postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 12:54
29/11/2009


"scarabocchi batticuoranti, rumori ranocchiosi, corde vocali non educate, chitarre scordate, bassi troppo alti, pianole dei bambini, synth genuini, loop stomachevoli, batterie di cartone, percussioni abominevoli, foto antiestetiche, video malfatti, matite spuntate, inchiostri indecorosi, acrilici depressivi, tempere immorali, musiche scialbe, testi superficiali, arrangiamenti orripilanti"

Signori e signore, in altre parole, il disco elettronico più bello e interessante che abbia ascoltato quast'anno. Musicista - non musicista questo Trivo alias Rocco Triventi "arrangiatore artigianale" di vibrazioni milleflue per un disco partorito in casa con amore. Sovraincisioni, lo fi per un mix volutamente grezzo e sporco ma dell'inguaribile tinta art rock con un restrogusto introspettivo da psycopop. Viaggiamo sulle onde in verosimiglianza con Massive Attack,Beck in stile Sea Change, Radiohead più diretti e un sapore sommatorio da 'scuola old-style' dei CSI. Effetto inedito e piacevolissimo. Arte pura (e in questo anche la grafica del disco ci mette il suo).

Un art rock a tratti astratto e tutto in italiano, connubio poco frequente e già questo è un buon motivo per approfondire. Emoterapia è un concept radicato sulla malattia e la guarigione incastonato in una miscellanea tra introspezione e senso istrionico. Variopinto e dal pensiero positivo. Emoterapia = Terapia delle emozioni.

17 brani all'apparenza, un patchwork tra intro, bridge e vere e proprie canzoni per uno short-album completo di tutto nei suoi quasi 40 minuti totali di durata con il plauso della critica indie rock del tutto meritata.

Congeniale fin dalle prime pulsazioni, appare in un cross over polistrumentale sovrapposto. Una manciata di segnalazioni per capire questo sentiero, carrellata di colori: ora down tempo ora screamo in Ratio Me Fugit, pop in Ho Un Gatto Nel Cervello, con la costante doppia pista del lato estroso e da lato psichico.
Abrasivo e variopinto in Ho Bisogno Di Qualcosa Di Cui Non Ho bisogno, più scuro in Tu Non Sei Normale, picco di bravura in Nero, abile e fulminio nei giochi di registrazione dalle voce al registratore dove il marito odia il calcio e la moglie gurada la partita in Perché la cattiveria è enorme. Genio e sregolatezza, come versi haiku giapponesi in  La ballata Dell'Elefante suicida. Da tripudio nel fascino sognante di Kisstarsky. Per un'esperienza sonora davvero originale. Sensibile, intelligente e diretta. Disco che osa al massimo grado nella sperimentazione ma sa ridurre l'artificio in qualcosa di assolutamente gradevole all'ascolto per un viaggio dall'effetto più lungimirante di semplice musica. Straordinario davvero, con Trivo che, buon sangue pugliese non mente, col il suo non essere musicista di scuola, sfonda le pareti degli schemi per creare una composizione unica. Il disegno compiuto di un mosaico visual di tecniche, mezzi e strumenti. Musica fatta a mano come poche.

DOVE TROVARE IL DISCO

il disco può essere ascoltato e scaricato gratuitamente in formato digitale su Jamendo
L'album può essere acquistato al costo di 3 euro direttamente da Trivo su MySpace

Tracklist

01. Traccia 1- artista sconosciuto
02. La disciplina delle fermentazioni
03. Ratio me fugit
04. Ho un gatto nel cervello
05. The darkest side of the dark
06. Ho bisogno di qualcosa di cui non ho bisogno
07. Tu non sei normale
08. Nero
09. La mia donna è un pagliaccio opulento
10. Talking to Van Vera
11. Perché la cattiveria è enorme
12. Questa non è una canzone
13. Phantazomai
14. La ballata dell'elefante suicida
15. Piccola perdita di sostanza polpastrello
16. Veronica ha un virus
17. Kisstarsky


L'INTERVISTA





















1) Musica da non musicisti. Non l'hai mai studiata ma tuo modo sei un polistrumentista, ami il lo fi e la tecnica della sovraincisione. Il tuo sound è tutto ' fatto in casa' ma ti ha portato a produrre più di 200 pezzi. Costanza non da poco. Mi parli di questa tua ricerca musicale e di questo tuo impegno per creare dei frutti in questo campo?


C'è un episodio emblematico della mia infanzia che vorrei raccontarti.
Ero in prima media e odiavo le ore di musica perchè la professoressa ci faceva studiare sulla tastiera brani noiosi e troppo difficili per la mia mente distratta... io a casa non ce la facevo a stare lì a provare e riprovare e alla fine strappavo al massimo un sei.
Un giorno però venne in classe e disse... "Se avete tempo, per la prossima volta provate voi a inventare una melodia".
Io tornai il giorno dopo, e le feci sentire la mia creazione... lei rimase in silenzio per alcuni secondi, e poi si rivolse alla classe e disse: "Bambini, la melodia dovevate inventarla e non copiarla".
Inutili furono le mie spiegazioni, secondo lei quella serie di note era troppo armoniosa per venire dalla testa di uno scansafatiche mediocre pianista come me.
All'epoca non avrei mai pensavo che un giorno sarei riuscito a fare musica e a incidere album perchè non vedevo nessun talento musicale, ma crescendo ho capito che puoi avere i migliori strumenti del mondo e i migliori maestri, ma le melodie... la capacità di emozionare... queste cose le devi trovare solo dentro di te. Questa è l'unica costanza che conosco.
La mia ricerca non viene ascoltando altra musica... quello è solo un 20%, il resto è aprire gli occhi, le orecchie, e il cuore a tutto... e cercare di dare ordine e forma alle cose che mi colpiscono per rimetterle in circolo in un modo diverso o estrapolandole cambiando il target del messaggio che voglio mandare.
Ho sempre pensato di essere un tramite - sgangherato, sporco e zozzo - ma non ho mai creduto di essere il fine della musica... guai a dire "io sono un chitarrista", ad esempio...   io sono uno che suona la chitarra e si mette al servizio dello strumento e della musica per tirare fuori qualcosa che valga la pena di essere ascoltato (si spera almeno!).

2) Una miscellanea, quella di Emoterapia che si spinge verso una sperimentazione art rock intensa. Non facile. Difficilmente paragonabile. Questa tua architettura, questo tuo stile per le sonorità del disco dov'è nata?

Il mio stile è sempre stato quello, anche se ho tanti stili... si è un discorso un po' borderline, ma ti assicuro che nella mia testa c'è un filo logico che guida la mia evoluzione... o involuzione... dipende dai punti di vista.
Ho sempre ascoltato cose molto diverse tra di loro e anche quando non sapevo suonare immaginavo nella mia testa i vari generi fusi tra di loro.
A me ad esempio piaceva Prince e allo stesso modo Bon Jovi, oppure Afrika Bambaata e i Clash, i Beastie Boys e i Cure... e non capivo perchè gli altri miei coetanei fossero così settoriali.
I primi esperimenti registrati con la musica risalgono al 1988. All'epoca mixavo pezzi di canzoni dance/house tra di loro con altra robaccia che pescavo alla radio. Montavo tutto grazie a uno stereo registratore con doppia piastra.
Si, forse è stato in quel periodo che si è palesata la mia idea di patchwork sonoro.
Con questo meccanismo delle sovraincisioni iniziai qualche anno dopo a registrare voce, chitarra e tastiera e così nacquero le mie prime vere canzoni.
Passavo ore e ore a sperimentare allo stereo di nascosto, e quando qualcuno entrava nella mia stanza facevo finta di ascoltare musica e basta... non so perchè, ma ho sempre avuto una sorta di pudore per le cose che creo.
Poi le cose si sono evolute con l'avvento del pc e dei software semi-professionali, ma ho voluto continuare a mantenere questo sound sporco, casalingo e genuino... non credo riuscirei a essere me stesso in un vero studio di registrazione.

3) Questo tuo lavoro, nel suo lato 'psychopop' ha anche il risvolto di una storia vera legata alla vita di tuo padre nel delicato momento dei suoi cicli di chemioterapia. Ti va di parlarne e per quello che ti riguarda, la creazione di questo disco ha avuto per te un effetto rigenerativo, ha esorcizzato il periodo?

Era un periodo molto difficile e tutte le cose andavano nel verso storto. In quei casi o ti lasci andare alla disperazione o cerchi di essere un po' lucido, perchè ci sono cose più grandi di te e non puoi avere nessun controllo su di esse, nel mio caso stiamo parlando di malattia e morte. Ho scoperto che mi dava sollievo comporre, ma lo sapevo anche quando i miei guai erano meno gravi. Penso che nei momenti di disperazione la musica può salvarti e indubbiamente riesci a scrivere cose molto ispirate, ma in definitiva preferirei essere di lunga sempre immune dai problemi e scrivere solo canzonette divertenti e spensierate.

4) Parlami dei testi, stanno a te come la volatilità di Mirò alla pittura. Volendo creare una snapshot al senso dei tuoi testi ora sgargianti ora ombrati?

Mamma mia che domanda, mi pari Marzullo! :-)
All'inizio scrivevo in inglese, i miei primi demo erano tutti in inglese e quasi tutti i testi erano in rima alternata o baciata.
Poi ho iniziato con l'italiano e mi sono sentito spiazzato. L'inglese per me era un ulteriore filtro, perchè potevo urlare i miei bisogni senza sentirmi nudo. La gente ascoltandomi poi doveva andarsi a fare la traduzione, quindi c'era questa doppia fase di percezione... una istantanea (musica - melodia) e un'altra ritardata (lettura del testo - traduzione).
Passando all'italiano mi sono ritrovato a dire quello che avevo dentro così, senza maschere, e allora le parole mi venivano contorte, piene di doppi sensi, metafore... non è affatto un linguaggio ricercato, è che non riesco a scrivere essendo meno ermetico e più diretto... penso sia la mia natura.
Tutto ciò ovviamente poi dipende sempre dal mio umore, quindi può capitarmi di scrivere una canzone con un testo fatto di poche parole - ad esempio "La mia donna è un pagliaccio opulento" - che rappresenta tutto quello che voglio dire: rabbia, delusione, falsità, depressione, meschinità, gioia, allegria, sarcasmo... tutto insieme in queste poche parole e non c'è bisogno di dire altro.
Questa situazione poi è collegata alla mia visione della duttilità emotiva universale della canzone, ovvero, quando ognuno ci vede un significato e la fa sua, se la incolla addosso come la carta delle caramelle... allora si, penso di avere fatto un buon lavoro.

5) 'Il calcio non mi piace affatto' dice il marito alla moglie e lei sceglie comunque di guardare la partita in tv. Ecco, giusto per inquadrare da vicino una delle atipiche situazioni del tuo disco. Il tuo è di per sé un disco concettuale, ma come nascono in esso queste micro trame?

Tutti questi "disturbi" in realtà sono parte integrante della mia musica, anzi direi che sono le note che disturbano i rumori. C'era un periodo in cui andavo in giro con un registatore portatile per catturare tutto quello che mi piaceva del mondo circostante Trivo: un martello pneumatico, il vagito di un neonato, la sirena di un'ambulanza, un cane che abbaia... oppure un drammatico dialogo rubato a una telenovela brasiliana, uno speaker di una tv locale, un corso di italiano per stranieri... tutte queste voci e rumori per me sono stati sempre "musica"... ora è abbastanza inflazionato looppare voci e campionare rumori, ma io li ho sempre inseriti nelle mie composizioni fin dal 1988... e non saprei dirti il motivo... semplicemente mi piacciono tutti i suoni del mondo, da quelli genuini della natura a quelli artificiali provenienti dalle macchine inventate dall'uomo. Nel caso delle frasi rubacchiate qua e là, mi diverte decontestualizzarle per sottolineare i nostri limiti e le nostre contraddizioni... ma è sempre una scelta ben precisa... non inserisco mai voci o rumori a caso.

6) Dovessi scegliere una canzone fra tutte quelle che hai incluso in questo disco quale sceglieresti come preferita?

Una ragazza tedesca di nome Marion ha comprato 4 copie di Emoterapia pur conoscendo solo pochi vocaboli italiani. Stupito da questo interesse per la mia musica, un giorno le ho chiesto quale fosse il brano che le piaceva di più e lei mi ha risposto che il suo pezzo preferito cambiava ogni giorno in base al suo umore.
E' perfettamente questo lo spirito del mio concept album.
Quando sono più riflessivo magari penso che "Nero" sia il migliore, altre volte, quando sono più allegro mi dirigo su brani più d'impatto come "Ho un gatto nel cervello". Indubbiamente però non so se riuscirò mai a scrivere un altro pezzo come "Kisstarsky".

7) In quanto a preferenze, la figura dell'elefante suicida è spesso presente soprattutto nella grafica da te creata. Me ne parli?

Questa figura risale a qualche anno fa quando suonavo con degli amici veramente speciali.
Le cose andavano bene, avevamo molto in comune e dovevamo partecipare a un concorso... l'unica cosa che ci mancava era il nome per la band.
Dopo mesi e mesi di proposte bocciate mi venne in mente una notizia che avevo letto qualche anno prima.
Era successo in India, dove quattro elefanti si erano ubriacati bevendo birra e dopo aver devastato un villaggio si erano suicidati contro un palo della luce finendo folgorati.
La storia era davvero tragicomica e non sapevi se ridere o piangere... proprio come i testi e le atmosfere che volevamo portare in giro. Noi eravamo giusto quattro e ci sembrò un nome azzeccatissimo per quel progetto.
Quando sono rimasto solo ho continuato a portare avanti questa figura perchè continua a rappresentare il mio modo d'essere: raccontare con leggerezza argomenti molto tristi e viceversa, il che non significa non avere sensibilità e rispetto, vuol dire solo esporre i pensieri in una maniera diversa.

8) E un eclettico come te, musicista - non musicista così alternativo nel sound cosa ascolta di solito tra i suoi dischi preferiti?

Tra le cose che mi piacciono ci sono musicisti che i miei ascoltatori non si aspetterebbe mai da me. Non tutto quello che ascolto infatti finisce nella musica che produco, e quello che ci finisce è solo "l'insegnamento implicito" dei miei maestri.
Non mi è mai interessato ripetere ottusamente la musica che gira nel mio stereo, il mondo ha già avuto un John Lennon e non vedo perchè ci deve essere bisogno di un Trivo che copia John Lennon.
Detto questo, ti posso dire tranquillamente dire, sconvolgendoti, che "Jovanotti for president" è stato un disco fondamentale per me, come ho letteralmente consumato "Appetite for destruction" dei Guns n' Roses.
La lista sarebbe lunga, ci sono album che ascolto per una questione di affetto e altri per pura stima, come "Mellon Collie and The Infinite Sadness" degli Smashing Pumpkins, "Vitalogy" dei Pearl jam", "Surfer Rosa" dei Pixies, "In Utero" dei Nirvana, "Mezzanine" dei Massive Attack, "Beautiful Freak" degli Eels... ma sicuramente ne sto dimenticando qualcuno. Ecco... se dovessi consigliarti un bel disco adesso ti direi "Good" dei Morphine, ma domani potrei dirti "Spiderland" degli Slint, dopodomani "Bee Thousand" dei Guided by Voices, fra tre giorni "Sea Change" di Beck... è il bello della musica, è come se andassi dal gelataio e ogni volta scegliessi sempre "limone e fragola" quando c'è la possibilità cambiare e provare tantissime combinazioni... perchè non provarli?
Poi mi piacciono Chris Hülsbeck, Martin Galway, Peter Clarke, Rob Hubbard, Mark Cooksey... nomi sconosciuti ai più, ma autori di pezzi che i 30enni come me adorano e conoscono a memoria. Essi sono infatti alcuni compositori che hanno lavorato negli anni 80 per le musiche del Commodore 64, sviluppando ed elaborando temi di videogiochi come Bubble Bobble, Great Giana Sisters, Ghosts n' Goblins, Arkanoid, Microprose Soccer, International Karate... questi ragazzi, pioneri della musica fatta al computer riuscivano a tirare fuori cose meravigliose avendo a disposizione un solo chip sonoro!
Mi sarebbe piaciuto avere il timbro vocale di Otis Redding, l'estensione di Chris Cornell, suonare la chitarra come Mascis dei Dinosaur jr, conoscere la batteria come Carter Beauford della Dave Matthews Band, comporre al pianoforte come Scott Joplin... ma sono soltanto Trivo.

9) Hai partecipato alle selezioni dell'Arezzo Wave, ma ad ogni modo, la dimensione del suo assemblaggio musicale e del tutto particolare. Fai anche live? E come concepisci i tuoi concerti?

A giorni tornerò a esibirmi dal vivo per un concerto di beneficenza dopo più di 2 anni di silenzio. Il mio live ideale sarebbe pieno di contorni a tema con lo spirito dei pezzi, ovvero: immagini, video, luci, candele, un po' di cabaret, coinvolgendo il pubblico facendolo salire sul palco per "rumorare" con me... ma per ora riparto da un semplice featuring con una band di amici che mi dà una mano... poi si vedrà.


10) Lo fi, low cost... il tuo disco è disponibile a 3 € sul tuo Myspace... dimmi, la tua discografia sta per sfornare qualche nuovo progetto? La critica ha avuto per Emoterapia pareri molto incoraggianti...

Per la verità il mio cd è scaricabile gratuitamente in mp3, ma se proprio qualcuno volesse il disco fisico, con libretto di testi, custodia etc., io pretendo in cambio solo le spese del supporto, ovvero 3 euro, le canzoni le regalo comunque.
L'esperienza di ricevere recensioni da sconosciuti è davvero divertente, è fantastico quando ti appioppano etichette e influenze di band che non ho mai ascoltato!
In questi momenti mi viene in mente una riflessione di Frank Zappa che diceva: "Parlare di musica è come ballare di architettura".
Ho ricevuto tantissime belle parole incoraggianti, e dopo aver pensato di mollare tutto, ora mi è tornata la voglia di comporre e ripescare tra le vecchie registrazioni per un prossimo album che (spero) vedrà la luce nel 2010.

www.myspace.com/elephantsuicide

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 22:36
17/06/2009

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Stile eterogeneo e consapevole.

L’ep I Capelli Raccolti Di Annes (2009) è una manciata in pillole di belle Canzoni, una landa di idee chiare e ben congeniate: ci trasporta nell’universo dei siracusani Froben all’insegna di un’amalgama in un acqua cheta piano rock fortemente cangiante, sapore di ballad, post rock, iniziazione al noise. Un mealting che richiama, almeno sul piano musicale fascinazioni più disparate, dai Coldplay old style dei crepuscoli di Yellow in creolo con Radiohead al secolo di Ok Computer, il Cristiano Godano più denso nonché un gusto ad un sempre più apprezzato Paolo Benvegnù, di cui sono stati anche band supporter. Il gusto testuale è tutto da scoprire,un solco personale da cantautorato fluido: semplici ma efficaci in uno stile pieno di carattere e stilizzato in un suono puro senza estetismi di contorno,tutta sostanza, ora romantico con I Capelli Raccolti Di Annes, brano che tra l’altro vede la partecipazione del bravo VeiveCura, più ampli: la radiofonica Perdo Sangue orgogliosamente indie e granitica sulla scia di La Tua Idea, in quel mood alla Benvegnù con quel tono d’originalità in più che da anche consistenza ad un drum and bass dal retrogusto melanconico che, con la sua meditata visual- elettroacustica, giunge alla creazione di un effetto post rock cristallino. Un sound pulito che in tutte le chiavi interpretative di questo mini album con molto su cui riflettere gustosamente, districa orizzonti

Ottima meta musicale,conscia di un lavoro ben fatto, un piccolo scrigno, talvolta art rock, di una sound poliglotta, avvolto in una chimica nuova di abbinamenti dal sapore un po’ nordico,un po’ internazional-iperboreo, tanto personale.

Avanti così Froben! E tra gli ascoltatori d’eccezione, anche la “cantantessa” Carmen Consoli, che li ha voluti in un sodalizio con l’etichetta Due Punti Records…

TRACKLIST

I Capelli Raccolti Di Annes

Perdo Sangue

La Tua Idea

In Silenzio

I FROBEN SONO

Stefano Ali' (voce - chitarre),

Andrea Ali' (basso,sintetizzatore,rumori)

Valerio Vittoria (chitarra)

 Francesco Vittoria (chitarra)  

Roberto Cappellani (drums)

 

INTERVISTA ( con Stefano Alì)

 


 

1.Partiamo dalla ricerca del vostro sound, in studio il piano rock è quasi sempre in primo piano, elemento, quello del pianoforte che nei vostri live sostituite da un mood acustico di chitarre. Come si reinventano i Froben in queste due anime sonore?

La risposta e' semplice,pur amando alla follia il suono e il ruolo del piano all'interno del nostro progetto,non abbiamo un pianista nella band..veniamo aiutati da un nostro amico Salvo Minnella sound engineer nello studio in cui registriamo e cantante dei Posh,altra realtà siracusana,mentre Davide Iacono in arte veiveCura altro amico e artista modicano ha creato e suonato la linea di piano in "i capelli raccolti di annes".Per quanto riguarda i live..cerchiamo come hai ben detto di ricreare il tutto aggiungendo linee di chitarre elettriche ed acustiche,cercando di far sentire il meno possibile la mancanza di un pianoforte..(almeno ci proviamo..).

2. Coldplay, Radiohead, Marlene Kuntz, nella filigrana della vostra musica traspaiono queste e altre influenze rock – alternative, una fascinazione in cui anche Paolo Benvegnù ha un forte ruolo e nella vostra biografia si scopriamo che siete stati anche supporter di questo cantautore, come è stata questa esperienza?

Amiamo le band che hai citato e' inutile negarlo...anche se per quanto mi riguarda il mio modo di scrivere e creare e' ben lontano da queste realtà ma piuttosto vicino ad uno stile più italiano e cantautorale.Ecco Benvegnu' e' più sulle mie corde..(prendendo le giuste distanze..eheh),abbiamo aperto diversi suoi concerti in Sicilia e devo dire che oltre ad essere una splendida persona attualmente in Italia e' uno dei più grandi.Comunque… si,e' stata un’ esperienza stimolante

3.Siracusa come Catania è sempre stato un denso laboratorio musicale, non vi manca l’esperienza dell’esportazione tra Sanremo Rock e i Tim Tour. Come si sono evoluti musicalmente i Froben  con il loro bagaglio di esperienze fuori dalla Sicilia?

Sanremo rock e il Tim-tour sono state delle ottime esperienze senza alcun dubbio...anche se in pratica per una band servono a ben poco;voglio dire..sono delle manifestazioni create per far passare un certo tipo di musica e soprattutto determinate band già consapevoli a mio parere di salire sul podio...e poi e' successo tanto tempo fa'. Attualmente la Sicilia ed in particolare Siracusa pur essendo ottimi laboratori musicali offrono quasi niente; e' la solita storia,ottime band che non trovano spazio per affermarsi..mancano strutture e delle vere etichette per emergere. Si...si riesce a suonare,ma purtroppo finisce tutto lì. Bisognerebbe oltrepassare lo stretto..ed e' quello che stiamo cercando di fare noi insieme a Carmelo Amenta altra valida realtà tutta siracusana.

4.E ritornando in “Trinacria”, non si può non citare la vostra collaborazione con la Due Parole Records ,etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli e Maurizio Nicotra, un label sperimentale che di solito è legato in modo particolare alla musica folk, genere che si distacca dalla vostra ricerca…

La collaborazione con la Due Parole records e' stata molto eccitante,lavorare con Carmen e Maurizio ci ha reso più maturi dal punto di vista professionale..si lavorava bene..e' solo che col tempo il modo differente di vedere la musica ci ha allontanati..restano comunque degli ottimi ricordi.

5.Nel vostro ep omonimo, il brano dal risvolto post rock I Capelli Raccolti Di Annes è frutto di una featuring con VeiveCura. Un nuovo tragitto artistico, come è nata questa ricerca?

"I capelli raccolti di annes" e' nata da una linea melodica di piano eseguito e creato da Davide Iacono "veiveCura"...ci ha talmente conquistati che in poche ore ho scritto il testo,ed il giorno dopo e' venuto fuori l'arrangiamento. Tutto molto istintivo,una magica e bella collaborazione.

6.E dopo questo slancio, è già in porto l’idea di un full lengh o di nuovi progetti futuri?

Progetti futuri...cercare un etichetta che ci sostenga, suonare parecchio in giro,speriamo anche fuori dalla nostra amata terra e soprattutto creare contatti umani e musicali..secondo noi quello che veramente conta.

LINK

 

http://www.rockit.it/froben

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 20:57
07/02/2008

 

 

Impossibile sporcare la musica de Il Cielo Di Bagdad con una recensione,una didascalia,una razionalità piena: ostina la sua purezza,così come nasce spazzando via ogni concetto << dopo attimi di silenzii sguardi,parole non dette ci ritroviamo a farci cullare dalla nostra musica in modo naturale senza prefissarci alcun obiettivo>> mi dice il chitarrista-bassista Nicola Mottola. Si inaugura così un'apostrofo nei solchi della musica underground in Campania. Il Cielo Di Bagdad nasce nel 2006 ad Aversa (in provincia di Caserta) ricreando una nuova formula musicale cominciata al secolo del progetto dei Mezzaria.

Si scrive sull'acqua, questo EP " Manca Solo La Neve"(2006): un foglio bianco a cui aggrappare chiunque a suo modo, un fotogramma universale pieno e scevro. Un'ascensione,una catarsi melodica: un suono ampio, dilatato. Malinconia e romanticismo. Un senso strumentale che toglie le parole: ne rimangono solo un paio "senza peso" e "Scusi,come si diventa poeti?".

E' una marea melodica che semplicisticamente potrebbe cadere in un universo post rock ma è più post del post rock, oltre i Sigur Ros per il senso albeggiante, oltre i Mogwai da cui si inglobano quelle distorsioni lievi delle macchine,ma è un verticalismo da tormento ed estasi singolare, una perla rara: più dei Giardini Di Mirò, più di un Tom Yorke a occhi chiusi. Diremmo "indie music" dicendo tutto ma senza dire niente.

Amano il pianoforte e i carillons, le atmosfere sottili da down tempo, un senso avant garde in cui tutto tace e tutto esplode: << oggi siamo tutti in guerra c'é chi fa la guerra chi al denaro chi al potere....siamo tutti in guerra...Bagdad è la metafora di questi anni di guerra,In quei giorni cercavamo un nome con un orizzonte lontano, con una sua natura precisa, con dei contrasti interni che ci ispirassero speranza, leggerezza, un cielo aperto dove potessero aleggiare suoni morbidi ed esplosioni rabbiose ed eccolo qui il cielo di bagdad. La neve...è la ricerca della bellezza del bianco,del senza peso,dobbiamo tutti cercare la bellezza.>>

Se fossero un'immagine queste sette tracce dell'album, sapientemente avvolto in un fiore di loto da cartoncino riciclato con l'artwork di Alessio Nunzi (www.dral.net), sarebbero corse al rallentatore, i titoli dei brani, parole naif per creare scene da film,parabole ancestrali.

Spopolano su MySpace con la loro fortunata homepage di oltre 7.000 contatti: Bisogna ascoltarlo questo crepuscolo,questo limine sacrale per comprenderlo in pieno, così alto e plumbeo, pacato e imminente.

Tutto si inaugura con Valentine Part 1: rimiscenze finemente sinfoniche, crepuscoli da distorsori remoti fino ad incrociare le note del pianoforte di uno struggente Giovanni Costanzo in quegli accordi che diventano una sorta di leit motiv che diventa iper intimista in brani come Apice e Tre (Tre Ragioni Evidenti) e Come Piume.

Una simbiosi come in un corpo solo, Giovanni,Nicola,Luca.
Un fiocco di neve.
Una mareggiata fuori dal mondo.

Una folgorazione dolcissima.

Ascoltateli.

â–ºTRACKLIST

1. Valentine part 1
2. Laura E Il Suo Gatto
3. Apice
4. Tre (tre ragioni evidenti)
5.Today Is A New Day
6.Come Piume
7. Valentine part 2

â–ºDISCOGRAFIA

Essere Normale (2004)
Manca Solo La Neve (2006)
Export For Malinconique (2008)


â–ºLINKS

www.ilcielodibagdad.it
www.myspace.com/ilcielodibaghdad

â–ºIL CIELO DI BAGDAD:

Giovanni Costanzo (piano,sinth,macchine,voce)
Nicola Mottola (chitarre,macchine,basso)
Luca Buscema ( batteria,drum machine) 


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categoria : musica, interviste, elettronica, indie, downtempo, artisti emergenti, sotto i riflettori, avantgarde, alternative rock, > il cielo di bagdad

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 23:51
07/07/2007

Sono i pionieri italiani dell'indie/post rock e il loro tratto artistico dal sapore internazionale lo dimostra. I Giardini di Mirò (Cavriago, Reggio Emilia) insieme dal 1996, sono artefici di una ricerca sonora prossima allo stile di Mogwai, Arab Strap e Godspeed You! Black Emperor senza disdegnare alcuni cenni distintivi tipicamente noti dalle movenze alternative dei Radiohead al tempo di The Bend e dei Sigur Ròs.
Catarsi sonora, un'elettronica limpida che mescola elettricità ad una leggera brezza di strumenti classici sono i loro biglietti da visita.

Nella loro carriera, Punk... Not Diet! (2003), il loro secondo full lenght è un album pragmatico: gioca ancora un lieve senso di frammentazione e di senso acerbo ma la tecnica si fa già strada.
Sull'introduzione della voce calda di Ronnie James su The Much Static For A Beguine, Punk…Not Diet! si apre su un contesto pacato e in slow motion che rende l'album una suite musicale soffusamente elettrica: lunghe intro strumentali e una voce, quella di Corrado Nuccini, vagamente simile al più languido dei Billy Corgan senza spigolature forzate, dirige il viaggio dei Giardini Di Mirò in un tappeto musicale in sottovoce che, con la maestosa ed elegante apertura di The Swimming Season non rinuncia ad una session di fiati tra clarino e sax sottilissimi.

Album magnetico e ben congeniato gioca molto su un contest di chitarre elettriche dal sapore avant garde che a tratti è quasi death: ottimamente messo in mostra da un sapore centralizzato che si concede anche brani totalmente strumentali come Connecting To The Machine Life in un'apoteosi di 8 minuti tra ansia e rasserenamento.

Ottimo poi, per quanto riguarda i testi, la loro ricerca tra enigma e simbolismo che portano l'album su un indirizzo etereo e sospeso.

Da segnalare anche il loro diffuso sfondo ambient che poi riesce a creare anche tonalità più oscuranti come Once Again A Fond Farawell con effetti ascendenti gradanti in stile Idioteque.
Ai Giardini di Mirò di certo la versatilità melodica non manca: sono all'ordine della loro interpretazione, cambiamenti di stile a metà di un pezzo. Tutto avviene in maniera pacata per un album d'ascolto tutto da gustare.
Ovattato, sognante e perfettamente nitido e scandito, Punk…Not Diet è un esperienza musicale, che non raggiunge ancora la perfezione ma che regala un'emozione sonora davvero alta, anche se non sempre al primo ascolto.

ASSOLUTAMENTE DA PROVARE!

â–º.I GIARDINI DI MIRO' SONO

Corrado Nuccini - voce e chitarra elettrica
Jukka Reverberi - voce e chitarra elettrica
Luca Di Mira - tastiera
Mirko Venturelli - basso elettrico
Francesco Donadello - batteria

â–ºDISCOGRAFIA ESSENZIALE

2001 - Rise And Fall Of Academic Drifting (Homesleep)
2003 - Punk... Not Diet! (Homesleep/2nd rec)
2007 - Dividing Opinions (Homesleep/2nd rec)


â–ºLINK

www.giardinidimiro.com
www.punknotdiet.com
www.myspace/giardinidimiro

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