postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 12:54
29/11/2009


"scarabocchi batticuoranti, rumori ranocchiosi, corde vocali non educate, chitarre scordate, bassi troppo alti, pianole dei bambini, synth genuini, loop stomachevoli, batterie di cartone, percussioni abominevoli, foto antiestetiche, video malfatti, matite spuntate, inchiostri indecorosi, acrilici depressivi, tempere immorali, musiche scialbe, testi superficiali, arrangiamenti orripilanti"

Signori e signore, in altre parole, il disco elettronico più bello e interessante che abbia ascoltato quast'anno. Musicista - non musicista questo Trivo alias Rocco Triventi "arrangiatore artigianale" di vibrazioni milleflue per un disco partorito in casa con amore. Sovraincisioni, lo fi per un mix volutamente grezzo e sporco ma dell'inguaribile tinta art rock con un restrogusto introspettivo da psycopop. Viaggiamo sulle onde in verosimiglianza con Massive Attack,Beck in stile Sea Change, Radiohead più diretti e un sapore sommatorio da 'scuola old-style' dei CSI. Effetto inedito e piacevolissimo. Arte pura (e in questo anche la grafica del disco ci mette il suo).

Un art rock a tratti astratto e tutto in italiano, connubio poco frequente e già questo è un buon motivo per approfondire. Emoterapia è un concept radicato sulla malattia e la guarigione incastonato in una miscellanea tra introspezione e senso istrionico. Variopinto e dal pensiero positivo. Emoterapia = Terapia delle emozioni.

17 brani all'apparenza, un patchwork tra intro, bridge e vere e proprie canzoni per uno short-album completo di tutto nei suoi quasi 40 minuti totali di durata con il plauso della critica indie rock del tutto meritata.

Congeniale fin dalle prime pulsazioni, appare in un cross over polistrumentale sovrapposto. Una manciata di segnalazioni per capire questo sentiero, carrellata di colori: ora down tempo ora screamo in Ratio Me Fugit, pop in Ho Un Gatto Nel Cervello, con la costante doppia pista del lato estroso e da lato psichico.
Abrasivo e variopinto in Ho Bisogno Di Qualcosa Di Cui Non Ho bisogno, più scuro in Tu Non Sei Normale, picco di bravura in Nero, abile e fulminio nei giochi di registrazione dalle voce al registratore dove il marito odia il calcio e la moglie gurada la partita in Perché la cattiveria è enorme. Genio e sregolatezza, come versi haiku giapponesi in  La ballata Dell'Elefante suicida. Da tripudio nel fascino sognante di Kisstarsky. Per un'esperienza sonora davvero originale. Sensibile, intelligente e diretta. Disco che osa al massimo grado nella sperimentazione ma sa ridurre l'artificio in qualcosa di assolutamente gradevole all'ascolto per un viaggio dall'effetto più lungimirante di semplice musica. Straordinario davvero, con Trivo che, buon sangue pugliese non mente, col il suo non essere musicista di scuola, sfonda le pareti degli schemi per creare una composizione unica. Il disegno compiuto di un mosaico visual di tecniche, mezzi e strumenti. Musica fatta a mano come poche.

DOVE TROVARE IL DISCO

il disco può essere ascoltato e scaricato gratuitamente in formato digitale su Jamendo
L'album può essere acquistato al costo di 3 euro direttamente da Trivo su MySpace

Tracklist

01. Traccia 1- artista sconosciuto
02. La disciplina delle fermentazioni
03. Ratio me fugit
04. Ho un gatto nel cervello
05. The darkest side of the dark
06. Ho bisogno di qualcosa di cui non ho bisogno
07. Tu non sei normale
08. Nero
09. La mia donna è un pagliaccio opulento
10. Talking to Van Vera
11. Perché la cattiveria è enorme
12. Questa non è una canzone
13. Phantazomai
14. La ballata dell'elefante suicida
15. Piccola perdita di sostanza polpastrello
16. Veronica ha un virus
17. Kisstarsky


L'INTERVISTA





















1) Musica da non musicisti. Non l'hai mai studiata ma tuo modo sei un polistrumentista, ami il lo fi e la tecnica della sovraincisione. Il tuo sound è tutto ' fatto in casa' ma ti ha portato a produrre più di 200 pezzi. Costanza non da poco. Mi parli di questa tua ricerca musicale e di questo tuo impegno per creare dei frutti in questo campo?


C'è un episodio emblematico della mia infanzia che vorrei raccontarti.
Ero in prima media e odiavo le ore di musica perchè la professoressa ci faceva studiare sulla tastiera brani noiosi e troppo difficili per la mia mente distratta... io a casa non ce la facevo a stare lì a provare e riprovare e alla fine strappavo al massimo un sei.
Un giorno però venne in classe e disse... "Se avete tempo, per la prossima volta provate voi a inventare una melodia".
Io tornai il giorno dopo, e le feci sentire la mia creazione... lei rimase in silenzio per alcuni secondi, e poi si rivolse alla classe e disse: "Bambini, la melodia dovevate inventarla e non copiarla".
Inutili furono le mie spiegazioni, secondo lei quella serie di note era troppo armoniosa per venire dalla testa di uno scansafatiche mediocre pianista come me.
All'epoca non avrei mai pensavo che un giorno sarei riuscito a fare musica e a incidere album perchè non vedevo nessun talento musicale, ma crescendo ho capito che puoi avere i migliori strumenti del mondo e i migliori maestri, ma le melodie... la capacità di emozionare... queste cose le devi trovare solo dentro di te. Questa è l'unica costanza che conosco.
La mia ricerca non viene ascoltando altra musica... quello è solo un 20%, il resto è aprire gli occhi, le orecchie, e il cuore a tutto... e cercare di dare ordine e forma alle cose che mi colpiscono per rimetterle in circolo in un modo diverso o estrapolandole cambiando il target del messaggio che voglio mandare.
Ho sempre pensato di essere un tramite - sgangherato, sporco e zozzo - ma non ho mai creduto di essere il fine della musica... guai a dire "io sono un chitarrista", ad esempio...   io sono uno che suona la chitarra e si mette al servizio dello strumento e della musica per tirare fuori qualcosa che valga la pena di essere ascoltato (si spera almeno!).

2) Una miscellanea, quella di Emoterapia che si spinge verso una sperimentazione art rock intensa. Non facile. Difficilmente paragonabile. Questa tua architettura, questo tuo stile per le sonorità del disco dov'è nata?

Il mio stile è sempre stato quello, anche se ho tanti stili... si è un discorso un po' borderline, ma ti assicuro che nella mia testa c'è un filo logico che guida la mia evoluzione... o involuzione... dipende dai punti di vista.
Ho sempre ascoltato cose molto diverse tra di loro e anche quando non sapevo suonare immaginavo nella mia testa i vari generi fusi tra di loro.
A me ad esempio piaceva Prince e allo stesso modo Bon Jovi, oppure Afrika Bambaata e i Clash, i Beastie Boys e i Cure... e non capivo perchè gli altri miei coetanei fossero così settoriali.
I primi esperimenti registrati con la musica risalgono al 1988. All'epoca mixavo pezzi di canzoni dance/house tra di loro con altra robaccia che pescavo alla radio. Montavo tutto grazie a uno stereo registratore con doppia piastra.
Si, forse è stato in quel periodo che si è palesata la mia idea di patchwork sonoro.
Con questo meccanismo delle sovraincisioni iniziai qualche anno dopo a registrare voce, chitarra e tastiera e così nacquero le mie prime vere canzoni.
Passavo ore e ore a sperimentare allo stereo di nascosto, e quando qualcuno entrava nella mia stanza facevo finta di ascoltare musica e basta... non so perchè, ma ho sempre avuto una sorta di pudore per le cose che creo.
Poi le cose si sono evolute con l'avvento del pc e dei software semi-professionali, ma ho voluto continuare a mantenere questo sound sporco, casalingo e genuino... non credo riuscirei a essere me stesso in un vero studio di registrazione.

3) Questo tuo lavoro, nel suo lato 'psychopop' ha anche il risvolto di una storia vera legata alla vita di tuo padre nel delicato momento dei suoi cicli di chemioterapia. Ti va di parlarne e per quello che ti riguarda, la creazione di questo disco ha avuto per te un effetto rigenerativo, ha esorcizzato il periodo?

Era un periodo molto difficile e tutte le cose andavano nel verso storto. In quei casi o ti lasci andare alla disperazione o cerchi di essere un po' lucido, perchè ci sono cose più grandi di te e non puoi avere nessun controllo su di esse, nel mio caso stiamo parlando di malattia e morte. Ho scoperto che mi dava sollievo comporre, ma lo sapevo anche quando i miei guai erano meno gravi. Penso che nei momenti di disperazione la musica può salvarti e indubbiamente riesci a scrivere cose molto ispirate, ma in definitiva preferirei essere di lunga sempre immune dai problemi e scrivere solo canzonette divertenti e spensierate.

4) Parlami dei testi, stanno a te come la volatilità di Mirò alla pittura. Volendo creare una snapshot al senso dei tuoi testi ora sgargianti ora ombrati?

Mamma mia che domanda, mi pari Marzullo! :-)
All'inizio scrivevo in inglese, i miei primi demo erano tutti in inglese e quasi tutti i testi erano in rima alternata o baciata.
Poi ho iniziato con l'italiano e mi sono sentito spiazzato. L'inglese per me era un ulteriore filtro, perchè potevo urlare i miei bisogni senza sentirmi nudo. La gente ascoltandomi poi doveva andarsi a fare la traduzione, quindi c'era questa doppia fase di percezione... una istantanea (musica - melodia) e un'altra ritardata (lettura del testo - traduzione).
Passando all'italiano mi sono ritrovato a dire quello che avevo dentro così, senza maschere, e allora le parole mi venivano contorte, piene di doppi sensi, metafore... non è affatto un linguaggio ricercato, è che non riesco a scrivere essendo meno ermetico e più diretto... penso sia la mia natura.
Tutto ciò ovviamente poi dipende sempre dal mio umore, quindi può capitarmi di scrivere una canzone con un testo fatto di poche parole - ad esempio "La mia donna è un pagliaccio opulento" - che rappresenta tutto quello che voglio dire: rabbia, delusione, falsità, depressione, meschinità, gioia, allegria, sarcasmo... tutto insieme in queste poche parole e non c'è bisogno di dire altro.
Questa situazione poi è collegata alla mia visione della duttilità emotiva universale della canzone, ovvero, quando ognuno ci vede un significato e la fa sua, se la incolla addosso come la carta delle caramelle... allora si, penso di avere fatto un buon lavoro.

5) 'Il calcio non mi piace affatto' dice il marito alla moglie e lei sceglie comunque di guardare la partita in tv. Ecco, giusto per inquadrare da vicino una delle atipiche situazioni del tuo disco. Il tuo è di per sé un disco concettuale, ma come nascono in esso queste micro trame?

Tutti questi "disturbi" in realtà sono parte integrante della mia musica, anzi direi che sono le note che disturbano i rumori. C'era un periodo in cui andavo in giro con un registatore portatile per catturare tutto quello che mi piaceva del mondo circostante Trivo: un martello pneumatico, il vagito di un neonato, la sirena di un'ambulanza, un cane che abbaia... oppure un drammatico dialogo rubato a una telenovela brasiliana, uno speaker di una tv locale, un corso di italiano per stranieri... tutte queste voci e rumori per me sono stati sempre "musica"... ora è abbastanza inflazionato looppare voci e campionare rumori, ma io li ho sempre inseriti nelle mie composizioni fin dal 1988... e non saprei dirti il motivo... semplicemente mi piacciono tutti i suoni del mondo, da quelli genuini della natura a quelli artificiali provenienti dalle macchine inventate dall'uomo. Nel caso delle frasi rubacchiate qua e là, mi diverte decontestualizzarle per sottolineare i nostri limiti e le nostre contraddizioni... ma è sempre una scelta ben precisa... non inserisco mai voci o rumori a caso.

6) Dovessi scegliere una canzone fra tutte quelle che hai incluso in questo disco quale sceglieresti come preferita?

Una ragazza tedesca di nome Marion ha comprato 4 copie di Emoterapia pur conoscendo solo pochi vocaboli italiani. Stupito da questo interesse per la mia musica, un giorno le ho chiesto quale fosse il brano che le piaceva di più e lei mi ha risposto che il suo pezzo preferito cambiava ogni giorno in base al suo umore.
E' perfettamente questo lo spirito del mio concept album.
Quando sono più riflessivo magari penso che "Nero" sia il migliore, altre volte, quando sono più allegro mi dirigo su brani più d'impatto come "Ho un gatto nel cervello". Indubbiamente però non so se riuscirò mai a scrivere un altro pezzo come "Kisstarsky".

7) In quanto a preferenze, la figura dell'elefante suicida è spesso presente soprattutto nella grafica da te creata. Me ne parli?

Questa figura risale a qualche anno fa quando suonavo con degli amici veramente speciali.
Le cose andavano bene, avevamo molto in comune e dovevamo partecipare a un concorso... l'unica cosa che ci mancava era il nome per la band.
Dopo mesi e mesi di proposte bocciate mi venne in mente una notizia che avevo letto qualche anno prima.
Era successo in India, dove quattro elefanti si erano ubriacati bevendo birra e dopo aver devastato un villaggio si erano suicidati contro un palo della luce finendo folgorati.
La storia era davvero tragicomica e non sapevi se ridere o piangere... proprio come i testi e le atmosfere che volevamo portare in giro. Noi eravamo giusto quattro e ci sembrò un nome azzeccatissimo per quel progetto.
Quando sono rimasto solo ho continuato a portare avanti questa figura perchè continua a rappresentare il mio modo d'essere: raccontare con leggerezza argomenti molto tristi e viceversa, il che non significa non avere sensibilità e rispetto, vuol dire solo esporre i pensieri in una maniera diversa.

8) E un eclettico come te, musicista - non musicista così alternativo nel sound cosa ascolta di solito tra i suoi dischi preferiti?

Tra le cose che mi piacciono ci sono musicisti che i miei ascoltatori non si aspetterebbe mai da me. Non tutto quello che ascolto infatti finisce nella musica che produco, e quello che ci finisce è solo "l'insegnamento implicito" dei miei maestri.
Non mi è mai interessato ripetere ottusamente la musica che gira nel mio stereo, il mondo ha già avuto un John Lennon e non vedo perchè ci deve essere bisogno di un Trivo che copia John Lennon.
Detto questo, ti posso dire tranquillamente dire, sconvolgendoti, che "Jovanotti for president" è stato un disco fondamentale per me, come ho letteralmente consumato "Appetite for destruction" dei Guns n' Roses.
La lista sarebbe lunga, ci sono album che ascolto per una questione di affetto e altri per pura stima, come "Mellon Collie and The Infinite Sadness" degli Smashing Pumpkins, "Vitalogy" dei Pearl jam", "Surfer Rosa" dei Pixies, "In Utero" dei Nirvana, "Mezzanine" dei Massive Attack, "Beautiful Freak" degli Eels... ma sicuramente ne sto dimenticando qualcuno. Ecco... se dovessi consigliarti un bel disco adesso ti direi "Good" dei Morphine, ma domani potrei dirti "Spiderland" degli Slint, dopodomani "Bee Thousand" dei Guided by Voices, fra tre giorni "Sea Change" di Beck... è il bello della musica, è come se andassi dal gelataio e ogni volta scegliessi sempre "limone e fragola" quando c'è la possibilità cambiare e provare tantissime combinazioni... perchè non provarli?
Poi mi piacciono Chris Hülsbeck, Martin Galway, Peter Clarke, Rob Hubbard, Mark Cooksey... nomi sconosciuti ai più, ma autori di pezzi che i 30enni come me adorano e conoscono a memoria. Essi sono infatti alcuni compositori che hanno lavorato negli anni 80 per le musiche del Commodore 64, sviluppando ed elaborando temi di videogiochi come Bubble Bobble, Great Giana Sisters, Ghosts n' Goblins, Arkanoid, Microprose Soccer, International Karate... questi ragazzi, pioneri della musica fatta al computer riuscivano a tirare fuori cose meravigliose avendo a disposizione un solo chip sonoro!
Mi sarebbe piaciuto avere il timbro vocale di Otis Redding, l'estensione di Chris Cornell, suonare la chitarra come Mascis dei Dinosaur jr, conoscere la batteria come Carter Beauford della Dave Matthews Band, comporre al pianoforte come Scott Joplin... ma sono soltanto Trivo.

9) Hai partecipato alle selezioni dell'Arezzo Wave, ma ad ogni modo, la dimensione del suo assemblaggio musicale e del tutto particolare. Fai anche live? E come concepisci i tuoi concerti?

A giorni tornerò a esibirmi dal vivo per un concerto di beneficenza dopo più di 2 anni di silenzio. Il mio live ideale sarebbe pieno di contorni a tema con lo spirito dei pezzi, ovvero: immagini, video, luci, candele, un po' di cabaret, coinvolgendo il pubblico facendolo salire sul palco per "rumorare" con me... ma per ora riparto da un semplice featuring con una band di amici che mi dà una mano... poi si vedrà.


10) Lo fi, low cost... il tuo disco è disponibile a 3 € sul tuo Myspace... dimmi, la tua discografia sta per sfornare qualche nuovo progetto? La critica ha avuto per Emoterapia pareri molto incoraggianti...

Per la verità il mio cd è scaricabile gratuitamente in mp3, ma se proprio qualcuno volesse il disco fisico, con libretto di testi, custodia etc., io pretendo in cambio solo le spese del supporto, ovvero 3 euro, le canzoni le regalo comunque.
L'esperienza di ricevere recensioni da sconosciuti è davvero divertente, è fantastico quando ti appioppano etichette e influenze di band che non ho mai ascoltato!
In questi momenti mi viene in mente una riflessione di Frank Zappa che diceva: "Parlare di musica è come ballare di architettura".
Ho ricevuto tantissime belle parole incoraggianti, e dopo aver pensato di mollare tutto, ora mi è tornata la voglia di comporre e ripescare tra le vecchie registrazioni per un prossimo album che (spero) vedrà la luce nel 2010.

www.myspace.com/elephantsuicide

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categoria : interviste, elettronica, sperimentazioni, cantautori, artisti autoprodotti, sotto i riflettori, alternative rock, elettro rock, concept album, > trivo

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 09:44
28/07/2009


Apologia radiofonica. Un disco del genere ancora non vi era capitato.
Album di alta radiofonia, no, non ho detto semplicemente “radiofonico” cioè orecchiabile.

Se il cielo è in una stanza, la radio è in un cd.

Immaginate la tracklist di un cd reso in un originale scatola meta-teatrale dove ogni bravo è intervallato da segmenti radiofonici. Quartier generale l’emittente inventa Radio Varnadi, frequenza 80.3 Mhz.

Un disco popolato di speakers che annunciano ogni brano a cui si aggiungono “gadget” rituali come segnale orario, news,info traffico, canzoni a richiesta e spot.
Tutto questo compone Radio Varnadi quarto album del cantautore Luciano Ceriello, foto musicale di un cantautore dalla famiglia artistica allargata per un album già ricchissimo di collaborazioni a cui si aggiunge questo tocco originale, un cd con una trama sempre all’insegna del “rush hour” che scandisce le tredici tracce in un palinsesto dalle 8 di mattina a mezzanotte dove c’è sempre lui, Luciano Varnadi. Autore tutti frutti e a tutte le ore.

Rock pop grintoso, a volte freak e sfacciato nella sua giocosa vena all’insegna dell’eros malizioso come in Big Gim E Barbie, altre volte fragile e sensibile come nei pezzi autobiografici di Francesca dedicato a sua figlia, Avrei Dovuto e Padre,Muovimi I Fili. Ma soprattutto pulsante negli affreschi corali, un po’ anni 90’ come La Protesta e Donne. Un album che diverte, spontaneo e anche ingegnoso. Punto di forza è questo collante, un disco che è un contenitore di artisti. Lo conferma anche Donato Zoppo, attore nel ruolo di se stesso ai microfoni di Radio Varnadi in forma di cameo, voce culto degli annunci radiofonici di questo album che nella vita vera è sulle frequenze di Radio Città Benevento: "Premetto che per me il mondo della radio è ancora una grande scoperta: vengo dalla carta stampata e la scrittura è per me il riferimento principale, se non esclusivo, però cominciare a fare radio mi ha aiutato nella sintesi e nella rapidità. Il mondo della radio ha un fascino speciale e quando l'ottimo Varnadi ha chiesto a Mario La Monaca - direttore di Radio Città - e al sottoscritto di fare dei jingles per il suo cd, abbiamo accettato subito.

E ci siamo anche divertiti tantissimo perchè il concept varnadico è intelligente e ironico: ogni artista deve aver a che fare con il proprio ego e Luciano è al centro di tutto in questa ipotetica Radio Varnadi, dove tutto ruota intorno a lui, al suo mondo e alle sue canzoni, che sono punti di vista del cantautore su numerosi temi e argomenti".meglio conosciuto come il cantautore con due cappelli. E' una sorta di concept-album radiofonico con un vero palinsesto!”.

Album musicalmente orecchiabile? A dir poco… con un occhio di riguardo anche a tutto il soffobosco in fermento che si respira in Campania da Tony D’Alessio dei Guernica a Oderigi Lusi fino alla giovane promessa Mathì.

Ma andiamo per ordine. Affrontiamo l’album in tutto e per tutto. Per scoprire ancora più da vicino le mille sfaccettature di questo intrigante e curioso disco, affido le parole alla conversazione – intervista con Luciano in persona.

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 1.Domanda d’obbligo è la fascinazione radiofonica su cui si spalma il tuo disco. Un disco che quasi è un teatro- canzone al ritmo di palinsesto istrionico, come è nata questa idea folta di Dj intermezzi e jingle da contorno alle tue canzoni?

L’idea di “RADIO VARNADI” è nata dopo aver scoperto che quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita della radio. Ho così pensato di dedicare un intero album a questo meraviglioso strumento che accompagna quotidianamente le nostre giornate. Ho così chiamato a raccolta una moltitudine di amici musicisti che ha risposto con entusiasmo all’appello credendo fortemente nell’originalità del progetto.

2. E Radio Varnadi scandisce l’ora sulla tua track list, l’ordine non è affatto casuale, vero?

E’ vero, in “RADIO VARNADI” l’ordine delle tracce non è per niente casuale! Ho infatti cercato di ricreare all’interno del disco un’ideale giornata radiofonica; praticamente ciò che potrebbe voler sentire un ipotetico radioascoltatore. L’album si sviluppa dalle 8,00 del mattino alle 24,00. Parte, infatti, alle 8,00 con il buongiorno degli speaker Big Wave e Piera Salvatore che lanciano la canzone “Come la mia Barbie”, brano ironico-erotico ispirato alla celebre bambola americana ma dedicato, nella fattispecie, alla soubrette Michelle Hunziker, considerata dai più una vera e propria bambola in carne ed ossa. L’album continua poi alle ore 9,40 con “Francesca”, presentata da Donato Zoppo. E’ una canzone dedicata a mia figlia, la quale ha anche cantato in un ritornello all’interno del brano. Si passa poi a “La protesta”. Stavolta è Mario La Monaca a mandare in onda il pezzo alle ore 11,30. Questo è un brano che invita i telespettatori a spegnere Radio Varnadi - Luciano Ceriello ed oscurare un certo tipo di televisione.Segue il segnale orario delle 13,00 che anticipa le previsioni del tempo per poi catapultarsi nel programma dedicato all’universo femminile con sigla d’apertura, pronunciata da Erennio De Vita. Il titolo è “Donne”. Nel succitato brano ho avuto il piacere di avere come ospite Maria Pia Pizzolla dei “SUPERZOO”.Si giunge così alle ore 14,10 con Betsy Best & Tiger Girl che invogliano gli astanti ad ascoltare “Big Jim e Barbie”, canzone ispiratami da reminiscenze erotiche infantili. E dove non mettere il saluto a “RADIO VARNADI” della sexy-porno star Lea Di Leo se non alla fine di questo brano? Si passa così alle 15,20 con lo speaker Big Wave che lancia “Sto pensando a te” con guest Mauro Palermo (Chitarrista di Vasco Rossi). Alle 16,50 arriva in studio uno dei rappresentanti delle istituzioni italiane: il Sindaco di Sirignano che dà il suo saluto alla radio richiedendo la canzone “Appunti di viaggio”. All’orologio di “RADIO VARNADI si giunge così alle 17,30 con l’Info Traffico e l’immancabile richiesta da casa. E’ il momento di Pino da Roma (questo è uno spaccato esilarante del CD) che richiede al DJ di turno, Erennio De Vita, il brano “Avrei dovuto”. Si va lentamente verso sera e si arriva alle 18,15 con “Egoista” lanciato da Betsy Best & Tiger Girl. A seguire, poi il radio-giornale delle 20,00 che anticipa il brano “Padre, muovimi i fili”, canzone dedicata al mio caro papà, ahimé perso all’età i 16 anni. E’ Piera Salvatore ad annunciare il suddetto brano. Eccoci così a sera inoltrata, sono le 21,30 ed in cabina di speakeraggio ci sono Donato Zoppo e Mario La Monaca che, non senza un velo di ironia, annunciano la dissacrante “La storiella di Damer” incisa insieme all’attore Andrea Roncato. Dopo l’intervento del Professor Flavio Cermola che odia “RADIO VARNADI”, alle 22,30 arriva un momento di distensione con il lento “Non preoccuparti” presentato da Erennio De Vita che, a seguire, augura a tutti la buona notte. Siamo così all’ultimo brano, quello delle 23,55 dal titolo “Come una danza sufi”, pezzo energico e ritmato, lanciato catarticamente e bosforianamente da Big Wave per chi, oltre la mezzanotte, vuole continuare a stare sveglio.L’album si conclude alle 24,00 con i saluti di rito da parte degli stessi speaker dell’incipit e con una chicca finale che non rivelerò. Altrimenti, che faccio, dico proprio tutto? Il finale, del resto, non si svela mai.

 3. Parliamo più da vicino delle tematiche del tuo disco, dalla tua esperienza cantautorale in auge dal 1989 e consapevole di questo tuo trasversale quarto album giungi ad un disco che miscela tante tue anime: dall’irriverenza di Big Gim E Barbie a tua Figlia Francesca e i tuoi affetti fino alle canzoni sociali. Un mix variegato che si amalgama perfettamente, qual è il tuo asso nella manica per tracciare un filo di unione in tutti i tuoi brani?

Non credo esista un vero e proprio asso nella manica, eppure, nel caso volessimo trovarne uno, potrebbe essere ricercato nella scrittura satirico-ironico-romantica e a tratti irriverente che contraddistingue l’album. Infatti sono queste le varie anime di “RADIO VARNADI”. Sono, poi, sempre stato considerato un artista poco etichettabile, contro corrente, spesso di difficile collocazione ed a tratti inclassificabile.
Io ho sempre inteso la musica come un concetto culturale, qualcosa di puro, di vivo, di vero e, ho imparato, che di solito la classificazione di un determinato periodo artistico viene fatta sempre a posteriori, mai contemporaneamente alla creazione artistica. Perciò, se al momento potrei risultare “inclassificabile”, può darsi che tra 10 o 20 anni sarò classificabilissimo insieme ad altre persone oggi inclassificabili come me. Spero di aver reso il concetto.

 4. In quanto a collaborazioni la lista è folta, in primis guest star come Andrea Roncato, Mariapia Pizzolla e Mauro Palermo. Ognuno diverso, ognuno particolare, come nasce questo spirito di collaborazione?

In primo luogo, devo dire, che è stato un enorme piacere collaborare con gente del calibro dei succitati artisti ed è stato stupendo avere a che fare con loro. Sono persone che mi hanno arricchito tanto sia sotto il punto di vista artistico che sotto quello umano.
Andrea Roncato me l’ha presentato l’amico manager Eugenio Piovosa verso la fine del 2007 per partecipare al Festival di Sanremo ed è così nata la nostra collaborazione. Visto che “RADIO VARNADI” è stato arrangiato da Gianni Colonna, chitarrista ed autore dei SUPERZOO e, sia la copertina dell’album, sia quelle dei singoli “Francesca” e “Sto pensando a te”, con i relativi progetti grafici, sono state realizzate da Francesco Rinaldi (bassista dei SUPERZOO), la partecipazione di MariaPia Pizzolla è stata una naturale conseguenza della fratellanza che mi lega al suo gruppo. Mauro Palermo l’ho invece incontrato ad un concorso per voci nuove in provincia di Avellino nel quale eravamo entrambi membri della giuria. Da quel momento, grazie alla reciproca stima instauratasi, siamo rimasti in permanente contatto fino alla creazione di “RADIO VARNADI” e, ti assicuro, non si escludono altre collaborazioni. Anzi!!!!! Devo dire che è stato divertentissimo anche girare il video di “Sto pensando a te” insieme a Mauro, in quanto ha accettato di interpretare, oltre il naturale ruolo del chitarrista, anche quello del portinaio presente nel videoclip. C’è poi anche l’intervento della sexy-porno star Lea Di Leo, sempre grazie ad Eugenio Piovosa che me l’ha presentata in finitura d’opera e, a dire la verità, conoscendola, è proprio una gran brava ragazza. Ovviamente dipende da quale punto di vista la si consideri.

5. Nella line up delle collaborazioni il sottobosco dell’indie rock campano contribuisce con alcuni dei suoi nomi più caratterizzanti. Tu che sei l’uomo dai due cappelli, dalle due cittadinanze, veneto per nascita, campano per adozione, come ti sei immerso in questo folto laboratorio campano?

Date le eccellenze presenti nel cosiddetto “sottobosco”, più che immerso, direi di essermi tuffato, benché alcuni musicisti siano stati già miei collaboratori per lavori precedenti. In primo luogo vorrei citare il batterista Leonardo De Lorenzo, amico fraterno da tempo immemore, il quale in “RADIO VARNADI” ha suonato non la batteria come tutti si aspetterebbero, bensì il pianoforte e la tastiera nel brano “La storiella di Damer”, brano del quale è anche il compositore musicale. Altro amico fraterno, con il quale collaboro da anni è Oderigi Lusi che ha suonato l’Organo Hammond in “Sto pensando a te”. Con grande entusiasmo ha partecipato al disco Tony D’Alessio (Guernica) che, con la sua voce versatile, ha eseguito artisticamente i cori lirici ne “La storiella di Damer” ed i cori “normali” nelle altre canzoni. Ho voluto coinvolgere anche il polistrumentista Andrea Petruzziello al basso, Max Cermola con il suo Standard stick, Ciro Ciotola alla batteria, il quartetto d’archi Ondanueve string Quartet, il giovane cantautore Mathì del quale sono certo sentiremo parlare in futuro, la vocalist Vera, Al Lucino con la sua voce fuori canto e, anche se è troppo piccola per far parte di un laboratorio musicale, sentendomi padre d’arte, permettimi di citare anche la mia cuccioletta Francesca Ceriello che ha cantato nel brano suo omonimo.Non parlando del disco, ma del nuovo progetto LeMUVAZò, nato sempre all’interno del circuito musicale campano, pensa che l’uomo dai due cappelli veneto di nascita e campano di adozione si è unito all’uomo dai lunghi capelli Lello Murtas, africano di nascita e sardo-campano di adozione, nonché all’uomo dai corti capelli Zorama, campano di nascita e a tratti finlandese di adozione. I tre stanno portando avanti il progetto LeMUVAZO’, ovvero Lello Murtas, Varnadi e Zorama, che nasce dalla presa di coscienza dei tre di essere provvisti di una propria naturale essenza artistica. Così, attraverso il concetto di BOLD SYSTEM di Lello Murtas, già percussionista, autore, conduttore televisivo ed opinionista, ed attraverso le parole e le musiche di Varnadi e di Zorama, il gruppo, in magica combinazione, fa catapultare il suo show nell’estrosità scenica di un trittico che offre spettacolo nello spettacolo, in quanto, l’essenza di musicisti, si abbina a quella di poliedrici ed eclettico-eccentrici personaggi da scena, proponendo una sorta di metateatro che spiazza piacevolmente lo spettatore catturandone l’attenzione. Il credo ufficiale del gruppo consiste nell’affermare che la genialità e l’originalità dell’artista, nelle sue varie sfaccettature, è genetica. I tre asseriscono, infatti, non senza un velo di provocazione, che non si diventa artista e non si fa l’artista, ma ci si nasce.

 6. Radio Varnadi è frutto anche di session di registrazioni su e giù per l’Italia da Milano a Foggia. Puoi offrirci qualche appunto di questo viaggio musicale?


Allora……….. la storia è lunga e devo procedere a ritroso per pescare ricordi dalla memoria, che purtroppo a volte, presenta qualche falla.Speriamo di riuscirci!
Buona parte delle registrazioni sono state effettuate presso il “KUORE NERO STUDIOS” di Foggia da marzo a luglio 2008. Lì abbiamo registrato, attraverso l’abile mano di Gianni Colonna, chitarrista ed arrangiatore dell’album, le sue chitarre elettriche, i magistrali cori di Sarah Swan, il basso di Andrea Petruzziello, le mie chitarre acustiche, la mia fisarmonica e la mia voce.La voce di Andrea Roncato è stata registrata presso il “MULINO RECORDING STUDIO” di Acquapendente (VT) e ciò è avvenuto all’inizio del mese di novembre 2007, in quanto si doveva iscrivere la canzone alle selezioni del Festival di Sanremo 2008 entro metà dicembre. Questo lo ricordo bene.Le chitarre di Mauro Palermo le abbiamo registrate presso lo studio “AEMME RECORDS” di Garlate (LC) il 29 dicembre 2007 e presso lo stesso studio abbiamo registrato anche la batteria di Walter Rivolta in delle sedute di registrazione successive. Gli strumenti ed i cori lirici di Tony D’Alessio presenti nel brano “La storiella di Damer” e la voce di mia figlia Francesca li ho registrati personalmente presso il mio “GARAGE STUDIO” di Sirignano (AV) verosimilmente nel mese di ottobre 2007. La batteria di Ciro Ciotola è stata registrata presso “LA SALETTA SOUND” di Bagnoli (NA) mentre il quartetto d’archi è stato ripreso da Peppe Sasso presso lo studio “AMARCORD” sito in Marigliano (NA) a maggio 2008.
In conclusione…….
Sono stati eseguiti prima i Mixaggi de “La storiella di Damer” da Salvatore Salierno presso lo “ZAPPING SOUND STUDIO” di Nocera Inferiore (SA), e poi, da settembre a novembre 2008 è stato mixato l’intero album da Alessandro Marcantoni presso il “METROPOLIS DIGITAL STUDIO” di Milano.Dalla fase embrionale a quella finale dell’album sono stato sempre presente durante tutte le fasi del lavoro, ma poi il mastering si è deciso di farlo in Australia. Abbiamo così mandato le varie tracce via internet, che ci sono poi state rispedite pronte per la stampa. E, per essere del tutto esauriente nella risposta, il mastering è stato eseguito da Martin Pullan presso l’Edensound Mastering di Melbourne (Australia). Per fortuna la memoria non mi ha abbandonato. Sono riuscito a ricordare più o meno tutto!

 7. Doveva essere un musical box corale e il progetto è riuscito in pieno, quanto conta per un artista come te realizzare un disco corale come questo e quanta fatica e passione ci vuole?

E’ la passione che muove il tutto! Infatti di passione ce ne vuole tantissima altrimenti, come spesso accade, non si riesce a portare a termine un progetto intrapreso. Ci si deve svegliare al mattino con il pensiero del disco e ci si deve addormentare la sera con lo stesso pensiero e per me, che ho tre figli piccoli, al momento di 6, 4 e 2 anni, non sempre è stato possibile ed allora è capitato molteplici volte di dovermi alzare anche durante la notte e rubare tempo al tempo per buttare giù le idee che di volta in volta mi venivano in mente. Coinvolgere poi così tante persone, musicisti, cantanti, speaker ed incastrarsi con i loro orari e tempi non è stato sempre facile, ma l’importante è che, alla fine, ce l’abbiamo fatta e dico ce l’abbiamo, perché il merito non è solo mio, ma di tutte le persone presenti nell’album che passo dopo passo mi hanno costantemente ricaricato di energia e mi hanno trasmesso sempre nuova linfa vitale. Colgo l’occasione per ringraziare, anche se per un’ennesima volta, tutti!

 8. Una curiosità su "La storiella di Damer" che tu canti con Andrea Roncato e Gino Accardo. Un brano fortemente sarcastico, civile quanto esplicitamente grottesco sull’ecologia e il modo di (non) fare politica in Italia. Fu presentato anche alle selezioni del 58imo Festival di Sanremo e la cosa non andò in porto… ci racconti come è andata, la solita patina da benpensanti del neo melodico dell’Ariston?

Sia io che Andrea Roncato sapevamo che sarebbe stato un azzardo presentare quel brano a Sanremo, però, ricordo che Andrea mi chiese un brano che, se avesse superato le selezioni, avrebbe dovuto lasciare il segno. Gli mandai così il demo de “La storiella di Damer” che all’epoca si chiamava “La favoletta”. Andrea ne fu subito entusiasta, anche se mi chiese di apportare alcune variazioni al testo per renderlo ancora più incisivo consigliandomi di dargli un maggiore contenuto morale. Non voglio affatto polemizzare con la commissione esaminatrice del festival, ma forse, se non fosse stato il festival di Baudo, ma quello di Bonolis, probabilmente ce l’avremmo fatta dato che la parola proibita “Merda”, da noi pronunciata durante la canzone, è stata poi detta da Masini nel suo brano del 2009, senza colpo ferire.

 9. Il tuo sound: groove a tutto gas, refrain che restano in mente, polistrumentismo, cori, guest…tutto questo è la tua arte, come spiegare questo tuo manifesto?

A dire il vero, non credo ci sia molto da spiegare. Credo sia tutto da ascoltare! Cito così uno slogan presente nel disco: “Your music your style!!!!!! RADIO VARNADI:che radio ragazzi!!!!!”

TRACKLIST

1) RADIO VARNADI ore 8,00

2) Come la mia Barbie

3) RADIO VARNADI ore 9,40

4) Francesca

5) RADIO VARNADI ore 11,30

6) La protesta

7) RADIO VARNADI ore 13,00

8) Donne

9) RADIO VARNADI ore 14,10

10) Big Jim e Barbie

11) RADIO VARNADI ore 15,20

12) Sto pensando a te

13) RADIO VARNADI ore 16,50

14) Appunti di viaggio

15) RADIO VARNADI ore 17,30

16) Avrei dovuto

17) RADIO VARNADI ore 18,15

18) Egoista

19) RADIO VARNADI ore 20,00

20) Padre, muovimi i fili

21) RADIO VARNADI ore 21,30

22) La storiella di Damer

23) RADIO VARNADI ore 22,30

24) Non preoccuparti

25) RADIO VARNADI ore 23,55

26) Come una danza sufi

27) RADIO VARNADI ore 24,00

2008 Afremusic

LINK

www.myspace.com/varnadi
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categoria : interviste, cantautori, artisti emergenti, sotto i riflettori, concept album, > luciano varnadi ceriello

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 11:27
26/07/2009

In un monolocale di Milano vive sottovuoto un uomo, non biondo e non alto. E’ Andrea Miranda e quando un musicista napoletano refrigera il suo sound nasce una chimica strana e brillante. Intelligente, anche con quel timbro provinciale di carattere verace, ma elegante come cantautore e universale nello sguardo testuale.

Vocecevò è il suo full lenght autoprodotto ma con tutti gli attributi del caso.
Uno degli album meglio riusciti nelle trame del sottobosco che ho sentito negli ultimi anni, devo dire.

Cantautore versatile tra narrazioni, giochi di parole ad effetto, anima folk più arcaica
e tradizionale e anima rock moderna, auto ironica. Artista sempre a caccia di ‘ situation’ da raccontare, tutto all’insegna del groove. Il carattere napoletano di canzoni dialettali e non, eguaglia uno spirito brioso che tra tarante e tarantelle maschera sotto il groove più trascinante anche canzoni di attuale denuncia. Eclettico, e forse anche per questo fruibile non solo alla sua etichetta da made in Campania ma aperto a contaminazioni intriganti, anche del sound internazionale. Ottima infatti l’amalgama di una line up della sua band davvero strepitosa, uno su tutti Andrea Sosto (chitarre – tastiere – basso)

Musical box l’universo di Vocecevò, non traducibile in un linguaggio diverso da ciò che è. L’Ascolto dunque è d’obbligo, date un’occhiata alle tracce dell’album interamente disponibile su Rockit in formato streaming: ed è scaricabile e acquistabile in formato cd sul sito uffiicale .

Cerchiamo di farne un breve sunto: poche le influenze prese tout court da altri artisti, ineffabile. C’è un po’ in un aerosol casuale un’ infarinatura dai fratelli Bennato, e per il sound etnico e per la ricerca della “trama” di ogni testo in giochi di scrittura tanto articolati quanto d’espressione di getto, qualche rivolo rarefatto alla Marco Parente in versione e un timbro alla Battisti molto sud. Carattere, originalità istrionica sono gli ingredienti principali con una bella mediterraneità universale.

Chitarre ovunque, bella copertina il rock del brano di apertura Corde Vocali con lungimiranti strutture sonore. Pascalone ‘e Nola è una storia di provincia, una cronaca resa al popolo, un ritratto di una Gomorra in musica che sottolinea la capacità di creare una “short story” nei testi, vero gioiello del disco tanto eterogeneo negli argomenti tanto ricco di collante che lega insieme tutti i fili più disparati.

Dalla ricerca della musica popolare, Andrea Miranda non dimentica il polistrumentismo della tradizione folk del sud, pienamente godibile in Sicchietto, brano folk che è tutto una festa con una buona dose interpretativa di teatro fatto canzone. Un vero contenitore variopinto questo disco di 11 brani sempre vigile senza bridge e ritmi rallentati. Gran bella pagina rock per la cangiante C’èddio, brano che affronta in modo spigliato e artistico una carrellata teologica di Dio, dèi, divinità laici e atei dalla politica alle favolistiche tradizioni di ogni cultura tra Iside, Odino e Gesù in un affresco di credenze. Brano tra i meglio riusciti del disco.
Auto ironia in un brano come Tube Di Falloppio, tentativo di una canzone d’amore alternativa limpida e dalla bella vocalità, lì dove un po’ s’avverte questo timbro alla Marco Parente e sempre sulla scia del rock più condensato, parte Mela, un brano riflessivo sui veleni dispersi nell’ambiente “ma non tanto appena appena/ nel rispetto della norma sotto il tetto stabilito” che fanno del risvolto civile di questo disco un grande occhio sul mondo che sa osservare da un angolatura profonda e particolare ma sempre nel segno di un viatico leggiadro di una musicalità gradevole e trascinante così come fa il ritmo di Bastoncino, un brano da tradizione che in realtà denuncia il mondo delle molestie sessuali sui ragazzi…
Molto Bionda è un brano autoctono milanese, tra via Torino e i tram, brano d’amore anti-romantico ed entusiasmante… Guglielmina è invece un piano rock arso e desolato, una storia di perdizione e diseredati.

Irriverente disco dance e vena sinthy per Punto E Accapo, il vademecum di come si scrive una poesia. Finale a sorpresa con Andrew Miranda, brano freak tra blues e scherzoso manierismo da song writer all’americana dalla voce rauca.

IN CONCLUSIONE

Bel disco, proprio bello. Energico e disparato, per tutti i gusti. I link ce li avete, ascoltatelo subito.

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categoria : musica, folk, rock, demo, cantautori, etno music, sotto i riflettori, canzoni di denuncia, debutti, > andrea miranda

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 22:36
17/06/2009

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Stile eterogeneo e consapevole.

L’ep I Capelli Raccolti Di Annes (2009) è una manciata in pillole di belle Canzoni, una landa di idee chiare e ben congeniate: ci trasporta nell’universo dei siracusani Froben all’insegna di un’amalgama in un acqua cheta piano rock fortemente cangiante, sapore di ballad, post rock, iniziazione al noise. Un mealting che richiama, almeno sul piano musicale fascinazioni più disparate, dai Coldplay old style dei crepuscoli di Yellow in creolo con Radiohead al secolo di Ok Computer, il Cristiano Godano più denso nonché un gusto ad un sempre più apprezzato Paolo Benvegnù, di cui sono stati anche band supporter. Il gusto testuale è tutto da scoprire,un solco personale da cantautorato fluido: semplici ma efficaci in uno stile pieno di carattere e stilizzato in un suono puro senza estetismi di contorno,tutta sostanza, ora romantico con I Capelli Raccolti Di Annes, brano che tra l’altro vede la partecipazione del bravo VeiveCura, più ampli: la radiofonica Perdo Sangue orgogliosamente indie e granitica sulla scia di La Tua Idea, in quel mood alla Benvegnù con quel tono d’originalità in più che da anche consistenza ad un drum and bass dal retrogusto melanconico che, con la sua meditata visual- elettroacustica, giunge alla creazione di un effetto post rock cristallino. Un sound pulito che in tutte le chiavi interpretative di questo mini album con molto su cui riflettere gustosamente, districa orizzonti

Ottima meta musicale,conscia di un lavoro ben fatto, un piccolo scrigno, talvolta art rock, di una sound poliglotta, avvolto in una chimica nuova di abbinamenti dal sapore un po’ nordico,un po’ internazional-iperboreo, tanto personale.

Avanti così Froben! E tra gli ascoltatori d’eccezione, anche la “cantantessa” Carmen Consoli, che li ha voluti in un sodalizio con l’etichetta Due Punti Records…

TRACKLIST

I Capelli Raccolti Di Annes

Perdo Sangue

La Tua Idea

In Silenzio

I FROBEN SONO

Stefano Ali' (voce - chitarre),

Andrea Ali' (basso,sintetizzatore,rumori)

Valerio Vittoria (chitarra)

 Francesco Vittoria (chitarra)  

Roberto Cappellani (drums)

 

INTERVISTA ( con Stefano Alì)

 


 

1.Partiamo dalla ricerca del vostro sound, in studio il piano rock è quasi sempre in primo piano, elemento, quello del pianoforte che nei vostri live sostituite da un mood acustico di chitarre. Come si reinventano i Froben in queste due anime sonore?

La risposta e' semplice,pur amando alla follia il suono e il ruolo del piano all'interno del nostro progetto,non abbiamo un pianista nella band..veniamo aiutati da un nostro amico Salvo Minnella sound engineer nello studio in cui registriamo e cantante dei Posh,altra realtà siracusana,mentre Davide Iacono in arte veiveCura altro amico e artista modicano ha creato e suonato la linea di piano in "i capelli raccolti di annes".Per quanto riguarda i live..cerchiamo come hai ben detto di ricreare il tutto aggiungendo linee di chitarre elettriche ed acustiche,cercando di far sentire il meno possibile la mancanza di un pianoforte..(almeno ci proviamo..).

2. Coldplay, Radiohead, Marlene Kuntz, nella filigrana della vostra musica traspaiono queste e altre influenze rock – alternative, una fascinazione in cui anche Paolo Benvegnù ha un forte ruolo e nella vostra biografia si scopriamo che siete stati anche supporter di questo cantautore, come è stata questa esperienza?

Amiamo le band che hai citato e' inutile negarlo...anche se per quanto mi riguarda il mio modo di scrivere e creare e' ben lontano da queste realtà ma piuttosto vicino ad uno stile più italiano e cantautorale.Ecco Benvegnu' e' più sulle mie corde..(prendendo le giuste distanze..eheh),abbiamo aperto diversi suoi concerti in Sicilia e devo dire che oltre ad essere una splendida persona attualmente in Italia e' uno dei più grandi.Comunque… si,e' stata un’ esperienza stimolante

3.Siracusa come Catania è sempre stato un denso laboratorio musicale, non vi manca l’esperienza dell’esportazione tra Sanremo Rock e i Tim Tour. Come si sono evoluti musicalmente i Froben  con il loro bagaglio di esperienze fuori dalla Sicilia?

Sanremo rock e il Tim-tour sono state delle ottime esperienze senza alcun dubbio...anche se in pratica per una band servono a ben poco;voglio dire..sono delle manifestazioni create per far passare un certo tipo di musica e soprattutto determinate band già consapevoli a mio parere di salire sul podio...e poi e' successo tanto tempo fa'. Attualmente la Sicilia ed in particolare Siracusa pur essendo ottimi laboratori musicali offrono quasi niente; e' la solita storia,ottime band che non trovano spazio per affermarsi..mancano strutture e delle vere etichette per emergere. Si...si riesce a suonare,ma purtroppo finisce tutto lì. Bisognerebbe oltrepassare lo stretto..ed e' quello che stiamo cercando di fare noi insieme a Carmelo Amenta altra valida realtà tutta siracusana.

4.E ritornando in “Trinacria”, non si può non citare la vostra collaborazione con la Due Parole Records ,etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli e Maurizio Nicotra, un label sperimentale che di solito è legato in modo particolare alla musica folk, genere che si distacca dalla vostra ricerca…

La collaborazione con la Due Parole records e' stata molto eccitante,lavorare con Carmen e Maurizio ci ha reso più maturi dal punto di vista professionale..si lavorava bene..e' solo che col tempo il modo differente di vedere la musica ci ha allontanati..restano comunque degli ottimi ricordi.

5.Nel vostro ep omonimo, il brano dal risvolto post rock I Capelli Raccolti Di Annes è frutto di una featuring con VeiveCura. Un nuovo tragitto artistico, come è nata questa ricerca?

"I capelli raccolti di annes" e' nata da una linea melodica di piano eseguito e creato da Davide Iacono "veiveCura"...ci ha talmente conquistati che in poche ore ho scritto il testo,ed il giorno dopo e' venuto fuori l'arrangiamento. Tutto molto istintivo,una magica e bella collaborazione.

6.E dopo questo slancio, è già in porto l’idea di un full lengh o di nuovi progetti futuri?

Progetti futuri...cercare un etichetta che ci sostenga, suonare parecchio in giro,speriamo anche fuori dalla nostra amata terra e soprattutto creare contatti umani e musicali..secondo noi quello che veramente conta.

LINK

 

http://www.rockit.it/froben

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 18:41
21/01/2009


 
Sincretismo di città, ovvero parliamo di una sfera musicale underground di nomadismi musicali. Ed ecco che in un porticato di una Bologna mealting pot spuntano i Laradura. Tutti del sud loro: due siciliani, un sardo e un calabrese che sotto una luce particolare che fa da collante e da stimolo creano una dimensione innovativa rispetto ai canoni geografici che contaminano i generi.
Ne nasce un promo come "….Dal Tramonto All’Alba"(2007), una dimensione da concept album embrionale,in una ricerca tutta personale: un’acustica che contempla la fascinazione elettronica: vagamente ricorda i fraseggi musicali di Jeff Buckley ma in maniera molto più disinvolta e meno eterea che si ridipinge sotto un sole dalle tinte sfiziose, complici un po’ dell’impostazione dei testi a margine e della voce del vocalist Luca Li Voti,magari non sempre perfetta nei climax ma trainante, nel sapore di un disco che si riascolta, che accanto ad uno strascico vocale in apparenza easy alleggerisce contorni di un disco strumentalmente all’avanguardia rendendolo fruibile ai più. Complice anche l’atmosfera da presa diretta, da nicchia intima, che ci piace, con quel tocco non perfettissimo ma autentico, e non è un difetto,non vi pare?Pensate che si tratta di un disco registrato dopo solo tre prove e con un grande potenziale comunicativo e di una sinergia a pelle per nulla trascurabile.<< Ognuno di noi proveniva da varie esperienze, e pian piano ci siamo creati la nostra "dimensione". Una cosa molto importante è stata anche la parte "umana" a fare da legante, il rispetto e la condivisione di pensiero>> mi dice Luca Li Voti.
La dimensione visual non manca ed è un grande potenziale, adatta ad un contorno da reading magari, ma che con i testi riesce anche ad accattivarsi un misticismo leggiadro di parole quasi altisonanti in un’intelligente versione enigmatica.
E’ un disco continuum, è alta la vocazione strumentale impressionista su quest’immagine da crepuscolo vespertino, diciamo anche che si tratti di un post rock acustico molto personale dove l’amalgama spicca di gusto. Da segnalare il lungo miraggio del fascino della musicalità di Altrafaccia che ci colpisce quanto le suite d’apertura e chiusura di Arab e Ritorno Al Vento, in una lunga scala di grigi, si potrebbe dire neo progressive, in cui tutto si evolve senza ripetersi e che riscalda, anche nelle sue note più sottili come Notte Verde. Colpisce la dimensione prolissa, 4,5 o 6 minuti per ogni brano che scivolano con agilità. Gustosi all’ascolto insomma. Buona musica.

TRACKLIST
1.Arab
2.Andate In Pace
3. Luna
4.Altrafaccia
5.Ritorno Al Vento

I LARADURA SONO
Luca Li Voti (voce/chitarra)
Valentino Pirino ( chitarra,fx)
Nino D’Urzo (basso)
Mario Robusto (batteria)
Gaetano Di Giacinto (batteria live)

L’INTERVISTA con
Luca Li Voti 

  1. Sono tutti del sud Italia i Laradura, ma di certo il collante dell'ambiente bolognese ed emiliano ha la sua importanza nella vostra ricerca elettroacustica non convenzionale. Un pied à terre in una città sicuramente folta a livello di musica underground a tutti i livelli (musica sperimentale, cantautori,canzoni politiche, easy neomelodica) a due passi  tra l'altro in circuiti come il MEI di Faenza e dai circuiti di SanRemo rock. Come vivete tutto questo? Cosa si respira, cosa si impara?

"Vivere" Bologna  fa scuola, nel senso che in questa città si riesce ad entrare in contatto con realtà musicali varie ed eterogenee, e questo ha fatto e continua a fare bene alla nostra ricerca. La presenza sul territorio di grossi circuiti indipendenti e non, è stata sempre sfruttata da noi esclusivamente come stimolo a fare meglio e di più, e ad evitare di cadere nella logica dei circuiti. Anche grazie a questo riusciamo a suonare liberi da varie etichettature che a volte il mercato musicale impone, evitando anche una scelta di genere. ,,
 
  
  2. Passiamo al vostro progetto "….dal tramonto all'alba". L'idea di fondo è un concept. Come è affiorata l'idea di questa "trama"?

 A dire il vero tutto è nato successivamente alla fase di registrazione del progetto, riascoltando i brani. Diciamo che ogni brano per noi evoca musicalmente o letterariamente la fase di una giornata trascorsa dal tramonto all'alba. Abbiamo deciso di giocare su questo scorrere del tempo in maniera molto naif, senza troppo intellettualismo. Era qualcosa che c'era già e l'abbiamo solo sottolineato senza neanche forzarlo o palesarlo troppo. E' solo una traccia, una possibile lettura tra le altre.
    
   
3.Le parole. Nei vostri testi sono come riflessioni a mezz'aria. Una scelta di sostanza, di equilibrio, vero?

Come qualunque altra cosa anche testi e musica hanno sicuramente bisogno di un equilibrio per stare insieme, e riferimenti troppo espliciti a volte rischiano di perdere di significato. Il potere della parola è grande e bisogna usarlo con cura.... ,,
    
    4. In quanto a sonorità, il suono amplio dimostra tutta la vostra amalgama. Come ha preso piede man mano la chiave elettronica? E in quanto a punti di riferimento musicali?

Proveniamo tutti da ascolti così diversi che non saprei da dove cominciare e dove andare a finire. La cosa bella è appunto che siamo quattro teste diverse che suonano ciò che gli piace e si sentono bene mentre lo fanno. Registrato il progetto "....dal tramonto all'alba", dopo qualche mese abbiamo sentito la necessità di sostituire quasi totalmente, soprattutto per una questione di almalgama del suono, la chitarra acustica con l'elettrica, rimandando la nostra dimensione più intima ed acustica alla preparazione di un live set dedicato. Allo stesso tempo, con l'ingresso di Gaetano alla Batteria, il nostro sound ha preso una forma ben definita fino a diventare quello che oggi portiamo nei nostri live.

5. Come un embrione in gestazione nella placenta attaccata alla dimensione in studio o vi piace il divertimento da atmosfera live?

    Trovarsi in studio sicuramente è molto bello, l'atmosfera che si respira è frizzante, e aiuta anche la crescita del rapporto tra  noi, ma il live è sicuramente ciò che preferiamo. Il pubblico, l'imprevisto, i volumi, i suoni che si creano sono ogni volta unici e irripetibili, e la mancanza di tutto ciò causa in noi crisi d'astinenza, davvero!!!

6. A proposito di live, avete anche fatto una tournée estiva in Sardegna, scenario diverso, ascoltatori diversi, in che cosa cambia l'Italia di chi vi ascolta?

Non credo cambi poi più di tanto. Tutto dipende da te, dalla musica che proponi e naturalmente da ciò che piace alla gente. In Sardegna abbiamo trovato ad esempio sempre un pubblico variegato, partecipe, interessato. Una cosa che ci ha fatto molto piacere è sentire a fine concerto chi compra il tuo cd e dice: "....ne prendo uno, anzi no dammene due, che poi lo passiamo anche agli altri" facendone delle copie, s'intende, ma il sostegno alla band che ti è piaciuta c'è stato, ecco cosa fa la differenza.

LINK

http://www.myspace.com/laradura

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 14:28
19/12/2008

Il nome Proiettili Buoni vi suggerirà poco o nulla.Vero, non se ne sente quasi parlare se non per passaparola. E' quello che si può chiamare una vera chicca, per farla breve è un sodalizio musicale su due piedi in cui collaborano Marco Parente e Paolo Benvegnù (al secolo ex leader degli Scisma,no?), insomma due songwriters di spessore e dinamicità della musica italiana un po' famosa e un po' underground.

Si tratta di un disco-progetto ideato un po' per gioco nel 2000 che esce allo scoperto solo nel novembre 2008 ma che è rimasto in cantina, registrato di getto in presa diretta al Viper Theatre di Firenze il 4 gennaio 2008 durante le prove di un live.

Al progetto partecipano anche due musicisti ben consolidati come Gionni dall'Orto ha già suonato il basso con Articolo 31, Marco Parente, Paolo Benvegnù e Soundabout e Andrea Franchi alla batteria già con Marti, Irene Grandi, Andrea Chimenti, Good Morning Boy, Giovanni Ferrario, Paolo Benvegnù e Marco Parente.

Da non crederci, Proiettili Buoni è un album dalle sonorità pop rock molto concrete e leggere,disinvolte,una semplificazione in dieci passi, in 10 canzoni: i testi sono di Marco Parente, i mood semplificati di Benvegnù, per un disco abbastanza omogeneo e semplice con quella lieve sonorità di un disco in tutto e per tutto dall'estro frizzantino nato senza sforzi ma non per questo non intelligente tra costruzioni ritmiche e una voce di Marco Parente acida e gioiosa a tratti spezzata . L'effetto amalgama è una vera goduria e l'effetto pensiero positivo anche.

L'album s'inaugura con una track da copertina: Proiettili Buoni appunto, brano che tira con quel drum and bass fantasioso con ai microfoni la voce di Marco Parente largamente influenzato dalla mano di Benvegnù, brano grintoso che lascia al resto del disco un'atmosfera più pacata e sciolta a volte eterea, non per questo meno interessante, è questo il caso di Ragazza 1, ovattata e lievemente acida Colori Addosso (riconoscerete lo stile inconfondibile), resta nella menta una easy cantautorale armoniosa come Poesia Cieca che si stende su un quasi noise grunge di Carne In Scatola. Album tanto facile quanto difficile da spulciare, ve ne consiglio vivamente l'ascolto, effetto sorpresa assicurato!

DOVE COMPRARLO

L'album in questione è distribuito solo ed esclusivamente da Audioglobe.it dove potete trovarlo a € 13,50.

PER ASCOLTARE

http://www.myspace.com/proiettilibuoni

I PROIETTILI BUONI SONO

Marco Parente
Paolo Benvegnù
Andrea "druga" Franchi
Gionni dall'Orto 
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