta della tracklist) un po’ più centralizzati su gusti di particolari generi.
È un’idea di diffusione musicale in cui voglio credere fino in fondo. Figlia della Mescal – filosofia in cui la musica non si diffonde sui grandi network ma nelle piccole radio e nelle piazze in formato low cost e attraverso il passaparola sul web. Una line up di artisti che pure ha la sua qualità tra giovanissimi e meno giovani.
Che ci sia più forza di osare in questo genere di operazioni.
E questo in fondo è anche un disco per sensibilizzare gli ascoltatori in questo nuovo modo di ricercare musica, al di fuori del grande pop in formato major che ormai, giunte al tramonto, hanno poco da aggiungere.
Io ci voglio credere. Dignità e talento a testa alta.
2009 Ac Europe Records - Milano
TRACKLIST
01 Afterhours - Il paese è reale
02 Paolo Benvegnù - Io e il mio amore – AREZZO
03 Marco Parente - Da un momento all’altro - AREZZO
04 Dente - Beato me - MILANO
05 Cesare Basile - Le canzoni dei cani – CATANIA
06 A Toys Orchestra feat. Luca D’Alberto - What you said – SALERNO
07 Reverendo - California - BARI
08 Calibro 35 - L’uomo dagli occhi di ghiaccio - MILANO
09 Il teatro degli orrori - Refusenik – VENEZIA
10 Roberto Angelini - Tempo e pace – ROMA
11 Beatrice Antolini - Venetian hautboy - BOLOGNA
12 Zu - Maledetto sedicesimo - ROMA
13 Zen Circus - Gente di merda – PISA
14 Marco Iacampo - Che bella carovana - VENEZIA
15 Mariposa - Le cose come stanno – BOLOGNA
16 Settlefish - Catastrophy liars - BOLOGNA
17 Disco Drive - The giant – TORINO/MILANO
18 Marta sui tubi - Mercoledi - MARSALA / BOLOGNA
19 Amerigo Verardi + Marco Ancona - Mano nella mano – BARI