
“La Musica può essere piccola come un seme di senape, oppure grande come l’universo. Se le canzoni nascono pensando col cuore e non al portafoglio, riescono a germogliare fino al cielo, come il fagiolo magico della favola.il senso di questo lavoro, è che l’energia nasce da dentro, prepotente e luminosa, per un fine benefico, e supera con la sua purezza, la patina di perfezione dei lavori ‘professionalmente’standard. Per sentire, bisogna ascoltare, e per capire a volte non occorre pensare, basta lasciarsi andare. Buon ascolto e buona fantasia.”
È così che Goran Kuzminac introduce il piccolo grande prodigio della musica dei Delta che, prima di tutto tiene a sottolineare l’impegno a scopo benefico dell’uscita di questo loro cd per favorire il ‘Progetto Vita’ promosso dall’Anffas Varese onlus a cui sarà donato il 50 % del fatturato delle vendite di Lenta Velocità.
Detto questo, vediamolo da vicino quest’album. Lenta Velocità: si tratta di un titolo che dice tante cose, prima di tutto perché offre un ascolto da godere con lentezza e gusto tra rock, prog e anche un filo di jazz in cui ci si perde tra uno stile musicale trasversale alle grandi anime della musica ma anche da una sana ricerca inedita; se non altro, questa band di Varese capitanata da Diego Boldini porta con sé un intenso bagaglio di avventure musicali nate nel 1981, anno in cui questa band si è formata.
Questa esperienza sembra dirla lunga su un lavoro che dimostra a piene mani un saggio spirito di compattezza e fresca creatività che svela con Lenta Velocità (2005) il primo vero album dei Delta in veste assoluta di compositori e arrangiatori musicali.
►L’ALBUM IN GENERALE
24 anni per maturare e riflettere su quest’album e alla fine il risultato non può essere che una formula riuscita.
Uno stile corposo, deciso e subito amichevole, caratterizza le sei tracce di quest’album che accompagna per quasi mezz’ora di esecuzione ma con una tale intensità da farlo allungare.
Si tratta di canzoni di amori incrociati negli sguardi, di pillole sciolte nel mare, di riflessioni, di quando il mondo ti scorre addosso e cui vorresti bloccarne gli attimi per mantenerli per sempre mentre in sottofondo si fa spazio una musicalità che ha sempre voglia di trasformarsi e molto spesso lascia spazio quei momenti da suites musicali in grande stile anni 70’.
È tutto un gioco di sapori che si alternano, ma lo fanno con garbo, senza curve brusche, ma senza accorgersene tutto si capovolge, cambia, si espande…
►L’ALBUM VISTO DA VICINO
E dopo le parole, eccoli i veri Delta. Ci si tuffa nelle loro acque e si è già con un brano manifesto, Alla Deriva: coinvolgimento, emozione…Il loro viaggio comincia con un brano acustico che cresce sempre di più fino a raggiungere il sax di Federica Macchi e i riff elettrici del basso di Paolo Carini.
C’è un equilibrio particolare tra l’alternanza di musica e testi che funziona perfettamente tra la voce e calda di Diego Boldini un po’ alla Enrico Ruggeri con un buon contesto dei testi allungati in giochi di parole… ‘ ho parcheggiato il cuore in seconda fila, c’era traffico nei miei pensieri….’
È un’atmosfera perfetta, già ricca e piena di un disco che può dare tanto.
Ed infatti, il ritmo è costante, Città Lontana è un brano che pulsa, un’entrata di riff davvero portentosa da gustare in una lenta velocità che ormai è a mille. È un rock melodico a cui poi si alterna una vena jazz perfettamente mimetizzata nel contesto con tanto di cori in seconda voce e tanti fraseggi si fondano in un senso celebrativo sfavillante.
Ma è arrivata l’ora di rallentare? Assolutamente no, con Lenta Velocità i Delta danno vita alla grinta di un prog italiano graffiante che lascia spazio un po’ a sorpresa con un delicato intermezzo country alla Bob Dylan.
Ma intanto è ora di cambiare gli schemi e un ritmo romagnolo da ballo, si fa spazio su Tango Al Veleno.
Poi però, per il colpo di coda i Delta cercano qualcosa in più: se prima c’è stato un tono pulsante, vivace e curioso, arriva ora il momento della concentrazione e qui si concentra l’introspezione di ogni elemento: i testi più fitti, i giochi musicali combinati in un equilibrio aerodinamico che scava tra le armi delle pietre miliari, quasi sfiorando una punta di lunge ma per gli inchini finali sulla coda di Elettrico Blues, è impossibile non notare la chiara nota pinkfloydiana, ma badate bene, non si tratta di semplici imitazioni, i Delta colgono il senso dei loro modelli, ne spiano i segreti e li reinvestano a modo loro in chiave personale rendendole vive in uno stile che non si lascia per niente sopraffare nel vintage…ma che è vivo, vivissimo nel presente…
► IN CONCLUSIONE
Quella dei Delta sarà anche una band di quelle che si definiscono emergenti, ma il loro è uno stile pieno di spunti e altamente orecchiabile, non soltanto per chi ha voglia di ascoltare una semplice melodia da mettere sotto il palato, ma anche e soprattutto per chi ama il sound d’autore a cui una buona firma nella stesura dei testi non può che essere un tanto di cappello e poi ovviamente, il progetto della beneficenza, è cosa di pochi.
► TRACKLIST
1. Alla Deriva
2.La Città Lontana
3.Lenta Velocità
4.Tango Al Veleno
5.Vite In Strada
6.Elettrco Blues
2005 di&gobaldini
► I DELTA SONO:
Diego ‘Cico’ Boldini (voce e armonica)
Paolo ‘il Presidente’ Carini (basso)
Maria Cucco ( tastiere e cori)
Federica Macchi (sax)
Tommy Riboldi (chitarre)
Marco ‘Rello’ Stura ( cori – chitarra ritmica)
Stefano ‘Misteralesis’ Soru (batteria)
Gabriele ‘Jeeg’Gandini (supporto tecnico)
Ospiti di questo cd:
Enzo ‘Oz’ Antoniotti (chitarra)
Claudio ‘ the cangas’ Formisano (percussioni)
Sheila Riboldi (cori)
► DOVE SI PUO’ TROVARE IL LORO CD?
Il cd dei Delta è disponibile sul loro sito ufficiale
►LA MIA INTERVISTA AI DELTA
1.Prima di tutto, la musica dei Delta si indirizza verso un atto di beneficenza molto importante, quello che coinvolge il ‘Progetto Vita’ promosso dall’Anffas Varese onlus. Di cosa si tratta esattamente e come mai avete scelto questo percorso?
STEFANO - Anffas Varese onlus promuove i servizi e la Fondazione Renato Piatti onlus li gestisce sul territorio. Il che vuol dire che le 7 strutture, dedicate a persone con disabilità di tipo intellettivo e relazionale, presenti sul territorio di Varese, si rifanno al “pensiero ANFFAS” (www.anffasvarese.it – www.fondazionepiatti.it) e vengono, nella pratica di tutti i giorni, gestiti dal personale specializzato della Fondazione R. Piatti onlus. “Progetto vita” vuol dire in sostanza prendersi cura della persona in tutte le varie fasi dell’età: dalla prima infanzia fino a quella che comunemente viene chiamata la “terza età”. Riteniamo importante il messaggio dell’ ”inclusione sociale” e della “presa in carico” che Anffas Varese onlus porta avanti e, tramite questo cd, cerchiamo di far entrare nelle case dei “non addetti ai lavori” il messaggio della mission di Anffas onlus e di conseguenza della Fondazione R. Piatti onlus.
Questo percorso nasce da una collaborazione duratura: spesso, visto che uno di noi di mestiere fa l’educatore proprio per la Fondazione R. Piatti, abbiamo suonato nelle varie strutture della Fondazione durante i loro momenti di festa: è sempre bello vedere come la musica superi le difficoltà intellettive e/o relazionali. Nel momento in cui abbiamo deciso di produrre un cd ci è venuto spontaneo proporre il progetto alla Fondazione, che ha aderito con grande entusiasmo.
2. Passando in maniera più ravvicinata alla vostra musica, scopriamo che i Delta hanno alle spalle ben 24 anni di vita artistica insieme. Il vostro genere musicale è molto vario, dunque come è cambiato attraverso gli anni il sapore della vostra musicalità?
DIEGO – I Delta nascono nel luglio 1981 con la voglia di proporre musica propria…..ma non è facile come a dirsi per cui in poco tempo ci dirottiamo verso le cover, attingendo dai generi che più ci coinvolgono e che maggiormente ascoltiamo in casa per “colpa” dei fratelli maggiori….ecco che ci ritroviamo a crescere con PFM, Lynyrd Skynyrd, Pink Floyd, la prima fusion di importazione dei Weather Report e quella nostrana degli Area e dei Perigeo, i vari cantautori….insomma, ci contaminiamo i gusti con tutta quella musica suonata veramente….tutto questo ascoltare ha fatto sì che non ci fossilizzassimo su un genere come molte cover band ma che arricchissimo il nostro repertorio e il nostro modo di fare musica.
Ecco che così quando decidiamo di tornare a fare musica nostra, ma questa volta “seriamente”, tutto questo divagare ci ha portato a contaminare le nostre canzoni con i generi più disparati, affrontati con il nostro sound, in questi anni maturato parecchio,molto equilibrato e assolutamente senza falsificazioni (mai utilizzati sequencer o aggeggi simili in nostre canzoni).
3. I Delta sono un gruppo molto affiatato, una domanda forse è lecita: come vivono Diego e Federica ad essere compagni nella musica ma anche nella vita?
DIEGO– Federica l’ho conosciuta nel 1989, quando erano già sei anni che cantavo nei Delta, e quando ci siamo fidanzati (dopo tre mesi che ci conoscevamo) ho posto solo una condizione: quello che era il mio tempo dedicato alla musica con i Delta era intoccabile. Lei ha capito subito l’importanza che rivestiva e che riveste per me l’essere parte dei Delta e ha accettato senza nessun problema, ma anzi, si è fatta coinvolgere dalla cosa a tal punto da imparare a suonare il sax , diventando guest star fissa nelle nostre serate e comparendo nel nostro cd in oggetto. Tutto questo perché il collante principale dei Delta, oltre alla passione viscerale per la musica, è l’amicizia e il fatto che da 24 anni siamo ancora insieme a suonare ne è la dimostrazione. Federica è diventata una di noi anche a livello musicale, così quando siamo in casa siamo marito e moglie, sul palco diventiamo parte di quella grande esperienza che sono i Delta.
FEDERICA – Essere compagni di musica è stata una scelta abbastanza naturale. L’importanza della musica nella vita di Diego era molto evidente e mi ha talmente contagiato con il suo interesse che non avrei fatto mai nulla per distoglierlo dalla sua passione.
All’inizio era difficile che non seguissi i Delta nelle loro uscite e cercavo sempre di dare una mano, per quello che mi era possibile, a montare e smontare la strumentazione.
Poi è giunta la decisione di essere più partecipe e decisi di imparare a suonare uno strumento puntando ad uno che non fosse presente nella band, ma che comunque mi piacesse e che fossi portata a suonarlo. La scelta cadde sul sax tenore. Dopo qualche anno di lezioni sono entrata come guest star fissa nel gruppo, partecipando anche ad un pezzo del cd. Una volta a casa…..beh…lì comando io (sorride mentre lo dice)
4. I testi delle vostre canzoni parlano di storie d’amore, di emozioni vissute di getto mentre sullo sfondo s’intrecciano lunghi fraseggi musicali. Come nasce questa ricerca?
DIEGO – Come autore di tutti i testi posso dirti che per noi, per il nostro modo di fare musica, ci sono due modi di esprimere quanto vogliamo dire: uno è proprio la parte letteraria del pezzo, che arriva diretta all’ascoltatore, l’altra è la musica in sé, elemento portante della nostra ricerca, che muovendosi attraverso fraseggi e soli sottolinea il cantato rafforzandolo maggiormente…….e poi bisogna capire che i Delta sono un gruppo nel vero senso della parola, non sono semplici musicisti alle dipendenze del cantautore o cantante di turno, quindi proprio come tale ogni singolo elemento trasmette le proprie emozioni con il suo strumento…..creando quel suono e quella ricerca che meritano lo spazio che hanno.
5.Tanta musica, tanti stili diversi. Quali sono i modelli musicali dei Delta?
DIEGO – Penso che il modello in comune a tutti i componenti dei Delta sia la mitica PFM, sicuramente inarrivabile ma grande ispiratrice. Personalmente poi posso dirti che apprezzo molto i Pink Floyd, grandi precursori della ricerca, così come gli Emerson Lake and Palmer. Sono un divoratore di cantautori, di quelli con la C maiuscola tipo Fossati, Ruggeri, Kuzminac e poi sono un appassionato della roots music americana, i vari John Hiatt, Steve Earle, John Eddie. Non disdegno nemmeno i generi contaminati tipo l’acid jazz dei James Taylor Quartet o degli Incognito.
6. Tra i vostri sostenitori, un posto d’onore occupano di sicuro la PFM e Goran Kuzminac. Come nasce questa amicizia che si è creata tra voi?
DIEGO – ti rispondo per Kuzminac, per la PFM lascio la palla a Stefano. Con Goran è successo tutto molto casualmente. Cercavo per negozi suoi cd ma erano praticamente introvabili. Così l’ho contattato tramite il suo sito ordinando 4 cd che mi ha spedito a casa, accompagnandoli con una lettera scritta a mano. Questo approccio diciamo così “umano” mi ha spinto a contattarlo per invitarlo ad una trasmissione radiofonica che conduco insieme a Stefano ma la distanza purtroppo non l’ha reso possibile. Così parlando gli ho accennato del nostro progetto e che saremmo stati onorati se avesse contribuito scrivendo le note di copertina. Inutile dire che ha accettato senza problemi, dimostrandosi attento e sensibile a queste iniziative. Per me personalmente è stata pura emozione leggere quanto ha scritto. Un grazie ancora a Goran.
STEFANO- I contatti con la PFM sono in primo luogo nati in radio: ho provato a contattare Iaia De Capitani (manager PFM) per avere in radio Flavio Premoli e da lì è proseguito un bel percorso di conoscenza reciproca. Iaia, a mio avviso, è una persona fantastica: se nel mondo della musica ci fossero altre persone come lei,renderebbe tutto più pulito e trasparente.
7. 24 anni insieme sono certamente un traguardo raro. Come mai solo ora avete deciso di creare un vostro album e quanto vi sta facendo crescere questo passo importante?
STEFANO - Penso che nella vita tutto segua un percorso preciso: probabilmente i nostri 24 anni insieme ci hanno portato a fare questa scelta “in età matura”. Forse prima non ci sentivamo pronti o forse eravamo solo spaventati: fare musica propria vuol dire mettersi in gioco a 360 gradi, se si è onesti con il pubblico, e l’abbiamo sempre ritenuta una scelta che merita attenzione.
8.Come spesso succede agli artisti musicali italiani, la vostra musica fa parte di un panorama underground, quel territorio che solitamente si definisce dei ‘piccoli artisti’. Di sicuro è un ambiente più piccolo e più autentico. Voi come vivete questa esperienza?
DIEGO – La viviamo con la consapevolezza che in questo modo possiamo esprimerci come più desideriamo, senza essere vincolati dal dover fare a tutti i costi il pezzo radiofonico. Se un brano per dire quello che vogliamo che dica deve durare 7 minuti durerà 7 minuti….sono forse i piccoli vantaggi (o grandi vantaggi) di chi ancora non è stato ingoiato dallo star system.
9.L’album Lenta Velocità è stato un incipit per entrare in una nuova dimensione? Possiamo sperare a breve termine in un altro album dei Delta?
DIEGO – prima di tutti lo speriamo noi!!! Comunque sicuramente questa esperienza ci ha caricato positivamente e stiamo già lavorando a nostri pezzi nell’ottica di un prossimo cd. Parlare di noi con la nostra musica da sicuramente molte più soddisfazioni che farlo attraverso una cover.
10. I Delta sono una band che amano accontentarsi di quello che hanno, ma se dovessero avverare un grande sogno, cosa sceglierebbero?
DIEGO – Il mio sogno per eccellenza è quella dell’esperienza di una tournée con i miei compagni di avventura. Per ora però mi basterebbe suonare in un locale e sentire che tra il pubblico una persona a me sconosciuta canta con noi le nostre canzoni….vorrebbe dire che qualcosa in qualcuno abbiamo lasciato.