postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 12:54
29/11/2009


"scarabocchi batticuoranti, rumori ranocchiosi, corde vocali non educate, chitarre scordate, bassi troppo alti, pianole dei bambini, synth genuini, loop stomachevoli, batterie di cartone, percussioni abominevoli, foto antiestetiche, video malfatti, matite spuntate, inchiostri indecorosi, acrilici depressivi, tempere immorali, musiche scialbe, testi superficiali, arrangiamenti orripilanti"

Signori e signore, in altre parole, il disco elettronico più bello e interessante che abbia ascoltato quast'anno. Musicista - non musicista questo Trivo alias Rocco Triventi "arrangiatore artigianale" di vibrazioni milleflue per un disco partorito in casa con amore. Sovraincisioni, lo fi per un mix volutamente grezzo e sporco ma dell'inguaribile tinta art rock con un restrogusto introspettivo da psycopop. Viaggiamo sulle onde in verosimiglianza con Massive Attack,Beck in stile Sea Change, Radiohead più diretti e un sapore sommatorio da 'scuola old-style' dei CSI. Effetto inedito e piacevolissimo. Arte pura (e in questo anche la grafica del disco ci mette il suo).

Un art rock a tratti astratto e tutto in italiano, connubio poco frequente e già questo è un buon motivo per approfondire. Emoterapia è un concept radicato sulla malattia e la guarigione incastonato in una miscellanea tra introspezione e senso istrionico. Variopinto e dal pensiero positivo. Emoterapia = Terapia delle emozioni.

17 brani all'apparenza, un patchwork tra intro, bridge e vere e proprie canzoni per uno short-album completo di tutto nei suoi quasi 40 minuti totali di durata con il plauso della critica indie rock del tutto meritata.

Congeniale fin dalle prime pulsazioni, appare in un cross over polistrumentale sovrapposto. Una manciata di segnalazioni per capire questo sentiero, carrellata di colori: ora down tempo ora screamo in Ratio Me Fugit, pop in Ho Un Gatto Nel Cervello, con la costante doppia pista del lato estroso e da lato psichico.
Abrasivo e variopinto in Ho Bisogno Di Qualcosa Di Cui Non Ho bisogno, più scuro in Tu Non Sei Normale, picco di bravura in Nero, abile e fulminio nei giochi di registrazione dalle voce al registratore dove il marito odia il calcio e la moglie gurada la partita in Perché la cattiveria è enorme. Genio e sregolatezza, come versi haiku giapponesi in  La ballata Dell'Elefante suicida. Da tripudio nel fascino sognante di Kisstarsky. Per un'esperienza sonora davvero originale. Sensibile, intelligente e diretta. Disco che osa al massimo grado nella sperimentazione ma sa ridurre l'artificio in qualcosa di assolutamente gradevole all'ascolto per un viaggio dall'effetto più lungimirante di semplice musica. Straordinario davvero, con Trivo che, buon sangue pugliese non mente, col il suo non essere musicista di scuola, sfonda le pareti degli schemi per creare una composizione unica. Il disegno compiuto di un mosaico visual di tecniche, mezzi e strumenti. Musica fatta a mano come poche.

DOVE TROVARE IL DISCO

il disco può essere ascoltato e scaricato gratuitamente in formato digitale su Jamendo
L'album può essere acquistato al costo di 3 euro direttamente da Trivo su MySpace

Tracklist

01. Traccia 1- artista sconosciuto
02. La disciplina delle fermentazioni
03. Ratio me fugit
04. Ho un gatto nel cervello
05. The darkest side of the dark
06. Ho bisogno di qualcosa di cui non ho bisogno
07. Tu non sei normale
08. Nero
09. La mia donna è un pagliaccio opulento
10. Talking to Van Vera
11. Perché la cattiveria è enorme
12. Questa non è una canzone
13. Phantazomai
14. La ballata dell'elefante suicida
15. Piccola perdita di sostanza polpastrello
16. Veronica ha un virus
17. Kisstarsky


L'INTERVISTA





















1) Musica da non musicisti. Non l'hai mai studiata ma tuo modo sei un polistrumentista, ami il lo fi e la tecnica della sovraincisione. Il tuo sound è tutto ' fatto in casa' ma ti ha portato a produrre più di 200 pezzi. Costanza non da poco. Mi parli di questa tua ricerca musicale e di questo tuo impegno per creare dei frutti in questo campo?


C'è un episodio emblematico della mia infanzia che vorrei raccontarti.
Ero in prima media e odiavo le ore di musica perchè la professoressa ci faceva studiare sulla tastiera brani noiosi e troppo difficili per la mia mente distratta... io a casa non ce la facevo a stare lì a provare e riprovare e alla fine strappavo al massimo un sei.
Un giorno però venne in classe e disse... "Se avete tempo, per la prossima volta provate voi a inventare una melodia".
Io tornai il giorno dopo, e le feci sentire la mia creazione... lei rimase in silenzio per alcuni secondi, e poi si rivolse alla classe e disse: "Bambini, la melodia dovevate inventarla e non copiarla".
Inutili furono le mie spiegazioni, secondo lei quella serie di note era troppo armoniosa per venire dalla testa di uno scansafatiche mediocre pianista come me.
All'epoca non avrei mai pensavo che un giorno sarei riuscito a fare musica e a incidere album perchè non vedevo nessun talento musicale, ma crescendo ho capito che puoi avere i migliori strumenti del mondo e i migliori maestri, ma le melodie... la capacità di emozionare... queste cose le devi trovare solo dentro di te. Questa è l'unica costanza che conosco.
La mia ricerca non viene ascoltando altra musica... quello è solo un 20%, il resto è aprire gli occhi, le orecchie, e il cuore a tutto... e cercare di dare ordine e forma alle cose che mi colpiscono per rimetterle in circolo in un modo diverso o estrapolandole cambiando il target del messaggio che voglio mandare.
Ho sempre pensato di essere un tramite - sgangherato, sporco e zozzo - ma non ho mai creduto di essere il fine della musica... guai a dire "io sono un chitarrista", ad esempio...   io sono uno che suona la chitarra e si mette al servizio dello strumento e della musica per tirare fuori qualcosa che valga la pena di essere ascoltato (si spera almeno!).

2) Una miscellanea, quella di Emoterapia che si spinge verso una sperimentazione art rock intensa. Non facile. Difficilmente paragonabile. Questa tua architettura, questo tuo stile per le sonorità del disco dov'è nata?

Il mio stile è sempre stato quello, anche se ho tanti stili... si è un discorso un po' borderline, ma ti assicuro che nella mia testa c'è un filo logico che guida la mia evoluzione... o involuzione... dipende dai punti di vista.
Ho sempre ascoltato cose molto diverse tra di loro e anche quando non sapevo suonare immaginavo nella mia testa i vari generi fusi tra di loro.
A me ad esempio piaceva Prince e allo stesso modo Bon Jovi, oppure Afrika Bambaata e i Clash, i Beastie Boys e i Cure... e non capivo perchè gli altri miei coetanei fossero così settoriali.
I primi esperimenti registrati con la musica risalgono al 1988. All'epoca mixavo pezzi di canzoni dance/house tra di loro con altra robaccia che pescavo alla radio. Montavo tutto grazie a uno stereo registratore con doppia piastra.
Si, forse è stato in quel periodo che si è palesata la mia idea di patchwork sonoro.
Con questo meccanismo delle sovraincisioni iniziai qualche anno dopo a registrare voce, chitarra e tastiera e così nacquero le mie prime vere canzoni.
Passavo ore e ore a sperimentare allo stereo di nascosto, e quando qualcuno entrava nella mia stanza facevo finta di ascoltare musica e basta... non so perchè, ma ho sempre avuto una sorta di pudore per le cose che creo.
Poi le cose si sono evolute con l'avvento del pc e dei software semi-professionali, ma ho voluto continuare a mantenere questo sound sporco, casalingo e genuino... non credo riuscirei a essere me stesso in un vero studio di registrazione.

3) Questo tuo lavoro, nel suo lato 'psychopop' ha anche il risvolto di una storia vera legata alla vita di tuo padre nel delicato momento dei suoi cicli di chemioterapia. Ti va di parlarne e per quello che ti riguarda, la creazione di questo disco ha avuto per te un effetto rigenerativo, ha esorcizzato il periodo?

Era un periodo molto difficile e tutte le cose andavano nel verso storto. In quei casi o ti lasci andare alla disperazione o cerchi di essere un po' lucido, perchè ci sono cose più grandi di te e non puoi avere nessun controllo su di esse, nel mio caso stiamo parlando di malattia e morte. Ho scoperto che mi dava sollievo comporre, ma lo sapevo anche quando i miei guai erano meno gravi. Penso che nei momenti di disperazione la musica può salvarti e indubbiamente riesci a scrivere cose molto ispirate, ma in definitiva preferirei essere di lunga sempre immune dai problemi e scrivere solo canzonette divertenti e spensierate.

4) Parlami dei testi, stanno a te come la volatilità di Mirò alla pittura. Volendo creare una snapshot al senso dei tuoi testi ora sgargianti ora ombrati?

Mamma mia che domanda, mi pari Marzullo! :-)
All'inizio scrivevo in inglese, i miei primi demo erano tutti in inglese e quasi tutti i testi erano in rima alternata o baciata.
Poi ho iniziato con l'italiano e mi sono sentito spiazzato. L'inglese per me era un ulteriore filtro, perchè potevo urlare i miei bisogni senza sentirmi nudo. La gente ascoltandomi poi doveva andarsi a fare la traduzione, quindi c'era questa doppia fase di percezione... una istantanea (musica - melodia) e un'altra ritardata (lettura del testo - traduzione).
Passando all'italiano mi sono ritrovato a dire quello che avevo dentro così, senza maschere, e allora le parole mi venivano contorte, piene di doppi sensi, metafore... non è affatto un linguaggio ricercato, è che non riesco a scrivere essendo meno ermetico e più diretto... penso sia la mia natura.
Tutto ciò ovviamente poi dipende sempre dal mio umore, quindi può capitarmi di scrivere una canzone con un testo fatto di poche parole - ad esempio "La mia donna è un pagliaccio opulento" - che rappresenta tutto quello che voglio dire: rabbia, delusione, falsità, depressione, meschinità, gioia, allegria, sarcasmo... tutto insieme in queste poche parole e non c'è bisogno di dire altro.
Questa situazione poi è collegata alla mia visione della duttilità emotiva universale della canzone, ovvero, quando ognuno ci vede un significato e la fa sua, se la incolla addosso come la carta delle caramelle... allora si, penso di avere fatto un buon lavoro.

5) 'Il calcio non mi piace affatto' dice il marito alla moglie e lei sceglie comunque di guardare la partita in tv. Ecco, giusto per inquadrare da vicino una delle atipiche situazioni del tuo disco. Il tuo è di per sé un disco concettuale, ma come nascono in esso queste micro trame?

Tutti questi "disturbi" in realtà sono parte integrante della mia musica, anzi direi che sono le note che disturbano i rumori. C'era un periodo in cui andavo in giro con un registatore portatile per catturare tutto quello che mi piaceva del mondo circostante Trivo: un martello pneumatico, il vagito di un neonato, la sirena di un'ambulanza, un cane che abbaia... oppure un drammatico dialogo rubato a una telenovela brasiliana, uno speaker di una tv locale, un corso di italiano per stranieri... tutte queste voci e rumori per me sono stati sempre "musica"... ora è abbastanza inflazionato looppare voci e campionare rumori, ma io li ho sempre inseriti nelle mie composizioni fin dal 1988... e non saprei dirti il motivo... semplicemente mi piacciono tutti i suoni del mondo, da quelli genuini della natura a quelli artificiali provenienti dalle macchine inventate dall'uomo. Nel caso delle frasi rubacchiate qua e là, mi diverte decontestualizzarle per sottolineare i nostri limiti e le nostre contraddizioni... ma è sempre una scelta ben precisa... non inserisco mai voci o rumori a caso.

6) Dovessi scegliere una canzone fra tutte quelle che hai incluso in questo disco quale sceglieresti come preferita?

Una ragazza tedesca di nome Marion ha comprato 4 copie di Emoterapia pur conoscendo solo pochi vocaboli italiani. Stupito da questo interesse per la mia musica, un giorno le ho chiesto quale fosse il brano che le piaceva di più e lei mi ha risposto che il suo pezzo preferito cambiava ogni giorno in base al suo umore.
E' perfettamente questo lo spirito del mio concept album.
Quando sono più riflessivo magari penso che "Nero" sia il migliore, altre volte, quando sono più allegro mi dirigo su brani più d'impatto come "Ho un gatto nel cervello". Indubbiamente però non so se riuscirò mai a scrivere un altro pezzo come "Kisstarsky".

7) In quanto a preferenze, la figura dell'elefante suicida è spesso presente soprattutto nella grafica da te creata. Me ne parli?

Questa figura risale a qualche anno fa quando suonavo con degli amici veramente speciali.
Le cose andavano bene, avevamo molto in comune e dovevamo partecipare a un concorso... l'unica cosa che ci mancava era il nome per la band.
Dopo mesi e mesi di proposte bocciate mi venne in mente una notizia che avevo letto qualche anno prima.
Era successo in India, dove quattro elefanti si erano ubriacati bevendo birra e dopo aver devastato un villaggio si erano suicidati contro un palo della luce finendo folgorati.
La storia era davvero tragicomica e non sapevi se ridere o piangere... proprio come i testi e le atmosfere che volevamo portare in giro. Noi eravamo giusto quattro e ci sembrò un nome azzeccatissimo per quel progetto.
Quando sono rimasto solo ho continuato a portare avanti questa figura perchè continua a rappresentare il mio modo d'essere: raccontare con leggerezza argomenti molto tristi e viceversa, il che non significa non avere sensibilità e rispetto, vuol dire solo esporre i pensieri in una maniera diversa.

8) E un eclettico come te, musicista - non musicista così alternativo nel sound cosa ascolta di solito tra i suoi dischi preferiti?

Tra le cose che mi piacciono ci sono musicisti che i miei ascoltatori non si aspetterebbe mai da me. Non tutto quello che ascolto infatti finisce nella musica che produco, e quello che ci finisce è solo "l'insegnamento implicito" dei miei maestri.
Non mi è mai interessato ripetere ottusamente la musica che gira nel mio stereo, il mondo ha già avuto un John Lennon e non vedo perchè ci deve essere bisogno di un Trivo che copia John Lennon.
Detto questo, ti posso dire tranquillamente dire, sconvolgendoti, che "Jovanotti for president" è stato un disco fondamentale per me, come ho letteralmente consumato "Appetite for destruction" dei Guns n' Roses.
La lista sarebbe lunga, ci sono album che ascolto per una questione di affetto e altri per pura stima, come "Mellon Collie and The Infinite Sadness" degli Smashing Pumpkins, "Vitalogy" dei Pearl jam", "Surfer Rosa" dei Pixies, "In Utero" dei Nirvana, "Mezzanine" dei Massive Attack, "Beautiful Freak" degli Eels... ma sicuramente ne sto dimenticando qualcuno. Ecco... se dovessi consigliarti un bel disco adesso ti direi "Good" dei Morphine, ma domani potrei dirti "Spiderland" degli Slint, dopodomani "Bee Thousand" dei Guided by Voices, fra tre giorni "Sea Change" di Beck... è il bello della musica, è come se andassi dal gelataio e ogni volta scegliessi sempre "limone e fragola" quando c'è la possibilità cambiare e provare tantissime combinazioni... perchè non provarli?
Poi mi piacciono Chris Hülsbeck, Martin Galway, Peter Clarke, Rob Hubbard, Mark Cooksey... nomi sconosciuti ai più, ma autori di pezzi che i 30enni come me adorano e conoscono a memoria. Essi sono infatti alcuni compositori che hanno lavorato negli anni 80 per le musiche del Commodore 64, sviluppando ed elaborando temi di videogiochi come Bubble Bobble, Great Giana Sisters, Ghosts n' Goblins, Arkanoid, Microprose Soccer, International Karate... questi ragazzi, pioneri della musica fatta al computer riuscivano a tirare fuori cose meravigliose avendo a disposizione un solo chip sonoro!
Mi sarebbe piaciuto avere il timbro vocale di Otis Redding, l'estensione di Chris Cornell, suonare la chitarra come Mascis dei Dinosaur jr, conoscere la batteria come Carter Beauford della Dave Matthews Band, comporre al pianoforte come Scott Joplin... ma sono soltanto Trivo.

9) Hai partecipato alle selezioni dell'Arezzo Wave, ma ad ogni modo, la dimensione del suo assemblaggio musicale e del tutto particolare. Fai anche live? E come concepisci i tuoi concerti?

A giorni tornerò a esibirmi dal vivo per un concerto di beneficenza dopo più di 2 anni di silenzio. Il mio live ideale sarebbe pieno di contorni a tema con lo spirito dei pezzi, ovvero: immagini, video, luci, candele, un po' di cabaret, coinvolgendo il pubblico facendolo salire sul palco per "rumorare" con me... ma per ora riparto da un semplice featuring con una band di amici che mi dà una mano... poi si vedrà.


10) Lo fi, low cost... il tuo disco è disponibile a 3 € sul tuo Myspace... dimmi, la tua discografia sta per sfornare qualche nuovo progetto? La critica ha avuto per Emoterapia pareri molto incoraggianti...

Per la verità il mio cd è scaricabile gratuitamente in mp3, ma se proprio qualcuno volesse il disco fisico, con libretto di testi, custodia etc., io pretendo in cambio solo le spese del supporto, ovvero 3 euro, le canzoni le regalo comunque.
L'esperienza di ricevere recensioni da sconosciuti è davvero divertente, è fantastico quando ti appioppano etichette e influenze di band che non ho mai ascoltato!
In questi momenti mi viene in mente una riflessione di Frank Zappa che diceva: "Parlare di musica è come ballare di architettura".
Ho ricevuto tantissime belle parole incoraggianti, e dopo aver pensato di mollare tutto, ora mi è tornata la voglia di comporre e ripescare tra le vecchie registrazioni per un prossimo album che (spero) vedrà la luce nel 2010.

www.myspace.com/elephantsuicide

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 08:18
05/11/2009




Organetti e valzer francesi,flauti e  atmosfere boscherecce, un treno a vapore tra la romance d’oltralpe e la verve musicale della Mitteleuropa tra violini, chitarre e cornamuse. Atmosfere vicine e lontane coadiuvate in un piacevole disco tutto italiano del quartetto L’Escargot. Sangue pugliese nei loro mille strumenti musicali, per un disco questo Corri,titolo – ossimoro per un  progetto d’esordio che è un tripudio polistrumentista, nato con calma, autoprodotto, suonato con intelligenza e maestria ma gradevole all’orecchio di un pubblico vasto nel suo essere strumentale e articolato ma gradevolissimo sull’orlo delle sensazioni colorite.

 

Torna in mente il lieve paragone con il mood di Yann Tiersen ma in una colorazione molto più gaia e gioviale acquerellata nelle mille sfumature di una miriade di strumenti musicali, tutto in acustico: Alessandro Pipino (già noto per la collaborazione con il duo Radiodevish) alle tastiere,  Massimo La Zazzera (membro dei Musica Officinalis, concept band di musica etnica e medievale) ai fiati e alle percussioni, Stefania Ladisa (Radicanto) alla viola e al violino e Adolfo La Volpe (ricordiamo la sua Diomira Invisible Ensemble, quartetto jazz rock oltre alle sue innumerevoli collaborazioni) alle corde di chitarre e basso

 

Fabula e magia che s’innesta con il brano Moqida attraversando unidici brani dall’alto potenziale espressivo e visionario che accompagnano in un viaggio sonoro caldo denso di comunicativita, ora tradizionale come l’adagio al pianoforte e flauto di Desert, ora più estroverso e giocoso come per la Vecchia Singer, quasi una ballata da Hobbit di tolkeniana memoria che sul filo dell’organetto creano un disco dal piacevole fil rouge rustico e da romance di carattere leggiadro e a volte buffo come nel bellissimo brano In Cammino, colonna sonora di un simpatico spot della Regione Puglia che rende bene il suo significato immaginifico, guardate qui e dopo un viaggio tra l’Oltralpe e il folk nordico,le chitarre su Mauve recuperano sonorità più densamente mediterranee. Ma un disco scrigno come questo continua a disseminare piccole e grandi sorprese, le cornamuse su Corri in una dimensione nuovamente irish per inaugurare una scia finale di una lumaca disseminata di  effetti, stavolta più introspettiva.

 

Un disco finissimo, vivamente consigliato. Brillante nelle composizioni e nelle esecuzioni all’insegna di una poetica strumentale chiaramente visiva e leggibile con una meraviglia trasversale di suoni comune a pochi altri esempi musicali, consigliato!!

 

 

 L’ESCARGOT: LA FORMAZIONE


 

Alessandro Pipino - organetti diatonici, fisarmonica, concertina,pianoforte, glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano, percussioni

 

Massimo La Zazzera - flauti, chalumeau, bansuri, sansula, fischietto a coulisse, duduk, sansula, percussioni

 

Stefania Ladisa - violino, viola

 

Adolfo La Volpe - chitarra classica e acustica, chitarra portoghese, banjo, basso acustica

TRACKLIST 

 

01. Magida
02. Desert
03. La Vecchia Singer
04. Norma
05. In Cammino
06. Mauve
07. Corri
08. Come Le Foglie
09. Kalaniemi
10. Valle Dei Treni Interi
11. Das Ende Der Dinge

 

L’INTERVISTA   (con Alessandro Pipino)
 

1.Alessandro Pipino, Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe. Quattro compositori e quattro poli-strumentisti. Come il progetto L’Escargot ha reso possibile questo sodalizio?

il fatto di essere polistrumentisti ci ha aiutato molto, avere a disposizione più strumenti per dare il proprio contributo non può che facilitare il proprio compito,
possiamo cercare di essere fantasiosi e originali nel metterci al servizio della composizione.

2.Corri è un disco nato con tutta la calma e la posatezza creativa. Un disco autoprodotto. Mi spieghi questa scelta?

Eravamo in grado di registrare da soli il master, per cui alla fine non si è trattato di un grosso sacrificio, in questo momento storico le "case discografiche"non sono in grado di garantire granché, meglio puntare su internet, promuoverci da soli e cercare di fare tanti concerti...

3.Il vostro progetto è soprattutto un crogiuolo di musica strumentale. È stato chiaro fin dall’inizio questo punto?

Quando ci siamo formati suonavamo brani strumentali, poi abbiamo messo in circolo le nostre composizioni, non è mai stata prevista una voce, non ce lo siamo detto ma era chiaro fin dall'inizio che sarebbe stato un progetto strumentale, per il futuro non so dire se confermeremo in toto
questa condizione, al momento sembra di sì...

4.Melodie romanze, valzer francesi, atmosfere folk… c’è stata un’influenza comune che vi ha portato a questi sentieri?

L'uso dell'organetto diatonico ha abbastanza condizionato il repertorio dei nostri inizi,
suonavamo brani di compositori francesi e dalle nostre parti (la Puglia) eravamo gli unici a farlo, ci piacevano (e ci piacciono ancora tantissimo) i brani di altri organettisti come Marc Perrone, Stéphane Delicq, Christian Oller... Adesso ovviamente le nostre composizioni hanno la precedenza e forse risentono un po' di quel sound che ci ha unito.

5.Parliamo ancora del polistrumentismo, per ogni singolo musicista del gruppo, come è stata vissuta la scelta degli strumenti da utilizzare in ogni singolo brano e come tutto questo si concilia con gli eventi live della band?

Quando ci incontriamo per provare ognuno di noi è circondato dai propri strumenti,come se ognuno di noi avesse una tavolozza di colori per dipingere un unico quadro.
Massimo non è solo un flautista, è un jolly incredibile, puo' "svoltare" il sound di un brano in modo sempre sorprendente, ogni volta è un piccolo miracolo che si ripete! A fine concerto infatti è sempre catturato da qualcuno incuriosito dai suoi piccoli gioielli.
Recentemente ha anche tenuto una bella mostra dei suoi tanti strumenti...
Adolfo ha una notevole collezionedi strumenti a corda, spesso in concerto deve sacrificarsi in un lavoro oscuro di sostegno armonico ma è un musicista geniale,
consiglio di ascoltare alcuni suoi lavori su myspace. Lo abbiamo anche nominato, suo malgrado, nostro speaker ufficiale durante i concerti.
Stefania sceglie a fondamentalmente fra il violino e la viola, il suo variare
lo si trova maggiormente nel suo approccio, puo' essere molto classico o decisamente non convenzionale!
Io suono soprattutto strumenti ad ancia libera l'organetto su tutti, poi la fisarmonica, la concertina più qualche giocattolo.
Per i concerti tendiamo a portarci dietro quanti più strumenti possibile ed in genere i brani suonano all'incirca come sul CD, l'unica vera rinuncia è il pianoforte.

6.Progetto musicalmente intelligente ma estremamente friendly all’orecchio dei più. L’Escargot ha altri progetti discografici per il futuro?

Abbiamo iniziato ad arrangiare i nuovi brani, speriamo di mettere un pochino da parte la nostra proverbiale lentezza e di pubblicare il secondo disco nel prossimo autunno...
 

LINK

www.quartettolescargot.com

www.myspace.com/quartettolescargot

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categoria : interviste, folk, world music, artisti autoprodotti, progetti acustici, concept band

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 22:36
17/06/2009

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Stile eterogeneo e consapevole.

L’ep I Capelli Raccolti Di Annes (2009) è una manciata in pillole di belle Canzoni, una landa di idee chiare e ben congeniate: ci trasporta nell’universo dei siracusani Froben all’insegna di un’amalgama in un acqua cheta piano rock fortemente cangiante, sapore di ballad, post rock, iniziazione al noise. Un mealting che richiama, almeno sul piano musicale fascinazioni più disparate, dai Coldplay old style dei crepuscoli di Yellow in creolo con Radiohead al secolo di Ok Computer, il Cristiano Godano più denso nonché un gusto ad un sempre più apprezzato Paolo Benvegnù, di cui sono stati anche band supporter. Il gusto testuale è tutto da scoprire,un solco personale da cantautorato fluido: semplici ma efficaci in uno stile pieno di carattere e stilizzato in un suono puro senza estetismi di contorno,tutta sostanza, ora romantico con I Capelli Raccolti Di Annes, brano che tra l’altro vede la partecipazione del bravo VeiveCura, più ampli: la radiofonica Perdo Sangue orgogliosamente indie e granitica sulla scia di La Tua Idea, in quel mood alla Benvegnù con quel tono d’originalità in più che da anche consistenza ad un drum and bass dal retrogusto melanconico che, con la sua meditata visual- elettroacustica, giunge alla creazione di un effetto post rock cristallino. Un sound pulito che in tutte le chiavi interpretative di questo mini album con molto su cui riflettere gustosamente, districa orizzonti

Ottima meta musicale,conscia di un lavoro ben fatto, un piccolo scrigno, talvolta art rock, di una sound poliglotta, avvolto in una chimica nuova di abbinamenti dal sapore un po’ nordico,un po’ internazional-iperboreo, tanto personale.

Avanti così Froben! E tra gli ascoltatori d’eccezione, anche la “cantantessa” Carmen Consoli, che li ha voluti in un sodalizio con l’etichetta Due Punti Records…

TRACKLIST

I Capelli Raccolti Di Annes

Perdo Sangue

La Tua Idea

In Silenzio

I FROBEN SONO

Stefano Ali' (voce - chitarre),

Andrea Ali' (basso,sintetizzatore,rumori)

Valerio Vittoria (chitarra)

 Francesco Vittoria (chitarra)  

Roberto Cappellani (drums)

 

INTERVISTA ( con Stefano Alì)

 


 

1.Partiamo dalla ricerca del vostro sound, in studio il piano rock è quasi sempre in primo piano, elemento, quello del pianoforte che nei vostri live sostituite da un mood acustico di chitarre. Come si reinventano i Froben in queste due anime sonore?

La risposta e' semplice,pur amando alla follia il suono e il ruolo del piano all'interno del nostro progetto,non abbiamo un pianista nella band..veniamo aiutati da un nostro amico Salvo Minnella sound engineer nello studio in cui registriamo e cantante dei Posh,altra realtà siracusana,mentre Davide Iacono in arte veiveCura altro amico e artista modicano ha creato e suonato la linea di piano in "i capelli raccolti di annes".Per quanto riguarda i live..cerchiamo come hai ben detto di ricreare il tutto aggiungendo linee di chitarre elettriche ed acustiche,cercando di far sentire il meno possibile la mancanza di un pianoforte..(almeno ci proviamo..).

2. Coldplay, Radiohead, Marlene Kuntz, nella filigrana della vostra musica traspaiono queste e altre influenze rock – alternative, una fascinazione in cui anche Paolo Benvegnù ha un forte ruolo e nella vostra biografia si scopriamo che siete stati anche supporter di questo cantautore, come è stata questa esperienza?

Amiamo le band che hai citato e' inutile negarlo...anche se per quanto mi riguarda il mio modo di scrivere e creare e' ben lontano da queste realtà ma piuttosto vicino ad uno stile più italiano e cantautorale.Ecco Benvegnu' e' più sulle mie corde..(prendendo le giuste distanze..eheh),abbiamo aperto diversi suoi concerti in Sicilia e devo dire che oltre ad essere una splendida persona attualmente in Italia e' uno dei più grandi.Comunque… si,e' stata un’ esperienza stimolante

3.Siracusa come Catania è sempre stato un denso laboratorio musicale, non vi manca l’esperienza dell’esportazione tra Sanremo Rock e i Tim Tour. Come si sono evoluti musicalmente i Froben  con il loro bagaglio di esperienze fuori dalla Sicilia?

Sanremo rock e il Tim-tour sono state delle ottime esperienze senza alcun dubbio...anche se in pratica per una band servono a ben poco;voglio dire..sono delle manifestazioni create per far passare un certo tipo di musica e soprattutto determinate band già consapevoli a mio parere di salire sul podio...e poi e' successo tanto tempo fa'. Attualmente la Sicilia ed in particolare Siracusa pur essendo ottimi laboratori musicali offrono quasi niente; e' la solita storia,ottime band che non trovano spazio per affermarsi..mancano strutture e delle vere etichette per emergere. Si...si riesce a suonare,ma purtroppo finisce tutto lì. Bisognerebbe oltrepassare lo stretto..ed e' quello che stiamo cercando di fare noi insieme a Carmelo Amenta altra valida realtà tutta siracusana.

4.E ritornando in “Trinacria”, non si può non citare la vostra collaborazione con la Due Parole Records ,etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli e Maurizio Nicotra, un label sperimentale che di solito è legato in modo particolare alla musica folk, genere che si distacca dalla vostra ricerca…

La collaborazione con la Due Parole records e' stata molto eccitante,lavorare con Carmen e Maurizio ci ha reso più maturi dal punto di vista professionale..si lavorava bene..e' solo che col tempo il modo differente di vedere la musica ci ha allontanati..restano comunque degli ottimi ricordi.

5.Nel vostro ep omonimo, il brano dal risvolto post rock I Capelli Raccolti Di Annes è frutto di una featuring con VeiveCura. Un nuovo tragitto artistico, come è nata questa ricerca?

"I capelli raccolti di annes" e' nata da una linea melodica di piano eseguito e creato da Davide Iacono "veiveCura"...ci ha talmente conquistati che in poche ore ho scritto il testo,ed il giorno dopo e' venuto fuori l'arrangiamento. Tutto molto istintivo,una magica e bella collaborazione.

6.E dopo questo slancio, è già in porto l’idea di un full lengh o di nuovi progetti futuri?

Progetti futuri...cercare un etichetta che ci sostenga, suonare parecchio in giro,speriamo anche fuori dalla nostra amata terra e soprattutto creare contatti umani e musicali..secondo noi quello che veramente conta.

LINK

 

http://www.rockit.it/froben

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categoria : musica, interviste, post rock, rock, demo, indie, cantautori, downtempo, artisti autoprodotti, alternative rock, elettroacustica, elettro rock, > froben

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 19:37
24/02/2009

Norticanta - Norticanta ep

A volte una primavera musicale si distingue dal suo breve tirocinio prima della sua ineazione creativa tout cout. Citazioni poche e cult: i mai troppo sfruttati Afterhours, C.S.I e Marlene Kuntz, quello che definiamo felicemente l'intellighenzia italiana del rock. Ben venga chi li sa artisticamente seguire. I Norticanta lo fanno,mosca bianca, perla rara, nascono dal germe delle loro cover per estendersi in una salsa da cross over: amalgama musicalmente perfetta addolcita da una vocalità registrata non proprio perfettamente, ma fedele alla linea di un ologramma in controluce che segna il tratto originale di questo lavoro. Band che, fa piacere, è di Trento, li dove a nord est dell'Emilia Romagna, rintracciare un'underground di qualità è spesso una strada annebbiata da nebulose metal che offuscano la scena.

"A dire il vero i Norticanta sono nati con l’intento di comporre brani originali ma con la convinzione che prima fosse importante trovare la giusta amalgama. Ci siamo presi il tempo, qualche mese, per studiarci, per vedere se si poteva remare nella stessa direzione musicale. Una volta appurato ciò abbiamo iniziato a produrre i nostri pezzi".


Il terreno è fertile, il loro primo ep omonimo racchiude 4 tracce dal sapore cangiante: Facile Perdersi,Difficile Trovarsi è una scarica rock abrasiva a tratti grunge e psichedelica, segue il sapore magmatico di un lento meditativo come Di Notte Specialmente, mentre sul lato soft e introspettivo nasce una perla testuale come Ipse e una dolce ballads che non lascia sfuggire un che di radiofonico come Malagioia.

"La nostra musica nasce, come i testi, dalle emozioni del momento, così ogni canzone ha una vita sua e difficilmente è influenzata dalle precedenti. Le quattro canzoni del demo in particolare raccontano di altrettante situazioni differenti l’una dall’altra. Quindi se ad esempio abbiamo deciso di vestire una canzone d’amore (Malagioia) col tema della ballata rock, così abbiamo lasciato che la rabbia che viene sprigionata in Ipse covasse la sua energia ancora inconsapevole in una primordiale meditazione psichedelica. Allo stesso tempo l’atmosfera onirica che penso si possa respirare in Di Notte Specialmente viene preceduta nel demo dal ritmo angosciato dell’amore deluso e gridato di Facile perdersi, difficile trovarsi". Così dichiara il vocalist Alberto che in quanto a creatività svela il bel cervello che si cela nella genesi dei testi dei Norticanta "I nostri testi sono visioni, sono stati d’animo, sono emozioni che prendono sostanza una volta impresse sul foglio. Talvolta la stesura nasce da un’esigenza di esternare un qualcosa che anche una volta esplicitato fa fatica a esserci chiaro. Per alcuni testi solo il tempo riesce a farci capire perché certe cose sono state scritte in quel momento e in quel modo. Spesso ci rendiamo conto che le nostre canzoni non sono di facile interpretazione. Anche quando ci si ripropone di usare un linguaggio più semplice, magari perché ci è chiaro di cosa vogliamo parlare e in che modo vogliamo farlo, si innesca un meccanismo che porta ad un brano ancora più ermetico, forse per il velato timore che ciò che ci ha ispirati sia visibile a tutti".

Il connubio tra senso alto dei testi e sound non mente, di sicuro è un rock amalgamato da risultare subito gradevole e ben costruito, il mix è intrigante e orecchiabile.

Sullo sfondo c'è un saggio background, oltre alle punte citate nel loro rock primordiale di Afterhours, C.S.I e Marlene Kuntz sapientemente reinterpretato in nuovi versanti pieni di personale ricerca, i Norticanta dimostrano a piene mani una buona dose di preparazione musicale. E' dunque interessante scoprire il rapporto con il palco e l'atmosfera live e Alberto mi risponde che: "I pezzi nascono in quanto tali, per essere suonati, in studio e live. La sala prove è il luogo della sperimentazione e delle idee che si susseguono, questo ci permette di arrivare sul palco e di sfogare la nostra energia. Purtroppo in Trentino e a Trento la dimensione live è soffocata dalla mancanza di spazi e interesse nei confronti di gruppi che propongono pezzi originali e in particolare legati a generi poco inflazionati. In questo contesto le realtà musicali degne di nota sono rare e faticano ad emergere".

C'è pausa creativa ora per la band trentina, ma c'è la ricerca di un nuovo equilibrio musicale, l'ingresso di una chitarra ritmica alla chitarra eletrrica accompagnata da un drum e bass niente male: " In precedenza la presenza di una sola chitarra non consentiva particolari arrangiamenti ma faceva sì che questa fosse relegata quasi esclusivamente all’accompagnamento. Ora inserendo un nuovo elemento sarà possibile arricchire la struttura dei pezzi".

Per concludere il bilancio di questo primo step della loro carriera con pezzi inediti, l'invito all'ascolto dei Norticanta sembra già essere una nota di tutto rispetto, una prova d'autore,intelligente e matura. E non mancano le prove artistiche audiovisive come il video per Malagioia "I nostri video nascono dalle proposte di alcuni registi locali che, interessati ai nostri brani, si sono cimentati nella realizzazione di questi lavori "low cost". In Facile perdersi, difficile trovarsi il regista (Fabrizio C. Gravantes) ha voluto mettere in evidenza l’energia live della band e la sua attitudine rock ricca di rimandi psichedelici, servendosi di suggestivi effetti visivi. Nel video di Malagioia l’attenzione si sposta più sullo storyboard; in questo caso la trama nasce dalla personale interpretazione del pezzo da parte del regista (Marco Rosi)".

Buon Ascolto

Ne vale la pena

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 18:45
21/01/2009

Ci sono gruppi musicali che con solo un singolo sanno darti la fiducia che si tratti di qualcosa di interessante.

Siamo solo all’assaggio, il primo singolo, e i Demo Mode hanno già la stoffa di chi promette bene. Niente come Niente è una manciata di 3 brani che raccoglie un piccolo sunto di un talento dirompente di rock messinese che sa esplodere sotto l’influenza di un groove energizzante a suo modo con poche influenze e tanta originalità. Che il main stream ci lascia affiorare un leggero influsso dal sound dei Litfiba lo si coglie, ma il mix è tutto particolare: buona musica, rock concreto, canzoni civili e allo stesso tempo morbidezza.

Tutto parte nel modo più succulento, un brano pregnante 908, non è presente nel singolo ma è un biglietto da visita che non può essere omesso: un drum & bass formidabile su un suggestivo dialogo tra il mago Merlino e la Fata Morgana sul tema del terremoto messinese agli inizi del Novecento. Il binario tra riflessione e buone vibrazioni è un binario costante e fluido che si instaura in tutto l’ascolto di una band come i Demo Mode che si vede avere la stoffa per il formato live.

Addentriamoci in questo singolo, Niente Come Niente è un universo tra un rock molto anni 90’, una leggera strizzata d’occhio al genere di Paolo Benvegnu e un velo sinthy particolare.

Bella svolta dopo un brano da amorosa tempesta del dubbio arriva Anna, qui dove ci si ritrova in versione storytelling con le vicende di una ragazza stuprata dal padre.

Più leggera e estremamente orecchiabile, Tra Fascino E Rabbia in cui c’è da goderne in fatto di musica su assoli di una destrezza da brivido disseminata con cura in tutto il singolo, un singolo di tre scalini ma che sa riassumere bene una realtà trasversale ed eterogenea: un sound in erba, pieno di maestranze ma scorrevole.  

Tanto da dire, date uno sguardo ai brani così già nitidi nella mente dopo un ascolto e un amalgama di gruppo matura e già navigata quasi incredibile per i soli due anni di vita di questa band e siamo solo all’inizio, e Demo Mode, sembrano essere uno scrigno di sorprese imminenti sulla scia del loro senso comunicativo. Ve li lascio scoprire un po’ meglio nell’intervista che abbiamo realizzato insieme:

1.Base Houston dei Demo Mode è Messina, dichiarate che qui la scena ha un che di mediocre. Eppure la Sicilia orientale è sempre passata come quella caleidoscopica realtà catanese che nell’underground fa fruttare una sperimentazione che si aggiudica il nome di una Londra italiana. Pochi chilometri e così tanta differenze?
Qual è allora l’aria di Messina in fatto di concerti?

Sembrerà stano ma, a distanza di soli 80km circa, ciò che differenza Catania da Messina è veramente tanto.
Al giorno d’oggi in ambito musicale, è una città che offre molto di più, soprattutto per quel che riguarda la musica emergente.
Di Messina, bè..C'è stato il bum fino a 10 anni fa, le Band suonavano molto, e spesso, e di certo questo ha fatto si che ancora oggi si parli di gruppi che in passato erano molto noti e hanno lasciato la loro firma “Messinese”.
Noi nasciamo a Messina a fine 2007 ed indipendentemente da tutto la nostra voglia di farci sentire e ascoltare ci porta spesso a confrontarci anche con delle situazioni musicali spesso disperate e disastrose.
La cosa che comunque ci porta ad andare fuori è soprattutto la voglia di uscire diciamo dai "limiti geografici" e di metterci in competizione con altre band emergenti di altre città.

2.E in alternativa avete la scena romana…cosa cambia per voi che la carica Live la amate così tanto? 
 
Roma in realtà è la città che ha accompagnato alcuni di noi lungo il tragitto dell'adolescenza.
Dopo aver fatto un anno di gavetta piena tra Sicilia e Calabria, è uno tra i primi obiettivi che cerchiamo di raggiungere tra locali, ma soprattutto Festival come il " Free Live Rock" al quale parteciperemo a Febbraio.

3.Passiamo alla vostra musica vista da vicino, l’estro principalmente è incentrato sui disagi sociali, storie piccole e grandi e dinamicità nel suono molto dinamica. Come nasce questo connubio nella vostra band? 

 Si può dire che assieme alla ricerca del suono,e dello stile, senza togliere nulla alle varie influenze, abbiamo dato maggior importanza all'originalità. Il compromesso che più c'è andato a genio è stato appunto l'esprime la realtà e le vicessitudini di ognuno di noi, attraverso la narrazione dell'esperienze che abbiamo vissuto o che più semplicemente sentiamo stimolanti.

4."908" è una delle canzoni a cui siete più legati, parla del terremoto messinese del 908. Brano particolare se si pensa al suggestivo dialogo magico tra la Fata Morgana e il Mago Merlino. Come nasce questa immagine musicale?

908 è il frutto di un lavoro di mesi che ci ha soddisfatti molto più delle nostre aspettative.
Siamo molto legati a questo brano, perchè attraverso ciò che ci viene meglio fare, siamo riusciti ad estrapolare un pezzo di storia importante che caratterizza la nostra città. L'immagine musicale nasce per caso, forse addirittura da alcune letture fatte in età scolastica, poi successivamente macchinate dalla mente della nostra voce(D.Naccari). Il percosso creativo del pezzo ci ha fatto maturare molto, sotto diversi punti di vista; Non è assolutamente facile trattate temi tanto delicati, ne tanto meno arrangiarvi su una melodia adatta.
In definitiva siamo riusciti nel nostro intento, il pezzo comunica quello che noi volevamo che comunicasse, sarà poi al nostro pubblico giudicarlo, e , si spera, apprezzarlo.

5.E dopo una canzone sulla storia come questa c’è anche un versante come il brano “Anna”, la storia sulla violenza di un padre sulla figlia. Come nasce una canzone così. Uno storia vera, uno stereotipo border, una realtà da mass media?

Il brano Anna, nasce da una necessità. Ideologicamente indica la violenza,anche quella più banale, che sia fisica o psicologica.
La storia di una bambina maltrattata dal padre narrata su un contenuto musicale piuttosto distorto e graffiante, si pone dentro di noi come un grido alla sopravvivenza, un urlo contro la repressione.
Non abbiamo vissuto quello che ha vissuto Anna, ma ci sentiamo comunque vicini a lei, e come lei vogliamo fortemente liberarci da questa violenza che ci tiene chiusi in una scatola!

6.A proposito di società, in quando a cause civili avete partecipato a due V-Day nelle piazze di Messina. In questo intento c’è anche appoggio alle cause di Grillo? Cosa ne pensano i Demo Mode in proposito?

Sinceramente, per quanto ci riguarda, politica e musica sono due parole che spesso non si sposano perfettamente. In genere cerchiamo sempre di tenerle lontante; Il v-day invece, oltre ad averci dato la possibilità di esibirci su un palco, davanti a un discreto pubblico, ci ha anche dato la possibilità di dare uno spessore a canzoni come "Alla corte dei Windsors" sostenendo nel nostro
piccolo il grande "lavoro" di Grillo.

7.Niente E’ Come Niente è un singolo, un piccolo demo di 4 tracce. Ma le idee non vi mancano, avete novità in cantiere?

Niente come niente è il nostro primo lavoro ufficiale, il nostro biglietto da visita.
Ovviamente è una semplice anteprima di quello che sarà il nostro primo Ep completo.
In realtà per 3 semplici canzoni, ha richiesto più tempo del dovuto ma contemporaneamente il tempo giusto per fondere l'individualità di cinque persone, tra gusti, generi e influenze, spesso anche diverse, che indubbiamente
ci ha fatto crescere.
Questo percorso ha amalgamato la nostra figura di gruppo ma soprattutto la nostra amicizia.
Attualmente stiamo registrando presso la Casa..Studio ormai battezzata Stella Records sotto la produzione artistica di Antonio Stella.

TRACKLIST

Niente come Niente                    
[Anna]                                       
Tra Fascino e Rabbia        

I DEMO MODE SONO

Dario Naccari  (voce)                        
Luca Stella (tastiere e synth)
Antonio Maugeri (chitarra)
Massimo Russo (basso)
Simone Bertuccio (batteria)

MY SPACE

www.myspace.com/thedemomode  

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 18:41
21/01/2009


 
Sincretismo di città, ovvero parliamo di una sfera musicale underground di nomadismi musicali. Ed ecco che in un porticato di una Bologna mealting pot spuntano i Laradura. Tutti del sud loro: due siciliani, un sardo e un calabrese che sotto una luce particolare che fa da collante e da stimolo creano una dimensione innovativa rispetto ai canoni geografici che contaminano i generi.
Ne nasce un promo come "….Dal Tramonto All’Alba"(2007), una dimensione da concept album embrionale,in una ricerca tutta personale: un’acustica che contempla la fascinazione elettronica: vagamente ricorda i fraseggi musicali di Jeff Buckley ma in maniera molto più disinvolta e meno eterea che si ridipinge sotto un sole dalle tinte sfiziose, complici un po’ dell’impostazione dei testi a margine e della voce del vocalist Luca Li Voti,magari non sempre perfetta nei climax ma trainante, nel sapore di un disco che si riascolta, che accanto ad uno strascico vocale in apparenza easy alleggerisce contorni di un disco strumentalmente all’avanguardia rendendolo fruibile ai più. Complice anche l’atmosfera da presa diretta, da nicchia intima, che ci piace, con quel tocco non perfettissimo ma autentico, e non è un difetto,non vi pare?Pensate che si tratta di un disco registrato dopo solo tre prove e con un grande potenziale comunicativo e di una sinergia a pelle per nulla trascurabile.<< Ognuno di noi proveniva da varie esperienze, e pian piano ci siamo creati la nostra "dimensione". Una cosa molto importante è stata anche la parte "umana" a fare da legante, il rispetto e la condivisione di pensiero>> mi dice Luca Li Voti.
La dimensione visual non manca ed è un grande potenziale, adatta ad un contorno da reading magari, ma che con i testi riesce anche ad accattivarsi un misticismo leggiadro di parole quasi altisonanti in un’intelligente versione enigmatica.
E’ un disco continuum, è alta la vocazione strumentale impressionista su quest’immagine da crepuscolo vespertino, diciamo anche che si tratti di un post rock acustico molto personale dove l’amalgama spicca di gusto. Da segnalare il lungo miraggio del fascino della musicalità di Altrafaccia che ci colpisce quanto le suite d’apertura e chiusura di Arab e Ritorno Al Vento, in una lunga scala di grigi, si potrebbe dire neo progressive, in cui tutto si evolve senza ripetersi e che riscalda, anche nelle sue note più sottili come Notte Verde. Colpisce la dimensione prolissa, 4,5 o 6 minuti per ogni brano che scivolano con agilità. Gustosi all’ascolto insomma. Buona musica.

TRACKLIST
1.Arab
2.Andate In Pace
3. Luna
4.Altrafaccia
5.Ritorno Al Vento

I LARADURA SONO
Luca Li Voti (voce/chitarra)
Valentino Pirino ( chitarra,fx)
Nino D’Urzo (basso)
Mario Robusto (batteria)
Gaetano Di Giacinto (batteria live)

L’INTERVISTA con
Luca Li Voti 

  1. Sono tutti del sud Italia i Laradura, ma di certo il collante dell'ambiente bolognese ed emiliano ha la sua importanza nella vostra ricerca elettroacustica non convenzionale. Un pied à terre in una città sicuramente folta a livello di musica underground a tutti i livelli (musica sperimentale, cantautori,canzoni politiche, easy neomelodica) a due passi  tra l'altro in circuiti come il MEI di Faenza e dai circuiti di SanRemo rock. Come vivete tutto questo? Cosa si respira, cosa si impara?

"Vivere" Bologna  fa scuola, nel senso che in questa città si riesce ad entrare in contatto con realtà musicali varie ed eterogenee, e questo ha fatto e continua a fare bene alla nostra ricerca. La presenza sul territorio di grossi circuiti indipendenti e non, è stata sempre sfruttata da noi esclusivamente come stimolo a fare meglio e di più, e ad evitare di cadere nella logica dei circuiti. Anche grazie a questo riusciamo a suonare liberi da varie etichettature che a volte il mercato musicale impone, evitando anche una scelta di genere. ,,
 
  
  2. Passiamo al vostro progetto "….dal tramonto all'alba". L'idea di fondo è un concept. Come è affiorata l'idea di questa "trama"?

 A dire il vero tutto è nato successivamente alla fase di registrazione del progetto, riascoltando i brani. Diciamo che ogni brano per noi evoca musicalmente o letterariamente la fase di una giornata trascorsa dal tramonto all'alba. Abbiamo deciso di giocare su questo scorrere del tempo in maniera molto naif, senza troppo intellettualismo. Era qualcosa che c'era già e l'abbiamo solo sottolineato senza neanche forzarlo o palesarlo troppo. E' solo una traccia, una possibile lettura tra le altre.
    
   
3.Le parole. Nei vostri testi sono come riflessioni a mezz'aria. Una scelta di sostanza, di equilibrio, vero?

Come qualunque altra cosa anche testi e musica hanno sicuramente bisogno di un equilibrio per stare insieme, e riferimenti troppo espliciti a volte rischiano di perdere di significato. Il potere della parola è grande e bisogna usarlo con cura.... ,,
    
    4. In quanto a sonorità, il suono amplio dimostra tutta la vostra amalgama. Come ha preso piede man mano la chiave elettronica? E in quanto a punti di riferimento musicali?

Proveniamo tutti da ascolti così diversi che non saprei da dove cominciare e dove andare a finire. La cosa bella è appunto che siamo quattro teste diverse che suonano ciò che gli piace e si sentono bene mentre lo fanno. Registrato il progetto "....dal tramonto all'alba", dopo qualche mese abbiamo sentito la necessità di sostituire quasi totalmente, soprattutto per una questione di almalgama del suono, la chitarra acustica con l'elettrica, rimandando la nostra dimensione più intima ed acustica alla preparazione di un live set dedicato. Allo stesso tempo, con l'ingresso di Gaetano alla Batteria, il nostro sound ha preso una forma ben definita fino a diventare quello che oggi portiamo nei nostri live.

5. Come un embrione in gestazione nella placenta attaccata alla dimensione in studio o vi piace il divertimento da atmosfera live?

    Trovarsi in studio sicuramente è molto bello, l'atmosfera che si respira è frizzante, e aiuta anche la crescita del rapporto tra  noi, ma il live è sicuramente ciò che preferiamo. Il pubblico, l'imprevisto, i volumi, i suoni che si creano sono ogni volta unici e irripetibili, e la mancanza di tutto ciò causa in noi crisi d'astinenza, davvero!!!

6. A proposito di live, avete anche fatto una tournée estiva in Sardegna, scenario diverso, ascoltatori diversi, in che cosa cambia l'Italia di chi vi ascolta?

Non credo cambi poi più di tanto. Tutto dipende da te, dalla musica che proponi e naturalmente da ciò che piace alla gente. In Sardegna abbiamo trovato ad esempio sempre un pubblico variegato, partecipe, interessato. Una cosa che ci ha fatto molto piacere è sentire a fine concerto chi compra il tuo cd e dice: "....ne prendo uno, anzi no dammene due, che poi lo passiamo anche agli altri" facendone delle copie, s'intende, ma il sostegno alla band che ti è piaciuta c'è stato, ecco cosa fa la differenza.

LINK

http://www.myspace.com/laradura

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