
In un monolocale di Milano vive sottovuoto un uomo, non biondo e non alto. E’ Andrea Miranda e quando un musicista napoletano refrigera il suo sound nasce una chimica strana e brillante. Intelligente, anche con quel timbro provinciale di carattere verace, ma elegante come cantautore e universale nello sguardo testuale.
Vocecevò è il suo full lenght autoprodotto ma con tutti gli attributi del caso.
Uno degli album meglio riusciti nelle trame del sottobosco che ho sentito negli ultimi anni, devo dire.
Cantautore versatile tra narrazioni, giochi di parole ad effetto, anima folk più arcaica
e tradizionale e anima rock moderna, auto ironica. Artista sempre a caccia di ‘ situation’ da raccontare, tutto all’insegna del groove. Il carattere napoletano di canzoni dialettali e non, eguaglia uno spirito brioso che tra tarante e tarantelle maschera sotto il groove più trascinante anche canzoni di attuale denuncia. Eclettico, e forse anche per questo fruibile non solo alla sua etichetta da made in Campania ma aperto a contaminazioni intriganti, anche del sound internazionale. Ottima infatti l’amalgama di una line up della sua band davvero strepitosa, uno su tutti Andrea Sosto (chitarre – tastiere – basso)
Musical box l’universo di Vocecevò, non traducibile in un linguaggio diverso da ciò che è. L’Ascolto dunque è d’obbligo, date un’occhiata alle tracce dell’album interamente disponibile su Rockit in formato streaming: ed è scaricabile e acquistabile in formato cd sul sito uffiicale .
Cerchiamo di farne un breve sunto: poche le influenze prese tout court da altri artisti, ineffabile. C’è un po’ in un aerosol casuale un’ infarinatura dai fratelli Bennato, e per il sound etnico e per la ricerca della “trama” di ogni testo in giochi di scrittura tanto articolati quanto d’espressione di getto, qualche rivolo rarefatto alla Marco Parente in versione e un timbro alla Battisti molto sud. Carattere, originalità istrionica sono gli ingredienti principali con una bella mediterraneità universale.
Chitarre ovunque, bella copertina il rock del brano di apertura Corde Vocali con lungimiranti strutture sonore. Pascalone ‘e Nola è una storia di provincia, una cronaca resa al popolo, un ritratto di una Gomorra in musica che sottolinea la capacità di creare una “short story” nei testi, vero gioiello del disco tanto eterogeneo negli argomenti tanto ricco di collante che lega insieme tutti i fili più disparati.
Dalla ricerca della musica popolare, Andrea Miranda non dimentica il polistrumentismo della tradizione folk del sud, pienamente godibile in Sicchietto, brano folk che è tutto una festa con una buona dose interpretativa di teatro fatto canzone. Un vero contenitore variopinto questo disco di 11 brani sempre vigile senza bridge e ritmi rallentati. Gran bella pagina rock per la cangiante C’èddio, brano che affronta in modo spigliato e artistico una carrellata teologica di Dio, dèi, divinità laici e atei dalla politica alle favolistiche tradizioni di ogni cultura tra Iside, Odino e Gesù in un affresco di credenze. Brano tra i meglio riusciti del disco.
Auto ironia in un brano come Tube Di Falloppio, tentativo di una canzone d’amore alternativa limpida e dalla bella vocalità, lì dove un po’ s’avverte questo timbro alla Marco Parente e sempre sulla scia del rock più condensato, parte Mela, un brano riflessivo sui veleni dispersi nell’ambiente “ma non tanto appena appena/ nel rispetto della norma sotto il tetto stabilito” che fanno del risvolto civile di questo disco un grande occhio sul mondo che sa osservare da un angolatura profonda e particolare ma sempre nel segno di un viatico leggiadro di una musicalità gradevole e trascinante così come fa il ritmo di Bastoncino, un brano da tradizione che in realtà denuncia il mondo delle molestie sessuali sui ragazzi…
Molto Bionda è un brano autoctono milanese, tra via Torino e i tram, brano d’amore anti-romantico ed entusiasmante… Guglielmina è invece un piano rock arso e desolato, una storia di perdizione e diseredati.
Irriverente disco dance e vena sinthy per Punto E Accapo, il vademecum di come si scrive una poesia. Finale a sorpresa con Andrew Miranda, brano freak tra blues e scherzoso manierismo da song writer all’americana dalla voce rauca.
IN CONCLUSIONE
Bel disco, proprio bello. Energico e disparato, per tutti i gusti. I link ce li avete, ascoltatelo subito.


I No Parking Zone sono un gruppo rap dell’underground tra Ferrara e Rovigo: chi ha già sentito parlare di loro non può che conoscere la loro graffiante firma contro la società massificata, un concetto altamente assimilato nei loro due passati full lenght ufficiali inclini al rap melodico.
Con il loro nuovo disco Libertà Di Rima è impossibile non notare il tratteggio marcato della loro maturazione: c’è un rap più studiato e un dosaggio melodico più importante incline ad un sapore elettronico realizzato chirurgicamente tra mixer ed effetti sonori.
Stavolta tutto si fonda su un progetto di cooperazione artistica: i ruoli tra i membri della band si scambiano e affiancano da brano a brano tra testi e ideazione dell’impianto sonoro.
Se prima Tm ricopriva in veste unica il ruolo di vocalist creatore dei testi, ora lo asseconda anche il fido collega alla tastiera, Raptus, mentre per la progettazione del sound tutto il trio dei No Parking Zone si mette in discussione, ma la nota energizzante di maggiore intensità non può che andare al supervisore ufficiale DjNakki6.
Altra nota importante è la presenza di collaborazioni artistiche una con "Strawberry", una vocalist che firma l’inciso del brano Ombra e l'altra con "Max" che partecipa con la sua chitarra distorta in Mostrami La Faccia e suona la melodia di Ombra.
► L’ALBUM IN GENERALE
Alla base di Libertà Di Rima (uscito ufficialmente il 2 Giugno 2006) c’è un messaggio non banale che fa di quest’album un concept album in senso lato. Questa volta i No Parking Zone amano le contraddizioni, ecco perché il titolo autoreferenziale di Libertà Di Rima s’impone nettamente con l’idea della copertina che raffigura un corridoio del ghetto di Mathausen con la sua ombra di rievocazioni al tempo dell’Olocausto.
Tutto prende dunque forma sulla contraddizione del mondo: il rap è un messaggio, ma, l’indifferenza della società non è in grado di riceverlo: i No Parking Zone fanno musica per sensibilizzare il mondo, ma il mondo li schiaccia con il loro essere underground, eppure, a costo di far recepire il messaggio, i NPZ tentano il sentiero di un album totalmente costruito su un disco in italiano evitando qualsiasi contaminazione con fraseggi e strofe in inglese su cui tanto avevano investito in precedenza.
► LIBERTA’ DI RIMA VISTO DA VICINO
Lo scenario di questo pacchetto di dodici brani, s’inaugura con la breve skit Segreteria tutt’altro che autoreferenziale: amara autoironia e senso ipocrita della superficialità si fondano per dare vita ad un messaggio di segreteria telefonica offensivo e diffamante nei confronti della musica dei No Parking Zone.
È un breve inciso, ma nasconde in se tutto il peso dell’incomunicabilità e dell’indifferenza ma, non facciamone un dramma,però: quando queste situazioni si fanno vive, comincia la rabbia e la voglia di giustizia che sono le armi del rap e del suo sound.
Ecco che allora l’album si apre ufficialmente con Graffiti, brano sapientemente costruito tra mixer e testo che si dispiega come una denuncia alla confusione della società e alla critica indiretta di due città come Rovigo e Ferrara che non cambiano mai ma anche delle diverse società che si contrappongono per la loro diversa livellatura dei problemi: un argomento che richiama il tema di copertina: gli orrori di Mathausen di cui spesso la gente ignora l’esistenza standosene ovattato nella propria serenità.
Basta questo brano per trarre considerazioni su questo status attuale dei No Parking Zone: il loro rap ha un punto di partenza, ma il tema si allarga e si dispiega da una situazione individuale allo sfondo della società. Tutto diventa insieme, tutto diventa una traiettoria in crescendo.
Riguardo allo stile del sound, paragoni non ce ne sono: il rap non può avere canoni preposti e quindi, le orme dei No Parking Zone seguono la loro rotta.
Si prosegue con Nuovi Orizzonti ( No Parking Zone Go!): un brano denso, dalle pulsazioni rap serrate e metropolitane inclini alla descrizione di un viaggio verso una società più grande e più vera in cui non manca il gusto sempre perenne delle esperienze autobiografiche.
On This City, invece, un brano dalle voci pitchate, cioè stridule, quasi in stile “cartone animato”, un’idea totalmente costruita d Tm su un testo che somiglia ad una filastrocca.
La città è sempre il tema ricorrente e lo stesso punti di partenza e il concetto è quello di "lanciare bombe su questa città", una metafora per indicare il bombardamento di rime per risvegliare un mondo grigio e ingiusto
Il brano successivo è Bombz tombz, una traccia pungente che discrimina a colpi di screech tutti i clichè volgari e sempliciotti della società cosi come succede in
Con Appuntamento Con Il Destino, parte però uno sfondo dai contenuti più esistenziali e riflessivi che culminano in quella che anche i No Parking Zone considerano come la vera e propria perla, si tratta di Ombra, un brano melodico che alterna la voce rappata d Tm a quella dolce femminile di Strawberry e Max alle tastiere. È un brano pacato,altamente lirico e malinconico che mira alla meditazione scaturita dal viaggio Raptus a Mathausen a di tutta l’inutilità della guerra. È uno di quei brani scrittoi con impegno accentuando quello che in passato era il concetto del brano Let Flow Your Life.
Il sound del rap in chiave elettronica riprende il suo corso, anche se dopo Ombra si concede un'altra anomalia, si tratta di Mostrami
È poi il turno di Knife, un rap supersonico e velenoso che dà una risposta anticonformista allo spirito dello skit introduttivo di Segreteria continuando con il rap “grezzo” dell’esordio di Ci Siamo Dentro
Ed ecco, il brano di chiusura, si tratta di L’Altro Mondo, il vero e proprio biglietto da visita per etichettare i NPZ come “figli dell’altro mondo” privi della massificazione dettata dai media: non essere massificati è un percorso tutto in salita, ma a chi ha il rap nel sangue ama le sfide…
► IN CONCLUSIONE
Libertà Di Rima dimostra di essere un lavoro ambizioso e intelligentemente costruito su un livello musicale che non dispiacerà nemmeno ai non puristi del genere rap. I messaggi dell’album, si adattano al concetto di crociata della massificazione avvezza a molti e il tappeto melodico rivela un senso articolato davvero interessante eventualmente orecchiabile anche a livello radiofonico ma sicuramente interessante per la sua costruzione ritmica che risulta subito gustosa.
È un rap da prendere sicuramente in considerazione… se non siete massificati e stregati dagli stereotipi dei falsi déi dei mass media, vuol dire che Libertà Di Rima potrebbe fare al caso vostro…
► TRACKLIST
1. Segreteria (skit)
2. Graffiti
3. Nuovi orizzonti (No Parking Zone Go!)
4. On this city
5. Bombz tombz
6. La bella gente va in disco
7. Appuntamento con il Destino
8. Ombra
9. Mostrami la faccia
10. Knife
11. Ci siamo dentro
12. L'altro mondo
► SCARICA GLI MP3 SU:
http://www.cantine.org/mp3.php?page=23&order=2&type=asc&prec=2
http://www.musicity.org/emergenti/band.php?id=849
► I NO PARKING ZONE SONO:
Tm
Raptus
DjNakki6
LA MIA INTERVISTA AI NO PARKING ZONE
Ecco il mio confronto su Libertà Di Rima con Tm e Raptus alla scoperta di retroscena e approfondmenti di quest’album.

1.Nello skit del brano Segreteria, scimmiottate la vostra musica con l’imitazione delle voci di chi non ma la vostra musica e non lo fa senza graffiare : si tratta di piccoli produttori discografici, ragazzine, gente massificata, superficiale e scandalizzabile, si può dire che lo stesso assetto torna anche nella canzone Knife. Nella realtà usano davvero gli stessi toni per giudicarvi?
TM: No, ad essere sinceri non abbiamo mai ricevuto commenti con quei toni così espliciti e offensivi, ma penso che a volte una “non considerazione” sia peggio di un insulto.
La skit quindi è pura ironia, un ipotizzare cosa possa succedere, oppure cosa la gente che ci ha sentito può pensare di noi senza avercelo mai detto in faccia.
Il concetto è pure ricorrente nel brano “Knife”, sì, per indicare un momento di rabbia verso chi commenta senza un briciolo di umiltà.
2.Dai tempi dei vostri album di prova e dei vostri full lenght, Libertà Di Rima dimostra una vena molto più matura e ricca di nuove sperimentazioni e mixaggi articolati che hanno conferito al vostro rap melodico una vena ormai incline all’elettronica. Come nasce questa tendenza e soprattutto un gruppo come il vostro che fa musica rap come fa a crescere artisticamente se il rap non s’insegna?
TM: Fare “rap melodico” equivale fare rap con l’aggiunta di una variabile che può assumere molte caratteristiche.
Abbiamo previsto questo nostro ricercare nuovi stili, che non sapevamo quali sarebbero diventati, forse verso il rock o l’elettronica (alcuni brani sono poi sia l’uno che l’altra) e abbiamo fatto quello che ci siamo sentiti.
Per il miglioramento nei mixaggi non posso fare altro che ringraziare DjNakki6, che ci ha dato quella “marcia in più” che personalmente cercavo.
Artisticamente siamo quindi cresciuti da noi, sentendo altri artisti rap di vario tipo ma senza i consigli e l’appoggio di nessun altro.
3.Questa volta avete scelto di curare un album interamente in italiano, perché?
TM: Qualche brano in questo album era previsto anche in inglese, ma l’abbiamo accantonato per il grande lavoro di adattamento alla melodia che la lingua straniera richiede, per il fatto di dedicarci a migliorare il nostro stile in italiano e perché purtroppo rappare in un’altra lingua non dà l’impatto immediato con le nostre idee a chi ci ascolta.
Per questo molti addirittura hanno detto di aver saltato le canzoni in inglese, ascoltando i nostri precedenti CD.
4.Ferrara e Rovigo, le vostre città, sono uno dei temi ricorrenti nei vostri testi in tema di massificazione. Eppure, anche qui siete riusciti a trovarvi un briciolo di emancipazione per spingervi verso la vostra immersione nel rap. Come è nato questo stimolo?
TM: Lo stimolo è nato prima cercando un genere interessante, che possa parlare alla gente, poi prendendolo come un qualcosa di diverso dalla massa.
Più la massa spinge, più senti la forza di “ritagliarti” un percorso alternativo, sperando che magari qualcuno ne sia interessato.
5.In quest’album i No Parking Zone vivono in simbiosi scambiandosi i ruoli: Tm, Raptus e DjNakki6, ognuno di voi si alterna nella scrittura dei brani e nell’arrangiamento dei testi. Come funziona il vostro equilibrio?
TM: È tutto fondamentalmente libero… chi ha un’idea la propone e ne decide lui stesso l’uso più consono.
Avrei accettato anche se uno di noi fosse venuto con un qualcosa che avesse prodotto, registrato e mixato interamente da solo (come ho fatto io in alcune tracce dei nostri CD), perché la libertà di espressione è una cosa positiva e mi incuriosisce pure, ma si registrava a casa mia e quindi tutto passava da tutti noi.
6.L’artwork della vostra copertina parla chiaro: un’immagine tratta dal ghetto di Mathausen e un titolo contraddittorio, Libertà Di Rima. Si intuisce lo spirito della vostra musica che vorrebbe urlare al mondo ma che rimane sommersa. Ma parliamone di Mathausen: questa è stata la meta di un viaggio di Raptus che dimostra chiari riferimenti all’olocausto all’interno dei suoi testi.
Cosa ti ha maggiormente colpito per dare sfogo alla sua sensibilità creativa?
RAPTUS: L'indifferenza.
La completa inutilità di tutte quelle situazioni, soprattutto pensando che a qualche centinaio di chilometri noi non sapevamo manco potesse esistere un posto del genere.
La gente, dove viviamo noi, è totalmente indifferente a tutto quello che è successo in passato, ignora dal profondo quei posti, la carica emotiva che emanano e i tanti ricordi che possiedono...si, credo che la cosa che mi ha colpito di più sia stata proprio questa...è come se la società moderna volesse farci credere che sono passati secoli da allora, mentre in realtà fatti del genere accadono e sono accaduti fin pochi anni fa, mentre tutti se ne fregano.
7.In questa ricerca si può dire che Ombra sia uno dei brani più profondi,più riusciti e musicalmente anomali all’interno dell’album, un po’ come fu in passato a grandi linee per Let Flow Your Life. Cosa si può aggiungere in proposito?
RAPTUS: Beh, Ombra è nata per colmare, anzi per sostituire il progetto iniziale della canzone “Let Flow Your Life”...diciamo che Ombra è figlia di quel brano ed è sicuramente l'opera che avevo in mente.
8.Ombra è anche il brano che da spazio a due piccole featuring: quella della cantante Strawberry e quella di Max alle tastiere, come nasce questo appoggio artistico?
RAPTUS: Nasce dalla necessità di voler esprimere al massimo le nostre potenzialità tecniche per rendere l'atmosfera di quella canzone nel migliore dei modi...abbiamo coinvolto persone molto interessate alla nostra musica, delle quali mi ritengo molto soddisfatto. Mi fa ancora ridere quando penso al momento in cui sono andato a provare la melodia a casa di un'amica di Max...vedere la sua faccia sorpresa dopo pochi attimi di musica è stato per me il massimo!
9.Nei vostri testi ritorna spesso la figura dei graffiti, un sinonimo della street culture a cui spesso il rap fa riferimento. Voi come vi ponete di fronte ai paradigmi del rap (abbigliamento,break dance, free style…) ?
TM: Non essendo puristi, ci limitiamo a vedere ed ammirare questi paradigmi della cultura di strada, citandoli nei brani e osservandoli in tutte le sue forme.
La strada si può vivere in molti modi e non è sempre detto che chi non pratica queste culture ne sia totalmente estraneo.
10. Parliamo più in generale del mondo rap: in Italia sembra che qualcosa stia cominciando ad emergere dall’underground, volendo citare qualche esempio si cominciano a scoprire i nomi di Fabri Fibra e Mondo Marcio. Cosa ne pensate? Le cose cominciano a girare oppure si tratta di una chimera dell’industria commerciale delle case discografiche ?
Domanda davvero ricca… ho visto pure io con una nota di piacere questo fenomeno, anche se restano i dubbi: Mondo Marcio ha avuto un underground brevissimo e rischia di copiare troppo dalla cultura rap americana (già in declino da molto, per quanto ne penso io), nulla da discutere sul suo talento precoce che lo ha subito fatto emergere, che potrebbe sfruttare ancora di più.
Fabri Fibra invece è attivo nell’underground da anni e se si sentono i suoi primi lavori non si direbbe siano l’ideale per un pubblico vasto.
Amo in quei vecchi brani il suo minimalismo, la sua comicità con punte di riflessione, che lo rendono apprezzabile dagli appassionati come un quadro di arte astratta, che non si sa esattamente il perché, ma dà emozioni.
Poi, con il disco “Mr. Simpatia”, che l’ha reso più conosciuto, ha cambiato un po’ le idee, puntando su un essere cattivo e violento gratuitamente nei testi.
L’ultimo singolo mi piace, ma non rispecchia certo le sue radici stilistiche ed è quindi cambiato per “accontentare” le masse, con un sound più diretto.
Questo è più male che bene… Fibra ha un passato (che pare abbia rinnegato) pieno di gente che ha come lui dedicato la propria vita al rap, e che probabilmente non diventerà mai famosa perché è rimasta sul proprio stile.
Con questo voglio dire che questi due nomi apparsi non sono da vedere come perfette chimere, ma come gente che magari da chimera si sta travestendo.
Alla fine è sempre meglio di chi come chimera ci è nato e basta.
Via la massificazione, via le frasi di circostanza, via le frasi false e le censure: per loro non c'è posto dove fermarsi nel parcheggio musicale dei No Parking Zone con la loro musica che sgomma andando controcorrente per combattere una crociata a favore di chi la pensa con la propria testa.