postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 09:24
14/02/2008

 

 

 

 

Chi, col cuore e col sangue medita cose impossibili, vince

è dura, ma vince.

Ne sono assolutamente convinto.

(Nicola Barghi)

 

"We are young, we're still young" è una frase che ama spesso citare la voce del brit pop. Quando ho conosciuto i primi passi del suo disco, lui cominciava appena a fare concerti, per me, scrivere recensioni musicali era un conto, un altro parlarci con chi era il protagonista di quello che scrivevi,figuriamoci delle interviste poi. Avvertivi un certo patema,una cosa nuova,adesso è normale. E poi tutto può cambiare,si può ampliare. Sia per me che per Nik.
E anche per Nicola Barghi è tempo di best of,così come fanno i grandi della musica, chiudere un capitolo per aprirne uno nuovo. Si chiama Songs e raccoglie tutto ciò che è stato maturato negli anni della sua musica. La sua chiave blues tonante, il Liverpool che è in lui inconsciamente,quello è l'emblema.

Si può dire che,questo scritto abbiamo deciso di scriverlo insieme, un qualcosa di "unplugged" a suo modo, un racconto,un diario. 3 giorni a parlare,a scavare insieme. Anche questa è una cosa da grandi. In una parola, una piccola isola che porta in sé un po' di Elfland. Come tanto tempo fa, quando Nicola era una voce che usciva dal walkman tra le luci spente,sospeso tra i Beatles e il profumo di Tolkien alla rincorsa del principe Legolas, in attesa di trovare le parole per descrivere com'era tutto questo, ma con quel qualcosa in più, di come quando nel 2004 lui mi scriveva per e-mail che "ero una persona che ha veramente ascoltato un disco e non messo li tanto per girare", una frase che oggi ci fa sorridere di gusto, erano i miei primi approcci a I Must Be Wrong.

Chi lo conosce Nicola, potrà rivivere mille momenti, chi non l'ha ancora sentito nominare, scoprirà una bella parentesi musicale del rock della Toscana underground.

Buon viaggio a tutti. Senza scansioni, questo è un memorabilia.
Partiamo da dove è più consono partire, da questo best: un po' a sorpresa, del primo album I Must Be Wrong, quello acustico,-come dicevo anni fa - un po' alla Rubber Soul,non rimane che You're My Lover e nulla se non l'umore della scoperta e del mettersi in gioco di Mind's State, un disco sperimentale alla maniera di Karlheinz Stockhausen. Chi la vince allora è il Nicola Barghi più graffiante e da palcoscenico, quello di Time Of Vår: il Nicola più disinvolto e più live al suono del pop rock dal sapore britannico da Something To Hide a Tear Stained Face fino al gioco alla Sgt Pepper's sulle fanfare di I Cannot Be Late. Ma il colpo di scena è dietro l'angolo, spunta un inedito molto particolare: Non E' Un Gioco, la prima canzone di Nicola in italiano e come si sa, smettere di cantare in inglese per ritornare alla propria lingua,in un modo o nell'altro cambia qualcosa.

Ha una certa audacia questo tirar fuori da un solo album 8 tracce per un best, Nicola mi risponde così: <<Sinceramente ho pensato a quelle che ritenevo più toste e graffianti e pensando anche a quello che i miei fan mi dicevano di preferire, ho stilato una lista di canzoni, poi inevitabilmente mi sono ritrovato a scegliere quelle di Time Of Vår, me ne sono accorto dopo. Io e la mia agente le abbiamo scelte anche in base a quelle che propongo dal vivo>>

Di certo restano escluse alcune perle come Blue Seagull o My Soul che, pur trattandosi degli esordi, in un disco in acustica e senza band, tiravano fuori il germe perfetto del primo Nicola in stile blues alla chitarra e la grande assente è forse Weeping On A Willow, uno di quei brani che a I Must Be Wrong faceva da copertina, al di là del mio lieve disappunto, se non altro è un pretesto in più per andarselo a riscoprire questo disco per chi non lo conosce.

<<E' vero Weeping ci poteva stare, concordo ma sai com'è... "scelte della casa discografica"... si, ricordo benissimo ero un novizio (ride), ero sulla via del monachesimo erano davvero altri tempi come ti dicevo nell'intervista su I Must Be Wrong mi ricordo l'odore delle notti passate a mixare e registrare i pezzi... odore delle corde della chitarra... un qualcosa di intimo, molto. Ma dovevo chiudere in qualche modo con il vecchio Nicola... Old Nicola. Come potrai notare mi sono piano piano mosso sempre verso un qualcosa di universale: sempre rivolto al mondo, all'essere al contatto con la gente e questo in TOV si sente benissimo perché è più rock, più forte e più vivo. Noterai ancora di più questo mio cambiamento quando ascolterai i nuovi brani in lingua italiana che sto facendo,come dicevo nell'intervista su Mind State: pezzi brevi, concisi, 2 minuti e mezzo massimo 3, con quello stile fresco, british rock/pop insomma.>>

Ma se dei vecchi tempi, quelli intimisti e primordiali, proprio vogliamo parlare, Nicola risponde così: <<Devi sapere che I Must Be Wrong è il mio primo approccio con un Disco serio prima avevo fatto due demo, "Float Up Stream" e "Oggi Forse". IMBW contiene qualche brano di Float Up Stream e quindi contiene idee che vanno dal 1998 al 2002. Diciamo che era molto intimistico perché facevo soltanto quello. IMBW sono io a cavallo del 2000, un periodo in cui per me era tutto nuovo, un fare le cose per la prima volta: la prima volta che arrangiavo, la prima volta che suonavo tutto io, la prima volta di tutto, però poi si cambia,non avevo mai suonato dal vivo quindi si può dire che io sono nato come cantautore in studio, poi ho affrontato il pubblico sul palco... e in Time Of Vår si sente... lo dici anche tu che sono un animale da palcoscenico. Ecco io amo davvero suonare in pubblico e crescendo con questo desiderio le mie canzoni son cambiate e son diventate più da live, da gruppo, da band meno seghe mentali ma sempre spirito pionieristico.Quello sempre.>>

Ascolta un po' di tutto lui, Police, Tory Amos, Deep Purple, Genesis, The Kinks, Vangelis, Led Zeppelin, ma più di tutti in lui domina lo spirito dei Fab Four e fa tutt'altro che nasconderlo: <<Beatles all'eccesso nelle influenze...per me l'influenza è una cattiva cura di sé... quindi sono sempre malato, malato di musica. No, non mi sto chiudendo a riccio sui Beatles è che escono da soli ormai fanno parte di me poi con questo progetto Beatles Tribute è come se le avessi scritte io le canzoni. È molto tempo che non ascolto qualche loro album, ormai però sono dentro di me...>>

E qui c'è da cogliere la palla al balzo, qual è la canzone dei Beatles che più gli fa da autoritratto?
Bene, me la tira fuori proprio da quel Rubber Soul, lui che a Sir Paul nel 2001 gli ha anche stretto la mano riportandosi a casa Wingspan autografato, dice che la sua canzone è Drive My Car. Certo, brano che si tira in primo piano quella frase "Yes, I'm gonna be a star" ma anche perché, la sua "car", la Ford Focus è stata un po' una musa e una grande compagna di avventure. Una bella canzone nasce da una semplice emozione, non tanto per quelle solenni parole del booklet di IMBW dove,pare comunque che gli umori non siano cambiati quando:<< le cose migliori escono quando meno ci pensi quando sei in auto e sfrecci in autostrada. Bisogna distrarsi per creare, l'arte è una forma di distrazione, quando sono in auto e guido il mio cervello funziona parecchio... è come se dovessi essere sempre impegnato per avere idee...più cose ho da fare e più vengono le ispirazioni>> Certo,questo si. Ma la Ford Focus racchiude in se un piccolo best of di eventi.

Punto 1: 240.000 kilometri in 4 anni, su e giù dall'Italia alla Svezia prima di tutto. Magari anche a spinta e senza gasolio… quando nelle polaroid svedesi, << l'emozione più bella è stata quando alle 2 di notte finivamo di suonare e uscivamo fuori c'era il sole. Però intanto in Svezia suoni! Ho organizzato i concerti tramite email, okay che conoscevo Lars Israelsson (assessore alla cultura di Gallivare, il paese che ha organizzato le date) ma è stato tutto come promesso e anzi… abbiam fatto 1 data in più.>>

Ma quando io ripenso a quella pazzerella di una Ford Focus, ripenso a quella follia per l'ispirazione del video di Time Of Vår che ha uno di quei making of, secondo solo alla mitica performance on stage a Milano durante il Beatles Tribute dove,sulle note di Got To Get Into My Life, Diego Cataldo (il batterista) aveva il compito di "suonare" il martello e lo scalpello in omaggio a ciò che fecero veramente i Beatles in studio di registrazione e tra le risate di tutti, oltre ad essersi dato una martellata sulla mano gli si è pure staccato il martello dal manico...

Il video di Time Of Vår (il brano passato tra i palinsesti di Radio 1 su Radio Demo, tra l'altro),tutto si riassume sulle inquadrature di una folle corsa di una telecamera a spalla, un ritmo veloce, prima l'erba,poi l'asfalto, poi il grande traffico. Facile a dirsi ma… << guidava mio padre,eravamo sopra casa,una strada che porta ad una chiesina, poi un curvone: io sul sedile posteriore che mi tenevo con la mano destra e con lo sportello aperto mi stendevo rasoterra con la videocamera. Mi sono divertito tantissimo>> E il traffico? <<Ahhh, il traffico, favoloso! A Roma. Ero con un amico, dico "mi porti in giro per Roma devo fare delle riprese?"e lui "ma io non ho l'auto,ho una bici" e quindi in 2 su una bici. Quello che pedalava era lui e in salita soffriva, io dovevo riprendere, eh...Poi si arriva ad un semaforo e mi fa "oh... Nico... non ... non ce la faccio... più..." ed io "ok ragazzo, prenditi qualche minuto di pausa" e in quel momento vedo il traffico, il semaforo diventa rosso e io mi butto in mezzo alle macchine con la videocamera...i romani si son scatenati... urli da tutte le parti "AO' 'ndo cori?""MA 'nDO VAIIII",ho rischiato che uno in vespa mi investisse...l'ho poi tagliato nel montaggio>>

E poi? E poi c'è Elfland. "la casa". Si trova a Stia, vicino Arezzo,vicino al parco nazionale, oggi lassù c'è un cartello con su scritto vendesi,ma il Nicola "musician & songwriter" è nato li. I suoi dischi mi sono sempre arrivati per posta, con quei pacchetti con su scritto, Mittente: Nicola Barghi…Elfland… << Elfland sono io... ovunque vada. Elfland. Basta parlare alle poste e dirgli che qualsiasi cosa arrivi a Nicola Barghi con indirizzo Elfland è mio, feci così! A parte che poi mi arrivavano anche indirizzi errati, "Elfoland", "Loc. Pampo anziché Campo", "Loc. Elflandia"... uno mi scrisse così>>.

Insomma, tutto cambia e tutto resta com'è,il cantiere è sempre aperto: << Le cose nuove di adesso... beh non mi riconoscerai neppure, te lo anticipo. Se ci pensi bene io sono nato scrivendo musica classica e cantautorale poi l'assurdo con Mind State dove Stockhausen docet...dopo sono andato sul rock live e poi il silenzio,ho scritto poco,mi sono dedicato ai live, all'organizzazione. Breve tour in Svezia, il concerto all'Università di Verona, il Beatles Tribute a Milano. L'Italiano è una brutta bestia, sia come l'essere italiano che la lingua e questa Non E' Un Gioco è una prova, il pezzo adesso l'ho ripreso ma riarrangiato in maniera diversa, più da band. Delle altre nuove canzoni in italiano, parto con il dire che non sono un artista da taglio vene, non sono uno da pezzi profondi da stile psicanalisi, mi piace affrontare la vita con il sorriso, è tutto bello, positivo, se siamo in coda sull'autostrada e bestemmiamo per la fila che non si muove, poi ci voltiamo a sinistra e vediamo un tramonto da favola, ecco, vedere il lato positivo. Basta con il nichilismo, le seghe mentali. È più forte di me, sono un ottimista, e questo è ciò che voglio far trasparire dalle nuovi canzoni. Ho una direzione e ci sto provando, sono cresciuto e anche se scrivo pezzi più semplici è una semplicità che arriva dopo un percorso. Ho già fatto pezzi di 10 minuti, assoli lunghi in stile blues. Adesso cambio>>.

"Chi, col cuore e col sangue medita cose impossibili, vince, è dura ma vince. Ne sono assolutamente convinto." Dice sempre così Nicola, quello che resta da cambiare è la dimensione della musica live. Vive nell'underground di Firenze che una volta era un'istituzione di laboratorio della musica underground, ma oggi è più difficile, sono un po' i tempi che lui definisce "cacofonici", come My Space: <<In Italia è difficile fare quando non sei un Nome, suonare per 100 euro divise in 4 musicisti mi dici che senso ha? La colpa è un po' dei gruppi emergenti che suonano gratis perché per loro va bene così e quindi stroncano il mercato di chi invece lo fa di professione e si sbatte per proporre uno spettacolo sul quale ha sudato e che però funziona, perché funziona eccome. E la qualità sparisce e diventa tanta quantità che non sai che fartene,c'è gente che non sa tenere in mano uno strumento ed è grave perché vedi che loro suonano (gratis) e hanno diverse date mentre invece gente come me, i miei amici della band, Marco Parente, Andrea Chimenti e Massimo Fantoni e molti altri, durano una fatica boia per portare avanti il loro progetto...Oppure c'è il locale che ti dice "facciamo una data di prova…" e magari pretendono che tu gli porti gente... tu musicista. A volte si rasenta l'assurdo… ho conosciuto gente che diceva che il locale in realtà non dovrebbe pagare... perché offre uno spazio e il musicista invece dovrebbe pagare per suonare e poi se diventa un nome è dovuto alla sua bravura. Ma facendo così si da spazio a chi lo fa per puro divertimento e ha soldi (tanto ha un altro lavoro o comunque non gli interessa di guadagnare con la musica) e si stronca chi invece del musicista ne fa il mestiere! Ci vorrebbe un direttore artistico del locale che vaglia i gruppi, ma serio.
Un gruppo di locali LIVE (parlo di Firenze) si potrebbe mettere d'accordo formando una specie di collaborazione in modo che un gruppo che suona in un locale poi suona negli altri 5 o 10 o 20 locali quindi acquista un giro,acquista fan, acquista anche bravura, ma vanno pagati.>>

Eppure la grinta sta nel non demordere mai, e Nicola ha sempre potuto contare su una "family - factory", una grande famiglia allargata che è tutto pane e management per lui. Andrea Barghi, suo padre, "il fotografo d'emozioni", il Brian Epstein di turno e Veronica Bernacchioni, la sua compagna, ma anche sua madre ovviamente, come pure Barbara Rossi, sua agente e compagna di vita. Tutto con un profumo, ancestrale che comincia quando comincia l'avventura, e un pianoforte è il centro del mondo. Ed è quello che più piace a me, che è autentico: << Senza la "pazzia" di babbo e mamma non avrei scoperto la musica, anzi quel pianoforte ne nasconde una...sai che nel 1987 (Nicola aveva 7 anni) mio padre tornò a casa con il pianoforte anziché con i soldi per pagare la luce? Si ritrovò al laboratorio fotografico per far sviluppare delle foto che aveva fatto e aveva appena ricevuto un assegno di 2 milioni e mezzo per un lavoro fotografico, parla che ti parla il proprietario del laboratorio gli chiede se conosce qualcuno che voglia un pianoforte e mio padre gli fa "bello, piacerebbe a me" e il tizio del laboratorio "io chiedo 3 milioni ma se lo vuoi te te lo metto 2 milioni e mezzo" mi padre prende l'assegno glielo gira e torna a casa con il pianoforte!!!!
Roba dell'altro mondo!
Eravamo in bolletta, periodo molto difficile, ma come ti dicevo prima se ti svegli al mattino con il sorriso poi le cose ti vanno meglio,è stata dura... Adesso siamo qui e non mi sembra di stare in una brutta situazione. 10 anni dopo stessa storia per una chitarra elettrica e un basso,come faccio a rimpiangere? A parte che ero piccolo, però dev'essere il modo di affrontare la vita dei miei genitori che ho appreso da loro, anche se diciamo che sono un po' più ponderato (i miei amici direbbero il contrario): mio padre è l'ariete sfonda tutto e non ha paura di nulla e questo l'ho preso da lui mia mamma invece più più con i piedi per terra...ed questo l'ho preso da lei quindi sono 'equilibrato'. Con mio padre ora siamo sempre a darci consigli. Su IMBW lui pigiava R per registrare e lavoravamo ai pezzi quasi insieme, anche su TOV c'è qualcosa, mentre in Mind State è stato proprio la mia ispirazione, come se l'avesse fatto lui.>>

E questo forse Nicola non lo sa, ma quando recensii I Must Be Wrong, di fretta e furia, due giorni prima di partire per la Svezia, suo padre Andrea mi scrisse questo, era un giorno di pioggia, il 26 settembre 2004: <<Io c'ero mentre Nicola inventava,creava,limava,smussava i brani che hai ascoltato e non solo…il solo mio merito (se c'è) è dovuto al fatto di averlo messo al mondo…il resto Nicola se lo è saputo fare da sé,e questo mi fa piacere. E' capace di camminare con le sue proprie gambe e lo ha dimostrato non solo con la creazione del cd in oggetto ma con altre opere un po' più conosciute e un po' meno. Mi auguro che riesca ad avere quella opportunità che si merita.>>

E Nicola mi scrive ancora: <<Andare in Svezia con la mia auto stracarichi di strumenti e cibarie, in 4 musicisti, all'avventura, 2 giorni di viaggio ininterrotti, 44 ore... Anche questa è pazzia ma se uno non è pazzo che cavolo vive a fare? Io non vedo muri di confine nelle cose. Veronica e mio padre erano in Svezia per conto loro con il Camper noi siamo arrivati dopo, abbiamo rischiato di rimanere a piedi senza gasolio, a spinta per qualche chilometro, poi,un po' di gasolio agricolo preso da un signore anziano fino ad arrivare al distributore… pazzia, e amore dell'avventura.
Dicevi della famiglia! Diciamo che sono stato un furbone, come tanti stupidi mi definiscono, convivo con una donna che mi fa un po' da agente e che ha il figlio al quale piace fare il tecnico del suono e dj ed è anche bravo gli ultimi concerti c'era lui e sinceramente è un piacere lavorare con gente che ci capisce...non servono parole o discorsi...è una bella cosa, ha 16 anni e come tecnico del suono live è molto più bravo di me. Quando si trova una persona che condivide le tue scelte... crollano anche le montagne più alte>> 

►NICOLA BARGHI I LINK:

www.nicolabarghi.com
www.myspace/nicolabarghi

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 14:49
22/04/2006

Chi ne ha sentito parlare dovrebbe saperlo: Nicola Barghi e la sua chiave rock blues è ormai un binomio consolidato, se Time Of Vår (2005) non fosse un album autoprodotto e ancora da scoprire per il grande pubblico si tratterebbe di una pietra miliare: è il risultato di una crescita artistica che arriva dopo la solida base folk-rock-blues di I Must Be Wrong (2002).
Se l’esordio ha preferito una vena soft, più morbida e quasi arpeggiata negli impatti acustici, Time Of Vår si impone un restyling più grintoso che comunque non tradisce il suo passato, anzi lo amplia e sia le influenze di I Must Be Wrong che le sperimentazioni sonore di
Mind’s State in qualche modo influiscono su Time Of Vår che comunque dimostra grandi segni di maturazione creando un mix perfetto tra energia e ballads che in 9 tracce musicali riescono a strutturare un ottimo riassunto della poliedricità musicale di Nicola Barghi.

►GIOVANI NOTE CRESCONO

Se Time Of Vår si propone come un album da opera prima, la presenza di un frame di introduzione e un finale sono una sorta di copertina ad un disco soddisfacente.
Si dice che la prima pagina ricopra sempre un ruolo primario e questa prima pagina, Nicola Barghi la dedica al brano che dà il titolo all’album Time Of Vår, appunto: si tratta di un brano graffiante e articolato su una base densa dal sapore rock… ma questa non è solo una canzone, è un asso nella manica. Nicola Barghi ci ha anche realizzato un video musicale e per una volta, nel 2002, il brano di Time Of Vår è riuscito ad entrare nei palinsesti radiofonici di Radio 1 nella rubrica del programma Radio Demo.

►ASCOLTANDO TIME OF VǺR

Se una canzone come Time Of Vår riesce ad essere un ottimo input, l’intera tracklist non è da meno. Ne è il caso la vena anglosassone del rock di The Glass House Man che non si lascia sfuggire quel retrogusto folk tanto familiare a I Must Be Wrong, ma per scagliare senza freni le scariche elettroniche dei virtuosismi alla chitarra, Nicola Barghi sceglie Back To The Rock, vero e proprio biglietto da visita da animale da palcoscenico nonostante l’attitudine di album studio.
Sembra dunque che Time Of Vår sia il contenitore di brani dal sapore ruvido e potente ma è proprio a questo punto che Nicola Barghi colpisce a sorpresa con It's Raining, una ballad acustica dal gusto acquerellato davvero stupenda che all’interno dell’album è quasi uno spartiacque che lascia a Tear Stained Face il dovere di intraprendere un’impostazione musicale di un rock-blues più dilatato che si fa ascoltare tra piccole sfumature melodiche di sottofondo, prima a bagno in uno dei più classici esempi di brit pop e poi, con I Cannot Be Late è impossibile non notare l’esercizio di stile dettato dai canoni di Sgt.Pepper’s Lonely Heart Club Band dei Beatles in cui comunque Nicola lascia intuire il suo marchio d’autore con le pennellate di Mind’s State che si fanno avvertire ma con tanto di fanfare al seguito
Ma Time Of Vår è un album che non lascia un attimo di sosta, come non notare ad esempio Something To Hide che non ha niente da invidiare a Back To The Rock con tanto di cori in falsetto e un sapore vintage tipico del grande rock made in UK degli anni 70’?

In Time Of Vår dunque, di spunti melodici ce ne sono a migliaia: fluidità, potenziale melodico elevato, easy listening e allo stesso tempo qualità musicale rara.
È un album che vola via velocemente e si lascia riascoltare con piacere, ma prima di chiudere lancia la scaglia di Alchemy che altro non è che una rivisitazione del brano di I Must Be Wrong, uno dei brani più caratteristici di Nicola Barghi ai tempi degli esordi, per chi conosce il primo album una domanda è lecita, perche questa scelta? Quando l’ho chiesto a Nicola, mi ha risposto così: “ la
chiusura del cerchio che parte da I Must Be Wrong (proprio il brano che è il 1° di IMBW) è appunto Alchemy, che riprende il motivo della strofa e unisce I Must Be Wrong e Time Of Vår. È come un'unico lavoro, la chiusura di un cerchio, e ora si parte
per nuovi lidi ;) “

ALBUM VERAMENTE CONSIGLIATO!!


►TRACKLIST

01. Footswitch
02. Time Of Vår
03. The Glass House Man
04. Back To The Rock
05. It's Raining
06. Tear Stained Face
07. I Cannot Be Late
08. Something To Hide
09. Alchemy
10. Midnight

►DISCOGRAFIA

Luci E Silenzi (2001) (cd multimediale)
I Must Be Wrong (2002)
Mind's State (2003)
Time Of Vår (2005)

►PER ACQUISTARE L’ALBUM:

www.nicolabarghi.com
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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 23:07
09/04/2006

 

Immaginate un giorno di pioggia, il silenzio, gli occhi chiusi e la terra che si bagna al profumo delle foglie… se I Must Be Wrong potesse avere un fotogramma, forse il più indicato sarebbe questo. Si tratta di un album d'esordio e per lo più autoprodotto, ma I Must Be Wrong (2002) rivela già l'orientamento di Nicola Barghi verso un sound personalizzato che ha tanto da spartire con un rock- pop d'altra qualità che lascia  trasparire influenze blues - folk tipicamente nordiche, forse non anglosassoni in tutto e per tutto anche se ben sposate con un ambiente sonoro prezioso, diretto e spontaneo in versione unplugged.

I Must Be Wrong è un album che la dice tutta: preciso nelle sfumature sonore e per niente banale considerando che tutto è un'autoproduzione che riesce a conciliare senso radiofonico senza rinunciare a quella nota da cantautore: non si tratta di un easy listening troppo scontato ma piuttosto di un album d'ascolto capace di dimostrare tutta la sua autorevolezza rimanendo alla portata di tutti i tipi di ascoltatori. .
I Must Be Wrong si ascolta, si riascolta, si memorizza: è dunque un prodotto adatto a guadagnarsi un posto tra i dischi di fama.

Che si tratti di un buon disco, lo conferma anche Sir Paul McCartney, un artista tanto caro a Nicola Barghi data la sua devozione ai Fab Four ha imparato ad amare la musica leggera al di là dei suoi studi di pianoforte al conservatorio.
Occhi alle etichette :Nicola Barghi  ha il pregio di non creare un copia e incolla tra i Beatles e il suo stile, semmai, ne ruba le caratteristiche più nascoste, si potrebbe dunque dire che quel folk-rock di Nicola attinge da alcune sfumature dell'album Rubber Soul dei Beatles reinterpretandone  totalmente l'assetto: quello che ne emerge è un disco a cui non manca nulla, un disco che non si lascia paragonare facilmente e che non si lascia scalfire: né troppo commerciale né artefatto.

E questo era solo l'inizio considerato ad esempio il terzo album Time Of Vår (2005) che, dopo un album di sperimentazione e psichedelica come Mind's State (2004), ne sviluppa i contenuti in un  approccio sonoro più maturo ma che comunque non tradisce quel bilanciamento perfetto tra blues e intimismo.

Ma cosa c'è allora in I Must Be Wrong?

Difficile riprodurre in parole la sua bellezza, ma di sicuro c'è da dire che la sua forma senza sbavature prende forma grazie al progetto multimediale "Luci e Silenzi" (2001) per il quale Nicola ha composto le musiche in simbiosi delle immagini di suo padre Andrea Barghi, un fotografo noto per i suoi scatti paesaggistici.

 

 ► I MUST BE WRONG ALL'ASCOLTO

Scritto e arrangiato da un giovanissimo Nicola Barghi tra i 19 e i 22 anni, questo esordio ufficiale si apre con l'esecuzione del brano che porta il titolo dell'album, un disco interamente concepito in lingua inglese, un neo per dar vita ad uno stile più ad ampie vedute che davvero non delude.

Il pezzo I Must Be Wrong mescola scariche elettriche in chiave blues compatte e morbide a cui si assecondano articolati fraseggi acustici su cui appare una sfumatura a tratti quasi sacralizzata.
È poi il turno di The Gods Song, un esperimento acustico tutto particolare a cui collabora anche Andrea Barghi.
Ma la valenza dell'album vera e propria comincia a farsi sentire davvero con Weeping On A Willow: la classica canzone che entra subito in mente, un timbro anglosassone, quasi celtico e interamente acustico su cui si affaccia un sodalizio tra la voce di Nicola Barghi e quella da soprano di Gaia Mattini.

Si prosegue poi con You Came Into My Life, un brano incisivo che dimostra il vero Nicola Barghi con un corposo spirito blues sempre contrassegnato da un leggero sapore folk di carattere.

Ma I Must To Be Wrong è anche introspezione, suggestività e intimismo, a confermarlo è la ballata dal sapore cristallino Sue Torp che si lascia sopraffare dalla miscela coinvolgente di My Soul, un brano strumentale grintoso e ritmato tutto da scoprire che esprime al meglio gli equilibri contrastanti del sapore di un album come questo e My Soul non è un esperimento isolato grazie alla degna continuazione della lunga sessione strumentale e contemplativa di Blue Seagull ma la grinta rock torna a farsi sentire con Dream Is Over e You're My Lover.

Ma per le battute conclusive, Nicola Barghi sceglie di tornare ad un cerchio intimista e raccolto, quasi un esperimento tra il sogno e la realtà: il tutto è inaugurato da To The Reach Of Time per poi continuare con un adagio tra pianoforte e chitarre intitolato Lady Moon che si spegne in Lullaby, la ninna nanna che chiude l'intero album.

 

 ►  IN CONCLUSIONE

 

 I Must Be Wrong è un album davvero di valore che dimostra la capacità degli alti livelli che può raggiungere anche la musica autoprodotta, che forse, non è destinata a rimanere troppo etichettata da un pubblico di nicchie underground.

Il primo album di Nicola Barghi scivola via con eleganza e complessità melodica degna di attenzione che sfrutta canoni orecchiabili e non ancora troppo sfruttati: ecco la giusta ricetta per essere originali, per creare il sound del domani…

 

► TRACKLIST

01. I Must Be Wrong
02.
The Gods Song
03. Weeping On A Willow
04. You Came Into My Life
05. Sue Torp
06. My Soul
07. Dream Is Over
08. Blue Seagull
09. You're My Lover
10. To The Reach Of Time
11. Lady Moon
12 Lullaby

 

► DISCOGRAFIA

 

Luci E Silenzi (2001)
I MUst Be Wrong (2002)
Mind's State (2003)
Time Of Vår (2005) 

 

►  A PROPOSITO DI NICOLA BARGHI   

Nasce il 14 Febbraio ad Arezzo nel 1980. Cresce a pane e Beatles tra musica classica studiando pianoforte e studi di registrazione.
Aiutato e incitato dai genitori dal 1997 al 2002  sforna 50 brani che scrive, suona, canta, arrangia, registra e produce nel suo studio professionale in Toscana, battezzato Elfland.
Dopo i suoi album I Must Be Wrong (2002), Mind's State ( 2004) e Time Of Vår (2005)scritto brani per quartetto d'archi eseguiti dai Solisti del conservatorio di Fiesole e brani per il Tg "Leonardo" della Rai Sat.
Ha formato la "NoOne Band" con la quale promuovere le proprie canzoni in  inglese, ha suonato in vari luoghi importanti della Toscana e partecipato a contest regionali. Nel novembre 2004 la sua canzone "Time Of Vår" è stata trasmessa al programma "Demo" di RadioUno. Ha partecipato come ospite ad alcune trasmissioni in tv locali tra le quali VideoFrequenze di Firenze, IcebergNews di Roma e su Sky. Collabora con vari musicisti fiorentini come il chitarrista Massimo Fantoni e il violinista Elia Martellini. Alcuni suoi brani vantano la collaborazione di musicisti del calibro del Flautista Roberto Fabbriciani, della Soprano Gaia Matteini e del compositore Alessandro Grego. Nel 2005 ha completato il cd di musica sperimentale "Mind's State" ed un nuovo Rock/Pop dal titolo "Time of Vår" per il quale ha realizzato anche il videoclip. In giugno ha partecipato al MI AMI festival di Milano promosso da Rockit.it e a novembre alla 9° edizione del MEI di Faenza con stand, videoclip e suonando con la band. Alla fine del 2005 ha scritto la sigla per il nuovo quiz televisivo "12 34" in onda nel triveneto.

Attualmente sta lavorando in studio a nuovi progetti rock/pop, alla scrittura di sigle televisive e videoclip e allo stesso tempo sta suonando in giro con i suoi spettacoli acustici ed elettrici e collaborando con alcuni artisti, coinvolgendo le immagini del padre Andrea, fotografo di emozioni


► LINKS

 

www.nicolabarghi.com (il sito ufficiale con news, informazioni, foto e download)

visitate anche:

www.andreabarghi.com (la musica da osservare)

LEGGI L'INTERVISTA SU I MUST BE WRONG


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categoria : musica, folk, rock, pop , artisti autoprodotti, sotto i riflettori, > nicola barghi

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 23:37
21/10/2005

 

Mind's State (2004)è un album sperimentale, potremmo definirlo un avanguardismo di sonorità contemporanee.
Album atipico dunque: non si tratta di brani del classiche cliché di musicale leggera pop - rock, ma di un vero e proprio astrattismo musicale.
Un senso sonoro ineffabile come ineffabile è anche il tema di questo progetto: gli stati mentali e risvolti della psiche.

►L'ALBUM IN GENERALE

Dall'introduzione si può certamente capire che si tratta di un disco differente: è propriamente, un album strumentale fatto di impulsi e sensi sonori frammentati. Ma la novità viene anche dal suo compositore, Nicola Barghi: un giovane cantautore emergente e autoprodotto sbocciato nella musica soprattutto per il suo impatto pop rock dimostrato nel suo disco di esordio I Must Be Wrong (2002): 12 brani inediti spesso influenzati da una chiave folk alternata al blues in cui non si lasciava nascondere una chiave beatlesiana in stile Rubber Soul: un sintomo giustificato data la grande venerazione di Nicola Barghi per la musica di Sir Paul McCartney.

Non si trattava di un album banale, e non lo è nemmeno questo Mind's State che rende la musica come un esperimento da toccare, tastando nuove frontiere musicali. Un album "laboratorio" che trasforma Nicola Barghi da cantautore a supervisore di effetti speciali, ingegnere del suono e editing digitale, avvalendosi anche della collaborazione con Steven Carling.

►L'ALBUM VISTO DA VICINO

Il gioco di affinità con il cosmo sonoro di Mind's State sta nel saper coltivare il suo approccio: non si tratta di certo di un album semplice da primo ascolto visto il suo sapore 'metafisico': è un mondo sonoro che pretende centralità, meglio se ascoltato ad occhi chiusi.

Tutto è come un cut-up melodico, forse, lontanamente paragonabile ad una sorta di suite prog anni 70' che combacia con un abbozzo di armonie quasi da musica classica ( lì dove si basano le radici primordiali di Nicola ai tempi dei primi contatti con il mondo della musica).

Un album difficile da definire in parole e accostamenti, così come però è difficile dare una sfumatura musicale a diapositive mentali di paranoia o schizofrenie e Nicola Barghi in maniera del tutto originale riesce nel suo obiettivo.

Un cd visivo dunque, si lascia immaginare in figure astratte con un approccio sonoro incidente ma sottile e puntiglioso, spesso accompagnato da una tensione nevralgica che si muove sibili e piccoli sbalzi sonori impreziositi da tastiere rarefatte, in un equilibrio che si scompone solo nel massiccio exploit elettronico di Schizophrenia e che si abbandona ad una trama più dolcificata delle fasi finali del disco, nota che emerge soprattutto in Rage e Psicometry.

►IN CONCLUSIONE

È un album raro nel suo genere, potrà appassionare i pionieri dello sperimentale e di chi è in cerca di nuove frontiere, nullaosta anche per chi è abituato ad ascoltare tracce strumentali cercando di scavare nel vero messaggio del suono. Ed è proprio questo che emerge: Mind's State impone la sua essenza per ciò che rappresenta davvero, non si lascia plasmare, ma si fa sentire per ciò che è.

Elfland Studios 2004

►TRACKLIST:

1.Block Head
2.Paranoia
3.Hallucination
4.Fixation
5.Schizophrenia
6.Empty Mind
7.Rational Mind
8.Obsession
9.Rage
10.Psycometry
11.Franzy
12.Kisses

►DISCOGRAFIA

Luci E Silenzi (2001)
I Must Be Wrong (2002)
Mind's State (2004)
Time Of Vàr (2005)

►PER ACQUISTARE L'ALBUM:

www.nicolabarghi.com

----LEGGI L'INTERVISTA

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 08:22
14/09/2005

 

Mind's State  rende la musica come un esperimento da toccare, tastando nuove frontiere musicali. Un album "laboratorio" che trasforma Nicola Barghi da cantautore a supervisore di effetti speciali, ingegnere del suono e editing digitale, avvalendosi anche della collaborazione con Steven Carling.

È  un album  strumentale raro nel suo genere, potrà appassionare i pionieri dello sperimentale e di chi è in cerca di nuove frontiere, nullaosta anche per chi è abituato ad ascoltare tracce strumentali cercando di scavare nel vero messaggio del suono.

Ecco la mia intervista a Nicola Barghi in proposito:  

1. Mind's State è un disco inaspettato per chi ti ha conosciuto con I Must Be Wrong, ma prima ancora di parlare della sperimentazione sonora emerge questa tua passione per la psiche umana, come mai?

Si, è vero, Mind's State è un altro mondo rispetto ad IMBW. Già il titolo dice tutto :). È molto tempo che sono affascinato dall'inconscio e tutto quanto si nasconde dentro alle nostre teste e mi piaceva l'idea di provare a portare in musica questi 'stati mentali'. Diciamo che c'è molto Freud in questo :)

2. Veniamo dunque al disco. 2 anni di silenzio prima della sua uscita e l'immersione in un mondo diverso in cui ti rendi non solo compositore ma anche ingegnere del suono. Quanto ti ha reso più maturo questa esperienza? E quanto ti ha aiutato collaborare con Steven Carling?

Beh sicuramente lavorare con Steven mi ha permesso di focalizzare tutta la mia attenzione sui temi che trattavo… è stata questa l'essenza della sua presenza.
L'ingegnere del suono lo ero anche nel precedente 'I Must Be Wrong' e lo sono nell'ultimo 'Time Of Vår', quindi è stata la parte più "rilassante" dell'intero progetto. Ma la cosa fondamentale è che lavorare ad un disco così complesso, anche se intrapreso nella più assoluta serenità, non è stato facile, proprio per i temi che ho trattato… quindi cercare di entrare dentro a quegli 'stati' mi ha aiutato molto. Un'esperienza molto interessante…

3. Come nasce la sfida di un album strumentale e così raro nel suo genere?

Come tutte le cose, per gioco! E molto lo devo anche ai miei vicini.

4. Di album come Mind's State non se ne sente tanto parlare nel mondo discografico di larga diffusione, chi credi che possa essere lo stereotipo dell'ascoltatore prediletto di un disco come questo?

Forse molti appassionati di musica classica potranno avvicinarsi ad un rocckettaro come me grazie a questo disco, per poi rimanere anche nei prossimi e seguirmi fino a quando avrò la barba bianca e con il bastone salirò sul palco per cantare "all you need is love"… no scusa, ho l'identità un po' confusa… sai, mi succede spesso da quando ho iniziato a lavorare a questo disco (ride ndr.).
Beh mi auguro di aver incuriosito pure quelli che mi hanno conosciuto con IMBW, e che lo ascoltino… anche perché la musica è bella tutta, ed è giusto ascoltarla.

5. Dietro un artista c'è sempre un idolo a cui ispirarsi. Per la tua anima rock calza alla perfezione la tua dedizione per Paul McCartney, ma per l'impatto di Mind's State chi potrebbe accostarsi alla tua ricerca? (mi sembrava ci fosse qualche leggerissima contaminazione dei Genesis ai tempi di Peter Gabriel o qualcosa come gli Emerson Lake and Palmer o sbaglio?)

Beh hai nominato dei grandi gruppi… però da parte mia non ci sono idoli prestampati per ogni genere di musica, come dicevo prima mi piace ascoltare un po' di tutto… poi logicamente anche io ho i miei gusti, ma ho già fatto l'errore di precludermi la possibilità di ascoltare musica considerandola NO ancor prima di far girare il pezzo… e per motivi sciocchi. Quindi, sicuramente dentro questo disco puoi trovare i Beatles, i Genesis, un goccio di Brian Eno, Mastroianni, Chaplin, le confezioni di cereali, una maglietta sporca ma attillata, i fiori, la notte… beh la musica è anche questo, no?

6. Quanto tempo ci è voluto per prendere coscienza del progetto di Mind's State dall'ideazione al prodotto finito?

Una settimana… più qualche anno :)

7. Il tuo è uno spirito viaggiatore: Elfland con la tua Toscana e la tua sala d'incisioni ma anche Londra e soprattutto la Svezia e la Norvegia : di che 'nazionalità' è Mind's State?

Mmm, fammi pensare… è senz'altro del nord, l'unico collegamento che potrei fare è questo. Ho invece fatto altre associazioni con i colori. Per esempio 'I Must Be Wrong' lo vedo color celeste scuro, come lo è infatti un po' la copertina, e così Mind State lo vedo con il colore marrone… beh no, non sono schizofrenico, sto bene… il disco non mi ha poi fatto così male ;)

8. Dopo quest'esperienza hai ricominciato con la tua vena rock con l'album Time Of Vår (2005), quindi Mind's State si può considerare come una parentesi chiusa?

Forse. Al momento non mi interessa continuare su questo filone perché l'ho appena fatto, ma in futuro non so… Dipende da che vicini troverò… :)

9. Alla fine si potrebbe quasi dire che in certi aspetti l'impostazione di Mind's State richiama una visione molto ampia, un po' la musica classica. Ritieni dunque ancora fondamentali le tue radici musicali cominciate proprio con questo genere?

Io penso che tutti noi siamo delle grandi spugne e assimiliamo tutto ciò che ci passa intorno… uno cresce e va avanti, ascolta molta musica, fa altre cose, viaggia e assimila tutto, volente o nolente… ma qualsiasi cosa faccia le sue radici rimarranno sempre e anzi saranno la sua base, il suo punto di riferimento. Comunque credo che in questo disco ci siano pazzie "riconoscibili", nel senso che ci sono dei richiami alla classica come nell'ultimo 'Kisses' e richiami alla sperimentazione oppure al rock… però visto in chiave sperimentale. È un percorso nella psiche umana, vista da un rockettaro.

10. Musica classica, rock, blues, folk, pop e sperimentazioni. Hai ancora in mente qualche nuovo campo musicale su cui costruire?

E' un po' di tempo che avrei voglia di un ritorno a brani di 3 minuti. Un po' lo stile rock'n'roll dove in quei pochi attimi devi racchiudere una vita… più essenziali e freschi. Beh vedremo :)

 

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