
Apologia radiofonica. Un disco del genere ancora non vi era capitato.
Album di alta radiofonia, no, non ho detto semplicemente “radiofonico” cioè orecchiabile.
Immaginate la tracklist di un cd reso in un originale scatola meta-teatrale dove ogni bravo è intervallato da segmenti radiofonici. Quartier generale l’emittente inventa Radio Varnadi, frequenza 80.3 Mhz.
Un disco popolato di speakers che annunciano ogni brano a cui si aggiungono “gadget” rituali come segnale orario, news,info traffico, canzoni a richiesta e spot.Rock pop grintoso, a volte freak e sfacciato nella sua giocosa vena all’insegna dell’eros malizioso come in Big Gim E Barbie, altre volte fragile e sensibile come nei pezzi autobiografici di Francesca dedicato a sua figlia, Avrei Dovuto e Padre,Muovimi I Fili. Ma soprattutto pulsante negli affreschi corali, un po’ anni 90’ come La Protesta e Donne. Un album che diverte, spontaneo e anche ingegnoso. Punto di forza è questo collante, un disco che è un contenitore di artisti. Lo conferma anche Donato Zoppo, attore nel ruolo di se stesso ai microfoni di Radio Varnadi in forma di cameo, voce culto degli annunci radiofonici di questo album che nella vita vera è sulle frequenze di Radio Città Benevento: "Premetto che per me il mondo della radio è ancora una grande scoperta: vengo dalla carta stampata e la scrittura è per me il riferimento principale, se non esclusivo, però cominciare a fare radio mi ha aiutato nella sintesi e nella rapidità. Il mondo della radio ha un fascino speciale e quando l'ottimo Varnadi ha chiesto a Mario La Monaca - direttore di Radio Città - e al sottoscritto di fare dei jingles per il suo cd, abbiamo accettato subito.
E ci siamo anche divertiti tantissimo perchè il concept varnadico è intelligente e ironico: ogni artista deve aver a che fare con il proprio ego e Luciano è al centro di tutto in questa ipotetica Radio Varnadi, dove tutto ruota intorno a lui, al suo mondo e alle sue canzoni, che sono punti di vista del cantautore su numerosi temi e argomenti".meglio conosciuto come il cantautore con due cappelli. E' una sorta di concept-album radiofonico con un vero palinsesto!”.Album musicalmente orecchiabile? A dir poco… con un occhio di riguardo anche a tutto il soffobosco in fermento che si respira in Campania da Tony D’Alessio dei Guernica a Oderigi Lusi fino alla giovane promessa Mathì.
Ma andiamo per ordine. Affrontiamo l’album in tutto e per tutto. Per scoprire ancora più da vicino le mille sfaccettature di questo intrigante e curioso disco, affido le parole alla conversazione – intervista con Luciano in persona.• • • • •
1.Domanda d’obbligo è la fascinazione radiofonica su cui si spalma il tuo disco. Un disco che quasi è un teatro- canzone al ritmo di palinsesto istrionico, come è nata questa idea folta di Dj intermezzi e jingle da contorno alle tue canzoni?L’idea di “RADIO VARNADI” è nata dopo aver scoperto che quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita della radio. Ho così pensato di dedicare un intero album a questo meraviglioso strumento che accompagna quotidianamente le nostre giornate. Ho così chiamato a raccolta una moltitudine di amici musicisti che ha risposto con entusiasmo all’appello credendo fortemente nell’originalità del progetto.
2. E Radio Varnadi scandisce l’ora sulla tua track list, l’ordine non è affatto casuale, vero?E’ vero, in “RADIO VARNADI” l’ordine delle tracce non è per niente casuale! Ho infatti cercato di ricreare all’interno del disco un’ideale giornata radiofonica; praticamente ciò che potrebbe voler sentire un ipotetico radioascoltatore. L’album si sviluppa dalle 8,00 del mattino alle 24,00. Parte, infatti, alle 8,00 con il buongiorno degli speaker Big Wave e Piera Salvatore che lanciano la canzone “Come la mia Barbie”, brano ironico-erotico ispirato alla celebre bambola americana ma dedicato, nella fattispecie, alla soubrette Michelle Hunziker, considerata dai più una vera e propria bambola in carne ed ossa. L’album continua poi alle ore 9,40 con “Francesca”, presentata da Donato Zoppo. E’ una canzone dedicata a mia figlia, la quale ha anche cantato in un ritornello all’interno del brano. Si passa poi a “La protesta”. Stavolta è Mario La Monaca a mandare in onda il pezzo alle ore 11,30. Questo è un brano che invita i telespettatori a spegnere Radio Varnadi - Luciano Ceriello ed oscurare un certo tipo di televisione.Segue il segnale orario delle 13,00 che anticipa le previsioni del tempo per poi catapultarsi nel programma dedicato all’universo femminile con sigla d’apertura, pronunciata da Erennio De Vita. Il titolo è “Donne”. Nel succitato brano ho avuto il piacere di avere come ospite Maria Pia Pizzolla dei “SUPERZOO”.Si giunge così alle ore 14,10 con Betsy Best & Tiger Girl che invogliano gli astanti ad ascoltare “Big Jim e Barbie”, canzone ispiratami da reminiscenze erotiche infantili. E dove non mettere il saluto a “RADIO VARNADI” della sexy-porno star Lea Di Leo se non alla fine di questo brano? Si passa così alle 15,20 con lo speaker Big Wave che lancia “Sto pensando a te” con guest Mauro Palermo (Chitarrista di Vasco Rossi). Alle 16,50 arriva in studio uno dei rappresentanti delle istituzioni italiane: il Sindaco di Sirignano che dà il suo saluto alla radio richiedendo la canzone “Appunti di viaggio”. All’orologio di “RADIO VARNADI si giunge così alle 17,30 con l’Info Traffico e l’immancabile richiesta da casa. E’ il momento di Pino da Roma (questo è uno spaccato esilarante del CD) che richiede al DJ di turno, Erennio De Vita, il brano “Avrei dovuto”. Si va lentamente verso sera e si arriva alle 18,15 con “Egoista” lanciato da Betsy Best & Tiger Girl. A seguire, poi il radio-giornale delle 20,00 che anticipa il brano “Padre, muovimi i fili”, canzone dedicata al mio caro papà, ahimé perso all’età i 16 anni. E’ Piera Salvatore ad annunciare il suddetto brano. Eccoci così a sera inoltrata, sono le 21,30 ed in cabina di speakeraggio ci sono Donato Zoppo e Mario La Monaca che, non senza un velo di ironia, annunciano la dissacrante “La storiella di Damer” incisa insieme all’attore Andrea Roncato. Dopo l’intervento del Professor Flavio Cermola che odia “RADIO VARNADI”, alle 22,30 arriva un momento di distensione con il lento “Non preoccuparti” presentato da Erennio De Vita che, a seguire, augura a tutti la buona notte. Siamo così all’ultimo brano, quello delle 23,55 dal titolo “Come una danza sufi”, pezzo energico e ritmato, lanciato catarticamente e bosforianamente da Big Wave per chi, oltre la mezzanotte, vuole continuare a stare sveglio.L’album si conclude alle 24,00 con i saluti di rito da parte degli stessi speaker dell’incipit e con una chicca finale che non rivelerò. Altrimenti, che faccio, dico proprio tutto? Il finale, del resto, non si svela mai.
3. Parliamo più da vicino delle tematiche del tuo disco, dalla tua esperienza cantautorale in auge dal 1989 e consapevole di questo tuo trasversale quarto album giungi ad un disco che miscela tante tue anime: dall’irriverenza di Big Gim E Barbie a tua Figlia Francesca e i tuoi affetti fino alle canzoni sociali. Un mix variegato che si amalgama perfettamente, qual è il tuo asso nella manica per tracciare un filo di unione in tutti i tuoi brani?
Non credo esista un vero e proprio asso nella manica, eppure, nel caso volessimo trovarne uno, potrebbe essere ricercato nella scrittura satirico-ironico-romantica e a tratti irriverente che contraddistingue l’album. Infatti sono queste le varie anime di “RADIO VARNADI”. Sono, poi, sempre stato considerato un artista poco etichettabile, contro corrente, spesso di difficile collocazione ed a tratti inclassificabile.
Io ho sempre inteso la musica come un concetto culturale, qualcosa di puro, di vivo, di vero e, ho imparato, che di solito la classificazione di un determinato periodo artistico viene fatta sempre a posteriori, mai contemporaneamente alla creazione artistica. Perciò, se al momento potrei risultare “inclassificabile”, può darsi che tra 10 o 20 anni sarò classificabilissimo insieme ad altre persone oggi inclassificabili come me. Spero di aver reso il concetto.
4. In quanto a collaborazioni la lista è folta, in primis guest star come Andrea Roncato, Mariapia Pizzolla e Mauro Palermo. Ognuno diverso, ognuno particolare, come nasce questo spirito di collaborazione?
5. Nella line up delle collaborazioni il sottobosco dell’indie rock campano contribuisce con alcuni dei suoi nomi più caratterizzanti. Tu che sei l’uomo dai due cappelli, dalle due cittadinanze, veneto per nascita, campano per adozione, come ti sei immerso in questo folto laboratorio campano?
Date le eccellenze presenti nel cosiddetto “sottobosco”, più che immerso, direi di essermi tuffato, benché alcuni musicisti siano stati già miei collaboratori per lavori precedenti. In primo luogo vorrei citare il batterista Leonardo De Lorenzo, amico fraterno da tempo immemore, il quale in “RADIO VARNADI” ha suonato non la batteria come tutti si aspetterebbero, bensì il pianoforte e la tastiera nel brano “La storiella di Damer”, brano del quale è anche il compositore musicale. Altro amico fraterno, con il quale collaboro da anni è Oderigi Lusi che ha suonato l’Organo Hammond in “Sto pensando a te”. Con grande entusiasmo ha partecipato al disco Tony D’Alessio (Guernica) che, con la sua voce versatile, ha eseguito artisticamente i cori lirici ne “La storiella di Damer” ed i cori “normali” nelle altre canzoni. Ho voluto coinvolgere anche il polistrumentista Andrea Petruzziello al basso, Max Cermola con il suo Standard stick, Ciro Ciotola alla batteria, il quartetto d’archi Ondanueve string Quartet, il giovane cantautore Mathì del quale sono certo sentiremo parlare in futuro, la vocalist Vera, Al Lucino con la sua voce fuori canto e, anche se è troppo piccola per far parte di un laboratorio musicale, sentendomi padre d’arte, permettimi di citare anche la mia cuccioletta Francesca Ceriello che ha cantato nel brano suo omonimo.Non parlando del disco, ma del nuovo progetto LeMUVAZò, nato sempre all’interno del circuito musicale campano, pensa che l’uomo dai due cappelli veneto di nascita e campano di adozione si è unito all’uomo dai lunghi capelli Lello Murtas, africano di nascita e sardo-campano di adozione, nonché all’uomo dai corti capelli Zorama, campano di nascita e a tratti finlandese di adozione. I tre stanno portando avanti il progetto LeMUVAZO’, ovvero Lello Murtas, Varnadi e Zorama, che nasce dalla presa di coscienza dei tre di essere provvisti di una propria naturale essenza artistica. Così, attraverso il concetto di BOLD SYSTEM di Lello Murtas, già percussionista, autore, conduttore televisivo ed opinionista, ed attraverso le parole e le musiche di Varnadi e di Zorama, il gruppo, in magica combinazione, fa catapultare il suo show nell’estrosità scenica di un trittico che offre spettacolo nello spettacolo, in quanto, l’essenza di musicisti, si abbina a quella di poliedrici ed eclettico-eccentrici personaggi da scena, proponendo una sorta di metateatro che spiazza piacevolmente lo spettatore catturandone l’attenzione. Il credo ufficiale del gruppo consiste nell’affermare che la genialità e l’originalità dell’artista, nelle sue varie sfaccettature, è genetica. I tre asseriscono, infatti, non senza un velo di provocazione, che non si diventa artista e non si fa l’artista, ma ci si nasce.7. Doveva essere un musical box corale e il progetto è riuscito in pieno, quanto conta per un artista come te realizzare un disco corale come questo e quanta fatica e passione ci vuole?
E’ la passione che muove il tutto! Infatti di passione ce ne vuole tantissima altrimenti, come spesso accade, non si riesce a portare a termine un progetto intrapreso. Ci si deve svegliare al mattino con il pensiero del disco e ci si deve addormentare la sera con lo stesso pensiero e per me, che ho tre figli piccoli, al momento di 6, 4 e 2 anni, non sempre è stato possibile ed allora è capitato molteplici volte di dovermi alzare anche durante la notte e rubare tempo al tempo per buttare giù le idee che di volta in volta mi venivano in mente. Coinvolgere poi così tante persone, musicisti, cantanti, speaker ed incastrarsi con i loro orari e tempi non è stato sempre facile, ma l’importante è che, alla fine, ce l’abbiamo fatta e dico ce l’abbiamo, perché il merito non è solo mio, ma di tutte le persone presenti nell’album che passo dopo passo mi hanno costantemente ricaricato di energia e mi hanno trasmesso sempre nuova linfa vitale. Colgo l’occasione per ringraziare, anche se per un’ennesima volta, tutti!9. Il tuo sound: groove a tutto gas, refrain che restano in mente, polistrumentismo, cori, guest…tutto questo è la tua arte, come spiegare questo tuo manifesto?
A dire il vero, non credo ci sia molto da spiegare. Credo sia tutto da ascoltare! Cito così uno slogan presente nel disco: “Your music your style!!!!!! RADIO VARNADI:che radio ragazzi!!!!!”1) RADIO VARNADI ore 8,00
2) Come la mia Barbie3) RADIO VARNADI ore 9,40
4) Francesca5) RADIO VARNADI ore 11,30
6) La protesta7) RADIO VARNADI ore 13,00
8) Donne9) RADIO VARNADI ore 14,10
10) Big Jim e Barbie11) RADIO VARNADI ore 15,20
12) Sto pensando a te13) RADIO VARNADI ore 16,50
14) Appunti di viaggio15) RADIO VARNADI ore 17,30
16) Avrei dovuto17) RADIO VARNADI ore 18,15
18) Egoista19) RADIO VARNADI ore 20,00
20) Padre, muovimi i fili21) RADIO VARNADI ore 21,30
22) La storiella di Damer23) RADIO VARNADI ore 22,30
24) Non preoccuparti25) RADIO VARNADI ore 23,55
26) Come una danza sufi27) RADIO VARNADI ore 24,00
2008 Afremusic
Ricordate la colonna sonora ariosamente post rock del film Come Dio Comanda di Gabriele Salvatores? A firmarla sono i Mokadelic, band tra le più intriganti della scena musicale romana.
Per chi vuole approfondire la conoscenza della loro discografia segnalo questo Hopi come punto di inizio, quello che la band definisce come opera prima della loro discografia fin qui realizzata., nonché punto di partenza per il regista per la scelta della firma per la sua colonna sonora. Per scoprire Hopi,torniamo indietro nel 2006, anno di svolta della band, si chiamavano ancora Moka, ma dopo un ep e un album autoprodotto si aggiunge alla line up Luca Novelli: pianista, chitarrista e produttore.
E’ la chiave di volta nel sound del loro graffio post rock, spogliati delle somiglianze con gruppi cult come i Giardini Di Mirò e i Mogwai si immergono in una dimensione artistica tutta personale: un post rock del tutto strumentale, pumbleo e catatonico, esplosioni contenute di euforia e un senso di concept album enigmatico, a volte anche astratto, segmentato come per Panda Strip.
È il ritorno al sacro della musica, ha un impatto visual che con quella quarta dimensione non può che implicitamente sfociare in un esprit da soundtrack. Disco pieno di cervello ma non lezioso, è un susseguirsi di suites musicali preziose ed eterogenee dove all’iniziale e ormai classico suono delay chitarristico si aggiungono accorgimenti con microkorg e theremin per un’elettronica composta ma piacevolmente intinta di tonalità calde e fluide. E’ maestranza, è un pennello di suoni visivi calati in una visione immaginifica codificata quanto immediata.Tra crepuscolo stasi e tempesta ci ricordano vagamente i Mùm, tra la quiete ansiosa di False Start, la bellezza incontaminata di Bahati Grace e Hopi’s Butterfly non possono non rimanere impressi.
Speriamo in un luccicante futuro, lo meritano tutto.
MOKA:
Moka ep – 2001 (autoprodotto)MOKADELIC:
Come Dio Comanda OST, 2008 (IRD)www.myspace.com/mokadelic
www.mokadelic.com/

Sincretismo di città, ovvero parliamo di una sfera musicale underground di nomadismi musicali. Ed ecco che in un porticato di una Bologna mealting pot spuntano i Laradura. Tutti del sud loro: due siciliani, un sardo e un calabrese che sotto una luce particolare che fa da collante e da stimolo creano una dimensione innovativa rispetto ai canoni geografici che contaminano i generi.
Ne nasce un promo come "….Dal Tramonto All’Alba"(2007), una dimensione da concept album embrionale,in una ricerca tutta personale: un’acustica che contempla la fascinazione elettronica: vagamente ricorda i fraseggi musicali di Jeff Buckley ma in maniera molto più disinvolta e meno eterea che si ridipinge sotto un sole dalle tinte sfiziose, complici un po’ dell’impostazione dei testi a margine e della voce del vocalist Luca Li Voti,magari non sempre perfetta nei climax ma trainante, nel sapore di un disco che si riascolta, che accanto ad uno strascico vocale in apparenza easy alleggerisce contorni di un disco strumentalmente all’avanguardia rendendolo fruibile ai più. Complice anche l’atmosfera da presa diretta, da nicchia intima, che ci piace, con quel tocco non perfettissimo ma autentico, e non è un difetto,non vi pare?Pensate che si tratta di un disco registrato dopo solo tre prove e con un grande potenziale comunicativo e di una sinergia a pelle per nulla trascurabile.<< Ognuno di noi proveniva da varie esperienze, e pian piano ci siamo creati la nostra "dimensione". Una cosa molto importante è stata anche la parte "umana" a fare da legante, il rispetto e la condivisione di pensiero>> mi dice Luca Li Voti.
La dimensione visual non manca ed è un grande potenziale, adatta ad un contorno da reading magari, ma che con i testi riesce anche ad accattivarsi un misticismo leggiadro di parole quasi altisonanti in un’intelligente versione enigmatica.
E’ un disco continuum, è alta la vocazione strumentale impressionista su quest’immagine da crepuscolo vespertino, diciamo anche che si tratti di un post rock acustico molto personale dove l’amalgama spicca di gusto. Da segnalare il lungo miraggio del fascino della musicalità di Altrafaccia che ci colpisce quanto le suite d’apertura e chiusura di Arab e Ritorno Al Vento, in una lunga scala di grigi, si potrebbe dire neo progressive, in cui tutto si evolve senza ripetersi e che riscalda, anche nelle sue note più sottili come Notte Verde. Colpisce la dimensione prolissa, 4,5 o 6 minuti per ogni brano che scivolano con agilità. Gustosi all’ascolto insomma. Buona musica.
TRACKLIST
1.Arab
2.Andate In Pace
3. Luna
4.Altrafaccia
5.Ritorno Al Vento
I LARADURA SONO
Luca Li Voti (voce/chitarra)
Valentino Pirino ( chitarra,fx)
Nino D’Urzo (basso)
Mario Robusto (batteria)
Gaetano Di Giacinto (batteria live)
L’INTERVISTA con Luca Li Voti 
1. Sono tutti del sud Italia i Laradura, ma di certo il collante dell'ambiente bolognese ed emiliano ha la sua importanza nella vostra ricerca elettroacustica non convenzionale. Un pied à terre in una città sicuramente folta a livello di musica underground a tutti i livelli (musica sperimentale, cantautori,canzoni politiche, easy neomelodica) a due passi tra l'altro in circuiti come il MEI di Faenza e dai circuiti di SanRemo rock. Come vivete tutto questo? Cosa si respira, cosa si impara?
"Vivere" Bologna fa scuola, nel senso che in questa città si riesce ad entrare in contatto con realtà musicali varie ed eterogenee, e questo ha fatto e continua a fare bene alla nostra ricerca. La presenza sul territorio di grossi circuiti indipendenti e non, è stata sempre sfruttata da noi esclusivamente come stimolo a fare meglio e di più, e ad evitare di cadere nella logica dei circuiti. Anche grazie a questo riusciamo a suonare liberi da varie etichettature che a volte il mercato musicale impone, evitando anche una scelta di genere. ,,
2. Passiamo al vostro progetto "….dal tramonto all'alba". L'idea di fondo è un concept. Come è affiorata l'idea di questa "trama"?
A dire il vero tutto è nato successivamente alla fase di registrazione del progetto, riascoltando i brani. Diciamo che ogni brano per noi evoca musicalmente o letterariamente la fase di una giornata trascorsa dal tramonto all'alba. Abbiamo deciso di giocare su questo scorrere del tempo in maniera molto naif, senza troppo intellettualismo. Era qualcosa che c'era già e l'abbiamo solo sottolineato senza neanche forzarlo o palesarlo troppo. E' solo una traccia, una possibile lettura tra le altre.
3.Le parole. Nei vostri testi sono come riflessioni a mezz'aria. Una scelta di sostanza, di equilibrio, vero?
Come qualunque altra cosa anche testi e musica hanno sicuramente bisogno di un equilibrio per stare insieme, e riferimenti troppo espliciti a volte rischiano di perdere di significato. Il potere della parola è grande e bisogna usarlo con cura.... ,,
4. In quanto a sonorità, il suono amplio dimostra tutta la vostra amalgama. Come ha preso piede man mano la chiave elettronica? E in quanto a punti di riferimento musicali?
Proveniamo tutti da ascolti così diversi che non saprei da dove cominciare e dove andare a finire. La cosa bella è appunto che siamo quattro teste diverse che suonano ciò che gli piace e si sentono bene mentre lo fanno. Registrato il progetto "....dal tramonto all'alba", dopo qualche mese abbiamo sentito la necessità di sostituire quasi totalmente, soprattutto per una questione di almalgama del suono, la chitarra acustica con l'elettrica, rimandando la nostra dimensione più intima ed acustica alla preparazione di un live set dedicato. Allo stesso tempo, con l'ingresso di Gaetano alla Batteria, il nostro sound ha preso una forma ben definita fino a diventare quello che oggi portiamo nei nostri live.
5. Come un embrione in gestazione nella placenta attaccata alla dimensione in studio o vi piace il divertimento da atmosfera live?
Trovarsi in studio sicuramente è molto bello, l'atmosfera che si respira è frizzante, e aiuta anche la crescita del rapporto tra noi, ma il live è sicuramente ciò che preferiamo. Il pubblico, l'imprevisto, i volumi, i suoni che si creano sono ogni volta unici e irripetibili, e la mancanza di tutto ciò causa in noi crisi d'astinenza, davvero!!!
6. A proposito di live, avete anche fatto una tournée estiva in Sardegna, scenario diverso, ascoltatori diversi, in che cosa cambia l'Italia di chi vi ascolta?
Non credo cambi poi più di tanto. Tutto dipende da te, dalla musica che proponi e naturalmente da ciò che piace alla gente. In Sardegna abbiamo trovato ad esempio sempre un pubblico variegato, partecipe, interessato. Una cosa che ci ha fatto molto piacere è sentire a fine concerto chi compra il tuo cd e dice: "....ne prendo uno, anzi no dammene due, che poi lo passiamo anche agli altri" facendone delle copie, s'intende, ma il sostegno alla band che ti è piaciuta c'è stato, ecco cosa fa la differenza.
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Estro particolare quello di GianVigo, batterista nel rock-blues dei Sonoria, mente – voce – chitarra dall’anima dark degli Oniric, torna ora in studio con un progetto da demo solista, il secondo dopo l’esordio di Declino Di Transizione (2007). Dimensione profondamente nata in studio, arpeggio in solitaria in un mood del tutto nuovo. Ecco GianVigo alle sua prima esperienza tra pianoforte e tastiere sotto il segno del minimalismo soffuso, nasce così Absinth Piano E-Bow 001, in un mood tutto personale e inedito, nessun riferimento ad esempio alla grande impronta dell’universo Yann Tiersen tanto amata nel progetto Oniric targata Carlo De Filippo.
Un concetto chiave su tutti, Absinth Piano E-Bow 001 è un promo album “di pulitura”: elegante,raffinato,qualche costruzione scheletrica da Ludovico Einaudi, scevro di parole, intelligibile. Musicalmente si tratta di una variazione su tema che dal ciclo evolutivo del brano Heisel in apertura, ripercorre leitmotiv, ma non si tratta di un disco di formazione, è tutto già molto fluido, narrativo. Poche influenze e molto viscerale.
Heisel ha un fraseggio da trama fantasy, profondità da musica classica in purezza. Già si avverte la particolarità di un polistrumentista: c’è qualche gioco di raffinatezza sinth e piccoli accorgimenti impastati quasi a sembrare violini e organi a sostegno di un sound che sa trovare il suo sostegno nell’accompagnamento anche senza batteria. Disco d’effetto,insomma, suggestione da opera di transizione che in Hollie sa regalare un piglio che lascia citare Eno-Lanois con una lieve fragranza ambient-space rock dei tempi di ‘Apollo: Atmosphere & Soundtracks’. 6 tracce per questo GianVigo in versione pianistica e basta già il brano Essenza Minimale che da il timbro ad un’atmosfera che resta in mente dove, qui, si aggiunge a sorpresa un singulto shoegaze degno di un estro di un lavoro serio ma che ama giocare e sperimentare anche alla ricerca di un estetismo ma che sa badare alla sostanza:basta guardare la resa tra plumbeo impressionismo e sinth costruita in Essenza Minimale dall’anima post rock che un po’ ricorda le tinte degli albori avant gard dei Klimt 1918 che continua nel bel tappeto sonoro di Galaxy Ebow dal tocco suadente e più caldo che abbandona il piano solo e scuote le acque, ma la scena al vertice se la conquista tutta La Quiete con il suo panismo pregnante da note basse profondo e penetrante.
Bella dimensione, tutta in salita. Personalità da seguire quella del progetto GianVigo al giro di boa verso un’eclettica maturazione.
►L’INTERVISTA

1. Absinth Piano E-Bow #001,il titolo è già un programma: questo 001 è un numero progressivo…ci saranno “altre puntate?”
Ho tanto materiale che ritengo valido, le basi per una "seconda puntata" ci sono tutte. Ora come ora ti direi: si! Però dipende anche dall'evolversi delle cose, soprattutto dallo stato d'animo. Per ora mi piacerebbe valorizzare al massimo questo.
2. L’aria dello sperimentale c’è tutta, riduci al minimo i testi, pulisci i suoni, aria di transizione? Su che strada sei?
E' un periodo in cui ritengo che le note possano parlare all'ascoltatore più di quanto possano fare le parole. I brevi testi,importanti, fungono da cornice ad un quadro già ideato. Di sicuro è un cambiamento rispetto a "Declino di transizione", dove la musica era costruita di più sulla forma canzone. Una fase di passaggio che sicuramente porterà anche in futuro ad un consolidamento maggiore, chissà..casomai integrando i due approcci.
3. Sei eclettico nelle line up,sei un musicista polistrumentale, batteria,chitarra e ora anche pianoforte e tastiere. Hai una versatilità da ammirazione. Ma come fai a conciliare lo studio di strumenti così diversi tra loro e in questo disco, quale è stato lo sprono a masticare quasi nella totalità tappeti musicali pianistici?
Grazie :)...ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di musicisti..Volendo usare un concetto di Brian Eno mi definisco un "musicista non musicista", nel senso che suono di tutto ma non riesco tutt'ora a capire qual è il mio strumento principale eheh. In "absinth piano e-bow #001" ho deciso di utilizzare quasi totalmente il pianoforte come "scheletro" dei brani in quanto è uno strumento che sin da bambino destava in me enorme fascino; ascoltare chi lo suonava evocava in me sensazioni misteriose e particolari. Riuscire a conciliare gli strumenti non è facile, soprattutto in fase di arrangiamento; forse questo senso di "non appartenenza" ad uno strumento in particolare lo ritengo un vantaggio in vista della resa finale del brano.
4. Per quanto ti ho imparato a conoscere, con le tue note “ci metti sempre la firma”,artisticamente possessivo e in un mondo dove le regole le scegli tu con trasporto e dinamismo. L’atmosfera calzante sono i lavori in studio, come in questo caso con tanto di individualismo in purezza.Cosa ti è rimasto sulla pelle di questa esperienza?
Lavorare da solo ai brani è bello ma in modo diverso. Affronti le cose in maniera diversa...da un lato è anche un pò come quando non hai voglia di vedere e sentire nessuno e ti chiudi in camera :).
5. Guardiamo più da vicino il contenuto del demo, i primi due brani colpiscono, Heisel e Hollie, due personaggi e un concept? Direi che è la chiave di questo progetto…
Heisel ed Hollie sono 2 delle creature che vivono dentro di me, ma che possono vivere all'interno di qualsiasi persona; i nomi sono derivati da giochi di associazioni a momenti semplici ma felici di infanzia, col tempo si sono trasformati in momenti di amore, e, successivamente di malinconia. Tutte le emozioni vanno e vengono in maniera ciclica sotto forma di ricordo. Il resto sono frammenti...galaxy-ebow è il viaggio, la riflessione sul minimalismo delle nostre essenze e la quiete.
6. Stilisticamente c’è un perpetuo divenire e un perpetuo eterno ritorno.Una variazione,un leitmotiv. Me lo commenti?
Accidenti questa è dura :D...scherzo. E' vero, si avverte un pò questa sensazione, in realtà le ambientazioni dei brani si somigliano e variano un pò sul tema, ma il concetto che li accomuna è quello che in un certo senso esprime la copertina. Un tentativo di urlo muto che trasuda solo dagli occhi attraverso note di piano e chitarra, una mancanza di ascolto, di attenzione prestata, raffigurata nella situazione esemplare del bambino che non viene preso sul serio, e che parla con 2 dei suoi personaggi interiori. D'altronde, tutti hanno delle persone interiori con le quali parlano.
7. Hai sempre una scrittura musicale visiva,sempre.Stavolta qual è la polaroid, il frame cinematografico che più senti consono?
Questa volta le associazioni sono talmente disconnesse che non le ho capite nemmeno io. Ho lasciato che i momenti e le sensazioni più diverse tra loro potevano venir fuori. Posso citarti il vecchio cartone Galaxy999, un documentario sulla guerra fredda, American beauty, Full metal jacket, i filmini di famiglia, Fata morgana, Le conseguenze dell'amore, Mamma Roma, il grande dittatore, La scuola e altro ancora...
8. Nelle composizioni hai sempre un estro personalissimo,ma in quanto a pianisti cosa ti intriga ascoltare?
In genere non amo un artista nella sua totalità, mi colpiscono composizioni di tanti artisti.
Posso dire che attualmente ascolto spesso composizioni di Claude Debussy, Yann Tiersen, Ludovico Einaudi, Erik Satie, Dustin O'Halloran, Luigi Rubino sia da solista che con gli Ashram, Wim Mertens. Sicuramente ce ne sono anche altri ma in questo momento non mi sovvengono :).
9. Post rock e avant gard. Lo possiedi in maniera ancestrale e questo tocco da fratelli Soellern cioè da Klimt1918 sembra non mancare. Cosa mi dici in proposito?
Mi piacciono alcuni pezzi dei Klimt1918, Undressed Momento e Dopoguerra li ascolto spesso, sia perchè mi ricordano bei momenti vissuti che in alcune composizioni dei brani. Vorrei poterli ascoltare dal vivo al più presto.
10. Per futuro prossimo cosa fluttua nell’aria delle tue creazioni? E quell’esperimento con la drum machine di cui parlavi tempo fa è in procinto di sviluppi?
Attualmente collaboro con un'azienda di comunicazione, scrivo brani per le colonne sonore dei loro video, ho intenzione di incidere un album. La drum machine è una soluzione che sto sperimentando e che sicuramente sarà presente in maniera più determinante nelle prossime creazioni.
AGGIORNAMENTO
Con grande piacere, c'è da constatare che questo progetto di GianVigo ha avuto una sua evoluzione nell'audiovisivo. Ivo DePalma (storico doppiatore dei cartoons e non solo che di sicuro ricordate con il personaggio di Pegasus) ha scelto le tracce di Absinth Piano E-bow per varie performance di spoken words. Ecco di seguito i video:
N.B In Remainders (Reminders)of...Love,appare il brano inedito Ice
LA MINI INTERVISTA A GIANVIGO SUL PROGETTO
1. Come è nata questa collaborazione con Ivo per te che sei sempre a caccia di effetti da colonna sonora?
Ho fatto ascoltare la demo a Ivo che ha subito apprezzato, poi è venuta fuori questa sua idea, un'evoluzione naturale delle cose.
2.Ovviamente poi, essendo un grande estimatore dei suoi lavori, in particolare del doppiaggio dei Cavalieri dello Zodiaco, che effetto ti ha fatto essere affiancato proprio da un doppiatore cult come lui?
E' stato un grande onore, una cosa che mi ha reso felice, in quanto non solo sono un grande fan dei Cavalieri dello zodiaco, ma anche un grande estimatore della sua voce. Ritengo sia una delle migliori in Italia.
A seguire l'articolo integrale e l'intervista con Ivo De Palma su Valore >>
►IL LINK: www.myspace.com/gianvigo

I passi del cinema muto, le corse della Nouvelle Vague in quell'epicità stilizzata da visi di porcellana in bianco e nero, le creature di Tim Burton e la più vivida Arancia Meccanica: è la perturbazione della fisionomia immaginifica degli Oniric nel seme ancestrale alla base di Boulevard Cinema: concept - EP nato dal duo beneventano di Gianpiero Timbro (voci, chitarre, basso, batteria e testi) e Carlo De Filippo (sinth e tastiere).
Eterei, delay e chiaramente onirici.
Forte la demarcazione avant guard, magari accattivante per i canoni della scena indipendente tedesca della Prophecy Productions(e non a caso torna in mente Undressed Momentodei romani Klimt 1918). L'effetto dimensionale è profondamente interiore in quel mood da portamento elegante tutto da scoprire che ama l'amalgama acustica alla chitarra fino a schiarirsi nei rivoli folk rock ammiccando, perché no, ad un alone progressive e uno spettro new wave.
Gli Oniric fermentano in atmosfere palpabili dalla vena dark - progressista incline a tinte da favola nera tanto amate da Robert Smith, da Dustin O'Halloran dei Devics e dai più vicini …A Toys Orchestra", colpisce l'evoluzione sonora dal gotico all'acustico più intimista in un'enfasi progettuale raffinata e molto personale, a tratti perfetta per un velo da soundtrack che ricorda la fabula melodica del pianoforte di Yann Tiersen e i rarefatti suoni pulp di Rob D.: tutto è il risultato di una maggiore concentrazione: in principio fu il sapore da ballata cominciato nel demo Suggestioni(2006) poi proseguito con due singoli come Detroy Paranoia al fianco della vocalist Simona Giusti e Blessing, due brani tanto potenziali da lasciare già il segno di un suono che già è inconfondibile sia nelle atmosfere che nella composizione.
Stupendo il tappeto melodico di Carlo De Filippo dalle incursioni più classiche in downtempo alle infiltrazioni sinthy come negli affreschi sonori del preludio di Le Petit Acteur e Boulevard Cinéma, che già scoprono l'intenzione di un lavoro arrivato ad una concezione più matura ma allo stesso tempo alla ricerca di nuove strade con quell'effetto studio che smussa una propensione alla fascinazione da drum machine che osa (con successo) un climax più increspato come in Leitmotiv Zarathustra e in Stanley Kubrick che ben rendono il riassunto di un concept nel concept, pensiamo ad esempio all'impianto melodrammatico degli "Yes Sir, No Sir" citati così profondamente calati nel personaggio di Alex di Arancia Meccanica.
Un EP di diapositive melodiche affascinante e pregnante, originale e calato in una dimensione meta - artistica che ama la trasversalità con il visual effect, nella scrittura che allude al figurativismo, agli effetti degli Oniric in versione live.
E per i tempi a venire, s'intende che la strada al primo full lenght è spianata...
2008 - unsigned
TRACKLIST
1. Le Petit Acteur (prelude)
2. Boulevard Cinéma
3. Leitmotiv Zarathustra (prelude)
4. Stanley Kubrick
DISCOGRAFIA
Suggestioni ( unigned 2006, EP)
Detroy Paranoia (unigned 2006,singolo)
Blessing (unigned 2007,singolo)
Boulevard Cinéma (unigned 2008,singolo)
GLI ONIRIC SONO
Carlo De Filippo: keyboards, synths
Gianpiero Timbro: vocals, guitars, drums, bass, lyrics
Guest musician:Simona Giusti: vocals, acoustic guitar, laptop, tambourine
Sounds and VJ set:Tony B. Art, Music and Video
►LINK:
www. oniricband. org
www. myspace. com/oniricband
http://www.youtube.com/watch?v=LwvtjHgSwmQ

1. Constatazione d'obbligo: quando c'è un concept c'è sempre una forte struttura di Pensiero alla spalle. Come nasce l'intento di un connubio tra musica e la filosofia estetica delle atmosfere - gotha di un certo spessore cinematografico?
Nel nostro approccio reminiscente il Cinema si rivela un ottimo strumento per rievocare emozioni apparentemente svanite. Il piacere della riscoperta o semplicemente della conoscenza di cose esistite in passato è un elemento scopribile attraverso la macchina da presa, attraverso artisti in cui ritroviamo lati del nostro carattere.
2. All'infuori del progetto Oniric, ognuno di voi ha avuto una strada musicale tutta sua.
Gianpiero, tu provieni dai Sonoria, e la tua attitudine polistrumentista ti ha fatto passare dalla batteria alla chitarra come strumento principale, ci puoi spiegare come è cambiata la tua visione artistica? D'altraparte, anche i tuoi progetti da solista come Declino Di Transizione segnano ancora un altro percorso…
La mia creatività è venuta fuori gradualmente fino ad arrivare agli Oniric e successivamente a GianVigo. E' stata un'evoluzione naturale. Declino di transizione rappresenta un periodo particolare della mia vita, in cui mi sono spostato di più verso altri tipi di sonorità. Ma quasi subito sono tornato ad esprimermi attraverso sonorità più eteree. ( Vedi The sky is so far away, La quiete, Galaxy e-bow ).
3. Carlo e per te? Si può dire che il progetto Oniric sia il crocevia tra la musica classica in purezza e l'attitudine metal della tua ricerca artistica al fianco dei Drammagothica in chiave metal? Spiegaci meglio…
Non sarebbe proprio giusto definirlo un crocevia perchè mai è stato quello l'intento. Le sonorità gothic riscontrabili in Oniric sono di stampo diverso rispetto a quelle di dovere dei Drammagothica, in quanto nel primo caso esse si estendono in uno spazio abbastanza indefinito, in totale naturalezza, senza le dettate restrizioni che i canoni impongono.
4. Nascete come duo ma al vostro fianco la featuring con Simona Giusti ha avuto comunque un incidenza particolare. Come è affiorata la sua collaborazione?
E' affiorata così silentemente che neanche abbiamo avuto modo di accorgercene, la ricordiamo ancora 12enne con il suo 'la la la la' che girava per la nostra sala prove imparando a memoria tutti i nostri pezzi. Ed eccola sui palchi con noi ora ... ;)
5. I testi dei vostri brani hanno un fascino particolare, specialmente in Boulevar Cinéma è come se avessero un blocco immagine incorporato. Qual è la placenta della loro creazione?
I testi provengono da un'idea di fondo che viene adattata alla musica e che ne costituisce l'embrione. Sono sensazioni comuni che vengono trasmesse attraverso il rievocare vecchie cose. Le tematiche affrontate sono del tutto spontanee, sono trattate da flussi di pensiero continui.
6. L'infiltrazione di un varco musicale che sperimenta la drum machine sembra assecondarvi. Se questa ricerca continuerà, questo nuovo elemento come potrebbe modellarvi?
Non ci preoccupiamo se un giorno dovessimo continuare ad usare la drum machine o meno, non vogliamo imporre ciò a noi stessi. Se i pezzi dovessero richiederla ben venga, sicuramente ne verrebbe fuori una linea onirica 'movimentata'.
7. I visual effect da dj set accompagnano spesso le vostre esibizioni fino a diventare parte integrante della vostra arte. A monte, come è nata questa idea?
A monte vi è sempre la voglia di rievocare qualcosa che vagamente ricordiamo del nostro passato, come ad esempio la visione di un film; a ciò si aggiunge la voglia di rievocare anche un passato non propriamente nostro e cercare di riviverlo con fotografie e filmografia d'epoca. Associare questi elementi con la nostra musica è sicuramente sinonimo di una volontà di espressione che scende fino in fondo. Così come il cinema per completarsi ha bisogno della musica, riteniamo che anche quest'ultima, per rendere al meglio nel nostro approccio ha bisogno delle immagini.
8. Live ma anche atmosfere studio, Gianpiero, tu dici che gli Oniric raggiungono il loro zenith soprattutto in studio. Ci spieghi che mood si respira?
Ci piace stare insieme, si sta in tranquillità, si scherza, si ride. E' un ambiente caldo e confidenziale che ci dà la possibilità di stare rilassati. Un mondo dove svanisce la routine e la quotidianità, viaggiando virtualmente alla scoperta di nuovi lidi.
9. Gli Oniric nascono a Foglianise in provincia di Benevento, quella che sembra essere una delle province campane più musicalmente intriganti, voi sembrate dimostrarlo grazie alla pluralità dei vostri progetti musicali dentro e fuori gli Oniric. Per voi che la vedete da dentro questa zona, secondo voi, quali potenzialità ci sono e cosa dovrebbe cambiare?
Non tutti ancora affrontano la band con la mentalità giusta, e molte band dalle ottime capacità si perdono nei meandri dell'insicurezza dovuta al fatto di mettersi a fare cosa per cercare di attecchire sul pubblico di massa.
10. Anche Roma è una vostra zona franca musicale, ma balza agli occhi la data del 18 luglio del vostro concerto a Vienna. L'estero si rende più meritevole delle realtà emergenti?
E' bello suonare ovunque e divulgare la propria musica attraverso i concerti, scoprire nuove realtà, fare nuove esperienze. Attraverso internet ci siamo resi conto che all'estero vi è un'attenzione maggiore al movimento indipendente, pare che in Italia arriviamo sempre con un pò di ritardo.
11. Dopo Boulevard Cinéma è forse arrivato il momento di un full lengh?
Abbiamo molto materiale, ci farebbe molto piacere sottoporre il nostro progetto a una label e casomai iniziare a pensare alla realizzazione di un album, o al massimo autoprodurlo.

Disco particolarissimo. Tutt'altro che metal, soprattutto. Aleatorio.Lungi dal chiamarlo ambient, è un concept sonoro con poche etichette,punto.
Lieve,per lo più qualche sussurro al piano, batteria elettrica soffusa effetti elettronici.
Lyckantropen Themes (2003) è figlio di un minimalismo elettronico norvegese sopraffino e di certe incidenze sui generis di Karlheinz Stockhausen sembrano essere affascinate oniricamente dalle intuizioni di Elektronische Musik anche se figlie del loro tempo, con una costruzione e linearità maggiore e più fluida.Album - continuum da un tema all'altro, è realizzato sulla variazione di tre accordi su uno sfondo sonoro ovattato con fuggevoli effetti elettronici isolati. Interamente strumentale conserva un'atmosfera plumbea e sottile nella sperimentazione:accenni,echi remoti per un treno che pian piano comincia a correre in un flebile crescendo che si propaga dal palleggio in retrogusto di una palla da ping pong in sottofondo al Tema III fino all'apice del raggiungimento espressivo nel Tema VII che è la vera perla sottovoce dell'album con cui giunge a compiutezza la crepuscolarità dello studio delle note del disco per poi abbandonarsi nelle ultime due esecuzioni ad atmosfere più scomposte e plastiche.
Ulver (in norvegese "lupi") , per chi già li conosce sa quanto siano particolari, elettronici e norvegesi di fama riconosciuta tra le cult band dell'ambiente , che, quando fanno metal,black metal, parlano di troll e forze sovrannaturali,dell'essere umano e della natura, di concept album su William Blake ( è il caso di Themes from William Blake's The Marriage of Heaven and Hell) ma che sanno inventarsi fuggevoli sperimentazioni art rock,avant garde,trip hop e che con album come Bergtatt e Kveldssanger sono inspirati totalmente al folk dell'Europa del Nord.Lyckantropen Themes nasce come colonna sonora ad un cortometraggio del regista svedese Steve Ericsson. Pellicola in cui la strumentazione del disco diventa una voce narrante,nel plot la crisi di un rapporto famigliare e il tema ricorrente della licantropia e dei lupi, con cui una bimba sogna suo padre .
Disco da non perdere, originale, un sussurro, un oltremodo. Intrigante.
►TRACKLIST
1. Theme 1 - 1:21►GLI ULVER SONO (in Lycantropen Themes):
Håvard Jørgensen (chitarra)►DISCOGRAFIA ESSENZIALE
1994 - Bergtatt - Et Eeventyr i 5 Capitler (Head Not Found, House of Kicks)