
Organetti e valzer francesi,flauti e atmosfere boscherecce, un treno a vapore tra la romance d’oltralpe e la verve musicale della Mitteleuropa tra violini, chitarre e cornamuse. Atmosfere vicine e lontane coadiuvate in un piacevole disco tutto italiano del quartetto L’Escargot. Sangue pugliese nei loro mille strumenti musicali, per un disco questo Corri,titolo – ossimoro per un progetto d’esordio che è un tripudio polistrumentista, nato con calma, autoprodotto, suonato con intelligenza e maestria ma gradevole all’orecchio di un pubblico vasto nel suo essere strumentale e articolato ma gradevolissimo sull’orlo delle sensazioni colorite.
Torna in mente il lieve paragone con il mood di Yann Tiersen ma in una colorazione molto più gaia e gioviale acquerellata nelle mille sfumature di una miriade di strumenti musicali, tutto in acustico: Alessandro Pipino (già noto per la collaborazione con il duo Radiodevish) alle tastiere, Massimo La Zazzera (membro dei Musica Officinalis, concept band di musica etnica e medievale) ai fiati e alle percussioni, Stefania Ladisa (Radicanto) alla viola e al violino e Adolfo La Volpe (ricordiamo la sua Diomira Invisible Ensemble, quartetto jazz rock oltre alle sue innumerevoli collaborazioni) alle corde di chitarre e basso
Fabula e magia che s’innesta con il brano Moqida attraversando unidici brani dall’alto potenziale espressivo e visionario che accompagnano in un viaggio sonoro caldo denso di comunicativita, ora tradizionale come l’adagio al pianoforte e flauto di Desert, ora più estroverso e giocoso come per la Vecchia Singer, quasi una ballata da Hobbit di tolkeniana memoria che sul filo dell’organetto creano un disco dal piacevole fil rouge rustico e da romance di carattere leggiadro e a volte buffo come nel bellissimo brano In Cammino, colonna sonora di un simpatico spot della Regione Puglia che rende bene il suo significato immaginifico, guardate qui e dopo un viaggio tra l’Oltralpe e il folk nordico,le chitarre su Mauve recuperano sonorità più densamente mediterranee. Ma un disco scrigno come questo continua a disseminare piccole e grandi sorprese, le cornamuse su Corri in una dimensione nuovamente irish per inaugurare una scia finale di una lumaca disseminata di effetti, stavolta più introspettiva.
Un disco finissimo, vivamente consigliato. Brillante nelle composizioni e nelle esecuzioni all’insegna di una poetica strumentale chiaramente visiva e leggibile con una meraviglia trasversale di suoni comune a pochi altri esempi musicali, consigliato!!
L’ESCARGOT: LA FORMAZIONE

Alessandro Pipino - organetti diatonici, fisarmonica, concertina,pianoforte, glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano, percussioni
Massimo La Zazzera - flauti, chalumeau, bansuri, sansula, fischietto a coulisse, duduk, sansula, percussioni
Stefania Ladisa - violino, viola
Adolfo La Volpe - chitarra classica e acustica, chitarra portoghese, banjo, basso acustica
01. Magida
02. Desert
03. La Vecchia Singer
04. Norma
05. In Cammino
06. Mauve
07. Corri
08. Come Le Foglie
09. Kalaniemi
10. Valle Dei Treni Interi
11. Das Ende Der Dinge
L’INTERVISTA (con Alessandro Pipino)
1.Alessandro Pipino, Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe. Quattro compositori e quattro poli-strumentisti. Come il progetto L’Escargot ha reso possibile questo sodalizio?
il fatto di essere polistrumentisti ci ha aiutato molto, avere a disposizione più strumenti per dare il proprio contributo non può che facilitare il proprio compito,
possiamo cercare di essere fantasiosi e originali nel metterci al servizio della composizione.
2.Corri è un disco nato con tutta la calma e la posatezza creativa. Un disco autoprodotto. Mi spieghi questa scelta?
Eravamo in grado di registrare da soli il master, per cui alla fine non si è trattato di un grosso sacrificio, in questo momento storico le "case discografiche"non sono in grado di garantire granché, meglio puntare su internet, promuoverci da soli e cercare di fare tanti concerti...
3.Il vostro progetto è soprattutto un crogiuolo di musica strumentale. È stato chiaro fin dall’inizio questo punto?
Quando ci siamo formati suonavamo brani strumentali, poi abbiamo messo in circolo le nostre composizioni, non è mai stata prevista una voce, non ce lo siamo detto ma era chiaro fin dall'inizio che sarebbe stato un progetto strumentale, per il futuro non so dire se confermeremo in toto
questa condizione, al momento sembra di sì...
4.Melodie romanze, valzer francesi, atmosfere folk… c’è stata un’influenza comune che vi ha portato a questi sentieri?
L'uso dell'organetto diatonico ha abbastanza condizionato il repertorio dei nostri inizi,
suonavamo brani di compositori francesi e dalle nostre parti (la Puglia) eravamo gli unici a farlo, ci piacevano (e ci piacciono ancora tantissimo) i brani di altri organettisti come Marc Perrone, Stéphane Delicq, Christian Oller... Adesso ovviamente le nostre composizioni hanno la precedenza e forse risentono un po' di quel sound che ci ha unito.
5.Parliamo ancora del polistrumentismo, per ogni singolo musicista del gruppo, come è stata vissuta la scelta degli strumenti da utilizzare in ogni singolo brano e come tutto questo si concilia con gli eventi live della band?
Quando ci incontriamo per provare ognuno di noi è circondato dai propri strumenti,come se ognuno di noi avesse una tavolozza di colori per dipingere un unico quadro.
Massimo non è solo un flautista, è un jolly incredibile, puo' "svoltare" il sound di un brano in modo sempre sorprendente, ogni volta è un piccolo miracolo che si ripete! A fine concerto infatti è sempre catturato da qualcuno incuriosito dai suoi piccoli gioielli.
Recentemente ha anche tenuto una bella mostra dei suoi tanti strumenti...
Adolfo ha una notevole collezionedi strumenti a corda, spesso in concerto deve sacrificarsi in un lavoro oscuro di sostegno armonico ma è un musicista geniale,
consiglio di ascoltare alcuni suoi lavori su myspace. Lo abbiamo anche nominato, suo malgrado, nostro speaker ufficiale durante i concerti.
Stefania sceglie a fondamentalmente fra il violino e la viola, il suo variare
lo si trova maggiormente nel suo approccio, puo' essere molto classico o decisamente non convenzionale!
Io suono soprattutto strumenti ad ancia libera l'organetto su tutti, poi la fisarmonica, la concertina più qualche giocattolo.
Per i concerti tendiamo a portarci dietro quanti più strumenti possibile ed in genere i brani suonano all'incirca come sul CD, l'unica vera rinuncia è il pianoforte.
6.Progetto musicalmente intelligente ma estremamente friendly all’orecchio dei più. L’Escargot ha altri progetti discografici per il futuro?
Abbiamo iniziato ad arrangiare i nuovi brani, speriamo di mettere un pochino da parte la nostra proverbiale lentezza e di pubblicare il secondo disco nel prossimo autunno...
LINK
Chi sono i Lingalad? Domanda squisitamente allettante che svela un percorso tutto da scoprire: una concept band di Bergamo in versione "gruppo famiglia" nota in Italia fino in Canada per il suo focus artistico dapprima tolkeniano e poi fantasy artisticamente più personale.Ben noti alla "stampa che conta" (Corriere Della Sera, La Repubblica, Panorama, Rai, etc) questi Lingalad, ma anche fermamente decisi a rimanere nella sfera discografica dell'autoproduzione per antonomasia.
Un piede sotto i riflettori e l'altro nella placenta benevola della nicchia: insomma, tutto è congeniale ad una dimensione da Terra di Mezzo tra il successo e il sottobosco. Maîtres à penser nel panorama della musica fantasy a livello mondiale anche con concerti oltreoceano, i Lingalad si possono inserire in un genere folk progressive con una folta amalgama di strumenti a corda ricercati come ghironde e bouzuki accanto inserti flautistici dalle influenze andine e intimiste che all'orecchio ricordano i Pentangle, gli Steeleye Span e qualche folgorazione da Jethro Tull che con la voce di un "bardo - poeta" come Giuseppe Festa riescono a fiorire mood dalla sensibilità a fior di pelle.
con Tolkien e proseguita per vie del tutto personali, per festeggiare una carriera fittissima e rocambolesca dal 1999 al 2007, ad un cd riassuntivo di ben 22 brani, si associa anche il ricchissimo corollario di un libro particolare "La Musica dei Lingalad da Tolkien ai Segreti della Natura". A curarlo è il giornalista musica Donato Zoppo in uno stile tutto particolare, verrebbe da dire "corale": non una semplice monografia sul gruppo ma un ingegnoso grandangolo accomodante sull'intero vademecum della cosmogonia tolkeniana trasversale al corpus di opere del grande maestro JRR , ai concept musicali dagli anni 60'-70' dedicati al genere fino alle recenti produzioni progressive e metal, senza nemmeno dimenticare i tributi tolkeniani italiani come la Sinfonica Tolkeniana di Edoardo Volpi Kellermann e ovviamente non può mancare nemmeno lo spunto per uno spirito critico su Peter Jackson: un contesto che gradevolmente plana tra la conoscenza della band in una biografia atipica e curiosa dove ormai il terreno è spianato per approfondire l'universo Lingalad attraverso critica musicale, stralci di diario della band e un folto album fotografico attraverso ricordi, sensazioni, retroscena interamente a colori. Un viaggio tutto da scoprire pieno di sorprese. Un libro che dovrebbe essere un cult per gli amanti del fantasy con mille cassetti pieni di sorprese e per chi ancora non conosce i Lingalad, questo libro sarà un'ottima guida per prenderne subito familiarità e appassionarsene.
►L'INTERVISTA A DONATO ZOPPO

DZ: La scintilla è alla base del nostro rapporto, e ancora oggi nelle numerose presentazioni che facciamo, ci sono continue scintille creative, un feeling profondo che prosegue imperterrito. I ragazzi mi proposero di firmare un'introduzione, poi il rapporto è cresciuto, loro hanno capito il mio slancio verso la loro musica, io ho voluto sempre di più approfondire questo percorso tra folk e fantasy, e allora abbiamo fatto il grande salto!
2. Oltre alla tua attività di giornalista musicale non dimentichiamo il tuo libro Altre Storie - La Compagnia dell'Anello di tolkeniana memoria che quindi non ti lascia scoprire impreparato in materia. Dunque quando hai cominciato a stendere il tuo libro sui Lingalad avevi già una mappa concettuale da seguire. Ci spieghi come ti è nato la spunto di un'impostazione così ricca e trasversale?DZ: Avevo scritto un saggio per il libro sulla compagnia dell'anello spinto da due motivazioni. La prima era legata ad un'esigenza - che mi porto dietro da quando scrivo - di fare giustizia, di dare un mio contributo alla storia di un gruppo storico ma, purtroppo, poco noto e snobbato per motivi legati alla loro adesione agli ideali della destra extraparlamentare. Il secondo motivo è legato ad una sfida: io sono un "anarchico metafisico", e ho voluto comprendere cosa spingeva in anni "rossi" una band ad abbracciare un pensiero "scomodo" e difficile. Per i Lingalad è stato un po' diverso: mi sono innamorato della loro musica, ho voluto approfondire il loro legame con il mondo della fantasy e di tolkien, un mondo che qualche anno fa avevo seguito ma che purtroppo avevo lasciato, preso da altri interessi e in cammino su altre vie.
L'impostazione del libro è stata obbligata, nel senso che c'era una storia da raccontare, con interventi di amici e addetti ai lavori, ma ho voluto concepirla come un racconto, che ben si addice all'indole da cantastorie di Giuseppe e i suoi.
DZ: Il primo cd che ho amato dei Lingalad è stato "Il canto degli alberi", interamente strumentale, che mi ha letteralmente stregato. Poi è nato l'amore per gli altri dischi, ma il colpo di fulmine è scattato sull'onda emotiva di queste tenui trame strumentali, della malinconia e della gioia che questi brani sanno sprigionare, della leggerezza che non è mai banalità, delle melodie che vengono da lontano e vanno ancora più lontano...
4. Certo, la sfera tolkeniana è un micro cosmo tutto particolare, ma questo piede nell'autoproduzione accanto ad una cassa di risonanza importante, cosa ci lascia prospettare? Si può dire che in qualche modo, essere un artista indipendente può essere comunque un trampolino di lancio se ce meritocrazia?DZ: Ammiro i Lingalad per la loro strenua difesa dell'indipendenza e dell'autoproduzione. E' vero che inizialmente hanno goduto di una grossa esposizione grazie alla "moda tolkieniana", ma hanno avuto anche l'audacia di lasciare il mondo fantasy per spingersi su temi naturalistici, e questo è stato un passaggio molto importante e coraggioso. Sono d'accordo con te, emergere per un artista indipendente può essere molto difficile - se non impossibile - ma alla lunga la costanza e la tenacia premiano, e i Lingalad lo dimostrano.
5. Tu che spesso viaggi per lavoro, la geografia musicale dell'Italia indipendente la conosci, di Bergamo che impressione hai in generale?DZ: Bergamo è una città storica del jazz italiano e ancora oggi ci sono ottimi musicisti di area jazz-fusion che si esibiscono molto spesso. Ti segnalo anche un nutrito drappello di formazioni di area progressive: i Malaavia, la Torre dell'alchimista, gli storici Minstrel, i Modal Sound Trio. E poi un grandissimo vocalist che si chiama boris Savoldelli, talento inctredibile, che suona spesso con quell'altro geniaccio del sax che è Joe La Viola. insomma, c'è un bel fermento!
6. E per concludere, se dovessi scattare una snapshot della tua esperienza legata ai Lingalad?DZ: Una in particolare non ce l'ho, ma ricordo con immenso piacere tutte le presentazioni che abbiamo fatto, perchè alla fine ci si diverte, si sta bene insieme, si parla, si suona e si sogna. Devo però ringraziare i Lingalad perchè grazie a loro ho scoperto e riscoperto molte cose importanti, alcune delle quali sono davvero difficili da dire... Grazie Lingalad! E grazie a te chiara per l'attenzione che hai rivolto alla mia modesta opera.
► CREDITS:
DONATO ZOPPO (Salerno, 1975): giornalista musicale e incorreggibile divulgatore di rock progressivo, jazz e musica di confine, scrive per testate come Wonderous Stories, Le Vie Della Musica e L’Idea.
È tra i fondatori del popolare portale MovimentiProg, è responsabile musica del free-magazine romano Metromorfosi, è conduttore del popolare radio-show Rock City Nights. Dal 3 marzo 2008 ogni giorno, alle 8.45 (in replica alle 23.45), Radio Città trasmette la sua rubrica quotidiana di musica A Day In The Life. Dal suo progetto TranSonanze, un ciclo di presentazioni di libri di argomento musicale in libreria, è nato l'omonimo blog, dedicato alla presentazione dei più interessanti libri musicali.
Ha scritto Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico (Editori Riuniti 2006), ha partecipato ai volumi Racconti a 33 Giri - 50 Album per Scoprire il Rock Progressivo Italiano (2003), Altre Storie - La Compagnia dell'Anello (2006) e 100 dischi ideali per capire il rock, curato da Ezio Guaitamacchi (Editori Riuniti 2007). Alla fine del 2007 esce per la Bastogi il suo nuovo libro: La Musica dei Lingalad - da Tolkien ai Segreti della Natura.
Scrive racconti zen, collabora alle produzioni della Vocidentro Films del regista Umberto Rinaldi, dirige l’ufficio stampa Synpress 44.
Il suo blog di comunicati e news di argomento musicale è:
Tabacchi e Tarocchi
Il suo nuovissimo blog è ricco di consigli musicali, infatti:
Chi va con lo Zoppo... ascolta buona musica!
contact: http://www.myspace.com/donatozoppo
►PER SCOPRIRE I LINGALAD:
www.lingalad.it
www.myspace.com/lingalad