


Apologia radiofonica. Un disco del genere ancora non vi era capitato.
Album di alta radiofonia, no, non ho detto semplicemente “radiofonico” cioè orecchiabile.
Immaginate la tracklist di un cd reso in un originale scatola meta-teatrale dove ogni bravo è intervallato da segmenti radiofonici. Quartier generale l’emittente inventa Radio Varnadi, frequenza 80.3 Mhz.
Un disco popolato di speakers che annunciano ogni brano a cui si aggiungono “gadget” rituali come segnale orario, news,info traffico, canzoni a richiesta e spot.Rock pop grintoso, a volte freak e sfacciato nella sua giocosa vena all’insegna dell’eros malizioso come in Big Gim E Barbie, altre volte fragile e sensibile come nei pezzi autobiografici di Francesca dedicato a sua figlia, Avrei Dovuto e Padre,Muovimi I Fili. Ma soprattutto pulsante negli affreschi corali, un po’ anni 90’ come La Protesta e Donne. Un album che diverte, spontaneo e anche ingegnoso. Punto di forza è questo collante, un disco che è un contenitore di artisti. Lo conferma anche Donato Zoppo, attore nel ruolo di se stesso ai microfoni di Radio Varnadi in forma di cameo, voce culto degli annunci radiofonici di questo album che nella vita vera è sulle frequenze di Radio Città Benevento: "Premetto che per me il mondo della radio è ancora una grande scoperta: vengo dalla carta stampata e la scrittura è per me il riferimento principale, se non esclusivo, però cominciare a fare radio mi ha aiutato nella sintesi e nella rapidità. Il mondo della radio ha un fascino speciale e quando l'ottimo Varnadi ha chiesto a Mario La Monaca - direttore di Radio Città - e al sottoscritto di fare dei jingles per il suo cd, abbiamo accettato subito.
E ci siamo anche divertiti tantissimo perchè il concept varnadico è intelligente e ironico: ogni artista deve aver a che fare con il proprio ego e Luciano è al centro di tutto in questa ipotetica Radio Varnadi, dove tutto ruota intorno a lui, al suo mondo e alle sue canzoni, che sono punti di vista del cantautore su numerosi temi e argomenti".meglio conosciuto come il cantautore con due cappelli. E' una sorta di concept-album radiofonico con un vero palinsesto!”.Album musicalmente orecchiabile? A dir poco… con un occhio di riguardo anche a tutto il soffobosco in fermento che si respira in Campania da Tony D’Alessio dei Guernica a Oderigi Lusi fino alla giovane promessa Mathì.
Ma andiamo per ordine. Affrontiamo l’album in tutto e per tutto. Per scoprire ancora più da vicino le mille sfaccettature di questo intrigante e curioso disco, affido le parole alla conversazione – intervista con Luciano in persona.• • • • •
1.Domanda d’obbligo è la fascinazione radiofonica su cui si spalma il tuo disco. Un disco che quasi è un teatro- canzone al ritmo di palinsesto istrionico, come è nata questa idea folta di Dj intermezzi e jingle da contorno alle tue canzoni?L’idea di “RADIO VARNADI” è nata dopo aver scoperto che quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita della radio. Ho così pensato di dedicare un intero album a questo meraviglioso strumento che accompagna quotidianamente le nostre giornate. Ho così chiamato a raccolta una moltitudine di amici musicisti che ha risposto con entusiasmo all’appello credendo fortemente nell’originalità del progetto.
2. E Radio Varnadi scandisce l’ora sulla tua track list, l’ordine non è affatto casuale, vero?E’ vero, in “RADIO VARNADI” l’ordine delle tracce non è per niente casuale! Ho infatti cercato di ricreare all’interno del disco un’ideale giornata radiofonica; praticamente ciò che potrebbe voler sentire un ipotetico radioascoltatore. L’album si sviluppa dalle 8,00 del mattino alle 24,00. Parte, infatti, alle 8,00 con il buongiorno degli speaker Big Wave e Piera Salvatore che lanciano la canzone “Come la mia Barbie”, brano ironico-erotico ispirato alla celebre bambola americana ma dedicato, nella fattispecie, alla soubrette Michelle Hunziker, considerata dai più una vera e propria bambola in carne ed ossa. L’album continua poi alle ore 9,40 con “Francesca”, presentata da Donato Zoppo. E’ una canzone dedicata a mia figlia, la quale ha anche cantato in un ritornello all’interno del brano. Si passa poi a “La protesta”. Stavolta è Mario La Monaca a mandare in onda il pezzo alle ore 11,30. Questo è un brano che invita i telespettatori a spegnere Radio Varnadi - Luciano Ceriello ed oscurare un certo tipo di televisione.Segue il segnale orario delle 13,00 che anticipa le previsioni del tempo per poi catapultarsi nel programma dedicato all’universo femminile con sigla d’apertura, pronunciata da Erennio De Vita. Il titolo è “Donne”. Nel succitato brano ho avuto il piacere di avere come ospite Maria Pia Pizzolla dei “SUPERZOO”.Si giunge così alle ore 14,10 con Betsy Best & Tiger Girl che invogliano gli astanti ad ascoltare “Big Jim e Barbie”, canzone ispiratami da reminiscenze erotiche infantili. E dove non mettere il saluto a “RADIO VARNADI” della sexy-porno star Lea Di Leo se non alla fine di questo brano? Si passa così alle 15,20 con lo speaker Big Wave che lancia “Sto pensando a te” con guest Mauro Palermo (Chitarrista di Vasco Rossi). Alle 16,50 arriva in studio uno dei rappresentanti delle istituzioni italiane: il Sindaco di Sirignano che dà il suo saluto alla radio richiedendo la canzone “Appunti di viaggio”. All’orologio di “RADIO VARNADI si giunge così alle 17,30 con l’Info Traffico e l’immancabile richiesta da casa. E’ il momento di Pino da Roma (questo è uno spaccato esilarante del CD) che richiede al DJ di turno, Erennio De Vita, il brano “Avrei dovuto”. Si va lentamente verso sera e si arriva alle 18,15 con “Egoista” lanciato da Betsy Best & Tiger Girl. A seguire, poi il radio-giornale delle 20,00 che anticipa il brano “Padre, muovimi i fili”, canzone dedicata al mio caro papà, ahimé perso all’età i 16 anni. E’ Piera Salvatore ad annunciare il suddetto brano. Eccoci così a sera inoltrata, sono le 21,30 ed in cabina di speakeraggio ci sono Donato Zoppo e Mario La Monaca che, non senza un velo di ironia, annunciano la dissacrante “La storiella di Damer” incisa insieme all’attore Andrea Roncato. Dopo l’intervento del Professor Flavio Cermola che odia “RADIO VARNADI”, alle 22,30 arriva un momento di distensione con il lento “Non preoccuparti” presentato da Erennio De Vita che, a seguire, augura a tutti la buona notte. Siamo così all’ultimo brano, quello delle 23,55 dal titolo “Come una danza sufi”, pezzo energico e ritmato, lanciato catarticamente e bosforianamente da Big Wave per chi, oltre la mezzanotte, vuole continuare a stare sveglio.L’album si conclude alle 24,00 con i saluti di rito da parte degli stessi speaker dell’incipit e con una chicca finale che non rivelerò. Altrimenti, che faccio, dico proprio tutto? Il finale, del resto, non si svela mai.
3. Parliamo più da vicino delle tematiche del tuo disco, dalla tua esperienza cantautorale in auge dal 1989 e consapevole di questo tuo trasversale quarto album giungi ad un disco che miscela tante tue anime: dall’irriverenza di Big Gim E Barbie a tua Figlia Francesca e i tuoi affetti fino alle canzoni sociali. Un mix variegato che si amalgama perfettamente, qual è il tuo asso nella manica per tracciare un filo di unione in tutti i tuoi brani?
Non credo esista un vero e proprio asso nella manica, eppure, nel caso volessimo trovarne uno, potrebbe essere ricercato nella scrittura satirico-ironico-romantica e a tratti irriverente che contraddistingue l’album. Infatti sono queste le varie anime di “RADIO VARNADI”. Sono, poi, sempre stato considerato un artista poco etichettabile, contro corrente, spesso di difficile collocazione ed a tratti inclassificabile.
Io ho sempre inteso la musica come un concetto culturale, qualcosa di puro, di vivo, di vero e, ho imparato, che di solito la classificazione di un determinato periodo artistico viene fatta sempre a posteriori, mai contemporaneamente alla creazione artistica. Perciò, se al momento potrei risultare “inclassificabile”, può darsi che tra 10 o 20 anni sarò classificabilissimo insieme ad altre persone oggi inclassificabili come me. Spero di aver reso il concetto.
4. In quanto a collaborazioni la lista è folta, in primis guest star come Andrea Roncato, Mariapia Pizzolla e Mauro Palermo. Ognuno diverso, ognuno particolare, come nasce questo spirito di collaborazione?
5. Nella line up delle collaborazioni il sottobosco dell’indie rock campano contribuisce con alcuni dei suoi nomi più caratterizzanti. Tu che sei l’uomo dai due cappelli, dalle due cittadinanze, veneto per nascita, campano per adozione, come ti sei immerso in questo folto laboratorio campano?
Date le eccellenze presenti nel cosiddetto “sottobosco”, più che immerso, direi di essermi tuffato, benché alcuni musicisti siano stati già miei collaboratori per lavori precedenti. In primo luogo vorrei citare il batterista Leonardo De Lorenzo, amico fraterno da tempo immemore, il quale in “RADIO VARNADI” ha suonato non la batteria come tutti si aspetterebbero, bensì il pianoforte e la tastiera nel brano “La storiella di Damer”, brano del quale è anche il compositore musicale. Altro amico fraterno, con il quale collaboro da anni è Oderigi Lusi che ha suonato l’Organo Hammond in “Sto pensando a te”. Con grande entusiasmo ha partecipato al disco Tony D’Alessio (Guernica) che, con la sua voce versatile, ha eseguito artisticamente i cori lirici ne “La storiella di Damer” ed i cori “normali” nelle altre canzoni. Ho voluto coinvolgere anche il polistrumentista Andrea Petruzziello al basso, Max Cermola con il suo Standard stick, Ciro Ciotola alla batteria, il quartetto d’archi Ondanueve string Quartet, il giovane cantautore Mathì del quale sono certo sentiremo parlare in futuro, la vocalist Vera, Al Lucino con la sua voce fuori canto e, anche se è troppo piccola per far parte di un laboratorio musicale, sentendomi padre d’arte, permettimi di citare anche la mia cuccioletta Francesca Ceriello che ha cantato nel brano suo omonimo.Non parlando del disco, ma del nuovo progetto LeMUVAZò, nato sempre all’interno del circuito musicale campano, pensa che l’uomo dai due cappelli veneto di nascita e campano di adozione si è unito all’uomo dai lunghi capelli Lello Murtas, africano di nascita e sardo-campano di adozione, nonché all’uomo dai corti capelli Zorama, campano di nascita e a tratti finlandese di adozione. I tre stanno portando avanti il progetto LeMUVAZO’, ovvero Lello Murtas, Varnadi e Zorama, che nasce dalla presa di coscienza dei tre di essere provvisti di una propria naturale essenza artistica. Così, attraverso il concetto di BOLD SYSTEM di Lello Murtas, già percussionista, autore, conduttore televisivo ed opinionista, ed attraverso le parole e le musiche di Varnadi e di Zorama, il gruppo, in magica combinazione, fa catapultare il suo show nell’estrosità scenica di un trittico che offre spettacolo nello spettacolo, in quanto, l’essenza di musicisti, si abbina a quella di poliedrici ed eclettico-eccentrici personaggi da scena, proponendo una sorta di metateatro che spiazza piacevolmente lo spettatore catturandone l’attenzione. Il credo ufficiale del gruppo consiste nell’affermare che la genialità e l’originalità dell’artista, nelle sue varie sfaccettature, è genetica. I tre asseriscono, infatti, non senza un velo di provocazione, che non si diventa artista e non si fa l’artista, ma ci si nasce.7. Doveva essere un musical box corale e il progetto è riuscito in pieno, quanto conta per un artista come te realizzare un disco corale come questo e quanta fatica e passione ci vuole?
E’ la passione che muove il tutto! Infatti di passione ce ne vuole tantissima altrimenti, come spesso accade, non si riesce a portare a termine un progetto intrapreso. Ci si deve svegliare al mattino con il pensiero del disco e ci si deve addormentare la sera con lo stesso pensiero e per me, che ho tre figli piccoli, al momento di 6, 4 e 2 anni, non sempre è stato possibile ed allora è capitato molteplici volte di dovermi alzare anche durante la notte e rubare tempo al tempo per buttare giù le idee che di volta in volta mi venivano in mente. Coinvolgere poi così tante persone, musicisti, cantanti, speaker ed incastrarsi con i loro orari e tempi non è stato sempre facile, ma l’importante è che, alla fine, ce l’abbiamo fatta e dico ce l’abbiamo, perché il merito non è solo mio, ma di tutte le persone presenti nell’album che passo dopo passo mi hanno costantemente ricaricato di energia e mi hanno trasmesso sempre nuova linfa vitale. Colgo l’occasione per ringraziare, anche se per un’ennesima volta, tutti!9. Il tuo sound: groove a tutto gas, refrain che restano in mente, polistrumentismo, cori, guest…tutto questo è la tua arte, come spiegare questo tuo manifesto?
A dire il vero, non credo ci sia molto da spiegare. Credo sia tutto da ascoltare! Cito così uno slogan presente nel disco: “Your music your style!!!!!! RADIO VARNADI:che radio ragazzi!!!!!”1) RADIO VARNADI ore 8,00
2) Come la mia Barbie3) RADIO VARNADI ore 9,40
4) Francesca5) RADIO VARNADI ore 11,30
6) La protesta7) RADIO VARNADI ore 13,00
8) Donne9) RADIO VARNADI ore 14,10
10) Big Jim e Barbie11) RADIO VARNADI ore 15,20
12) Sto pensando a te13) RADIO VARNADI ore 16,50
14) Appunti di viaggio15) RADIO VARNADI ore 17,30
16) Avrei dovuto17) RADIO VARNADI ore 18,15
18) Egoista19) RADIO VARNADI ore 20,00
20) Padre, muovimi i fili21) RADIO VARNADI ore 21,30
22) La storiella di Damer23) RADIO VARNADI ore 22,30
24) Non preoccuparti25) RADIO VARNADI ore 23,55
26) Come una danza sufi27) RADIO VARNADI ore 24,00
2008 Afremusic
In un monolocale di Milano vive sottovuoto un uomo, non biondo e non alto. E’ Andrea Miranda e quando un musicista napoletano refrigera il suo sound nasce una chimica strana e brillante. Intelligente, anche con quel timbro provinciale di carattere verace, ma elegante come cantautore e universale nello sguardo testuale.
Vocecevò è il suo full lenght autoprodotto ma con tutti gli attributi del caso.
Uno degli album meglio riusciti nelle trame del sottobosco che ho sentito negli ultimi anni, devo dire.
Cantautore versatile tra narrazioni, giochi di parole ad effetto, anima folk più arcaica
e tradizionale e anima rock moderna, auto ironica. Artista sempre a caccia di ‘ situation’ da raccontare, tutto all’insegna del groove. Il carattere napoletano di canzoni dialettali e non, eguaglia uno spirito brioso che tra tarante e tarantelle maschera sotto il groove più trascinante anche canzoni di attuale denuncia. Eclettico, e forse anche per questo fruibile non solo alla sua etichetta da made in Campania ma aperto a contaminazioni intriganti, anche del sound internazionale. Ottima infatti l’amalgama di una line up della sua band davvero strepitosa, uno su tutti Andrea Sosto (chitarre – tastiere – basso)
Musical box l’universo di Vocecevò, non traducibile in un linguaggio diverso da ciò che è. L’Ascolto dunque è d’obbligo, date un’occhiata alle tracce dell’album interamente disponibile su Rockit in formato streaming: ed è scaricabile e acquistabile in formato cd sul sito uffiicale .
Cerchiamo di farne un breve sunto: poche le influenze prese tout court da altri artisti, ineffabile. C’è un po’ in un aerosol casuale un’ infarinatura dai fratelli Bennato, e per il sound etnico e per la ricerca della “trama” di ogni testo in giochi di scrittura tanto articolati quanto d’espressione di getto, qualche rivolo rarefatto alla Marco Parente in versione e un timbro alla Battisti molto sud. Carattere, originalità istrionica sono gli ingredienti principali con una bella mediterraneità universale.
Chitarre ovunque, bella copertina il rock del brano di apertura Corde Vocali con lungimiranti strutture sonore. Pascalone ‘e Nola è una storia di provincia, una cronaca resa al popolo, un ritratto di una Gomorra in musica che sottolinea la capacità di creare una “short story” nei testi, vero gioiello del disco tanto eterogeneo negli argomenti tanto ricco di collante che lega insieme tutti i fili più disparati.
Dalla ricerca della musica popolare, Andrea Miranda non dimentica il polistrumentismo della tradizione folk del sud, pienamente godibile in Sicchietto, brano folk che è tutto una festa con una buona dose interpretativa di teatro fatto canzone. Un vero contenitore variopinto questo disco di 11 brani sempre vigile senza bridge e ritmi rallentati. Gran bella pagina rock per la cangiante C’èddio, brano che affronta in modo spigliato e artistico una carrellata teologica di Dio, dèi, divinità laici e atei dalla politica alle favolistiche tradizioni di ogni cultura tra Iside, Odino e Gesù in un affresco di credenze. Brano tra i meglio riusciti del disco.
Auto ironia in un brano come Tube Di Falloppio, tentativo di una canzone d’amore alternativa limpida e dalla bella vocalità, lì dove un po’ s’avverte questo timbro alla Marco Parente e sempre sulla scia del rock più condensato, parte Mela, un brano riflessivo sui veleni dispersi nell’ambiente “ma non tanto appena appena/ nel rispetto della norma sotto il tetto stabilito” che fanno del risvolto civile di questo disco un grande occhio sul mondo che sa osservare da un angolatura profonda e particolare ma sempre nel segno di un viatico leggiadro di una musicalità gradevole e trascinante così come fa il ritmo di Bastoncino, un brano da tradizione che in realtà denuncia il mondo delle molestie sessuali sui ragazzi…
Molto Bionda è un brano autoctono milanese, tra via Torino e i tram, brano d’amore anti-romantico ed entusiasmante… Guglielmina è invece un piano rock arso e desolato, una storia di perdizione e diseredati.
Irriverente disco dance e vena sinthy per Punto E Accapo, il vademecum di come si scrive una poesia. Finale a sorpresa con Andrew Miranda, brano freak tra blues e scherzoso manierismo da song writer all’americana dalla voce rauca.
IN CONCLUSIONE
Bel disco, proprio bello. Energico e disparato, per tutti i gusti. I link ce li avete, ascoltatelo subito.
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Stile eterogeneo e consapevole.
L’ep I Capelli Raccolti Di Annes (2009) è una manciata in pillole di belle Canzoni, una landa di idee chiare e ben congeniate: ci trasporta nell’universo dei siracusani Froben all’insegna di un’amalgama in un acqua cheta piano rock fortemente cangiante, sapore di ballad, post rock, iniziazione al noise. Un mealting che richiama, almeno sul piano musicale fascinazioni più disparate, dai Coldplay old style dei crepuscoli di Yellow in creolo con Radiohead al secolo di Ok Computer, il Cristiano Godano più denso nonché un gusto ad un sempre più apprezzato Paolo Benvegnù, di cui sono stati anche band supporter. Il gusto testuale è tutto da scoprire,un solco personale da cantautorato fluido: semplici ma efficaci in uno stile pieno di carattere e stilizzato in un suono puro senza estetismi di contorno,tutta sostanza, ora romantico con I Capelli Raccolti Di Annes, brano che tra l’altro vede la partecipazione del bravo VeiveCura, più ampli: la radiofonica Perdo Sangue orgogliosamente indie e granitica sulla scia di La Tua Idea, in quel mood alla Benvegnù con quel tono d’originalità in più che da anche consistenza ad un drum and bass dal retrogusto melanconico che, con la sua meditata visual- elettroacustica, giunge alla creazione di un effetto post rock cristallino. Un sound pulito che in tutte le chiavi interpretative di questo mini album con molto su cui riflettere gustosamente, districa orizzonti
Ottima meta musicale,conscia di un lavoro ben fatto, un piccolo scrigno, talvolta art rock, di una sound poliglotta, avvolto in una chimica nuova di abbinamenti dal sapore un po’ nordico,un po’ internazional-iperboreo, tanto personale.
Avanti così Froben! E tra gli ascoltatori d’eccezione, anche la “cantantessa” Carmen Consoli, che li ha voluti in un sodalizio con l’etichetta Due Punti Records…
TRACKLIST
I Capelli Raccolti Di Annes
Perdo Sangue
La Tua Idea
In Silenzio
I FROBEN SONO
Stefano Ali' (voce - chitarre),
Andrea Ali' (basso,sintetizzatore,rumori)
Valerio Vittoria (chitarra)
Francesco Vittoria (chitarra)
Roberto Cappellani (drums)
INTERVISTA ( con Stefano Alì)

1.Partiamo dalla ricerca del vostro sound, in studio il piano rock è quasi sempre in primo piano, elemento, quello del pianoforte che nei vostri live sostituite da un mood acustico di chitarre. Come si reinventano i Froben in queste due anime sonore?
La risposta e' semplice,pur amando alla follia il suono e il ruolo del piano all'interno del nostro progetto,non abbiamo un pianista nella band..veniamo aiutati da un nostro amico Salvo Minnella sound engineer nello studio in cui registriamo e cantante dei Posh,altra realtà siracusana,mentre Davide Iacono in arte veiveCura altro amico e artista modicano ha creato e suonato la linea di piano in "i capelli raccolti di annes".Per quanto riguarda i live..cerchiamo come hai ben detto di ricreare il tutto aggiungendo linee di chitarre elettriche ed acustiche,cercando di far sentire il meno possibile la mancanza di un pianoforte..(almeno ci proviamo..).
2. Coldplay, Radiohead, Marlene Kuntz, nella filigrana della vostra musica traspaiono queste e altre influenze rock – alternative, una fascinazione in cui anche Paolo Benvegnù ha un forte ruolo e nella vostra biografia si scopriamo che siete stati anche supporter di questo cantautore, come è stata questa esperienza?
Amiamo le band che hai citato e' inutile negarlo...anche se per quanto mi riguarda il mio modo di scrivere e creare e' ben lontano da queste realtà ma piuttosto vicino ad uno stile più italiano e cantautorale.Ecco Benvegnu' e' più sulle mie corde..(prendendo le giuste distanze..eheh),abbiamo aperto diversi suoi concerti in Sicilia e devo dire che oltre ad essere una splendida persona attualmente in Italia e' uno dei più grandi.Comunque… si,e' stata un’ esperienza stimolante
3.Siracusa come Catania è sempre stato un denso laboratorio musicale, non vi manca l’esperienza dell’esportazione tra Sanremo Rock e i Tim Tour. Come si sono evoluti musicalmente i Froben con il loro bagaglio di esperienze fuori dalla Sicilia?
Sanremo rock e il Tim-tour sono state delle ottime esperienze senza alcun dubbio...anche se in pratica per una band servono a ben poco;voglio dire..sono delle manifestazioni create per far passare un certo tipo di musica e soprattutto determinate band già consapevoli a mio parere di salire sul podio...e poi e' successo tanto tempo fa'. Attualmente la Sicilia ed in particolare Siracusa pur essendo ottimi laboratori musicali offrono quasi niente; e' la solita storia,ottime band che non trovano spazio per affermarsi..mancano strutture e delle vere etichette per emergere. Si...si riesce a suonare,ma purtroppo finisce tutto lì. Bisognerebbe oltrepassare lo stretto..ed e' quello che stiamo cercando di fare noi insieme a Carmelo Amenta altra valida realtà tutta siracusana.
4.E ritornando in “Trinacria”, non si può non citare la vostra collaborazione con la Due Parole Records ,etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli e Maurizio Nicotra, un label sperimentale che di solito è legato in modo particolare alla musica folk, genere che si distacca dalla vostra ricerca…
La collaborazione con la Due Parole records e' stata molto eccitante,lavorare con Carmen e Maurizio ci ha reso più maturi dal punto di vista professionale..si lavorava bene..e' solo che col tempo il modo differente di vedere la musica ci ha allontanati..restano comunque degli ottimi ricordi.
5.Nel vostro ep omonimo, il brano dal risvolto post rock I Capelli Raccolti Di Annes è frutto di una featuring con VeiveCura. Un nuovo tragitto artistico, come è nata questa ricerca?
"I capelli raccolti di annes" e' nata da una linea melodica di piano eseguito e creato da Davide Iacono "veiveCura"...ci ha talmente conquistati che in poche ore ho scritto il testo,ed il giorno dopo e' venuto fuori l'arrangiamento. Tutto molto istintivo,una magica e bella collaborazione.
6.E dopo questo slancio, è già in porto l’idea di un full lengh o di nuovi progetti futuri?
Progetti futuri...cercare un etichetta che ci sostenga, suonare parecchio in giro,speriamo anche fuori dalla nostra amata terra e soprattutto creare contatti umani e musicali..secondo noi quello che veramente conta.
LINK
http://www.rockit.it/froben

Sincretismo di città, ovvero parliamo di una sfera musicale underground di nomadismi musicali. Ed ecco che in un porticato di una Bologna mealting pot spuntano i Laradura. Tutti del sud loro: due siciliani, un sardo e un calabrese che sotto una luce particolare che fa da collante e da stimolo creano una dimensione innovativa rispetto ai canoni geografici che contaminano i generi.
Ne nasce un promo come "….Dal Tramonto All’Alba"(2007), una dimensione da concept album embrionale,in una ricerca tutta personale: un’acustica che contempla la fascinazione elettronica: vagamente ricorda i fraseggi musicali di Jeff Buckley ma in maniera molto più disinvolta e meno eterea che si ridipinge sotto un sole dalle tinte sfiziose, complici un po’ dell’impostazione dei testi a margine e della voce del vocalist Luca Li Voti,magari non sempre perfetta nei climax ma trainante, nel sapore di un disco che si riascolta, che accanto ad uno strascico vocale in apparenza easy alleggerisce contorni di un disco strumentalmente all’avanguardia rendendolo fruibile ai più. Complice anche l’atmosfera da presa diretta, da nicchia intima, che ci piace, con quel tocco non perfettissimo ma autentico, e non è un difetto,non vi pare?Pensate che si tratta di un disco registrato dopo solo tre prove e con un grande potenziale comunicativo e di una sinergia a pelle per nulla trascurabile.<< Ognuno di noi proveniva da varie esperienze, e pian piano ci siamo creati la nostra "dimensione". Una cosa molto importante è stata anche la parte "umana" a fare da legante, il rispetto e la condivisione di pensiero>> mi dice Luca Li Voti.
La dimensione visual non manca ed è un grande potenziale, adatta ad un contorno da reading magari, ma che con i testi riesce anche ad accattivarsi un misticismo leggiadro di parole quasi altisonanti in un’intelligente versione enigmatica.
E’ un disco continuum, è alta la vocazione strumentale impressionista su quest’immagine da crepuscolo vespertino, diciamo anche che si tratti di un post rock acustico molto personale dove l’amalgama spicca di gusto. Da segnalare il lungo miraggio del fascino della musicalità di Altrafaccia che ci colpisce quanto le suite d’apertura e chiusura di Arab e Ritorno Al Vento, in una lunga scala di grigi, si potrebbe dire neo progressive, in cui tutto si evolve senza ripetersi e che riscalda, anche nelle sue note più sottili come Notte Verde. Colpisce la dimensione prolissa, 4,5 o 6 minuti per ogni brano che scivolano con agilità. Gustosi all’ascolto insomma. Buona musica.
TRACKLIST
1.Arab
2.Andate In Pace
3. Luna
4.Altrafaccia
5.Ritorno Al Vento
I LARADURA SONO
Luca Li Voti (voce/chitarra)
Valentino Pirino ( chitarra,fx)
Nino D’Urzo (basso)
Mario Robusto (batteria)
Gaetano Di Giacinto (batteria live)
L’INTERVISTA con Luca Li Voti 
1. Sono tutti del sud Italia i Laradura, ma di certo il collante dell'ambiente bolognese ed emiliano ha la sua importanza nella vostra ricerca elettroacustica non convenzionale. Un pied à terre in una città sicuramente folta a livello di musica underground a tutti i livelli (musica sperimentale, cantautori,canzoni politiche, easy neomelodica) a due passi tra l'altro in circuiti come il MEI di Faenza e dai circuiti di SanRemo rock. Come vivete tutto questo? Cosa si respira, cosa si impara?
"Vivere" Bologna fa scuola, nel senso che in questa città si riesce ad entrare in contatto con realtà musicali varie ed eterogenee, e questo ha fatto e continua a fare bene alla nostra ricerca. La presenza sul territorio di grossi circuiti indipendenti e non, è stata sempre sfruttata da noi esclusivamente come stimolo a fare meglio e di più, e ad evitare di cadere nella logica dei circuiti. Anche grazie a questo riusciamo a suonare liberi da varie etichettature che a volte il mercato musicale impone, evitando anche una scelta di genere. ,,
2. Passiamo al vostro progetto "….dal tramonto all'alba". L'idea di fondo è un concept. Come è affiorata l'idea di questa "trama"?
A dire il vero tutto è nato successivamente alla fase di registrazione del progetto, riascoltando i brani. Diciamo che ogni brano per noi evoca musicalmente o letterariamente la fase di una giornata trascorsa dal tramonto all'alba. Abbiamo deciso di giocare su questo scorrere del tempo in maniera molto naif, senza troppo intellettualismo. Era qualcosa che c'era già e l'abbiamo solo sottolineato senza neanche forzarlo o palesarlo troppo. E' solo una traccia, una possibile lettura tra le altre.
3.Le parole. Nei vostri testi sono come riflessioni a mezz'aria. Una scelta di sostanza, di equilibrio, vero?
Come qualunque altra cosa anche testi e musica hanno sicuramente bisogno di un equilibrio per stare insieme, e riferimenti troppo espliciti a volte rischiano di perdere di significato. Il potere della parola è grande e bisogna usarlo con cura.... ,,
4. In quanto a sonorità, il suono amplio dimostra tutta la vostra amalgama. Come ha preso piede man mano la chiave elettronica? E in quanto a punti di riferimento musicali?
Proveniamo tutti da ascolti così diversi che non saprei da dove cominciare e dove andare a finire. La cosa bella è appunto che siamo quattro teste diverse che suonano ciò che gli piace e si sentono bene mentre lo fanno. Registrato il progetto "....dal tramonto all'alba", dopo qualche mese abbiamo sentito la necessità di sostituire quasi totalmente, soprattutto per una questione di almalgama del suono, la chitarra acustica con l'elettrica, rimandando la nostra dimensione più intima ed acustica alla preparazione di un live set dedicato. Allo stesso tempo, con l'ingresso di Gaetano alla Batteria, il nostro sound ha preso una forma ben definita fino a diventare quello che oggi portiamo nei nostri live.
5. Come un embrione in gestazione nella placenta attaccata alla dimensione in studio o vi piace il divertimento da atmosfera live?
Trovarsi in studio sicuramente è molto bello, l'atmosfera che si respira è frizzante, e aiuta anche la crescita del rapporto tra noi, ma il live è sicuramente ciò che preferiamo. Il pubblico, l'imprevisto, i volumi, i suoni che si creano sono ogni volta unici e irripetibili, e la mancanza di tutto ciò causa in noi crisi d'astinenza, davvero!!!
6. A proposito di live, avete anche fatto una tournée estiva in Sardegna, scenario diverso, ascoltatori diversi, in che cosa cambia l'Italia di chi vi ascolta?
Non credo cambi poi più di tanto. Tutto dipende da te, dalla musica che proponi e naturalmente da ciò che piace alla gente. In Sardegna abbiamo trovato ad esempio sempre un pubblico variegato, partecipe, interessato. Una cosa che ci ha fatto molto piacere è sentire a fine concerto chi compra il tuo cd e dice: "....ne prendo uno, anzi no dammene due, che poi lo passiamo anche agli altri" facendone delle copie, s'intende, ma il sostegno alla band che ti è piaciuta c'è stato, ecco cosa fa la differenza.
LINK

Il nome Proiettili Buoni vi suggerirà poco o nulla.Vero, non se ne sente quasi parlare se non per passaparola. E' quello che si può chiamare una vera chicca, per farla breve è un sodalizio musicale su due piedi in cui collaborano Marco Parente e Paolo Benvegnù (al secolo ex leader degli Scisma,no?), insomma due songwriters di spessore e dinamicità della musica italiana un po' famosa e un po' underground.
Si tratta di un disco-progetto ideato un po' per gioco nel 2000 che esce allo scoperto solo nel novembre 2008 ma che è rimasto in cantina, registrato di getto in presa diretta al Viper Theatre di Firenze il 4 gennaio 2008 durante le prove di un live.
Al progetto partecipano anche due musicisti ben consolidati come Gionni dall'Orto ha già suonato il basso con Articolo 31, Marco Parente, Paolo Benvegnù e Soundabout e Andrea Franchi alla batteria già con Marti, Irene Grandi, Andrea Chimenti, Good Morning Boy, Giovanni Ferrario, Paolo Benvegnù e Marco Parente.Da non crederci, Proiettili Buoni è un album dalle sonorità pop rock molto concrete e leggere,disinvolte,una semplificazione in dieci passi, in 10 canzoni: i testi sono di Marco Parente, i mood semplificati di Benvegnù, per un disco abbastanza omogeneo e semplice con quella lieve sonorità di un disco in tutto e per tutto dall'estro frizzantino nato senza sforzi ma non per questo non intelligente tra costruzioni ritmiche e una voce di Marco Parente acida e gioiosa a tratti spezzata . L'effetto amalgama è una vera goduria e l'effetto pensiero positivo anche.
L'album s'inaugura con una track da copertina: Proiettili Buoni appunto, brano che tira con quel drum and bass fantasioso con ai microfoni la voce di Marco Parente largamente influenzato dalla mano di Benvegnù, brano grintoso che lascia al resto del disco un'atmosfera più pacata e sciolta a volte eterea, non per questo meno interessante, è questo il caso di Ragazza 1, ovattata e lievemente acida Colori Addosso (riconoscerete lo stile inconfondibile), resta nella menta una easy cantautorale armoniosa come Poesia Cieca che si stende su un quasi noise grunge di Carne In Scatola. Album tanto facile quanto difficile da spulciare, ve ne consiglio vivamente l'ascolto, effetto sorpresa assicurato!DOVE COMPRARLO
L'album in questione è distribuito solo ed esclusivamente da Audioglobe.it dove potete trovarlo a € 13,50.PER ASCOLTARE
http://www.myspace.com/proiettilibuoniI PROIETTILI BUONI SONO
Marco Parente