È il presagio della grafica di copertina ad introdurre il senso profondo di Dopoguerra: emblematico,iconografico, possente: i tetti di Roma sotto un cielo rosso. Rosso come un'atmosfera da tempesta invisibile, profetica e tremendamente "post" così come la definirebbero gli stessi Klimt 1918, la band romana capitanata dal cantante\chitarrista Marco Soellner, ex componente degli Another Day.
Se il loro primo full lenght Undressed Momento (2003) era stato il frutto di una meditazione artistica dilungata in 8 anni di ricerca sonora eterogenea, Dopoguerra (2005) s'impone come la sua antitesi: un album spontaneo e omogeneo nato in un solo anno.
► PREMESSA: LA COSTRUZIONE DI UN'OPERA PRIMA
I Klimt 1918 erano già un marchio di fabbrica, ma con Dopoguerra, la consacrazione arriva con un contratto discografico con il cult label tedesco Prophecy affiancato con la collaborazione in sala d'incisione ( la The Outer Sound Studios) di Giuseppe Orlando (batterista dei Novembre)
► IL CONCEPT
Il sapiente art work di copertina non è un caso, ma una profonda meditazione sulla messa in opera di un concept album che affronta appunto il tema del dopoguerra.
La dice lunga il motto del disco: "It's not postwar, it just another war".
Marco Soellner affida a quest'album il sapore della convalescenza: << L'ho sempre detto, i Klimt fanno musica delle macerie>>.
Il tratto onnipotente del post modernismo dei Klimt 1918 si lega ad un inno alla convalescenza che ha come tema la ricostruzione fiorita delle macerie stesse. Si tratta di una suggestione che si lascia scorrere nelle memorie di film neorealisti di Rossellini, Visconti e De Sica in cui tutto mira ad una ricostruzione dal passato nella fugacità e imponenza suburbana di gru in contro luce. .
Questo è il senso visivo e spirituale dell'album che porta con sé anche un fenomeno di ricostruzione dell'apparato sonoro. I Klimt avviano così il restyling della loro concezione musicale, che, ai tempi di Undressed Momento lasciava trasparire influenze dark wave, hard rock e evanescenti suggestioni metal figlie di reminescenze artistiche degli Another Day.
Ai tempi di Undressed Momento, si affrontavano paragoni con i primi Anathema e gli scandinavi Katatonia passando per i The Cure ma ora è tempo di miscelare il tutto creando un post concept a tutto quello che c'è stato prima.
Nasce così un album meno dark wave e più dilatato verso la corrente stilistica dettata dalle reminescenze punk-rock, new wave anni 80' degli U2 di Bono Vox ai tempi di The Joshua Tree in chiave Brian Eno sulle strumentazioni tipiche di brani come Where The Streets Have No Name.
Lo stile U2 è quello che più emerge in superficie, ma andando a scavare nei particolari sorgono contaminazioni attinte da Explosion In The Sky, Godspeed You! Black Emperor, Dredg e dalle ballads degli Interpol.
Se la musica dei Klimt 1918 enfatizza il messaggio di ricostruzione sulle basi del passato, quello di convalescenza è dato dai testi: vera e propria perla emozionale in cui il tema della guerra non è mai affrontato pienamente ma a rappresentarlo è l'insieme delle schegge più disparate nel concetto di "post" in chiave di modalità provvisoria, alternativa e irreale.
► DOPOGUERRA IN GENERALE
Se Dopoguerra è un'opera prima, lo dimostra anche la sua presentazione: si tratta di un doppio album in versione deluxe: artwork in rosso denso di significati, copertina cartonata, l'album originale con 10 track aggiunto a quello supplementare con rivisitazioni sonore, inediti e una ricchissima traccia interattiva con interviste, commenti della band e testi delle canzoni … un lavoro,dunque, che sembra non avere nulla da invidiare ai prodotti di una major e gli apprezzamenti e le critiche positive dal mondo delle recensioni italiane ed estere arrivano a pioggia.
► L'ALBUM VISTO DA VICINO
Se Dopoguerra si propone come un concetto di provvisorietà e irrealtà mista a nostalgia aspra e speranza futura, nulla invita i Klimt 1918 a preferire un introduzione che attinge dal dopoguerra del 1945.
L'ouverture è affidata alla registrazione del messaggio radiofonico che annuncia tra un inno di Mameli nostalgico e da una solennità ancestrale la caduta del Fascismo e la proclamazione provvisoria dello stato d'eccezione.
Entrando nel vivo dell'album, (dal sapore altamente internazionale per i testi in inglese) dato il suo senso musicalmente omogeneo e compatto, si rende subdola l'ipotesi di analizzare Dopoguerra traccia per traccia. Dichiarato l'impatto immediato ed energizzante dell'incipit in chiave tendente a Brian Eno del brano They Were Wed By The Sea, l'atmosfera si sposta allo spirito più incidente dell'album: "i testi della convalescenza".
Tra le suggestioni più decise c'è << il ricordo dolce e spietato dell'infanzia>> contenuto in Snow Of 85', un brano dedicato alla surrealtà dagli occhi dei bambini dell'abbondante nevicata romana nel 1985. Me se qui si tratta di un mood di convalescenza leggera, testi più impegnanti arrivano con le note leggermente più dark di Rachel, un brano dedicato alla giovane attivista americana Rachel Corrie impegnata nell'International Solidarity Movement per i diritti del popolo palestinese nella striscia di Gaza: non si tratta di una canzone di compianto, ma sempre e comunque di speranza in cui nulla è vano per il bene della ricostruzione così come nella traccia rivitalizzante di Dopoguerra che accenna collegamenti alla caduta del Muro di Berlino ma anche di La Tregua che si affaccia invece ad un approccio più cupo così come Lomo, una canzone che prende il nome dalla macchina fotografica in possesso dal KGB.
Passando invece al dopoguerra in senso lato, in quella quiete dopo la tempesta del nostalgico e malinconico estro dei Klimt 1918, si affacciano le impressioni di Nightdriver: il senso surreale del viaggiare di notte e al rimpianto della gioventù fugace di Because Of You Tonight fino a sfiorare l'atmosfera palpabile del brano di chiusura Sleepwalk In Rome: il ritratto di Roma nell'insolita notte bianca del 2003 immersa nel black out.
► CONCLUSIONI
Per chi già ha ammirato i Klimt 1918 nella versione Undressed Momento riuscirà a capire in pieno a comprendere lo sviluppo del tanto atteso prosieguo artistico che natura su una strada diversa ma più consapevole di un filo portante che, come sempre, non abbandona mai quella firma di Secessione e Post-modernismo che danno ai Klimt quel sapore rarefatto e prezioso immerso in una filosofia a tratti glamour dal simbolismo impareggiabile.
► EXTRA
Aggiungendo brevi riferimenti agli arrangiamenti strumentali della versioni rivisitate del secondo cd di quasi 40 minuti d'esecuzione ( più traccia interattiva) , è certamente da notare la chiave crepuscolare che aleggia tra la voce in slow motion di Marco Soellner e le lievi variazioni al pianoforte e alla chitarra classica accarezzate da una sottile nota di solennità e senso intimista che attraversano They Were Wed By The Sea in versione rarefatta, l'inedita Never Ever e soprattutto il dolce tappeto melodico totalmente strumentale che armonizza le note di Yanqui Girl In Rafah ( la reprise di Rachel).
Discorso totalmente diverso per Cry A Little, brano caratterizzato da un pulsante elettro rock, uno stile conservato ma diversamente interpretato in maniera diversa in Dreaming In The End Of The Night. Una sequenza che si chiude a sorpresa con un impatto dance wave fortemente anni 80' del remix di Sleepwalk In Rome.
Prophecy 2005
► TRACKLIST
■ CD1
1. _ (Intro)
2. They Were Wed By The Sea
3. Snow Of'85
4. Rachel
5. Nightdriver
6. Because Of You, Tonight
7. Dopoguerra
8. La Tregua
9. Lomo
10. Sleepwalk In Rome
■ CD 2
1-They Were Wed By The Sea (Rarefied)
2-Never Ever
3-Yanqui Girl In Rafah (Rachel Acoustic Version)
4-Cry A Little
5-Driving At The End Of The Night
6-Sleepwalk In Rome (Remix)
►DISCOGRAFIA
Secession Makes Post Modern Music (2000, cd promo autoprodotto)
Undressed Momento (2003, My Kingdom Music)
Dopoguerra (2005,Prophercy)
► CHI SONO I KLIMT 1918
Marco Soellner: voce, chitarra
Paolo Soellner: batteria
Alessandro Pace: chitarra
Davide Pesola: basso
► LINKS
► DOVE SI PUO’ COMPRARE
Tutti gli album sono acquistabili sul sito ufficiale nella sezione ‘Music’
Sul catalogo iTunes
Chiamatelo “Rock di Secessione”: dark wave anni
In quanto a paragoni sonori, Undressed Momento (2003) ha una dose inaspettata di maturità sonora paragonabile alle tendenze musicali di Anathema, Katatonia e The Cure estrapolate in un concetto del tutto innovativo.
Undressed Momento è l’album d’esordio prodotto dalla My Kingdom Music, ma per capire la filosofia del Klimt1918 basta risalire al titolo del loro promo autoprodotto “Secession makes post-modern music” (2000).
Secessione e post moderno. Ecco il fulmine che contraddistingue il marchio di questa band: basta far caso al loro nome che da omaggio al pittore della Secessione Viennese Gustav Klimt e al 1918, anno della sua morte e della fine della Prima Guerra Mondiale. È così che per la band di Marco Soellner&Co. nasce il concetto di post moderno, anti accademico e posteriore agli schemi, un termine che sarà tanto levigato nell’ispirazione del Klimt 
Undressed Momento è senza dubbio un album dallo stile prezioso per la freschezza e l’innovazione sonora che man mano lascia scoprire la sua mutevolezza: un fattore giustificato visto che la sua messa in opera raccoglie una tracklist registrata nel giro degli 8 anni in cui la band ha prodotto canzoni inedite. C’è da precisare comunque, che, malgrado la frammentazione temporale, i Klimt riescono a sfornare un album di gran lunga soddisfacente che gioca uno dei suoi maggiori assi nella manica con testi in lingua inglese che vivacizza la loro musica a livello di una qualità internazionale.
Undressed Momento parte con un intro particolare: metallico, decadente, ovattato.
Una bimba in lontananza che canticchia, una donna con i tacchi che gira per la stanza fumando una sigaretta a pieni polmoni. Effetti sonori con alle spalle un grande silenzio.
Ma eccoli i Klimt1918: spezzano il silenzio con Pale Song. Atmosfere elettroniche fluide, vagamente riconducibili al binomio Brian Eno – U2 che riescono ad equilibrare ritmo e introspezione setacciata dalla firma della batteria di Paolo Soellner armonizzata con i riff di basso e chitarra.
Si procede con Parade Of Adolescence caratterizzata da un sound energico compatto come Pale Song, ma molto più vivace e cristallino grazie alla voce di Paolo Soellner incline a caratterizzare l’emotività della musica del Klimt.
Ma il pezzo epico dell’album è forse We Don’t Need To Music, un vero biglietto da visita di quasi 6.30 minuti : post moderno nell’introduzione, impeccabilmente centrato nella lunga suite strumentale d’ingresso per poi affrontare una breve strofa in italiano ricca di una ricercatezza compositiva nel lessico davvero elegante e intrigante che gradualmente si lascia sopraffare dal sapore melodico, che assume quasi le sembianze di un gothic metal, in cui la voce in inglese di Marco Soellner ritorna a padroneggiare.
Impatto differente invece per la traccia di Undressed Momento, si tratta senz’altro dell’apice del mood nostalgico che mira ad un sapore filigranato di new wave elettronica trasparente, quasi un approccio acustico, che ripercorre trasversalmente tinte sonore sfumate.
È da questo punto che l’album si snoda verso una ricerca del tutto differente, basata su una vena prevalentemente hard rock che tende quasi al metal senza mai raggiungerlo.
Si tratta di una ricerca graduale, a darne il primo segno è la moderazione di That Girl, brano a metà strada della concezione elettro avantgarde e hard rock che si addensa nel senso cadenzato e trasportante di Naif Watercolour che dopo un’ accelerazione nell’articolazione strumentale, ritorna a sfiorare il paradigma cristallino dettato dal groove di Parade Of Adolescence.
Ma se si vuole andare a cercare il lato più ruvido dei Klimt 1918 un punto d’inizio è il senso gotico di If Only You Can See Me Now ricco di fraseggi in riff, di trascendenze suggestive in un retrogusto secessionista a tratti spiritico e da sempre accompagnato dalla voce guida di Marco Soellner che sembra tendere ad un sapore vocale di attesa quasi apocalittica.
Ed eccola l’apocalisse.
Si tratta del brano di chiusura Stalingrad Theme: un prorompente impeto strumentale rugoso e abrasivo come non mai graffiato da un ruggente Alessandro Pace alla chitarra e dalla batteria di Paolo Soellner iper meticolosa nei particolari e satura e intensa sulla gran cassa, sembrerebbe metal, ma ancora una volta l’effetto non si raggiunge. C’è di nuovo la voce di Marco Soellner a riportare l’equilibrio che mai come adesso risuona di decadenza e di post modernismo.
► IN CONCLUSIONE
Undressed Momento è un album sopraffino che supera di gran lunga l’etichetta di underground per dar vita ad un lavoro complesso e ben articolato malgrado si tratti di un disco d’esordio.
Ottimamente costruito tra testi e strumentazione si lascia subito abituare all’ascolto con gradevolezza, anzi, con vera e propria dipendenza sempre e comunque accompagnata da un sinonimo di alta qualità che con il retrogusto filosofico del post moderno riesce quasi a crearsi un senso iconografico tutto particolare. Non si tratta affatto di un disco banale, ma riesce ad adattarsi agli ascoltatori più esigenti ma anche ai romantici e ai nostalgici in cerca di uno spunto interessante.
È un album perfetto nel suo genere, ma con i Klimt 1918 i limiti della perfezione non raggiungono mai la vetta, la prova successiva di Dopoguerra lo conferma…
01. (intro)
02. Pale Song
03. Parade of Adolescence
04. We don't Need no Music
05. Undressed Momento
06. That Girl
07. NaifWatercolour
08. If Only You Could See me Now
09. Stalingrad Theme
►DISCOGRAFIA
Secession Makes Post Modern Music (2000, cd promo autoprodotto)
Undressed Momento (2003, My Kingdom Music)
Dopoguerra (2005,Prophercy)
► CHI SONO I KLIMT 1918
Marco Soellner: voce, chitarra
Paolo Soellner: batteria
Alessandro Pace: chitarra
Davide Pesola: basso
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Tutti gli album sono acquistabili sul sito ufficiale nella sezione ‘Music’
Sul catalogo iTunes