
Organetti e valzer francesi,flauti e atmosfere boscherecce, un treno a vapore tra la romance d’oltralpe e la verve musicale della Mitteleuropa tra violini, chitarre e cornamuse. Atmosfere vicine e lontane coadiuvate in un piacevole disco tutto italiano del quartetto L’Escargot. Sangue pugliese nei loro mille strumenti musicali, per un disco questo Corri,titolo – ossimoro per un progetto d’esordio che è un tripudio polistrumentista, nato con calma, autoprodotto, suonato con intelligenza e maestria ma gradevole all’orecchio di un pubblico vasto nel suo essere strumentale e articolato ma gradevolissimo sull’orlo delle sensazioni colorite.
Torna in mente il lieve paragone con il mood di Yann Tiersen ma in una colorazione molto più gaia e gioviale acquerellata nelle mille sfumature di una miriade di strumenti musicali, tutto in acustico: Alessandro Pipino (già noto per la collaborazione con il duo Radiodevish) alle tastiere, Massimo La Zazzera (membro dei Musica Officinalis, concept band di musica etnica e medievale) ai fiati e alle percussioni, Stefania Ladisa (Radicanto) alla viola e al violino e Adolfo La Volpe (ricordiamo la sua Diomira Invisible Ensemble, quartetto jazz rock oltre alle sue innumerevoli collaborazioni) alle corde di chitarre e basso
Fabula e magia che s’innesta con il brano Moqida attraversando unidici brani dall’alto potenziale espressivo e visionario che accompagnano in un viaggio sonoro caldo denso di comunicativita, ora tradizionale come l’adagio al pianoforte e flauto di Desert, ora più estroverso e giocoso come per la Vecchia Singer, quasi una ballata da Hobbit di tolkeniana memoria che sul filo dell’organetto creano un disco dal piacevole fil rouge rustico e da romance di carattere leggiadro e a volte buffo come nel bellissimo brano In Cammino, colonna sonora di un simpatico spot della Regione Puglia che rende bene il suo significato immaginifico, guardate qui e dopo un viaggio tra l’Oltralpe e il folk nordico,le chitarre su Mauve recuperano sonorità più densamente mediterranee. Ma un disco scrigno come questo continua a disseminare piccole e grandi sorprese, le cornamuse su Corri in una dimensione nuovamente irish per inaugurare una scia finale di una lumaca disseminata di effetti, stavolta più introspettiva.
Un disco finissimo, vivamente consigliato. Brillante nelle composizioni e nelle esecuzioni all’insegna di una poetica strumentale chiaramente visiva e leggibile con una meraviglia trasversale di suoni comune a pochi altri esempi musicali, consigliato!!
L’ESCARGOT: LA FORMAZIONE

Alessandro Pipino - organetti diatonici, fisarmonica, concertina,pianoforte, glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano, percussioni
Massimo La Zazzera - flauti, chalumeau, bansuri, sansula, fischietto a coulisse, duduk, sansula, percussioni
Stefania Ladisa - violino, viola
Adolfo La Volpe - chitarra classica e acustica, chitarra portoghese, banjo, basso acustica
01. Magida
02. Desert
03. La Vecchia Singer
04. Norma
05. In Cammino
06. Mauve
07. Corri
08. Come Le Foglie
09. Kalaniemi
10. Valle Dei Treni Interi
11. Das Ende Der Dinge
L’INTERVISTA (con Alessandro Pipino)
1.Alessandro Pipino, Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe. Quattro compositori e quattro poli-strumentisti. Come il progetto L’Escargot ha reso possibile questo sodalizio?
il fatto di essere polistrumentisti ci ha aiutato molto, avere a disposizione più strumenti per dare il proprio contributo non può che facilitare il proprio compito,
possiamo cercare di essere fantasiosi e originali nel metterci al servizio della composizione.
2.Corri è un disco nato con tutta la calma e la posatezza creativa. Un disco autoprodotto. Mi spieghi questa scelta?
Eravamo in grado di registrare da soli il master, per cui alla fine non si è trattato di un grosso sacrificio, in questo momento storico le "case discografiche"non sono in grado di garantire granché, meglio puntare su internet, promuoverci da soli e cercare di fare tanti concerti...
3.Il vostro progetto è soprattutto un crogiuolo di musica strumentale. È stato chiaro fin dall’inizio questo punto?
Quando ci siamo formati suonavamo brani strumentali, poi abbiamo messo in circolo le nostre composizioni, non è mai stata prevista una voce, non ce lo siamo detto ma era chiaro fin dall'inizio che sarebbe stato un progetto strumentale, per il futuro non so dire se confermeremo in toto
questa condizione, al momento sembra di sì...
4.Melodie romanze, valzer francesi, atmosfere folk… c’è stata un’influenza comune che vi ha portato a questi sentieri?
L'uso dell'organetto diatonico ha abbastanza condizionato il repertorio dei nostri inizi,
suonavamo brani di compositori francesi e dalle nostre parti (la Puglia) eravamo gli unici a farlo, ci piacevano (e ci piacciono ancora tantissimo) i brani di altri organettisti come Marc Perrone, Stéphane Delicq, Christian Oller... Adesso ovviamente le nostre composizioni hanno la precedenza e forse risentono un po' di quel sound che ci ha unito.
5.Parliamo ancora del polistrumentismo, per ogni singolo musicista del gruppo, come è stata vissuta la scelta degli strumenti da utilizzare in ogni singolo brano e come tutto questo si concilia con gli eventi live della band?
Quando ci incontriamo per provare ognuno di noi è circondato dai propri strumenti,come se ognuno di noi avesse una tavolozza di colori per dipingere un unico quadro.
Massimo non è solo un flautista, è un jolly incredibile, puo' "svoltare" il sound di un brano in modo sempre sorprendente, ogni volta è un piccolo miracolo che si ripete! A fine concerto infatti è sempre catturato da qualcuno incuriosito dai suoi piccoli gioielli.
Recentemente ha anche tenuto una bella mostra dei suoi tanti strumenti...
Adolfo ha una notevole collezionedi strumenti a corda, spesso in concerto deve sacrificarsi in un lavoro oscuro di sostegno armonico ma è un musicista geniale,
consiglio di ascoltare alcuni suoi lavori su myspace. Lo abbiamo anche nominato, suo malgrado, nostro speaker ufficiale durante i concerti.
Stefania sceglie a fondamentalmente fra il violino e la viola, il suo variare
lo si trova maggiormente nel suo approccio, puo' essere molto classico o decisamente non convenzionale!
Io suono soprattutto strumenti ad ancia libera l'organetto su tutti, poi la fisarmonica, la concertina più qualche giocattolo.
Per i concerti tendiamo a portarci dietro quanti più strumenti possibile ed in genere i brani suonano all'incirca come sul CD, l'unica vera rinuncia è il pianoforte.
6.Progetto musicalmente intelligente ma estremamente friendly all’orecchio dei più. L’Escargot ha altri progetti discografici per il futuro?
Abbiamo iniziato ad arrangiare i nuovi brani, speriamo di mettere un pochino da parte la nostra proverbiale lentezza e di pubblicare il secondo disco nel prossimo autunno...
LINK

In un monolocale di Milano vive sottovuoto un uomo, non biondo e non alto. E’ Andrea Miranda e quando un musicista napoletano refrigera il suo sound nasce una chimica strana e brillante. Intelligente, anche con quel timbro provinciale di carattere verace, ma elegante come cantautore e universale nello sguardo testuale.
Vocecevò è il suo full lenght autoprodotto ma con tutti gli attributi del caso.
Uno degli album meglio riusciti nelle trame del sottobosco che ho sentito negli ultimi anni, devo dire.
Cantautore versatile tra narrazioni, giochi di parole ad effetto, anima folk più arcaica
e tradizionale e anima rock moderna, auto ironica. Artista sempre a caccia di ‘ situation’ da raccontare, tutto all’insegna del groove. Il carattere napoletano di canzoni dialettali e non, eguaglia uno spirito brioso che tra tarante e tarantelle maschera sotto il groove più trascinante anche canzoni di attuale denuncia. Eclettico, e forse anche per questo fruibile non solo alla sua etichetta da made in Campania ma aperto a contaminazioni intriganti, anche del sound internazionale. Ottima infatti l’amalgama di una line up della sua band davvero strepitosa, uno su tutti Andrea Sosto (chitarre – tastiere – basso)
Musical box l’universo di Vocecevò, non traducibile in un linguaggio diverso da ciò che è. L’Ascolto dunque è d’obbligo, date un’occhiata alle tracce dell’album interamente disponibile su Rockit in formato streaming: ed è scaricabile e acquistabile in formato cd sul sito uffiicale .
Cerchiamo di farne un breve sunto: poche le influenze prese tout court da altri artisti, ineffabile. C’è un po’ in un aerosol casuale un’ infarinatura dai fratelli Bennato, e per il sound etnico e per la ricerca della “trama” di ogni testo in giochi di scrittura tanto articolati quanto d’espressione di getto, qualche rivolo rarefatto alla Marco Parente in versione e un timbro alla Battisti molto sud. Carattere, originalità istrionica sono gli ingredienti principali con una bella mediterraneità universale.
Chitarre ovunque, bella copertina il rock del brano di apertura Corde Vocali con lungimiranti strutture sonore. Pascalone ‘e Nola è una storia di provincia, una cronaca resa al popolo, un ritratto di una Gomorra in musica che sottolinea la capacità di creare una “short story” nei testi, vero gioiello del disco tanto eterogeneo negli argomenti tanto ricco di collante che lega insieme tutti i fili più disparati.
Dalla ricerca della musica popolare, Andrea Miranda non dimentica il polistrumentismo della tradizione folk del sud, pienamente godibile in Sicchietto, brano folk che è tutto una festa con una buona dose interpretativa di teatro fatto canzone. Un vero contenitore variopinto questo disco di 11 brani sempre vigile senza bridge e ritmi rallentati. Gran bella pagina rock per la cangiante C’èddio, brano che affronta in modo spigliato e artistico una carrellata teologica di Dio, dèi, divinità laici e atei dalla politica alle favolistiche tradizioni di ogni cultura tra Iside, Odino e Gesù in un affresco di credenze. Brano tra i meglio riusciti del disco.
Auto ironia in un brano come Tube Di Falloppio, tentativo di una canzone d’amore alternativa limpida e dalla bella vocalità, lì dove un po’ s’avverte questo timbro alla Marco Parente e sempre sulla scia del rock più condensato, parte Mela, un brano riflessivo sui veleni dispersi nell’ambiente “ma non tanto appena appena/ nel rispetto della norma sotto il tetto stabilito” che fanno del risvolto civile di questo disco un grande occhio sul mondo che sa osservare da un angolatura profonda e particolare ma sempre nel segno di un viatico leggiadro di una musicalità gradevole e trascinante così come fa il ritmo di Bastoncino, un brano da tradizione che in realtà denuncia il mondo delle molestie sessuali sui ragazzi…
Molto Bionda è un brano autoctono milanese, tra via Torino e i tram, brano d’amore anti-romantico ed entusiasmante… Guglielmina è invece un piano rock arso e desolato, una storia di perdizione e diseredati.
Irriverente disco dance e vena sinthy per Punto E Accapo, il vademecum di come si scrive una poesia. Finale a sorpresa con Andrew Miranda, brano freak tra blues e scherzoso manierismo da song writer all’americana dalla voce rauca.
IN CONCLUSIONE
Bel disco, proprio bello. Energico e disparato, per tutti i gusti. I link ce li avete, ascoltatelo subito.
Chi sono i Lingalad? Domanda squisitamente allettante che svela un percorso tutto da scoprire: una concept band di Bergamo in versione "gruppo famiglia" nota in Italia fino in Canada per il suo focus artistico dapprima tolkeniano e poi fantasy artisticamente più personale.Ben noti alla "stampa che conta" (Corriere Della Sera, La Repubblica, Panorama, Rai, etc) questi Lingalad, ma anche fermamente decisi a rimanere nella sfera discografica dell'autoproduzione per antonomasia.
Un piede sotto i riflettori e l'altro nella placenta benevola della nicchia: insomma, tutto è congeniale ad una dimensione da Terra di Mezzo tra il successo e il sottobosco. Maîtres à penser nel panorama della musica fantasy a livello mondiale anche con concerti oltreoceano, i Lingalad si possono inserire in un genere folk progressive con una folta amalgama di strumenti a corda ricercati come ghironde e bouzuki accanto inserti flautistici dalle influenze andine e intimiste che all'orecchio ricordano i Pentangle, gli Steeleye Span e qualche folgorazione da Jethro Tull che con la voce di un "bardo - poeta" come Giuseppe Festa riescono a fiorire mood dalla sensibilità a fior di pelle.
con Tolkien e proseguita per vie del tutto personali, per festeggiare una carriera fittissima e rocambolesca dal 1999 al 2007, ad un cd riassuntivo di ben 22 brani, si associa anche il ricchissimo corollario di un libro particolare "La Musica dei Lingalad da Tolkien ai Segreti della Natura". A curarlo è il giornalista musica Donato Zoppo in uno stile tutto particolare, verrebbe da dire "corale": non una semplice monografia sul gruppo ma un ingegnoso grandangolo accomodante sull'intero vademecum della cosmogonia tolkeniana trasversale al corpus di opere del grande maestro JRR , ai concept musicali dagli anni 60'-70' dedicati al genere fino alle recenti produzioni progressive e metal, senza nemmeno dimenticare i tributi tolkeniani italiani come la Sinfonica Tolkeniana di Edoardo Volpi Kellermann e ovviamente non può mancare nemmeno lo spunto per uno spirito critico su Peter Jackson: un contesto che gradevolmente plana tra la conoscenza della band in una biografia atipica e curiosa dove ormai il terreno è spianato per approfondire l'universo Lingalad attraverso critica musicale, stralci di diario della band e un folto album fotografico attraverso ricordi, sensazioni, retroscena interamente a colori. Un viaggio tutto da scoprire pieno di sorprese. Un libro che dovrebbe essere un cult per gli amanti del fantasy con mille cassetti pieni di sorprese e per chi ancora non conosce i Lingalad, questo libro sarà un'ottima guida per prenderne subito familiarità e appassionarsene.
►L'INTERVISTA A DONATO ZOPPO

DZ: La scintilla è alla base del nostro rapporto, e ancora oggi nelle numerose presentazioni che facciamo, ci sono continue scintille creative, un feeling profondo che prosegue imperterrito. I ragazzi mi proposero di firmare un'introduzione, poi il rapporto è cresciuto, loro hanno capito il mio slancio verso la loro musica, io ho voluto sempre di più approfondire questo percorso tra folk e fantasy, e allora abbiamo fatto il grande salto!
2. Oltre alla tua attività di giornalista musicale non dimentichiamo il tuo libro Altre Storie - La Compagnia dell'Anello di tolkeniana memoria che quindi non ti lascia scoprire impreparato in materia. Dunque quando hai cominciato a stendere il tuo libro sui Lingalad avevi già una mappa concettuale da seguire. Ci spieghi come ti è nato la spunto di un'impostazione così ricca e trasversale?DZ: Avevo scritto un saggio per il libro sulla compagnia dell'anello spinto da due motivazioni. La prima era legata ad un'esigenza - che mi porto dietro da quando scrivo - di fare giustizia, di dare un mio contributo alla storia di un gruppo storico ma, purtroppo, poco noto e snobbato per motivi legati alla loro adesione agli ideali della destra extraparlamentare. Il secondo motivo è legato ad una sfida: io sono un "anarchico metafisico", e ho voluto comprendere cosa spingeva in anni "rossi" una band ad abbracciare un pensiero "scomodo" e difficile. Per i Lingalad è stato un po' diverso: mi sono innamorato della loro musica, ho voluto approfondire il loro legame con il mondo della fantasy e di tolkien, un mondo che qualche anno fa avevo seguito ma che purtroppo avevo lasciato, preso da altri interessi e in cammino su altre vie.
L'impostazione del libro è stata obbligata, nel senso che c'era una storia da raccontare, con interventi di amici e addetti ai lavori, ma ho voluto concepirla come un racconto, che ben si addice all'indole da cantastorie di Giuseppe e i suoi.
DZ: Il primo cd che ho amato dei Lingalad è stato "Il canto degli alberi", interamente strumentale, che mi ha letteralmente stregato. Poi è nato l'amore per gli altri dischi, ma il colpo di fulmine è scattato sull'onda emotiva di queste tenui trame strumentali, della malinconia e della gioia che questi brani sanno sprigionare, della leggerezza che non è mai banalità, delle melodie che vengono da lontano e vanno ancora più lontano...
4. Certo, la sfera tolkeniana è un micro cosmo tutto particolare, ma questo piede nell'autoproduzione accanto ad una cassa di risonanza importante, cosa ci lascia prospettare? Si può dire che in qualche modo, essere un artista indipendente può essere comunque un trampolino di lancio se ce meritocrazia?DZ: Ammiro i Lingalad per la loro strenua difesa dell'indipendenza e dell'autoproduzione. E' vero che inizialmente hanno goduto di una grossa esposizione grazie alla "moda tolkieniana", ma hanno avuto anche l'audacia di lasciare il mondo fantasy per spingersi su temi naturalistici, e questo è stato un passaggio molto importante e coraggioso. Sono d'accordo con te, emergere per un artista indipendente può essere molto difficile - se non impossibile - ma alla lunga la costanza e la tenacia premiano, e i Lingalad lo dimostrano.
5. Tu che spesso viaggi per lavoro, la geografia musicale dell'Italia indipendente la conosci, di Bergamo che impressione hai in generale?DZ: Bergamo è una città storica del jazz italiano e ancora oggi ci sono ottimi musicisti di area jazz-fusion che si esibiscono molto spesso. Ti segnalo anche un nutrito drappello di formazioni di area progressive: i Malaavia, la Torre dell'alchimista, gli storici Minstrel, i Modal Sound Trio. E poi un grandissimo vocalist che si chiama boris Savoldelli, talento inctredibile, che suona spesso con quell'altro geniaccio del sax che è Joe La Viola. insomma, c'è un bel fermento!
6. E per concludere, se dovessi scattare una snapshot della tua esperienza legata ai Lingalad?DZ: Una in particolare non ce l'ho, ma ricordo con immenso piacere tutte le presentazioni che abbiamo fatto, perchè alla fine ci si diverte, si sta bene insieme, si parla, si suona e si sogna. Devo però ringraziare i Lingalad perchè grazie a loro ho scoperto e riscoperto molte cose importanti, alcune delle quali sono davvero difficili da dire... Grazie Lingalad! E grazie a te chiara per l'attenzione che hai rivolto alla mia modesta opera.
► CREDITS:
DONATO ZOPPO (Salerno, 1975): giornalista musicale e incorreggibile divulgatore di rock progressivo, jazz e musica di confine, scrive per testate come Wonderous Stories, Le Vie Della Musica e L’Idea.
È tra i fondatori del popolare portale MovimentiProg, è responsabile musica del free-magazine romano Metromorfosi, è conduttore del popolare radio-show Rock City Nights. Dal 3 marzo 2008 ogni giorno, alle 8.45 (in replica alle 23.45), Radio Città trasmette la sua rubrica quotidiana di musica A Day In The Life. Dal suo progetto TranSonanze, un ciclo di presentazioni di libri di argomento musicale in libreria, è nato l'omonimo blog, dedicato alla presentazione dei più interessanti libri musicali.
Ha scritto Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico (Editori Riuniti 2006), ha partecipato ai volumi Racconti a 33 Giri - 50 Album per Scoprire il Rock Progressivo Italiano (2003), Altre Storie - La Compagnia dell'Anello (2006) e 100 dischi ideali per capire il rock, curato da Ezio Guaitamacchi (Editori Riuniti 2007). Alla fine del 2007 esce per la Bastogi il suo nuovo libro: La Musica dei Lingalad - da Tolkien ai Segreti della Natura.
Scrive racconti zen, collabora alle produzioni della Vocidentro Films del regista Umberto Rinaldi, dirige l’ufficio stampa Synpress 44.
Il suo blog di comunicati e news di argomento musicale è:
Tabacchi e Tarocchi
Il suo nuovissimo blog è ricco di consigli musicali, infatti:
Chi va con lo Zoppo... ascolta buona musica!
contact: http://www.myspace.com/donatozoppo
►PER SCOPRIRE I LINGALAD:
www.lingalad.it
www.myspace.com/lingalad

I passi del cinema muto, le corse della Nouvelle Vague in quell'epicità stilizzata da visi di porcellana in bianco e nero, le creature di Tim Burton e la più vivida Arancia Meccanica: è la perturbazione della fisionomia immaginifica degli Oniric nel seme ancestrale alla base di Boulevard Cinema: concept - EP nato dal duo beneventano di Gianpiero Timbro (voci, chitarre, basso, batteria e testi) e Carlo De Filippo (sinth e tastiere).
Eterei, delay e chiaramente onirici.
Forte la demarcazione avant guard, magari accattivante per i canoni della scena indipendente tedesca della Prophecy Productions(e non a caso torna in mente Undressed Momentodei romani Klimt 1918). L'effetto dimensionale è profondamente interiore in quel mood da portamento elegante tutto da scoprire che ama l'amalgama acustica alla chitarra fino a schiarirsi nei rivoli folk rock ammiccando, perché no, ad un alone progressive e uno spettro new wave.
Gli Oniric fermentano in atmosfere palpabili dalla vena dark - progressista incline a tinte da favola nera tanto amate da Robert Smith, da Dustin O'Halloran dei Devics e dai più vicini …A Toys Orchestra", colpisce l'evoluzione sonora dal gotico all'acustico più intimista in un'enfasi progettuale raffinata e molto personale, a tratti perfetta per un velo da soundtrack che ricorda la fabula melodica del pianoforte di Yann Tiersen e i rarefatti suoni pulp di Rob D.: tutto è il risultato di una maggiore concentrazione: in principio fu il sapore da ballata cominciato nel demo Suggestioni(2006) poi proseguito con due singoli come Detroy Paranoia al fianco della vocalist Simona Giusti e Blessing, due brani tanto potenziali da lasciare già il segno di un suono che già è inconfondibile sia nelle atmosfere che nella composizione.
Stupendo il tappeto melodico di Carlo De Filippo dalle incursioni più classiche in downtempo alle infiltrazioni sinthy come negli affreschi sonori del preludio di Le Petit Acteur e Boulevard Cinéma, che già scoprono l'intenzione di un lavoro arrivato ad una concezione più matura ma allo stesso tempo alla ricerca di nuove strade con quell'effetto studio che smussa una propensione alla fascinazione da drum machine che osa (con successo) un climax più increspato come in Leitmotiv Zarathustra e in Stanley Kubrick che ben rendono il riassunto di un concept nel concept, pensiamo ad esempio all'impianto melodrammatico degli "Yes Sir, No Sir" citati così profondamente calati nel personaggio di Alex di Arancia Meccanica.
Un EP di diapositive melodiche affascinante e pregnante, originale e calato in una dimensione meta - artistica che ama la trasversalità con il visual effect, nella scrittura che allude al figurativismo, agli effetti degli Oniric in versione live.
E per i tempi a venire, s'intende che la strada al primo full lenght è spianata...
2008 - unsigned
TRACKLIST
1. Le Petit Acteur (prelude)
2. Boulevard Cinéma
3. Leitmotiv Zarathustra (prelude)
4. Stanley Kubrick
DISCOGRAFIA
Suggestioni ( unigned 2006, EP)
Detroy Paranoia (unigned 2006,singolo)
Blessing (unigned 2007,singolo)
Boulevard Cinéma (unigned 2008,singolo)
GLI ONIRIC SONO
Carlo De Filippo: keyboards, synths
Gianpiero Timbro: vocals, guitars, drums, bass, lyrics
Guest musician:Simona Giusti: vocals, acoustic guitar, laptop, tambourine
Sounds and VJ set:Tony B. Art, Music and Video
►LINK:
www. oniricband. org
www. myspace. com/oniricband
http://www.youtube.com/watch?v=LwvtjHgSwmQ

1. Constatazione d'obbligo: quando c'è un concept c'è sempre una forte struttura di Pensiero alla spalle. Come nasce l'intento di un connubio tra musica e la filosofia estetica delle atmosfere - gotha di un certo spessore cinematografico?
Nel nostro approccio reminiscente il Cinema si rivela un ottimo strumento per rievocare emozioni apparentemente svanite. Il piacere della riscoperta o semplicemente della conoscenza di cose esistite in passato è un elemento scopribile attraverso la macchina da presa, attraverso artisti in cui ritroviamo lati del nostro carattere.
2. All'infuori del progetto Oniric, ognuno di voi ha avuto una strada musicale tutta sua.
Gianpiero, tu provieni dai Sonoria, e la tua attitudine polistrumentista ti ha fatto passare dalla batteria alla chitarra come strumento principale, ci puoi spiegare come è cambiata la tua visione artistica? D'altraparte, anche i tuoi progetti da solista come Declino Di Transizione segnano ancora un altro percorso…
La mia creatività è venuta fuori gradualmente fino ad arrivare agli Oniric e successivamente a GianVigo. E' stata un'evoluzione naturale. Declino di transizione rappresenta un periodo particolare della mia vita, in cui mi sono spostato di più verso altri tipi di sonorità. Ma quasi subito sono tornato ad esprimermi attraverso sonorità più eteree. ( Vedi The sky is so far away, La quiete, Galaxy e-bow ).
3. Carlo e per te? Si può dire che il progetto Oniric sia il crocevia tra la musica classica in purezza e l'attitudine metal della tua ricerca artistica al fianco dei Drammagothica in chiave metal? Spiegaci meglio…
Non sarebbe proprio giusto definirlo un crocevia perchè mai è stato quello l'intento. Le sonorità gothic riscontrabili in Oniric sono di stampo diverso rispetto a quelle di dovere dei Drammagothica, in quanto nel primo caso esse si estendono in uno spazio abbastanza indefinito, in totale naturalezza, senza le dettate restrizioni che i canoni impongono.
4. Nascete come duo ma al vostro fianco la featuring con Simona Giusti ha avuto comunque un incidenza particolare. Come è affiorata la sua collaborazione?
E' affiorata così silentemente che neanche abbiamo avuto modo di accorgercene, la ricordiamo ancora 12enne con il suo 'la la la la' che girava per la nostra sala prove imparando a memoria tutti i nostri pezzi. Ed eccola sui palchi con noi ora ... ;)
5. I testi dei vostri brani hanno un fascino particolare, specialmente in Boulevar Cinéma è come se avessero un blocco immagine incorporato. Qual è la placenta della loro creazione?
I testi provengono da un'idea di fondo che viene adattata alla musica e che ne costituisce l'embrione. Sono sensazioni comuni che vengono trasmesse attraverso il rievocare vecchie cose. Le tematiche affrontate sono del tutto spontanee, sono trattate da flussi di pensiero continui.
6. L'infiltrazione di un varco musicale che sperimenta la drum machine sembra assecondarvi. Se questa ricerca continuerà, questo nuovo elemento come potrebbe modellarvi?
Non ci preoccupiamo se un giorno dovessimo continuare ad usare la drum machine o meno, non vogliamo imporre ciò a noi stessi. Se i pezzi dovessero richiederla ben venga, sicuramente ne verrebbe fuori una linea onirica 'movimentata'.
7. I visual effect da dj set accompagnano spesso le vostre esibizioni fino a diventare parte integrante della vostra arte. A monte, come è nata questa idea?
A monte vi è sempre la voglia di rievocare qualcosa che vagamente ricordiamo del nostro passato, come ad esempio la visione di un film; a ciò si aggiunge la voglia di rievocare anche un passato non propriamente nostro e cercare di riviverlo con fotografie e filmografia d'epoca. Associare questi elementi con la nostra musica è sicuramente sinonimo di una volontà di espressione che scende fino in fondo. Così come il cinema per completarsi ha bisogno della musica, riteniamo che anche quest'ultima, per rendere al meglio nel nostro approccio ha bisogno delle immagini.
8. Live ma anche atmosfere studio, Gianpiero, tu dici che gli Oniric raggiungono il loro zenith soprattutto in studio. Ci spieghi che mood si respira?
Ci piace stare insieme, si sta in tranquillità, si scherza, si ride. E' un ambiente caldo e confidenziale che ci dà la possibilità di stare rilassati. Un mondo dove svanisce la routine e la quotidianità, viaggiando virtualmente alla scoperta di nuovi lidi.
9. Gli Oniric nascono a Foglianise in provincia di Benevento, quella che sembra essere una delle province campane più musicalmente intriganti, voi sembrate dimostrarlo grazie alla pluralità dei vostri progetti musicali dentro e fuori gli Oniric. Per voi che la vedete da dentro questa zona, secondo voi, quali potenzialità ci sono e cosa dovrebbe cambiare?
Non tutti ancora affrontano la band con la mentalità giusta, e molte band dalle ottime capacità si perdono nei meandri dell'insicurezza dovuta al fatto di mettersi a fare cosa per cercare di attecchire sul pubblico di massa.
10. Anche Roma è una vostra zona franca musicale, ma balza agli occhi la data del 18 luglio del vostro concerto a Vienna. L'estero si rende più meritevole delle realtà emergenti?
E' bello suonare ovunque e divulgare la propria musica attraverso i concerti, scoprire nuove realtà, fare nuove esperienze. Attraverso internet ci siamo resi conto che all'estero vi è un'attenzione maggiore al movimento indipendente, pare che in Italia arriviamo sempre con un pò di ritardo.
11. Dopo Boulevard Cinéma è forse arrivato il momento di un full lengh?
Abbiamo molto materiale, ci farebbe molto piacere sottoporre il nostro progetto a una label e casomai iniziare a pensare alla realizzazione di un album, o al massimo autoprodurlo.

Ricordate Carlotta? La cantante con il maggiolone giallo che nel 2000 intonava il tormentone Frena?
Eccola, finalmente è tornata e questa volta lo fa con un progetto musicale fresco,spontaneo ma ottimamente congeniato : tutto prende forma lontano dai clichés delle major discografiche e dai suoi album Smak! (2000) e Gelosia (Se Dovessi Strangolarla Allora Legami, 2002) .
Nasce così il progetto Scarlatto una band umbra e un album sotto il segno di un originale sodalizio tra musica folk/acustica, vecchi vinili pop anni
La voce calda e piena di femminilità di Carlotta (Carla Quadraccia) in sinergia perfetta con la realizzazioni dei testi spesso a quattro mani in collaborazione con il batterista Valter Sacripanti creano una miscela tra situazioni giocose e introspettive sempre all’insegna dell’autobiografia tra amore, passioni e liricità e divertimento puro mentre sullo sfondo, agli arrangiamenti al piano e alla fisarmonica ci pensa Riccardo Ciaramellari, alle chitarre David Pieralsi e al basso e contrabbasso Sandro Rosati.
Scarlatto è un disco scevro di effetti sonori aggiunti, molto verace e diretto: registrato in unplugged nel teatro di Amelia (Terni) è concepito per un’ ascolto profondamente legato alle performance live per un sound eclettico 360 gradi.
Sono tante le canzoni che entrano subito in testa: prima fra tutte
Scarlatto è dunque un album è un progetto musicale destinato a fare faville, se resterà isolato dalle hot radiofoniche poco importa, ma l’esperienza di un album d’autore dal sapore retrò e allo stesso tempo rivitalizzato in una risoluzione attuale è pronto a regalare una grande piccola perla del sottobosco musicale.
►EXTRA
In questo primo full length degli Scarlatto, progetto che sembra avere un sicuro seguito nella carriera musicale, potrete trovare anche un’ottima traccia interattiva sul making of dell’album
►TRACKLIST
2006 – CastorOne Edizioni Musicali
►GLI SCARLATTO SONO
Carlotta (voce)
Riccardo Ciaramellari (pianoforte,chitarra)
David Pieralisi ( chitarre)
Sandro Rosati (baso e contrabbasso)
►LINK
Il Sito Ufficiale: www.scarlatto.net
Gli Scarlatto su MySpace: www.myspace.com/scarlattomusic
►L’INTERVISTA CON CARLOTTA
Chi ne ha sentito parlare dovrebbe saperlo: Nicola Barghi e la sua chiave rock blues è ormai un binomio consolidato, se Time Of Vår (2005) non fosse un album autoprodotto e ancora da scoprire per il grande pubblico si tratterebbe di una pietra miliare: è il risultato di una crescita artistica che arriva dopo la solida base folk-rock-blues di I Must Be Wrong (2002).