postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 12:32
13/06/2008

Chi sono i Lingalad? Domanda squisitamente allettante che svela un percorso tutto da scoprire: una concept band di Bergamo in versione "gruppo famiglia" nota in Italia fino in Canada per il suo focus artistico dapprima tolkeniano e poi fantasy artisticamente più personale.
Bastano le rime dei versi del Signore Degli Anelli per fare dell'ermeneutica di Tolkien un linguaggio - musica del tutto affascinante e unico, ma l'evoluzione può attuarsi senza sminuire l'incanto: cantiche pastorali, bucoliche lirismi elfici e fantasie da menestrelli altisonanti o cantastorie della natura.

Ben noti alla "stampa che conta" (Corriere Della Sera, La Repubblica, Panorama, Rai, etc) questi Lingalad, ma anche fermamente decisi a rimanere nella sfera discografica dell'autoproduzione per antonomasia.
Un piede sotto i riflettori e l'altro nella placenta benevola della nicchia: insomma, tutto è congeniale ad una dimensione da Terra di Mezzo tra il successo e il sottobosco. Maîtres à penser nel panorama della musica fantasy a livello mondiale anche con concerti oltreoceano, i Lingalad si possono inserire in un genere folk progressive con una folta amalgama di strumenti a corda ricercati come ghironde e bouzuki accanto inserti flautistici dalle influenze andine e intimiste che all'orecchio ricordano i Pentangle, gli Steeleye Span e qualche folgorazione da Jethro Tull che con la voce di un "bardo - poeta" come Giuseppe Festa riescono a fiorire mood dalla sensibilità a fior di pelle.

E se è già tempo di best of per incarnare la crescita musicale nata con Tolkien e proseguita per vie del tutto personali, per festeggiare una carriera fittissima e rocambolesca dal 1999 al 2007, ad un cd riassuntivo di ben 22 brani, si associa anche il ricchissimo corollario di un libro particolare "La Musica dei Lingalad da Tolkien ai Segreti della Natura". A curarlo è il giornalista musica Donato Zoppo in uno stile tutto particolare, verrebbe da dire "corale": non una semplice monografia sul gruppo ma un ingegnoso grandangolo accomodante sull'intero vademecum della cosmogonia tolkeniana trasversale al corpus di opere del grande maestro JRR , ai concept musicali dagli anni 60'-70' dedicati al genere fino alle recenti produzioni progressive e metal, senza nemmeno dimenticare i tributi tolkeniani italiani come la Sinfonica Tolkeniana di Edoardo Volpi Kellermann e ovviamente non può mancare nemmeno lo spunto per uno spirito critico su Peter Jackson: un contesto che gradevolmente plana tra la conoscenza della band in una biografia atipica e curiosa dove ormai il terreno è spianato per approfondire l'universo Lingalad attraverso critica musicale, stralci di diario della band e un folto album fotografico attraverso ricordi, sensazioni, retroscena interamente a colori. Un viaggio tutto da scoprire pieno di sorprese. Un libro che dovrebbe essere un cult per gli amanti del fantasy con mille cassetti pieni di sorprese e per chi ancora non conosce i Lingalad, questo libro sarà un'ottima guida per prenderne subito familiarità e appassionarsene.


►L'INTERVISTA A DONATO ZOPPO

1. Si può dire, che il tuo libro sui Lingalad è nato quasi per caso. Avresti dovuto curarne l'introduzione, ma poi la prospettiva si è allargata, come è scattata questa scintilla?

DZ: La scintilla è alla base del nostro rapporto, e ancora oggi nelle numerose presentazioni che facciamo, ci sono continue scintille creative, un feeling profondo che prosegue imperterrito. I ragazzi mi proposero di firmare un'introduzione, poi il rapporto è cresciuto, loro hanno capito il mio slancio verso la loro musica, io ho voluto sempre di più approfondire questo percorso tra folk e fantasy, e allora abbiamo fatto il grande salto!

2. Oltre alla tua attività di giornalista musicale non dimentichiamo il tuo libro Altre Storie - La Compagnia dell'Anello di tolkeniana memoria che quindi non ti lascia scoprire impreparato in materia. Dunque quando hai cominciato a stendere il tuo libro sui Lingalad avevi già una mappa concettuale da seguire. Ci spieghi come ti è nato la spunto di un'impostazione così ricca e trasversale?

DZ: Avevo scritto un saggio per il libro sulla compagnia dell'anello spinto da due motivazioni. La prima era legata ad un'esigenza - che mi porto dietro da quando scrivo - di fare giustizia, di dare un mio contributo alla storia di un gruppo storico ma, purtroppo, poco noto e snobbato per motivi legati alla loro adesione agli ideali della destra extraparlamentare. Il secondo motivo è legato ad una sfida: io sono un "anarchico metafisico", e ho voluto comprendere cosa spingeva in anni "rossi" una band ad abbracciare un pensiero "scomodo" e difficile. Per i Lingalad è stato un po' diverso: mi sono innamorato della loro musica, ho voluto approfondire il loro legame con il mondo della fantasy e di tolkien, un mondo che qualche anno fa avevo seguito ma che purtroppo avevo lasciato, preso da altri interessi e in cammino su altre vie.
L'impostazione del libro è stata obbligata, nel senso che c'era una storia da raccontare, con interventi di amici e addetti ai lavori, ma ho voluto concepirla come un racconto, che ben si addice all'indole da cantastorie di Giuseppe e i suoi.

3. Sei sempre stato un segugio nello scovare talenti musicali interessanti, ma stavolta, per i Lingalad, la tua "compagna di viaggio" Elena Biagioni ti ha preceduto. Cosa ti ha colpito nel tuo primo approccio con la band di Giuseppe Festa?

DZ: Il primo cd che ho amato dei Lingalad è stato "Il canto degli alberi", interamente strumentale, che mi ha letteralmente stregato. Poi è nato l'amore per gli altri dischi, ma il colpo di fulmine è scattato sull'onda emotiva di queste tenui trame strumentali, della malinconia e della gioia che questi brani sanno sprigionare, della leggerezza che non è mai banalità, delle melodie che vengono da lontano e vanno ancora più lontano...

4. Certo, la sfera tolkeniana è un micro cosmo tutto particolare, ma questo piede nell'autoproduzione accanto ad una cassa di risonanza importante, cosa ci lascia prospettare? Si può dire che in qualche modo, essere un artista indipendente può essere comunque un trampolino di lancio se ce meritocrazia?

DZ: Ammiro i Lingalad per la loro strenua difesa dell'indipendenza e dell'autoproduzione. E' vero che inizialmente hanno goduto di una grossa esposizione grazie alla "moda tolkieniana", ma hanno avuto anche l'audacia di lasciare il mondo fantasy per spingersi su temi naturalistici, e questo è stato un passaggio molto importante e coraggioso. Sono d'accordo con te, emergere per un artista indipendente può essere molto difficile - se non impossibile - ma alla lunga la costanza e la tenacia premiano, e i Lingalad lo dimostrano.

5. Tu che spesso viaggi per lavoro, la geografia musicale dell'Italia indipendente la conosci, di Bergamo che impressione hai in generale?

DZ: Bergamo è una città storica del jazz italiano e ancora oggi ci sono ottimi musicisti di area jazz-fusion che si esibiscono molto spesso. Ti segnalo anche un nutrito drappello di formazioni di area progressive: i Malaavia, la Torre dell'alchimista, gli storici Minstrel, i Modal Sound Trio. E poi un grandissimo vocalist che si chiama boris Savoldelli, talento inctredibile, che suona spesso con quell'altro geniaccio del sax che è Joe La Viola. insomma, c'è un bel fermento!

6. E per concludere, se dovessi scattare una snapshot della tua esperienza legata ai Lingalad?

DZ: Una in particolare non ce l'ho, ma ricordo con immenso piacere tutte le presentazioni che abbiamo fatto, perchè alla fine ci si diverte, si sta bene insieme, si parla, si suona e si sogna. Devo però ringraziare i Lingalad perchè grazie a loro ho scoperto e riscoperto molte cose importanti, alcune delle quali sono davvero difficili da dire... Grazie Lingalad! E grazie a te chiara per l'attenzione che hai rivolto alla mia modesta opera.

► CREDITS:

DONATO ZOPPO (Salerno, 1975): giornalista musicale e incorreggibile divulgatore di rock progressivo, jazz e musica di confine, scrive per testate come Wonderous Stories, Le Vie Della Musica e L’Idea.

È tra i fondatori del popolare portale MovimentiProg, è responsabile musica del free-magazine romano Metromorfosi, è conduttore del popolare radio-show Rock City Nights. Dal 3 marzo 2008 ogni giorno, alle 8.45 (in replica alle 23.45), Radio Città trasmette la sua rubrica quotidiana di musica A Day In The Life. Dal suo progetto TranSonanze, un ciclo di presentazioni di libri di argomento musicale in libreria, è nato l'omonimo blog, dedicato alla presentazione dei più interessanti libri musicali.

Ha scritto Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico (Editori Riuniti 2006), ha partecipato ai volumi Racconti a 33 Giri - 50 Album per Scoprire il Rock Progressivo Italiano (2003), Altre Storie - La Compagnia dell'Anello (2006) e 100 dischi ideali per capire il rock, curato da Ezio Guaitamacchi (Editori Riuniti 2007). Alla fine del 2007 esce per la Bastogi il suo nuovo libro: La Musica dei Lingalad - da Tolkien ai Segreti della Natura.

Scrive racconti zen, collabora alle produzioni della Vocidentro Films del regista Umberto Rinaldi, dirige l’ufficio stampa Synpress 44.

Il suo blog di comunicati e news di argomento musicale è:

Tabacchi e Tarocchi

Il suo nuovissimo blog è ricco di consigli musicali, infatti:
Chi va con lo Zoppo... ascolta buona musica!

contact: http://www.myspace.com/donatozoppo

►PER SCOPRIRE I LINGALAD:

www.lingalad.it
www.myspace.com/lingalad
 

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 09:24
14/02/2008

 

 

 

 

Chi, col cuore e col sangue medita cose impossibili, vince

è dura, ma vince.

Ne sono assolutamente convinto.

(Nicola Barghi)

 

"We are young, we're still young" è una frase che ama spesso citare la voce del brit pop. Quando ho conosciuto i primi passi del suo disco, lui cominciava appena a fare concerti, per me, scrivere recensioni musicali era un conto, un altro parlarci con chi era il protagonista di quello che scrivevi,figuriamoci delle interviste poi. Avvertivi un certo patema,una cosa nuova,adesso è normale. E poi tutto può cambiare,si può ampliare. Sia per me che per Nik.
E anche per Nicola Barghi è tempo di best of,così come fanno i grandi della musica, chiudere un capitolo per aprirne uno nuovo. Si chiama Songs e raccoglie tutto ciò che è stato maturato negli anni della sua musica. La sua chiave blues tonante, il Liverpool che è in lui inconsciamente,quello è l'emblema.

Si può dire che,questo scritto abbiamo deciso di scriverlo insieme, un qualcosa di "unplugged" a suo modo, un racconto,un diario. 3 giorni a parlare,a scavare insieme. Anche questa è una cosa da grandi. In una parola, una piccola isola che porta in sé un po' di Elfland. Come tanto tempo fa, quando Nicola era una voce che usciva dal walkman tra le luci spente,sospeso tra i Beatles e il profumo di Tolkien alla rincorsa del principe Legolas, in attesa di trovare le parole per descrivere com'era tutto questo, ma con quel qualcosa in più, di come quando nel 2004 lui mi scriveva per e-mail che "ero una persona che ha veramente ascoltato un disco e non messo li tanto per girare", una frase che oggi ci fa sorridere di gusto, erano i miei primi approcci a I Must Be Wrong.

Chi lo conosce Nicola, potrà rivivere mille momenti, chi non l'ha ancora sentito nominare, scoprirà una bella parentesi musicale del rock della Toscana underground.

Buon viaggio a tutti. Senza scansioni, questo è un memorabilia.
Partiamo da dove è più consono partire, da questo best: un po' a sorpresa, del primo album I Must Be Wrong, quello acustico,-come dicevo anni fa - un po' alla Rubber Soul,non rimane che You're My Lover e nulla se non l'umore della scoperta e del mettersi in gioco di Mind's State, un disco sperimentale alla maniera di Karlheinz Stockhausen. Chi la vince allora è il Nicola Barghi più graffiante e da palcoscenico, quello di Time Of Vår: il Nicola più disinvolto e più live al suono del pop rock dal sapore britannico da Something To Hide a Tear Stained Face fino al gioco alla Sgt Pepper's sulle fanfare di I Cannot Be Late. Ma il colpo di scena è dietro l'angolo, spunta un inedito molto particolare: Non E' Un Gioco, la prima canzone di Nicola in italiano e come si sa, smettere di cantare in inglese per ritornare alla propria lingua,in un modo o nell'altro cambia qualcosa.

Ha una certa audacia questo tirar fuori da un solo album 8 tracce per un best, Nicola mi risponde così: <<Sinceramente ho pensato a quelle che ritenevo più toste e graffianti e pensando anche a quello che i miei fan mi dicevano di preferire, ho stilato una lista di canzoni, poi inevitabilmente mi sono ritrovato a scegliere quelle di Time Of Vår, me ne sono accorto dopo. Io e la mia agente le abbiamo scelte anche in base a quelle che propongo dal vivo>>

Di certo restano escluse alcune perle come Blue Seagull o My Soul che, pur trattandosi degli esordi, in un disco in acustica e senza band, tiravano fuori il germe perfetto del primo Nicola in stile blues alla chitarra e la grande assente è forse Weeping On A Willow, uno di quei brani che a I Must Be Wrong faceva da copertina, al di là del mio lieve disappunto, se non altro è un pretesto in più per andarselo a riscoprire questo disco per chi non lo conosce.

<<E' vero Weeping ci poteva stare, concordo ma sai com'è... "scelte della casa discografica"... si, ricordo benissimo ero un novizio (ride), ero sulla via del monachesimo erano davvero altri tempi come ti dicevo nell'intervista su I Must Be Wrong mi ricordo l'odore delle notti passate a mixare e registrare i pezzi... odore delle corde della chitarra... un qualcosa di intimo, molto. Ma dovevo chiudere in qualche modo con il vecchio Nicola... Old Nicola. Come potrai notare mi sono piano piano mosso sempre verso un qualcosa di universale: sempre rivolto al mondo, all'essere al contatto con la gente e questo in TOV si sente benissimo perché è più rock, più forte e più vivo. Noterai ancora di più questo mio cambiamento quando ascolterai i nuovi brani in lingua italiana che sto facendo,come dicevo nell'intervista su Mind State: pezzi brevi, concisi, 2 minuti e mezzo massimo 3, con quello stile fresco, british rock/pop insomma.>>

Ma se dei vecchi tempi, quelli intimisti e primordiali, proprio vogliamo parlare, Nicola risponde così: <<Devi sapere che I Must Be Wrong è il mio primo approccio con un Disco serio prima avevo fatto due demo, "Float Up Stream" e "Oggi Forse". IMBW contiene qualche brano di Float Up Stream e quindi contiene idee che vanno dal 1998 al 2002. Diciamo che era molto intimistico perché facevo soltanto quello. IMBW sono io a cavallo del 2000, un periodo in cui per me era tutto nuovo, un fare le cose per la prima volta: la prima volta che arrangiavo, la prima volta che suonavo tutto io, la prima volta di tutto, però poi si cambia,non avevo mai suonato dal vivo quindi si può dire che io sono nato come cantautore in studio, poi ho affrontato il pubblico sul palco... e in Time Of Vår si sente... lo dici anche tu che sono un animale da palcoscenico. Ecco io amo davvero suonare in pubblico e crescendo con questo desiderio le mie canzoni son cambiate e son diventate più da live, da gruppo, da band meno seghe mentali ma sempre spirito pionieristico.Quello sempre.>>

Ascolta un po' di tutto lui, Police, Tory Amos, Deep Purple, Genesis, The Kinks, Vangelis, Led Zeppelin, ma più di tutti in lui domina lo spirito dei Fab Four e fa tutt'altro che nasconderlo: <<Beatles all'eccesso nelle influenze...per me l'influenza è una cattiva cura di sé... quindi sono sempre malato, malato di musica. No, non mi sto chiudendo a riccio sui Beatles è che escono da soli ormai fanno parte di me poi con questo progetto Beatles Tribute è come se le avessi scritte io le canzoni. È molto tempo che non ascolto qualche loro album, ormai però sono dentro di me...>>

E qui c'è da cogliere la palla al balzo, qual è la canzone dei Beatles che più gli fa da autoritratto?
Bene, me la tira fuori proprio da quel Rubber Soul, lui che a Sir Paul nel 2001 gli ha anche stretto la mano riportandosi a casa Wingspan autografato, dice che la sua canzone è Drive My Car. Certo, brano che si tira in primo piano quella frase "Yes, I'm gonna be a star" ma anche perché, la sua "car", la Ford Focus è stata un po' una musa e una grande compagna di avventure. Una bella canzone nasce da una semplice emozione, non tanto per quelle solenni parole del booklet di IMBW dove,pare comunque che gli umori non siano cambiati quando:<< le cose migliori escono quando meno ci pensi quando sei in auto e sfrecci in autostrada. Bisogna distrarsi per creare, l'arte è una forma di distrazione, quando sono in auto e guido il mio cervello funziona parecchio... è come se dovessi essere sempre impegnato per avere idee...più cose ho da fare e più vengono le ispirazioni>> Certo,questo si. Ma la Ford Focus racchiude in se un piccolo best of di eventi.

Punto 1: 240.000 kilometri in 4 anni, su e giù dall'Italia alla Svezia prima di tutto. Magari anche a spinta e senza gasolio… quando nelle polaroid svedesi, << l'emozione più bella è stata quando alle 2 di notte finivamo di suonare e uscivamo fuori c'era il sole. Però intanto in Svezia suoni! Ho organizzato i concerti tramite email, okay che conoscevo Lars Israelsson (assessore alla cultura di Gallivare, il paese che ha organizzato le date) ma è stato tutto come promesso e anzi… abbiam fatto 1 data in più.>>

Ma quando io ripenso a quella pazzerella di una Ford Focus, ripenso a quella follia per l'ispirazione del video di Time Of Vår che ha uno di quei making of, secondo solo alla mitica performance on stage a Milano durante il Beatles Tribute dove,sulle note di Got To Get Into My Life, Diego Cataldo (il batterista) aveva il compito di "suonare" il martello e lo scalpello in omaggio a ciò che fecero veramente i Beatles in studio di registrazione e tra le risate di tutti, oltre ad essersi dato una martellata sulla mano gli si è pure staccato il martello dal manico...

Il video di Time Of Vår (il brano passato tra i palinsesti di Radio 1 su Radio Demo, tra l'altro),tutto si riassume sulle inquadrature di una folle corsa di una telecamera a spalla, un ritmo veloce, prima l'erba,poi l'asfalto, poi il grande traffico. Facile a dirsi ma… << guidava mio padre,eravamo sopra casa,una strada che porta ad una chiesina, poi un curvone: io sul sedile posteriore che mi tenevo con la mano destra e con lo sportello aperto mi stendevo rasoterra con la videocamera. Mi sono divertito tantissimo>> E il traffico? <<Ahhh, il traffico, favoloso! A Roma. Ero con un amico, dico "mi porti in giro per Roma devo fare delle riprese?"e lui "ma io non ho l'auto,ho una bici" e quindi in 2 su una bici. Quello che pedalava era lui e in salita soffriva, io dovevo riprendere, eh...Poi si arriva ad un semaforo e mi fa "oh... Nico... non ... non ce la faccio... più..." ed io "ok ragazzo, prenditi qualche minuto di pausa" e in quel momento vedo il traffico, il semaforo diventa rosso e io mi butto in mezzo alle macchine con la videocamera...i romani si son scatenati... urli da tutte le parti "AO' 'ndo cori?""MA 'nDO VAIIII",ho rischiato che uno in vespa mi investisse...l'ho poi tagliato nel montaggio>>

E poi? E poi c'è Elfland. "la casa". Si trova a Stia, vicino Arezzo,vicino al parco nazionale, oggi lassù c'è un cartello con su scritto vendesi,ma il Nicola "musician & songwriter" è nato li. I suoi dischi mi sono sempre arrivati per posta, con quei pacchetti con su scritto, Mittente: Nicola Barghi…Elfland… << Elfland sono io... ovunque vada. Elfland. Basta parlare alle poste e dirgli che qualsiasi cosa arrivi a Nicola Barghi con indirizzo Elfland è mio, feci così! A parte che poi mi arrivavano anche indirizzi errati, "Elfoland", "Loc. Pampo anziché Campo", "Loc. Elflandia"... uno mi scrisse così>>.

Insomma, tutto cambia e tutto resta com'è,il cantiere è sempre aperto: << Le cose nuove di adesso... beh non mi riconoscerai neppure, te lo anticipo. Se ci pensi bene io sono nato scrivendo musica classica e cantautorale poi l'assurdo con Mind State dove Stockhausen docet...dopo sono andato sul rock live e poi il silenzio,ho scritto poco,mi sono dedicato ai live, all'organizzazione. Breve tour in Svezia, il concerto all'Università di Verona, il Beatles Tribute a Milano. L'Italiano è una brutta bestia, sia come l'essere italiano che la lingua e questa Non E' Un Gioco è una prova, il pezzo adesso l'ho ripreso ma riarrangiato in maniera diversa, più da band. Delle altre nuove canzoni in italiano, parto con il dire che non sono un artista da taglio vene, non sono uno da pezzi profondi da stile psicanalisi, mi piace affrontare la vita con il sorriso, è tutto bello, positivo, se siamo in coda sull'autostrada e bestemmiamo per la fila che non si muove, poi ci voltiamo a sinistra e vediamo un tramonto da favola, ecco, vedere il lato positivo. Basta con il nichilismo, le seghe mentali. È più forte di me, sono un ottimista, e questo è ciò che voglio far trasparire dalle nuovi canzoni. Ho una direzione e ci sto provando, sono cresciuto e anche se scrivo pezzi più semplici è una semplicità che arriva dopo un percorso. Ho già fatto pezzi di 10 minuti, assoli lunghi in stile blues. Adesso cambio>>.

"Chi, col cuore e col sangue medita cose impossibili, vince, è dura ma vince. Ne sono assolutamente convinto." Dice sempre così Nicola, quello che resta da cambiare è la dimensione della musica live. Vive nell'underground di Firenze che una volta era un'istituzione di laboratorio della musica underground, ma oggi è più difficile, sono un po' i tempi che lui definisce "cacofonici", come My Space: <<In Italia è difficile fare quando non sei un Nome, suonare per 100 euro divise in 4 musicisti mi dici che senso ha? La colpa è un po' dei gruppi emergenti che suonano gratis perché per loro va bene così e quindi stroncano il mercato di chi invece lo fa di professione e si sbatte per proporre uno spettacolo sul quale ha sudato e che però funziona, perché funziona eccome. E la qualità sparisce e diventa tanta quantità che non sai che fartene,c'è gente che non sa tenere in mano uno strumento ed è grave perché vedi che loro suonano (gratis) e hanno diverse date mentre invece gente come me, i miei amici della band, Marco Parente, Andrea Chimenti e Massimo Fantoni e molti altri, durano una fatica boia per portare avanti il loro progetto...Oppure c'è il locale che ti dice "facciamo una data di prova…" e magari pretendono che tu gli porti gente... tu musicista. A volte si rasenta l'assurdo… ho conosciuto gente che diceva che il locale in realtà non dovrebbe pagare... perché offre uno spazio e il musicista invece dovrebbe pagare per suonare e poi se diventa un nome è dovuto alla sua bravura. Ma facendo così si da spazio a chi lo fa per puro divertimento e ha soldi (tanto ha un altro lavoro o comunque non gli interessa di guadagnare con la musica) e si stronca chi invece del musicista ne fa il mestiere! Ci vorrebbe un direttore artistico del locale che vaglia i gruppi, ma serio.
Un gruppo di locali LIVE (parlo di Firenze) si potrebbe mettere d'accordo formando una specie di collaborazione in modo che un gruppo che suona in un locale poi suona negli altri 5 o 10 o 20 locali quindi acquista un giro,acquista fan, acquista anche bravura, ma vanno pagati.>>

Eppure la grinta sta nel non demordere mai, e Nicola ha sempre potuto contare su una "family - factory", una grande famiglia allargata che è tutto pane e management per lui. Andrea Barghi, suo padre, "il fotografo d'emozioni", il Brian Epstein di turno e Veronica Bernacchioni, la sua compagna, ma anche sua madre ovviamente, come pure Barbara Rossi, sua agente e compagna di vita. Tutto con un profumo, ancestrale che comincia quando comincia l'avventura, e un pianoforte è il centro del mondo. Ed è quello che più piace a me, che è autentico: << Senza la "pazzia" di babbo e mamma non avrei scoperto la musica, anzi quel pianoforte ne nasconde una...sai che nel 1987 (Nicola aveva 7 anni) mio padre tornò a casa con il pianoforte anziché con i soldi per pagare la luce? Si ritrovò al laboratorio fotografico per far sviluppare delle foto che aveva fatto e aveva appena ricevuto un assegno di 2 milioni e mezzo per un lavoro fotografico, parla che ti parla il proprietario del laboratorio gli chiede se conosce qualcuno che voglia un pianoforte e mio padre gli fa "bello, piacerebbe a me" e il tizio del laboratorio "io chiedo 3 milioni ma se lo vuoi te te lo metto 2 milioni e mezzo" mi padre prende l'assegno glielo gira e torna a casa con il pianoforte!!!!
Roba dell'altro mondo!
Eravamo in bolletta, periodo molto difficile, ma come ti dicevo prima se ti svegli al mattino con il sorriso poi le cose ti vanno meglio,è stata dura... Adesso siamo qui e non mi sembra di stare in una brutta situazione. 10 anni dopo stessa storia per una chitarra elettrica e un basso,come faccio a rimpiangere? A parte che ero piccolo, però dev'essere il modo di affrontare la vita dei miei genitori che ho appreso da loro, anche se diciamo che sono un po' più ponderato (i miei amici direbbero il contrario): mio padre è l'ariete sfonda tutto e non ha paura di nulla e questo l'ho preso da lui mia mamma invece più più con i piedi per terra...ed questo l'ho preso da lei quindi sono 'equilibrato'. Con mio padre ora siamo sempre a darci consigli. Su IMBW lui pigiava R per registrare e lavoravamo ai pezzi quasi insieme, anche su TOV c'è qualcosa, mentre in Mind State è stato proprio la mia ispirazione, come se l'avesse fatto lui.>>

E questo forse Nicola non lo sa, ma quando recensii I Must Be Wrong, di fretta e furia, due giorni prima di partire per la Svezia, suo padre Andrea mi scrisse questo, era un giorno di pioggia, il 26 settembre 2004: <<Io c'ero mentre Nicola inventava,creava,limava,smussava i brani che hai ascoltato e non solo…il solo mio merito (se c'è) è dovuto al fatto di averlo messo al mondo…il resto Nicola se lo è saputo fare da sé,e questo mi fa piacere. E' capace di camminare con le sue proprie gambe e lo ha dimostrato non solo con la creazione del cd in oggetto ma con altre opere un po' più conosciute e un po' meno. Mi auguro che riesca ad avere quella opportunità che si merita.>>

E Nicola mi scrive ancora: <<Andare in Svezia con la mia auto stracarichi di strumenti e cibarie, in 4 musicisti, all'avventura, 2 giorni di viaggio ininterrotti, 44 ore... Anche questa è pazzia ma se uno non è pazzo che cavolo vive a fare? Io non vedo muri di confine nelle cose. Veronica e mio padre erano in Svezia per conto loro con il Camper noi siamo arrivati dopo, abbiamo rischiato di rimanere a piedi senza gasolio, a spinta per qualche chilometro, poi,un po' di gasolio agricolo preso da un signore anziano fino ad arrivare al distributore… pazzia, e amore dell'avventura.
Dicevi della famiglia! Diciamo che sono stato un furbone, come tanti stupidi mi definiscono, convivo con una donna che mi fa un po' da agente e che ha il figlio al quale piace fare il tecnico del suono e dj ed è anche bravo gli ultimi concerti c'era lui e sinceramente è un piacere lavorare con gente che ci capisce...non servono parole o discorsi...è una bella cosa, ha 16 anni e come tecnico del suono live è molto più bravo di me. Quando si trova una persona che condivide le tue scelte... crollano anche le montagne più alte>> 

►NICOLA BARGHI I LINK:

www.nicolabarghi.com
www.myspace/nicolabarghi

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