postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 11:27
26/07/2009

In un monolocale di Milano vive sottovuoto un uomo, non biondo e non alto. E’ Andrea Miranda e quando un musicista napoletano refrigera il suo sound nasce una chimica strana e brillante. Intelligente, anche con quel timbro provinciale di carattere verace, ma elegante come cantautore e universale nello sguardo testuale.

Vocecevò è il suo full lenght autoprodotto ma con tutti gli attributi del caso.
Uno degli album meglio riusciti nelle trame del sottobosco che ho sentito negli ultimi anni, devo dire.

Cantautore versatile tra narrazioni, giochi di parole ad effetto, anima folk più arcaica
e tradizionale e anima rock moderna, auto ironica. Artista sempre a caccia di ‘ situation’ da raccontare, tutto all’insegna del groove. Il carattere napoletano di canzoni dialettali e non, eguaglia uno spirito brioso che tra tarante e tarantelle maschera sotto il groove più trascinante anche canzoni di attuale denuncia. Eclettico, e forse anche per questo fruibile non solo alla sua etichetta da made in Campania ma aperto a contaminazioni intriganti, anche del sound internazionale. Ottima infatti l’amalgama di una line up della sua band davvero strepitosa, uno su tutti Andrea Sosto (chitarre – tastiere – basso)

Musical box l’universo di Vocecevò, non traducibile in un linguaggio diverso da ciò che è. L’Ascolto dunque è d’obbligo, date un’occhiata alle tracce dell’album interamente disponibile su Rockit in formato streaming: ed è scaricabile e acquistabile in formato cd sul sito uffiicale .

Cerchiamo di farne un breve sunto: poche le influenze prese tout court da altri artisti, ineffabile. C’è un po’ in un aerosol casuale un’ infarinatura dai fratelli Bennato, e per il sound etnico e per la ricerca della “trama” di ogni testo in giochi di scrittura tanto articolati quanto d’espressione di getto, qualche rivolo rarefatto alla Marco Parente in versione e un timbro alla Battisti molto sud. Carattere, originalità istrionica sono gli ingredienti principali con una bella mediterraneità universale.

Chitarre ovunque, bella copertina il rock del brano di apertura Corde Vocali con lungimiranti strutture sonore. Pascalone ‘e Nola è una storia di provincia, una cronaca resa al popolo, un ritratto di una Gomorra in musica che sottolinea la capacità di creare una “short story” nei testi, vero gioiello del disco tanto eterogeneo negli argomenti tanto ricco di collante che lega insieme tutti i fili più disparati.

Dalla ricerca della musica popolare, Andrea Miranda non dimentica il polistrumentismo della tradizione folk del sud, pienamente godibile in Sicchietto, brano folk che è tutto una festa con una buona dose interpretativa di teatro fatto canzone. Un vero contenitore variopinto questo disco di 11 brani sempre vigile senza bridge e ritmi rallentati. Gran bella pagina rock per la cangiante C’èddio, brano che affronta in modo spigliato e artistico una carrellata teologica di Dio, dèi, divinità laici e atei dalla politica alle favolistiche tradizioni di ogni cultura tra Iside, Odino e Gesù in un affresco di credenze. Brano tra i meglio riusciti del disco.
Auto ironia in un brano come Tube Di Falloppio, tentativo di una canzone d’amore alternativa limpida e dalla bella vocalità, lì dove un po’ s’avverte questo timbro alla Marco Parente e sempre sulla scia del rock più condensato, parte Mela, un brano riflessivo sui veleni dispersi nell’ambiente “ma non tanto appena appena/ nel rispetto della norma sotto il tetto stabilito” che fanno del risvolto civile di questo disco un grande occhio sul mondo che sa osservare da un angolatura profonda e particolare ma sempre nel segno di un viatico leggiadro di una musicalità gradevole e trascinante così come fa il ritmo di Bastoncino, un brano da tradizione che in realtà denuncia il mondo delle molestie sessuali sui ragazzi…
Molto Bionda è un brano autoctono milanese, tra via Torino e i tram, brano d’amore anti-romantico ed entusiasmante… Guglielmina è invece un piano rock arso e desolato, una storia di perdizione e diseredati.

Irriverente disco dance e vena sinthy per Punto E Accapo, il vademecum di come si scrive una poesia. Finale a sorpresa con Andrew Miranda, brano freak tra blues e scherzoso manierismo da song writer all’americana dalla voce rauca.

IN CONCLUSIONE

Bel disco, proprio bello. Energico e disparato, per tutti i gusti. I link ce li avete, ascoltatelo subito.

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categoria : musica, folk, rock, demo, cantautori, etno music, sotto i riflettori, canzoni di denuncia, debutti, > andrea miranda

postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 22:36
17/06/2009

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Stile eterogeneo e consapevole.

L’ep I Capelli Raccolti Di Annes (2009) è una manciata in pillole di belle Canzoni, una landa di idee chiare e ben congeniate: ci trasporta nell’universo dei siracusani Froben all’insegna di un’amalgama in un acqua cheta piano rock fortemente cangiante, sapore di ballad, post rock, iniziazione al noise. Un mealting che richiama, almeno sul piano musicale fascinazioni più disparate, dai Coldplay old style dei crepuscoli di Yellow in creolo con Radiohead al secolo di Ok Computer, il Cristiano Godano più denso nonché un gusto ad un sempre più apprezzato Paolo Benvegnù, di cui sono stati anche band supporter. Il gusto testuale è tutto da scoprire,un solco personale da cantautorato fluido: semplici ma efficaci in uno stile pieno di carattere e stilizzato in un suono puro senza estetismi di contorno,tutta sostanza, ora romantico con I Capelli Raccolti Di Annes, brano che tra l’altro vede la partecipazione del bravo VeiveCura, più ampli: la radiofonica Perdo Sangue orgogliosamente indie e granitica sulla scia di La Tua Idea, in quel mood alla Benvegnù con quel tono d’originalità in più che da anche consistenza ad un drum and bass dal retrogusto melanconico che, con la sua meditata visual- elettroacustica, giunge alla creazione di un effetto post rock cristallino. Un sound pulito che in tutte le chiavi interpretative di questo mini album con molto su cui riflettere gustosamente, districa orizzonti

Ottima meta musicale,conscia di un lavoro ben fatto, un piccolo scrigno, talvolta art rock, di una sound poliglotta, avvolto in una chimica nuova di abbinamenti dal sapore un po’ nordico,un po’ internazional-iperboreo, tanto personale.

Avanti così Froben! E tra gli ascoltatori d’eccezione, anche la “cantantessa” Carmen Consoli, che li ha voluti in un sodalizio con l’etichetta Due Punti Records…

TRACKLIST

I Capelli Raccolti Di Annes

Perdo Sangue

La Tua Idea

In Silenzio

I FROBEN SONO

Stefano Ali' (voce - chitarre),

Andrea Ali' (basso,sintetizzatore,rumori)

Valerio Vittoria (chitarra)

 Francesco Vittoria (chitarra)  

Roberto Cappellani (drums)

 

INTERVISTA ( con Stefano Alì)

 


 

1.Partiamo dalla ricerca del vostro sound, in studio il piano rock è quasi sempre in primo piano, elemento, quello del pianoforte che nei vostri live sostituite da un mood acustico di chitarre. Come si reinventano i Froben in queste due anime sonore?

La risposta e' semplice,pur amando alla follia il suono e il ruolo del piano all'interno del nostro progetto,non abbiamo un pianista nella band..veniamo aiutati da un nostro amico Salvo Minnella sound engineer nello studio in cui registriamo e cantante dei Posh,altra realtà siracusana,mentre Davide Iacono in arte veiveCura altro amico e artista modicano ha creato e suonato la linea di piano in "i capelli raccolti di annes".Per quanto riguarda i live..cerchiamo come hai ben detto di ricreare il tutto aggiungendo linee di chitarre elettriche ed acustiche,cercando di far sentire il meno possibile la mancanza di un pianoforte..(almeno ci proviamo..).

2. Coldplay, Radiohead, Marlene Kuntz, nella filigrana della vostra musica traspaiono queste e altre influenze rock – alternative, una fascinazione in cui anche Paolo Benvegnù ha un forte ruolo e nella vostra biografia si scopriamo che siete stati anche supporter di questo cantautore, come è stata questa esperienza?

Amiamo le band che hai citato e' inutile negarlo...anche se per quanto mi riguarda il mio modo di scrivere e creare e' ben lontano da queste realtà ma piuttosto vicino ad uno stile più italiano e cantautorale.Ecco Benvegnu' e' più sulle mie corde..(prendendo le giuste distanze..eheh),abbiamo aperto diversi suoi concerti in Sicilia e devo dire che oltre ad essere una splendida persona attualmente in Italia e' uno dei più grandi.Comunque… si,e' stata un’ esperienza stimolante

3.Siracusa come Catania è sempre stato un denso laboratorio musicale, non vi manca l’esperienza dell’esportazione tra Sanremo Rock e i Tim Tour. Come si sono evoluti musicalmente i Froben  con il loro bagaglio di esperienze fuori dalla Sicilia?

Sanremo rock e il Tim-tour sono state delle ottime esperienze senza alcun dubbio...anche se in pratica per una band servono a ben poco;voglio dire..sono delle manifestazioni create per far passare un certo tipo di musica e soprattutto determinate band già consapevoli a mio parere di salire sul podio...e poi e' successo tanto tempo fa'. Attualmente la Sicilia ed in particolare Siracusa pur essendo ottimi laboratori musicali offrono quasi niente; e' la solita storia,ottime band che non trovano spazio per affermarsi..mancano strutture e delle vere etichette per emergere. Si...si riesce a suonare,ma purtroppo finisce tutto lì. Bisognerebbe oltrepassare lo stretto..ed e' quello che stiamo cercando di fare noi insieme a Carmelo Amenta altra valida realtà tutta siracusana.

4.E ritornando in “Trinacria”, non si può non citare la vostra collaborazione con la Due Parole Records ,etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli e Maurizio Nicotra, un label sperimentale che di solito è legato in modo particolare alla musica folk, genere che si distacca dalla vostra ricerca…

La collaborazione con la Due Parole records e' stata molto eccitante,lavorare con Carmen e Maurizio ci ha reso più maturi dal punto di vista professionale..si lavorava bene..e' solo che col tempo il modo differente di vedere la musica ci ha allontanati..restano comunque degli ottimi ricordi.

5.Nel vostro ep omonimo, il brano dal risvolto post rock I Capelli Raccolti Di Annes è frutto di una featuring con VeiveCura. Un nuovo tragitto artistico, come è nata questa ricerca?

"I capelli raccolti di annes" e' nata da una linea melodica di piano eseguito e creato da Davide Iacono "veiveCura"...ci ha talmente conquistati che in poche ore ho scritto il testo,ed il giorno dopo e' venuto fuori l'arrangiamento. Tutto molto istintivo,una magica e bella collaborazione.

6.E dopo questo slancio, è già in porto l’idea di un full lengh o di nuovi progetti futuri?

Progetti futuri...cercare un etichetta che ci sostenga, suonare parecchio in giro,speriamo anche fuori dalla nostra amata terra e soprattutto creare contatti umani e musicali..secondo noi quello che veramente conta.

LINK

 

http://www.rockit.it/froben

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 19:37
24/02/2009

Norticanta - Norticanta ep

A volte una primavera musicale si distingue dal suo breve tirocinio prima della sua ineazione creativa tout cout. Citazioni poche e cult: i mai troppo sfruttati Afterhours, C.S.I e Marlene Kuntz, quello che definiamo felicemente l'intellighenzia italiana del rock. Ben venga chi li sa artisticamente seguire. I Norticanta lo fanno,mosca bianca, perla rara, nascono dal germe delle loro cover per estendersi in una salsa da cross over: amalgama musicalmente perfetta addolcita da una vocalità registrata non proprio perfettamente, ma fedele alla linea di un ologramma in controluce che segna il tratto originale di questo lavoro. Band che, fa piacere, è di Trento, li dove a nord est dell'Emilia Romagna, rintracciare un'underground di qualità è spesso una strada annebbiata da nebulose metal che offuscano la scena.

"A dire il vero i Norticanta sono nati con l’intento di comporre brani originali ma con la convinzione che prima fosse importante trovare la giusta amalgama. Ci siamo presi il tempo, qualche mese, per studiarci, per vedere se si poteva remare nella stessa direzione musicale. Una volta appurato ciò abbiamo iniziato a produrre i nostri pezzi".


Il terreno è fertile, il loro primo ep omonimo racchiude 4 tracce dal sapore cangiante: Facile Perdersi,Difficile Trovarsi è una scarica rock abrasiva a tratti grunge e psichedelica, segue il sapore magmatico di un lento meditativo come Di Notte Specialmente, mentre sul lato soft e introspettivo nasce una perla testuale come Ipse e una dolce ballads che non lascia sfuggire un che di radiofonico come Malagioia.

"La nostra musica nasce, come i testi, dalle emozioni del momento, così ogni canzone ha una vita sua e difficilmente è influenzata dalle precedenti. Le quattro canzoni del demo in particolare raccontano di altrettante situazioni differenti l’una dall’altra. Quindi se ad esempio abbiamo deciso di vestire una canzone d’amore (Malagioia) col tema della ballata rock, così abbiamo lasciato che la rabbia che viene sprigionata in Ipse covasse la sua energia ancora inconsapevole in una primordiale meditazione psichedelica. Allo stesso tempo l’atmosfera onirica che penso si possa respirare in Di Notte Specialmente viene preceduta nel demo dal ritmo angosciato dell’amore deluso e gridato di Facile perdersi, difficile trovarsi". Così dichiara il vocalist Alberto che in quanto a creatività svela il bel cervello che si cela nella genesi dei testi dei Norticanta "I nostri testi sono visioni, sono stati d’animo, sono emozioni che prendono sostanza una volta impresse sul foglio. Talvolta la stesura nasce da un’esigenza di esternare un qualcosa che anche una volta esplicitato fa fatica a esserci chiaro. Per alcuni testi solo il tempo riesce a farci capire perché certe cose sono state scritte in quel momento e in quel modo. Spesso ci rendiamo conto che le nostre canzoni non sono di facile interpretazione. Anche quando ci si ripropone di usare un linguaggio più semplice, magari perché ci è chiaro di cosa vogliamo parlare e in che modo vogliamo farlo, si innesca un meccanismo che porta ad un brano ancora più ermetico, forse per il velato timore che ciò che ci ha ispirati sia visibile a tutti".

Il connubio tra senso alto dei testi e sound non mente, di sicuro è un rock amalgamato da risultare subito gradevole e ben costruito, il mix è intrigante e orecchiabile.

Sullo sfondo c'è un saggio background, oltre alle punte citate nel loro rock primordiale di Afterhours, C.S.I e Marlene Kuntz sapientemente reinterpretato in nuovi versanti pieni di personale ricerca, i Norticanta dimostrano a piene mani una buona dose di preparazione musicale. E' dunque interessante scoprire il rapporto con il palco e l'atmosfera live e Alberto mi risponde che: "I pezzi nascono in quanto tali, per essere suonati, in studio e live. La sala prove è il luogo della sperimentazione e delle idee che si susseguono, questo ci permette di arrivare sul palco e di sfogare la nostra energia. Purtroppo in Trentino e a Trento la dimensione live è soffocata dalla mancanza di spazi e interesse nei confronti di gruppi che propongono pezzi originali e in particolare legati a generi poco inflazionati. In questo contesto le realtà musicali degne di nota sono rare e faticano ad emergere".

C'è pausa creativa ora per la band trentina, ma c'è la ricerca di un nuovo equilibrio musicale, l'ingresso di una chitarra ritmica alla chitarra eletrrica accompagnata da un drum e bass niente male: " In precedenza la presenza di una sola chitarra non consentiva particolari arrangiamenti ma faceva sì che questa fosse relegata quasi esclusivamente all’accompagnamento. Ora inserendo un nuovo elemento sarà possibile arricchire la struttura dei pezzi".

Per concludere il bilancio di questo primo step della loro carriera con pezzi inediti, l'invito all'ascolto dei Norticanta sembra già essere una nota di tutto rispetto, una prova d'autore,intelligente e matura. E non mancano le prove artistiche audiovisive come il video per Malagioia "I nostri video nascono dalle proposte di alcuni registi locali che, interessati ai nostri brani, si sono cimentati nella realizzazione di questi lavori "low cost". In Facile perdersi, difficile trovarsi il regista (Fabrizio C. Gravantes) ha voluto mettere in evidenza l’energia live della band e la sua attitudine rock ricca di rimandi psichedelici, servendosi di suggestivi effetti visivi. Nel video di Malagioia l’attenzione si sposta più sullo storyboard; in questo caso la trama nasce dalla personale interpretazione del pezzo da parte del regista (Marco Rosi)".

Buon Ascolto

Ne vale la pena

www.myspace.com/norticanta

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 20:09
02/10/2008

 

 

 

Estro particolare quello di GianVigo, batterista nel rock-blues dei Sonoria, mente – voce – chitarra dall’anima dark degli Oniric, torna ora in studio con un progetto da demo solista, il secondo dopo l’esordio di Declino Di Transizione (2007). Dimensione profondamente nata in studio, arpeggio in solitaria in un mood del tutto nuovo. Ecco GianVigo alle sua prima esperienza tra pianoforte e tastiere sotto il segno del minimalismo soffuso, nasce così  Absinth Piano E-Bow 001, in un mood tutto personale e inedito, nessun riferimento ad esempio alla grande impronta dell’universo Yann Tiersen tanto amata nel progetto Oniric targata Carlo De Filippo.

 

Un concetto chiave su tutti, Absinth Piano E-Bow 001 è un promo album “di pulitura”: elegante,raffinato,qualche costruzione scheletrica da Ludovico Einaudi, scevro di parole, intelligibile. Musicalmente si tratta di una variazione su tema che dal ciclo evolutivo del brano Heisel in apertura, ripercorre leitmotiv, ma non si tratta di un disco di formazione, è tutto già molto fluido, narrativo. Poche influenze e molto viscerale.

 

Heisel ha un fraseggio da trama fantasy, profondità da musica classica in purezza. Già si avverte la particolarità di un polistrumentista: c’è qualche gioco di raffinatezza sinth e piccoli accorgimenti impastati quasi a sembrare violini e organi a sostegno di un sound che sa trovare il suo sostegno nell’accompagnamento anche senza batteria. Disco d’effetto,insomma, suggestione da opera di transizione che in Hollie sa regalare un piglio che lascia citare Eno-Lanois con una lieve fragranza ambient-space rock dei tempi di ‘Apollo: Atmosphere & Soundtracks’. 6 tracce per questo GianVigo in versione pianistica e basta già il brano Essenza Minimale che da il timbro ad un’atmosfera che resta in mente dove, qui, si aggiunge a sorpresa un singulto shoegaze degno di un estro di un lavoro serio ma che ama giocare e sperimentare anche alla ricerca di un estetismo ma che sa badare alla sostanza:basta guardare la resa tra plumbeo impressionismo e sinth costruita in Essenza Minimale dall’anima post rock che un po’ ricorda le tinte degli albori avant gard dei Klimt 1918 che continua nel bel tappeto sonoro di Galaxy Ebow dal tocco suadente e più caldo che abbandona il piano solo e scuote le acque, ma la scena al vertice se la conquista tutta La Quiete con il suo panismo pregnante da note basse profondo e penetrante.

Bella dimensione, tutta in salita. Personalità da seguire quella del progetto GianVigo al giro di boa verso un’eclettica maturazione. 

 

►L’INTERVISTA

 

1. Absinth Piano E-Bow #001,il titolo è già un programma: questo 001 è un numero progressivo…ci saranno “altre puntate?”

Ho tanto materiale che ritengo valido, le basi per una "seconda puntata" ci sono tutte. Ora come ora ti direi: si! Però dipende anche dall'evolversi delle cose, soprattutto dallo stato d'animo. Per ora mi piacerebbe valorizzare al massimo questo.

2. L’aria dello sperimentale c’è tutta, riduci al minimo i testi, pulisci i suoni, aria di transizione? Su che strada sei?

E' un periodo in cui ritengo che le note possano parlare all'ascoltatore più di quanto possano fare le parole. I brevi testi,importanti, fungono da cornice ad un quadro già ideato. Di sicuro è un cambiamento rispetto a "Declino di transizione", dove la musica era costruita di più sulla forma canzone. Una fase di passaggio che sicuramente porterà anche in futuro ad un consolidamento maggiore, chissà..casomai integrando i due approcci.

3. Sei eclettico nelle line up,sei un musicista polistrumentale, batteria,chitarra e ora anche pianoforte e tastiere. Hai una versatilità da ammirazione. Ma come fai a conciliare lo studio di strumenti così diversi tra loro e in questo disco, quale è stato lo sprono a masticare quasi nella totalità tappeti musicali pianistici?

Grazie :)...ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di musicisti..Volendo usare un concetto di Brian Eno mi definisco un "musicista non musicista", nel senso che suono di tutto ma non riesco tutt'ora a capire qual è il mio strumento principale eheh. In "absinth piano e-bow #001" ho deciso di utilizzare quasi totalmente il pianoforte come "scheletro" dei brani in quanto è uno strumento che sin da bambino destava in me enorme fascino; ascoltare chi lo suonava evocava in me sensazioni misteriose e particolari. Riuscire a conciliare gli strumenti non è facile, soprattutto in fase di arrangiamento; forse questo senso di "non appartenenza" ad uno strumento in particolare lo ritengo un vantaggio in vista della resa finale del brano.

4. Per quanto ti ho imparato a conoscere, con le tue note “ci metti sempre la firma”,artisticamente possessivo e in un mondo dove le regole le scegli tu con trasporto e dinamismo. L’atmosfera calzante sono i lavori in studio, come in questo caso con tanto di individualismo in purezza.Cosa ti è rimasto sulla pelle di questa esperienza?

Lavorare da solo ai brani è bello ma in modo diverso. Affronti le cose in maniera diversa...da un lato è anche un pò come quando non hai voglia di vedere e sentire nessuno e ti chiudi in camera :).

5. Guardiamo più da vicino il contenuto del demo, i primi due brani colpiscono, Heisel e Hollie, due personaggi e un concept? Direi che è la chiave di questo progetto…

Heisel ed Hollie sono 2 delle creature che vivono dentro di me, ma che possono vivere all'interno di qualsiasi persona; i nomi sono derivati da giochi di associazioni a momenti semplici ma felici di infanzia, col tempo si sono trasformati in momenti di amore, e, successivamente di malinconia. Tutte le emozioni vanno e vengono in maniera ciclica sotto forma di ricordo. Il resto sono frammenti...galaxy-ebow è il viaggio, la riflessione sul minimalismo delle nostre essenze e la quiete.

6. Stilisticamente c’è un perpetuo divenire e un perpetuo eterno ritorno.Una variazione,un leitmotiv. Me lo commenti?

Accidenti questa è dura :D...scherzo. E' vero, si avverte un pò questa sensazione, in realtà le ambientazioni dei brani si somigliano e variano un pò sul tema, ma il concetto che li accomuna è quello che in un certo senso esprime la copertina. Un tentativo di urlo muto che trasuda solo dagli occhi attraverso note di piano e chitarra, una mancanza di ascolto, di attenzione prestata, raffigurata nella situazione esemplare del bambino che non viene preso sul serio, e che parla con 2 dei suoi personaggi interiori. D'altronde, tutti hanno delle persone interiori con le quali parlano.

7. Hai sempre una scrittura musicale visiva,sempre.Stavolta qual è la polaroid, il frame cinematografico che più senti consono?

Questa volta le associazioni sono talmente disconnesse che non le ho capite nemmeno io. Ho lasciato che i momenti e le sensazioni più diverse tra loro potevano venir fuori. Posso citarti il vecchio cartone Galaxy999, un documentario sulla guerra fredda, American beauty, Full metal jacket, i filmini di famiglia, Fata morgana, Le conseguenze dell'amore, Mamma Roma, il grande dittatore, La scuola e altro ancora...

8. Nelle composizioni hai sempre un estro personalissimo,ma in quanto a pianisti cosa ti intriga ascoltare?

In genere non amo un artista nella sua totalità, mi colpiscono composizioni di tanti artisti.
Posso dire che attualmente ascolto spesso composizioni di Claude Debussy, Yann Tiersen, Ludovico Einaudi, Erik Satie, Dustin O'Halloran, Luigi Rubino sia da solista che con gli Ashram, Wim Mertens. Sicuramente ce ne sono anche altri ma in questo momento non mi sovvengono :).

9. Post rock e avant gard. Lo possiedi in maniera ancestrale e questo tocco da fratelli Soellern cioè da Klimt1918 sembra non mancare. Cosa mi dici in proposito?

Mi piacciono alcuni pezzi dei Klimt1918, Undressed Momento e Dopoguerra li ascolto spesso, sia perchè mi ricordano bei momenti vissuti che in alcune composizioni dei brani. Vorrei poterli ascoltare dal vivo al più presto.

10. Per futuro prossimo cosa fluttua nell’aria delle tue creazioni? E quell’esperimento con la drum machine di cui parlavi tempo fa è in procinto di sviluppi?

Attualmente collaboro con un'azienda di comunicazione, scrivo brani per le colonne sonore dei loro video, ho intenzione di incidere un album. La drum machine è una soluzione che sto sperimentando e che sicuramente sarà presente in maniera più determinante nelle prossime creazioni.

 

AGGIORNAMENTO

Con grande piacere, c'è da constatare che questo progetto di GianVigo ha avuto una sua evoluzione nell'audiovisivo. Ivo DePalma (storico doppiatore dei cartoons e non solo che di sicuro ricordate con il personaggio di Pegasus) ha scelto le tracce di Absinth Piano E-bow per varie performance di spoken words. Ecco di seguito i video:  

N.B In Remainders (Reminders)of...Love,appare il brano inedito Ice




LA MINI INTERVISTA A GIANVIGO SUL PROGETTO

1. Come è nata questa collaborazione con Ivo per te che sei sempre a caccia di effetti da colonna sonora?

Ho fatto ascoltare la demo a Ivo che ha subito apprezzato, poi è venuta fuori questa sua idea, un'evoluzione naturale delle cose.

2.Ovviamente poi, essendo un grande estimatore dei suoi lavori, in particolare del doppiaggio dei Cavalieri dello Zodiaco, che effetto ti ha fatto essere affiancato proprio da un doppiatore cult come lui?

E' stato un grande onore, una cosa che mi ha reso felice, in quanto non solo sono un grande fan dei Cavalieri dello zodiaco, ma anche un grande estimatore della sua voce. Ritengo sia una delle migliori in Italia.

A seguire l'articolo integrale e l'intervista con Ivo De Palma su Valore >>

►IL LINK: www.myspace.com/gianvigo

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 21:45
09/06/2008

I passi del cinema muto, le corse della Nouvelle Vague in quell'epicità stilizzata da visi di porcellana in bianco e nero, le creature di Tim Burton e la più vivida Arancia Meccanica: è la perturbazione della fisionomia immaginifica degli Oniric nel seme ancestrale alla base di Boulevard Cinema: concept - EP nato dal duo beneventano di Gianpiero Timbro (voci, chitarre, basso, batteria e testi) e Carlo De Filippo (sinth e tastiere).

Eterei, delay e chiaramente onirici.
Forte la demarcazione avant guard, magari accattivante per i canoni della scena indipendente tedesca della
Prophecy Productions(e non a caso torna in mente Undressed Momentodei romani Klimt 1918). L'effetto dimensionale è profondamente interiore in quel mood da portamento elegante tutto da scoprire che ama l'amalgama acustica alla chitarra fino a schiarirsi nei rivoli folk rock ammiccando, perché no, ad un alone progressive e uno spettro new wave.

Gli Oniric fermentano in atmosfere palpabili dalla vena dark - progressista incline a tinte da favola nera tanto amate da Robert Smith, da Dustin O'Halloran dei Devics e dai più vicini …A Toys Orchestra", colpisce l'evoluzione sonora dal gotico all'acustico più intimista in un'enfasi progettuale raffinata e molto personale, a tratti perfetta per un velo da soundtrack che ricorda la fabula melodica del pianoforte di Yann Tiersen e i rarefatti suoni pulp di Rob D.: tutto è il risultato di una maggiore concentrazione: in principio fu il sapore da ballata cominciato nel demo Suggestioni(2006) poi proseguito con due singoli come Detroy Paranoia al fianco della vocalist Simona Giusti e Blessing, due brani tanto potenziali da lasciare già il segno di un suono che già è inconfondibile sia nelle atmosfere che nella composizione.

Stupendo il tappeto melodico di Carlo De Filippo dalle incursioni più classiche in downtempo alle infiltrazioni sinthy come negli affreschi sonori del preludio di Le Petit Acteur e Boulevard Cinéma, che già scoprono l'intenzione di un lavoro arrivato ad una concezione più matura ma allo stesso tempo alla ricerca di nuove strade con quell'effetto studio che smussa una propensione alla fascinazione da drum machine che osa (con successo) un climax più increspato come in Leitmotiv Zarathustra e in Stanley Kubrick che ben rendono il riassunto di un concept nel concept, pensiamo ad esempio all'impianto melodrammatico degli "Yes Sir, No Sir" citati così profondamente calati nel personaggio di Alex di Arancia Meccanica.

Un EP di diapositive melodiche affascinante e pregnante, originale e calato in una dimensione meta - artistica che ama la trasversalità con il visual effect, nella scrittura che allude al figurativismo, agli effetti degli Oniric in versione live.

E per i tempi a venire, s'intende che la strada al primo full lenght è spianata...

2008 - unsigned

TRACKLIST

1. Le Petit Acteur (prelude)
2. Boulevard Cinéma
3. Leitmotiv Zarathustra (prelude)
4. Stanley Kubrick

DISCOGRAFIA

Suggestioni ( unigned 2006, EP)
Detroy Paranoia (unigned 2006,singolo)
Blessing (unigned 2007,singolo)
Boulevard Cinéma (unigned 2008,singolo)

GLI ONIRIC SONO

Carlo De Filippo: keyboards, synths
Gianpiero Timbro: vocals, guitars, drums, bass, lyrics

Guest musician:Simona Giusti: vocals, acoustic guitar, laptop, tambourine

Sounds and VJ set:Tony B. Art, Music and Video

►LINK:

www. oniricband. org
www. myspace. com/oniricband
http://www.youtube.com/watch?v=LwvtjHgSwmQ

►L'INTERVISTA


1. Constatazione d'obbligo: quando c'è un concept c'è sempre una forte struttura di Pensiero alla spalle. Come nasce l'intento di un connubio tra musica e la filosofia estetica delle atmosfere - gotha di un certo spessore cinematografico?

Nel nostro approccio reminiscente il Cinema si rivela un ottimo strumento per rievocare emozioni apparentemente svanite. Il piacere della riscoperta o semplicemente della conoscenza di cose esistite in passato è un elemento scopribile attraverso la macchina da presa, attraverso artisti in cui ritroviamo lati del nostro carattere.

2. All'infuori del progetto Oniric, ognuno di voi ha avuto una strada musicale tutta sua.
Gianpiero, tu provieni dai
Sonoria, e la tua attitudine polistrumentista ti ha fatto passare dalla batteria alla chitarra come strumento principale, ci puoi spiegare come è cambiata la tua visione artistica? D'altraparte, anche i tuoi progetti da solista come Declino Di Transizione segnano ancora un altro percorso…

La mia creatività è venuta fuori gradualmente fino ad arrivare agli Oniric e successivamente a GianVigo. E' stata un'evoluzione naturale. Declino di transizione rappresenta un periodo particolare della mia vita, in cui mi sono spostato di più verso altri tipi di sonorità. Ma quasi subito sono tornato ad esprimermi attraverso sonorità più eteree. ( Vedi The sky is so far away, La quiete, Galaxy e-bow ).

3. Carlo e per te? Si può dire che il progetto Oniric sia il crocevia tra la musica classica in purezza e l'attitudine metal della tua ricerca artistica al fianco dei Drammagothica in chiave metal? Spiegaci meglio…

Non sarebbe proprio giusto definirlo un crocevia perchè mai è stato quello l'intento. Le sonorità gothic riscontrabili in Oniric sono di stampo diverso rispetto a quelle di dovere dei Drammagothica, in quanto nel primo caso esse si estendono in uno spazio abbastanza indefinito, in totale naturalezza, senza le dettate restrizioni che i canoni impongono.

4. Nascete come duo ma al vostro fianco la featuring con Simona Giusti ha avuto comunque un incidenza particolare. Come è affiorata la sua collaborazione?

E' affiorata così silentemente che neanche abbiamo avuto modo di accorgercene, la ricordiamo ancora 12enne con il suo 'la la la la' che girava per la nostra sala prove imparando a memoria tutti i nostri pezzi. Ed eccola sui palchi con noi ora ... ;)

5. I testi dei vostri brani hanno un fascino particolare, specialmente in Boulevar Cinéma è come se avessero un blocco immagine incorporato. Qual è la placenta della loro creazione?

I testi provengono da un'idea di fondo che viene adattata alla musica e che ne costituisce l'embrione. Sono sensazioni comuni che vengono trasmesse attraverso il rievocare vecchie cose. Le tematiche affrontate sono del tutto spontanee, sono trattate da flussi di pensiero continui.

6. L'infiltrazione di un varco musicale che sperimenta la drum machine sembra assecondarvi. Se questa ricerca continuerà, questo nuovo elemento come potrebbe modellarvi?

Non ci preoccupiamo se un giorno dovessimo continuare ad usare la drum machine o meno, non vogliamo imporre ciò a noi stessi. Se i pezzi dovessero richiederla ben venga, sicuramente ne verrebbe fuori una linea onirica 'movimentata'.

7. I visual effect da dj set accompagnano spesso le vostre esibizioni fino a diventare parte integrante della vostra arte. A monte, come è nata questa idea?

A monte vi è sempre la voglia di rievocare qualcosa che vagamente ricordiamo del nostro passato, come ad esempio la visione di un film; a ciò si aggiunge la voglia di rievocare anche un passato non propriamente nostro e cercare di riviverlo con fotografie e filmografia d'epoca. Associare questi elementi con la nostra musica è sicuramente sinonimo di una volontà di espressione che scende fino in fondo. Così come il cinema per completarsi ha bisogno della musica, riteniamo che anche quest'ultima, per rendere al meglio nel nostro approccio ha bisogno delle immagini.

8. Live ma anche atmosfere studio, Gianpiero, tu dici che gli Oniric raggiungono il loro zenith soprattutto in studio. Ci spieghi che mood si respira?

Ci piace stare insieme, si sta in tranquillità, si scherza, si ride. E' un ambiente caldo e confidenziale che ci dà la possibilità di stare rilassati. Un mondo dove svanisce la routine e la quotidianità, viaggiando virtualmente alla scoperta di nuovi lidi.

9. Gli Oniric nascono a Foglianise in provincia di Benevento, quella che sembra essere una delle province campane più musicalmente intriganti, voi sembrate dimostrarlo grazie alla pluralità dei vostri progetti musicali dentro e fuori gli Oniric. Per voi che la vedete da dentro questa zona, secondo voi, quali potenzialità ci sono e cosa dovrebbe cambiare?

Non tutti ancora affrontano la band con la mentalità giusta, e molte band dalle ottime capacità si perdono nei meandri dell'insicurezza dovuta al fatto di mettersi a fare cosa per cercare di attecchire sul pubblico di massa.

10. Anche Roma è una vostra zona franca musicale, ma balza agli occhi la data del 18 luglio del vostro concerto a Vienna. L'estero si rende più meritevole delle realtà emergenti?

E' bello suonare ovunque e divulgare la propria musica attraverso i concerti, scoprire nuove realtà, fare nuove esperienze. Attraverso internet ci siamo resi conto che all'estero vi è un'attenzione maggiore al movimento indipendente, pare che in Italia arriviamo sempre con un pò di ritardo.

11. Dopo Boulevard Cinéma è forse arrivato il momento di un full lengh?

Abbiamo molto materiale, ci farebbe molto piacere sottoporre il nostro progetto a una label e casomai iniziare a pensare alla realizzazione di un album, o al massimo autoprodurlo. 

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postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 21:31
14/11/2007

 

Entusiasti,camaleontici, un po’ smart…

E per i Vidra c’è un grande obiettivo alle porte: Sanremo Rock. Il cammino è già intrapreso, sono già tra i 90 partecipanti alla semi finale di Modena di questa edizione.

  

Sulle ceneri degli Icon Of Waste, i Vidra nascono nel 2006 portando avanti un originale work in progress di ricerca elettronica all’insegna dell’eclettismo sperimentale: cantautorato, vintage, french touch… nel loro EP Origami portano a galla un’ elettronica minimalista un po’ alla Battiato al secolo de La Voce Del Padrone con richiami subdoli al Bowie berlinese ai tempi di Low – o meglio ancora a Brian Eno -  associato ad un gradevole e fuorviante schematismo che si associa al french touch che va di pari passo con un piglio letterario. 

 

 Non particolarmente esterofili per le influenze da luoghi comuni, dribblano tout court i canoni martellanti della cultura pop music anglo americana: il savoir faire per il senso intrigante di una certa musica internazionale non da mainstream, un pizzico di Divine Comedy ma soprattutto chansonniers francesi come  Charlotte Gainsbourg, Arnauld Fleurent fino ai Marjolaine Babysidecar

 

Giovanissimi i Vidra, ma con una ricerca carismatica che con il suo new wave/elettro pop si fa strada nel cosiddetto “monopolio punk” dell’underground salernitano che li circonda.  Gli stili che li attraversano cercano di crearsi una propria identità musicale e appare subito chiaro fino dai passaggi più ancestrali di Zero One e I Bielive risalenti all’esperienza artistica ai tempi degli Icon con quell’elettronica entusiastica prima pop e poi più sintetica con quel particolare intreccio di giri melodici secondari originalissimi e l’intreccio della calda voce femminile passionale di Giga con quella di Frencio che insieme planano nel minimalismo elettronico di Conti Su Conti dove s’inaugura il lato più cantautorale sullo stile di Battiato. Più meditato, soggettivo è il sound introspettivo di Il Vanto. Ottimi i personalissimi risvolti della leggera vena elettronica- filosofica di Origami e l’accenno prog di Ti Amo Non Lo So con quel senso particolare tra testo e radiofonicità che perché no, trovano anche il modo per restare in mente e farsi cantare come “ i sogni che si intrecciano ai cormorani” della vanità di Respiro Mobile che cita un riff di Stand By Me, brano variegato su quel basso batteria davvero brioso e quell’inno di vita di Lasciati Andare fino all’intensità di Chiedi Alla Polvere, una lunghissima ballad per pianoforte .

 

E’ Giga a scrivere i testi e li scrive di getto,personalissimi e a fior di pelle, la strana alchemia che li caratterizza è la metrica: Giga li ricopia a Frencio per SMS, sono proprio gli SMS a caratterizzarne per Frencio l’andamento: appoggia il cellulare con il testo vicino a sé e comincia a costruirci un sound oppure, basta qualche granello, una frase rubata da una poesia di Giga e il gioco viene fuori. E a volte viene fuori anche da frasi bizzarre,non sense poetici,magari strappati a Nando, personaggio cult del centro di Salerno, juke box d’arte e metafore che tira fuori un “ Pitagora fu ucciso da una tartaruga caduta dal cielo” annotata in Conti Su Conti.

 

 

TRACKLIST

 

Zero One

Conti Su Conti

Il Vanto

Origami

Ti Amo Non Lo So

Respiro Mobile

I Belive

Lasciati Andare

Chiedi Alla Polvere

 

 

L’INTERVISTA

 

1. Allora Vidra, la vostra è di sicuro una ricerca musicale improntata innanzitutto su una sintonia elettronica, il che è già tanto per uscire fuori dallo stereotipo punk del panorama salernitano. Come è nato questo interesse?

 

F: Dunque, accosterei la nostra ricerca musicale alla ricerca cinematografica di Gabriele Salvatores.In un'intervista registrata dopo la pubblicazione di Nirvana, il regista napoletano disse che quella fortunata pellicola era un  tentativo di dimostrare che gli effetti speciali potessero essere funzionali alla Trama del film, a differenza del Cinema Americano in cui molto spesso gli effetti speciali non sono il mezzo ma il fine stesso dell'opera. La filosofia dei Vidra parte proprio dall'idea di poter utilizzare l'elettronica in funzione della Canzone d'Autore: i sintetizzatori e le programmazioni di batteria contribuiscono a creare un'atmosfera alienante in linea con i motivi fondamentali delle liriche di Giga, dominate da una vena profondamente decadente.
I miei dischi elettronici preferiti? Senza dubbio, 'L'Arca di Noè' del Maestro Franco Battiato e 'La Sposa Occidentale' di Lucio Battisti.

 

2. Frencio, tu adori Mario Castelnuovo, quanto ti aiuta nei Vidra la sua arte?

 

F: Mario Castelnuovo mi offre una grande lezione di coerenza: dinanzi alla mercificazione musicale degli ultimi trent'anni,
      ha sempre preso le parti dell'Arte, sottolineando la responsabilità sociale dei poeti. Dopo il successo sanremese di 'Nina', ha rinunciato alla notorietà per iniziare una fase di intensa sperimentazione,inaugurata da 'Piazza del Campo' ..un disco registrato senza il supporto ritmico della batteria.Incidere un lavoro del genere ,in un contesto storico come quello della metà degli anni 80, in cui assistevamo al trionfo della musica di consumo,significava opporre, senza paura, la libertà creativa ai canoni radiofonici.
Mi auguro che i Vidra conservino sempre questo stesso spirito bohèmien.

 

3. La costruzione dei testi spetta a Giga. Giga, come nasce per te una canzone con tutti gli accorgimenti letterari del caso, ti lasci prendere liberamente dal tuo marasma emotivo o hai qualche sommo modello ispiratore?  

 

G: Io racconto e vivo di immagini.I miei testi sono fotografie dell'animo umano.Scrivo emozionandomi e entrando nel corpo del personaggio, guardo con i suoi occhi, ragiono con la sua mente, conto i battiti del suo cuore. I riferimenti letterari e cinematografici, evidenti nelle mie parole, sono l'humus di cui mi sono nutrita, le lacrime che ho pianto, le vite che ho sognato di vivere.Quando scrivo ho nella testa un certo modo di giocare con le parole , che mi porta da Nick Hornby a Chuck Palahniuk, da Daniel Pennac a Jorge Amado, da Truman Capote a John Fante, a cui mi sono ispirata nello scrivere il testo di “Chiedi alla polvere”, dal suo omonimo libro.
Stesso discorso per le immagini che cerco di ricreare nei miei scritti.Hitchcock e Kubrick su tutti, anche se il mio modello ispiratore reale sono i lunghi piano sequenza di De Palma, in cui lo spettatore entra nella scena e nell'immagine come pars costruens della pellicola stessa.

 

4. Parliamo un po’ di questa macro rivoluzione dell’indie all’epoca di MySpace, hyperspazio a voi molto caro, cosa rappresenta per voi come strumento?

 

G: Lo Space, come Internet in generale, è un mezzo per essere liberi, una Zona Franca in cui condividere pensieri, musica, pezzi di pura umanità... senza filtri.Per noi gruppi nati e vissuti nel Sud del nostro Paese è forse l'unico modo di farci conoscere, di emergere.
Inoltre, dobbiamo attribuire a Myspace il merito di creare uno spirito di collaborazione fra le piccole realtà musicali indipendenti di contro all'industria discografica delle majors....

 

 5. Frencio, tu apprezzi Battiato quanto Manlio Sgalambro e quindi non si può prescindere dalla filosofia,qual è la filosofia dei Vidra,allora?

 

F: in una sola parola: emozionare. 

 

 

I VIDRA SONO:

 

Giga (Antonella Gigantino) - Voce, chitarra acustica

Frencio (Francesco Fecondo) - Voce, tastiere, synth

 

 LINK:

 

www.myspace.com/vidra01

 

 

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