La storia dell'imperatore di ghiacci e cristalli del Grande Nord: il pinguino imperatore, fluido nei movimenti, farfalla perfetta nei mari dell'Artico e crisalide nel suo cammino intorpidito e goffo sulla terra. Questa è un'epopea. Il film-documentario de "La Marche De L'Empereur" (La Marcia Dei Pinguini) di Luc Jaques è il mezzo per ammirarne il capolavoro di questa natura
C'è fascino di contrapposti in questo mondo di praterie di ghiaccio miste a distese d'acqua.
Chi meglio di Emilie Simon poteva interpretare la firma della colonna sonora di questo piccolo grande gioiello cinematografico de La Marcia Dei Pinguini?
CHI E' EMILIE SIMON?
Una miscellanea eterea di electro-groove dai colori pastello: per rendere l'idea la fibra sonora di Emilie Simon, si può arrotondare per eccesso il paragone del manto sonoro di artisti del calibro di Björk,Emilia Torrini e Siqur Ròs sotto il segno della gelida Islanda, ma qui ci troviamo cdi fronte ad un'artista con un qualcosa in più, Emilie Simon conserva un timbro artistico del tutto originale, che, ad esempio, si discosta da Björk per un timbro di voce pulitissimo e una sonorità stilizzata e minimale, il concetto di comunanza, è quello che fa della loro musica una dimensione appagante,ovattata e sfocata. Lo sanno bene in Francia: è qui che infatti è nata Emilie Simon ormai soprannominata da tutti "la Björk française" degna di uno dei posti in vetta alla classifica di qualità della musica d'oltralpe.Il suo capolavoro d'esordio è un album omonimo inciso nel 2003 dall'Universal con una Emilie Simon tutto fare: è lei la cantante, l'ideatrice dei testi a metà tra l'inglese e il francese, è lei a comporre gli arrangiamenti e a supervisionare gli effetti sonori. Il risultato è una ricercatezza che la porta a comporre un esordio intenso, sotto il buon auspicio della vittoria della manifestazione canora parigina Le Victoires De La Musique per la categoria electro-groove.
In Italia, fatta eccezione per qualche pioniere delle nuove linee d'aria della musica internazionale, il suo nome risulta del tutto sconosciuto, o quasi: un suo successo, la canzone Désert, è stata la colonna sonora di uno spot della Breil di qualche tempo fa.
Insomma, ad ogni modo, essere l'autrice assoluta della colonna sonora in inglese di un film internazionale come La Marcia Dei Pinguini è un grande balzo in avanti e si presta come un ottimi biglietto da visita che rispecchia a piene mani lo stile di una giovane grande autrice.
L'ALBUM VISTO DA VICINO
Che il volo pindarico tra i grandi ghiacci al confine del mondo abbia inizio.
Sembra un incantesimo la melodia sussurrata l'incipit di questa scia inaugurata da The Frozen Word: una voce naïf quella di Emilie Simon, accompagnata da un'armonia sonora che imita l'acqua con movenze di groove sottile lasciando trapelare anche componenti musicali classicheggianti come lunghi echi di violini su note basse che conferiscono tutta un eleganza particolare e sontuosa che si spinge senza contraccolpi in un lievissimo crescendo.
Quella stessa pendenza in salita si avverte anche in Antartic: un brano dal sapore più marcato incentrato su una sorta di gioco polifonico di vocalizzi.
Decisamente più calcata è la profondità sonora dell'elettronica sussultante di The Egg che, quasi nello stile del duo francese Air, si basa con chiarezza alla rievocazione visiva di uno stormo di pinguini che si tuffa in acqua fino a riconciliare il tema classicheggiante della visione crepuscolare delle tonalità limpide dell'Emilie Simon più tradizionale accompagnata da uno strascico di archi, il tutto in chiave strumentale.
Balzando in avanti nella track list, si scorge il tratto infantile di Baby Penguins, altra perla strumentale che questa volta richiama molto lo stile di Björk al secolo di Vespertine nell'interpretazione del breve intermezzo di Frost.
Rilassante, immateriale e aeriforme…di sicuro il grande pregio di questa colonna sonora è il grande impatto visionario che porta all'immaginazione che fa subito breccia nel messaggio della musica che si lega al filo del discorso del film in maniera lampante.
Le acque si smuovono con brani come Attack Of The Killerbirds e Aurora Australis, due pezzi che, un po' rovinano l'atmosfera celestiale di questo Grande nord regalando un graffio elettrico forse non del tutto necessario.Nessuna paura,però, la riconciliazione torna con The Sea Leopard, un brano candido che si svela la sua identità di rivisitazione di una canzone di Emilie Simon stessa, si tratta di To The Dancers In The Rain, contenuto nell'album d'esordio.
Ed è così che si sfiora l'atmosfera da carillon da sogno a mezz'aria in un dormiveglia melodico che, quasi come in una veste thriller, è spazzato via delle sperimentazioni hard groove di Mother's Pain (si tratta ancora una volta di una traccia strumentale) che stavolta balza fino al senso al tratto decacofonico di To The Dancers On The Ice, brano che poi finisce per trovare il suo equilibrio in un sinthy pop marcato.
La conclusione di questa tracklist della colonna sonora originale di "La Marche De L'Empereur" è affidata a quella dose fiabesca e orchestrale di ogni lieto fine che si stende sulle note di All Is White,ma per la giovane Emilie non è mai troppo tardi per fare l'elfa birichina e l'ultima dose d'elettronica arriva con The Voyage e Ice Girl.
IN CONCLUSIONE
Ottima prova per Emilie Simon, anche se forse in un disco magico e pieno di suggestioni come queste, sarebbe stato meglio evitare qualche incursione di troppo di un groove troppo marcato che più di una volta spezza il senso armonico anche se giustamente, ogni tema musicale deve adattarsi alle esigenze del film creando una corrispondenza con il suo pathos.
Una domanda sorge spontanea: che fine ha fatto Emilie Simon?
Essere la fautrice di una colonna sonora come questa non si presenta ancora come l'alibi del successo pronto a sfondare nei mercati italiani?
Intanto lei continua sulla sua strada mietendo successi, il 2006 è stata la volta dell'album Végétal…
2005 - Universal Music/Barklay
► TRACKLIST
1. The Frozen World
2. Antartic
3. The Egg
4. Song Of The Sea
5. Baby Penguins
6. Attack Of The Killerbirds
7. Aurora Australis
8. The Sea Leopard
9. Song Of The Storm
10. Mother's Pain
11. To The Dancers On The Ice
12. All Is White
13. The Voyage
14. Ice Girl (Bonus Track)
ASCOLTA LE TRACKS
DISCOGRAFIA
DESERT (2002)
EMILIE SIMON, (FEBBRAIO 2003)
FLOWERS, (OTTOBRE 2003)
LA MARCHE DE L'EMPEREUR ( OST; 2005)
► VISITA IL SITO UFFICIALE
Una carnagione chiara e una pioggia di coccinelle sulla schiena.
C'è chi la definisce la Björk francese, ma Emilie Simon dimostra di essere molto di più.
La sua raffinatezza, la sua perfezione sonora perfettamente armonica come il suo stile vocale a tratti infantilizzato da una ricerca dei testi che miscelano un presagio tra il naïf e l'enigmatico.
La Francia l'adora: i suoi flussi di coscienza sono qualcosa senza precedenti e certamente sono stati in molti ad accorgersene se lei è stata la reginetta della nota rassegna musicale ' Le victoires de la musique' nell'edizione del 2004 dove ha vinto il premio per la categoria elettro pop\groove.
Non si tratta di fortuna o di amori passeggeri, Emilie Simon al momento della pubblicazione del suo album omonimo datato 2003 non ha che 24 anni ma con alle spalle una ben consolidata maturazione artistica: il diploma di conservatorio dell'IRCAM, una famiglia di artisti jazz e una ricca esperienza in fatto di formalità discografiche, non per altro è stata lei ad arrangiare, produrre e scrivere i testi dell'album creando un senso intimista davvero intenso.
► L'ALBUM VISTO DA VICINO
Emilie Simon in Italia non spiccherà certo per fama per quel suo essere elegante e ricercata, troppo raffinata per una nazione che eccede troppo nel tutto e subito commerciale. Ad ogni modo, chi ha l'orecchio attento, dovrebbe riconosce Désert, il brano di apertura dell'album che fa da colonna sonora ad uno spot pubblicitario della Breil.
Si tratta di una traccia musicalmente più distante dal resto dell'album, con un inciso melodico più intenso che mira ad uno sfondo compatto con sottolineature pacate di chitarra elettrica ovattata e una lieve e quasi impercettibile batteria incline ad un accenno di jazz-fusion lasciando alle parole un amletico contesto chiaro scuro di amore, freschezza e improvvisa malizia.
Più intenso e profondo è invece il canto di Lise, brano che senza sbalzi porta avanti il volto della canzone incipit calandosi però in un sentiero più morbido in cui si consolida l'armonia di Emilie Simon strutturata su un equilibrio di chitarra elettrica, batteria jazz e effetti in VC3 che non stentano a dare un sapore molto alla lontana, in stile anni 70 ad alcuni legami melodici.
Si potrebbe dunque parlare di rock, o di progressive rock, ma le note di Emilie Simon scacciano ogni paragone immaginabile.
Il terzo brano, ovviamente in lingua francese come i precedenti, svela qualcosa di più ricercato, che mira ad un senso elettronico che sta quasi a simboleggiare uno spirito acquatico. Poi in effetti questa ricerca impressionistica legata all'acqua si concretizza nella traccia di Il Pleut ( in italiano: "Piove") in cui si crea una sorta di gioco minimalista che cerca di imitare il ticchettio dell'acqua, o comunque del senso sottile dello scorrere con leggiadria.
Arrivati a questo punto si inaugura la seconda parte dell'album: quella in cui tra il francese compaiono testi in inglese. Ad inaugurare questa seconda saga di arte musicale è un vero è proprio pezzo che ha fatto storia. Si tratta di I Wanna Be Your Dog scritta da Iggy Pop e gli Stooges: una traccia musicalmente rivisitata in maniera molto personale e acquerellata con cori glam e chitarre pulsanti che accennano allo stile dance alternativo di Björk ai tempi di Telegraph.
Ma sentendo To The Dancers In The Rain, i ritmi da cover sono già archiviati per una sorta di intimismo nelle corde di Elisa con il suo album unplugged "Lotus", si svela così quasi un sussurro cantato quasi nella tonalità di una dolce ninna nanna che continua anche nel senso ineffabile di Dérnier Lit.
Una nuova atmosfera si viene poi a creare con Graines D' Étoiles con spasmi d'alternanza sia musicali che vocali creati grazie all'effetto di contrasto formato dal duetto di Emilie Simon con Perry Blake che si alternano tra una sonorità di violini sontuosi un continuo intreccio di inglese e francese, l'atmosfera poi si rilassa nel senso volutamente frivolo di Flowers, dal tono sbarazzino e un po' canzonatorio che si ristabilizza in Vu D'Ici, una delle canzoni più riuscite di questo disco grazie ai toni vocali perché si alternano in salite e discese costantemente riproposte in una sequenza discontinua; in seguito tutto scivola in una sorta di valzer di groove intitolato Blue Light che fa da strascico agli echi di flauto da sonno\veglia del gran finale delicato di Chanson De Toile.
► IN CONCLUSIONE
Giovane ma ineccepibile, Emilie Simon regala nel suo album omonimo e per certi versi autobiografico, svela un' atmosfera delicata e armonica con un'ottima e inedita ricerca dell'impatto sonoro mantenuta sempre ad un livello vellutato per un perfetto album d'ascolto geometricamente bilanciato in ogni suo verso.
Se avrete la possibilità di reperire questo magico cd, non disdegnate il suo richiamo,il senso di questo spirito libero e creativo non vi deluderà con il suo senso diretto e allo stesso tempo con influenze ricercate.
SCPP\ Universal Music\ Barclay. 2003
► ASCOLTA GLI ESTRATTI DELL'ALBUM SU
► TRACKLIST:
1.Désert
2. Lise
3. Secret
4. Il Pleut
5. I Wanna Be Your Dog
6. To The Dancers In The Rain
7. Dernier Lit
8. Graines D'étoiles
9. Flowers
10. Vu D'ici
11. Blue Light
12. Chanson De Toile
► DISCOGRAFIA
DESERT (2002)
EMILIE SIMON, (FEBBRAIO 2003)
FLOWERS, (OTTOBRE 2003)
LA MARCHE DE L'EMPEREUR ( OST; 2005)
► VISITA IL SITO UFFICIALE:
http://www.emiliesimon.com/