Chiamatelo “Rock di Secessione”: dark wave anni
In quanto a paragoni sonori, Undressed Momento (2003) ha una dose inaspettata di maturità sonora paragonabile alle tendenze musicali di Anathema, Katatonia e The Cure estrapolate in un concetto del tutto innovativo.
Undressed Momento è l’album d’esordio prodotto dalla My Kingdom Music, ma per capire la filosofia del Klimt1918 basta risalire al titolo del loro promo autoprodotto “Secession makes post-modern music” (2000).
Secessione e post moderno. Ecco il fulmine che contraddistingue il marchio di questa band: basta far caso al loro nome che da omaggio al pittore della Secessione Viennese Gustav Klimt e al 1918, anno della sua morte e della fine della Prima Guerra Mondiale. È così che per la band di Marco Soellner&Co. nasce il concetto di post moderno, anti accademico e posteriore agli schemi, un termine che sarà tanto levigato nell’ispirazione del Klimt 
Undressed Momento è senza dubbio un album dallo stile prezioso per la freschezza e l’innovazione sonora che man mano lascia scoprire la sua mutevolezza: un fattore giustificato visto che la sua messa in opera raccoglie una tracklist registrata nel giro degli 8 anni in cui la band ha prodotto canzoni inedite. C’è da precisare comunque, che, malgrado la frammentazione temporale, i Klimt riescono a sfornare un album di gran lunga soddisfacente che gioca uno dei suoi maggiori assi nella manica con testi in lingua inglese che vivacizza la loro musica a livello di una qualità internazionale.
Undressed Momento parte con un intro particolare: metallico, decadente, ovattato.
Una bimba in lontananza che canticchia, una donna con i tacchi che gira per la stanza fumando una sigaretta a pieni polmoni. Effetti sonori con alle spalle un grande silenzio.
Ma eccoli i Klimt1918: spezzano il silenzio con Pale Song. Atmosfere elettroniche fluide, vagamente riconducibili al binomio Brian Eno – U2 che riescono ad equilibrare ritmo e introspezione setacciata dalla firma della batteria di Paolo Soellner armonizzata con i riff di basso e chitarra.
Si procede con Parade Of Adolescence caratterizzata da un sound energico compatto come Pale Song, ma molto più vivace e cristallino grazie alla voce di Paolo Soellner incline a caratterizzare l’emotività della musica del Klimt.
Ma il pezzo epico dell’album è forse We Don’t Need To Music, un vero biglietto da visita di quasi 6.30 minuti : post moderno nell’introduzione, impeccabilmente centrato nella lunga suite strumentale d’ingresso per poi affrontare una breve strofa in italiano ricca di una ricercatezza compositiva nel lessico davvero elegante e intrigante che gradualmente si lascia sopraffare dal sapore melodico, che assume quasi le sembianze di un gothic metal, in cui la voce in inglese di Marco Soellner ritorna a padroneggiare.
Impatto differente invece per la traccia di Undressed Momento, si tratta senz’altro dell’apice del mood nostalgico che mira ad un sapore filigranato di new wave elettronica trasparente, quasi un approccio acustico, che ripercorre trasversalmente tinte sonore sfumate.
È da questo punto che l’album si snoda verso una ricerca del tutto differente, basata su una vena prevalentemente hard rock che tende quasi al metal senza mai raggiungerlo.
Si tratta di una ricerca graduale, a darne il primo segno è la moderazione di That Girl, brano a metà strada della concezione elettro avantgarde e hard rock che si addensa nel senso cadenzato e trasportante di Naif Watercolour che dopo un’ accelerazione nell’articolazione strumentale, ritorna a sfiorare il paradigma cristallino dettato dal groove di Parade Of Adolescence.
Ma se si vuole andare a cercare il lato più ruvido dei Klimt 1918 un punto d’inizio è il senso gotico di If Only You Can See Me Now ricco di fraseggi in riff, di trascendenze suggestive in un retrogusto secessionista a tratti spiritico e da sempre accompagnato dalla voce guida di Marco Soellner che sembra tendere ad un sapore vocale di attesa quasi apocalittica.
Ed eccola l’apocalisse.
Si tratta del brano di chiusura Stalingrad Theme: un prorompente impeto strumentale rugoso e abrasivo come non mai graffiato da un ruggente Alessandro Pace alla chitarra e dalla batteria di Paolo Soellner iper meticolosa nei particolari e satura e intensa sulla gran cassa, sembrerebbe metal, ma ancora una volta l’effetto non si raggiunge. C’è di nuovo la voce di Marco Soellner a riportare l’equilibrio che mai come adesso risuona di decadenza e di post modernismo.
► IN CONCLUSIONE
Undressed Momento è un album sopraffino che supera di gran lunga l’etichetta di underground per dar vita ad un lavoro complesso e ben articolato malgrado si tratti di un disco d’esordio.
Ottimamente costruito tra testi e strumentazione si lascia subito abituare all’ascolto con gradevolezza, anzi, con vera e propria dipendenza sempre e comunque accompagnata da un sinonimo di alta qualità che con il retrogusto filosofico del post moderno riesce quasi a crearsi un senso iconografico tutto particolare. Non si tratta affatto di un disco banale, ma riesce ad adattarsi agli ascoltatori più esigenti ma anche ai romantici e ai nostalgici in cerca di uno spunto interessante.
È un album perfetto nel suo genere, ma con i Klimt 1918 i limiti della perfezione non raggiungono mai la vetta, la prova successiva di Dopoguerra lo conferma…
01. (intro)
02. Pale Song
03. Parade of Adolescence
04. We don't Need no Music
05. Undressed Momento
06. That Girl
07. NaifWatercolour
08. If Only You Could See me Now
09. Stalingrad Theme
►DISCOGRAFIA
Secession Makes Post Modern Music (2000, cd promo autoprodotto)
Undressed Momento (2003, My Kingdom Music)
Dopoguerra (2005,Prophercy)
► CHI SONO I KLIMT 1918
Marco Soellner: voce, chitarra
Paolo Soellner: batteria
Alessandro Pace: chitarra
Davide Pesola: basso
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► DOVE SI PUO’ COMPRARE
Tutti gli album sono acquistabili sul sito ufficiale nella sezione ‘Music’
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